Il Coronarvirus in Austria: la parola ad un’italiana.

Il Coronarvirus in Austria: la parola ad un’italiana.

Ginevra Medri è una giovane italiana che si è trasferita in Austria e ha vissuto la pandemia a Vienna. Abbiamo deciso di raccontare la sua esperienza scrivendo un articolo a quattro mani: abbiamo scritto le domande e corretto le risposte che lei ci ha spedito in chat.

Ciao Ginevra. Come si è svolto il lockdown in Austria?

In Austria lo stato non ha predisposto un lockdown come in Italia. A metà marzo sono stati chiusi i negozi e il 14 aprile le attività commerciali con ambienti sotto i quattrocento metri quadri hanno riaperto. Le persone hanno sempre circolato liberamente per le strade e anche nel periodo più critico l’uso della mascherina all’aperto è sempre stato facoltativo; inizialmente erano obbligatorie, ma era difficile procurarsene una poiché pochi punti vendita le vendevano, così molti non le hanno utilizzate. I supermercati hanno funzionato regolarmente, senza code all’ingresso, e nei parchi erano molto comuni gli assembramenti. Paragonare questa situazione a ciò che accadeva in Italia mi fa venire i brividi.

Come si sta svolgendo la fase due in Austria?

La fase due, anche se non credo che in Austria abbia questo nome, è iniziata il 14 aprile ed è durata sino ad inizio maggio, quando sono stati riaperti anche i locali di ristorazione. Al momento sembrerebbe che la situazione sia tornata alla normalità, fatta eccezione per l’obbligo di indossare la mascherina sui mezzi pubblici. Un dovere facoltativo, in quanto se non la indossi non incorri in alcuna sanzione. Il problema più grande per me è che l’università è chiusa, compreso l’accesso alle biblioteche. Solo la biblioteca centrale dell’università è aperta: il servizio ha un accesso esterno, si possono solo ritirare i libri già prenotati o riconsegnare i volumi. Nei locali vengono organizzati eventi con molte persone, come serate comedy o di altro genere.

Com’è stata rappresentata l’Italia in Austria durante la pandemia?

Non saprei cosa rispondere perché non seguo i telegiornali austriaci. Sicuramente tutti sapevano che la situazione in Italia fosse peggiore, che i contagiati e i morti sono stati molto numerosi. Ho avuto l’impressione che gli austriaci con cui ho parlato non avessero una reale percezione della differenza tra Italia e in Austria: per loro il problema era una mera questione numerica relativa alla quantità di deceduti e infetti.

Come vengono trattati gli italiani durante la pandemia? Sei mai stata discriminata?

Il trattamento riservato agli italiani dipende dal contesto e dalla persona con cui si parla. Per esempio, un mio professore è americano e capisce la problematica italiana perché ha amici in Italia e anche l’America è stata violentemente colpita dal Covid19. Normalmente gli italiani non sono riconoscibili come tali, non abbiamo segni distintivi come il colore della pelle o altro, per cui non c’è stata una marcata discriminazione. A me è successo di dover andare in farmacia a fine marzo e ho dovuto spiegare che mi serviva una medicina che in Italia si chiama in un certo modo. Molte medicine italiane in Austria non sono in vendita, così sono costretta a indicare al farmacista il nome e i principi attivi. Quando il farmacista ha capito che ero italiana, mi ha chiesto se avessi il Coronavirus e mi ha domandato quando fossi tornata in Italia l’ultima volta. Mi ha davvero irritata, ma come si permette? Se non fossi stata italiana non mi avrebbe mai posto simili domande.

Riesci a mantenerti in contatto con l’Italia?

Sì, grazie ad Internet non ho mai riscontrato alcuna difficoltà.

E’ facile lavorare in Austria durante la pandemia?

So che alcuni posti di lavoro non hanno mai chiuso, ma hanno dilazionato i lavoratori su più turni brevi, in modo tale che ci fosse meno gente presente fisicamente sul posto di lavoro. Alcune attività hanno semplicemente chiuso per un breve periodo, come per quanto riguarda il settore della ristorazione, che non consente di lavorare da casa. Chi ha potuto ha lavorato dalla propria abitazione, anche le università si sono trasferite online.

Quali iniziative popolari si sono svolte in Austria?

Considerando che non è stato indetto un lockdown come in Italia, non si sono verificate iniziative popolari come applausi ai balconi o dirette Instagram. Siamo sempre potuti uscire liberamente e, che io sappia, nessuno è stato fermato dalla polizia e invitato a tornare a casa. Mi pare di aver letto di un gruppo Facebook gestito da italiani a Vienna che hanno organizzato degli applausi sui balconi.

Quali effetti ha avuto la pandemia sull’economia austriaca?

Credo che Vienna abbia risentito enormemente della pandemia poiché il turismo è una parte essenziale della sua economia. Per quanto riguarda gli scambi commerciali, credo che i rapporti con la Germania siano stati interrotti per un periodo veramente breve per fortuna. Austria e Germania infatti hanno rapporti privilegiati.

Quali sviluppi sono previsti in Austria per quanto riguarda la pandemia?

Per quanto riguarda gli sviluppi futuri, l’aspetto più importante è la riapertura delle frontiere con l’Italia dal 16 giugno, finalmente. L’università, secondo alcuni professori, rimarrà chiusa anche il prossimo semestre. Rimangono pochi i paesi verso i quali i confini sono ancora chiusi, come Inghilterra e Svezia. Non so quando tutto tornerà completamente alla normalità, ma credo che non manchi molto.

Secondo te la pandemia è stata gestita meglio in Italia o in Austria? Perché?

Non lo so, me lo sono chiesta spesso e basandomi su ciò che ho visto direi che in Austria sono stati superficiali: non hanno indetto un vero e proprio lockdown, la gente ha sempre potuto circolare liberamente senza mascherina e non sono stati ostacolati gli assembramenti. Questo è ciò che posso dire in base alla mia esperienza, non so se sono state prese delle precauzioni di cui non mi sono accorta. Non so per esempio quanti tamponi sono stati eseguiti, né quali misure sono state prese per coloro che hanno contratto il virus. Ci sono stati 650 morti in un paese con 8 milioni di abitanti, in cui la sola Vienna conta più di un milione di cittadini, un numero leggermente superiore rispetto a Milano. Stando a quello che ho visto, non mi spiego un così basso numero di contagiati.

Avete altre informazioni sull’Austria che vorreste condividere con noi? Scrivete un commento qui sotto! Se volete raccontarci la vostra esperienza durante la pandemia, scrivetemi in privato.

FONTI IMMAGINI:

  • Dove viaggi, Corriere;
  • Diblas-udine.blogautore.repubblica.it

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