“L’arminuta” di Donatella Di Pietrantonio, letto da Jasmine Trinca.


L’Arminuta di Donatella Di Pietrantonio è un romanzo breve, ma non è dalla quantità delle pagine che si misura lo spessore di un libro. La lunghezza contenuta dei capitoli e la costruzione semplice dei periodi rendono il testo particolarmente adatto alla recitazione, perciò l’audiolibro letto da Jasmine Trinca è coinvolgente.

L’Arminuta è una ragazzina di tredici anni abruzzese che improvvisamente scopre di non essere figlia dei suoi genitori e viene restituita alla famiglia d’origine. Da figlia unica di una coppia benestante, l’adolescente si ritrova a vivere in una famiglia con tanti figli, indebitata, ignorante e in cui tutti sono chiamati a compiere lavori di casa molto impegnativi e solitamente riservati agli adulti. Alla giovane non viene nemmeno spiegata la ragione del doppio abbandono subito e la scoperta della verità sarà amara.

La voce di Jasmine Trinca è un sussurro un po’ roco, adatto alle confessioni di un personaggio che rivela il proprio triste passato una volta raggiunta l’età adulta. Il timbro della lettrice è inoltre giovanile, perciò ben si adatta al personaggio dell’arminuta. Quando l’attrice deve interpretare i discorsi diretti dei parenti della protagonista, il tono diventa secco, duro, con una lieve cadenza dialettale; viene così sottolineato il forte contrasto tra l’acculturata e raffinata orfana e i miseri personaggi che la circondano.

Ci sono opere nate per essere trasformate in audiolibri e opere che è meglio non accostare alla tradizione orale; L’Arminuta appartiene alla prima categoria, infatti l’audiolibro è molto coinvolgente proprio perché racconta un romanzo molto semplice. I capitoli sono solo trentaquattro e hanno la durata media di sette minuti, perciò l’ascolto, che si esaurisce in un paio di giorni, ha la stessa brevità e intensità di uno spettacolo teatrale o di un concerto. La costruzione dei periodi è inoltre semplice, dunque è più facile seguire la lettura e la recitazione risulta più espressiva. L’autrice mira a colpire l’emotività dell’ascoltatore descrivendo lo squallore della nuova famiglia dell’Arminuta, i particolari raccapriccianti mantengono viva l’attenzione del destinatario e offrono molti spunti alla creatività dell’attrice nell’interpretazione del testo.

Ciò che colpisce dell’opera è il potente realismo dei dettagli più repellenti: le gengive e l’alito dei personaggi, l’urina di Adriana che sporca il letto che divide con la protagonista, il sudore degli adolescenti maschi che dormono, la diarrea del neonato Giuseppe, il pollo da spennare e sbudellare, gli abiti da lavoro luridi degli uomini di famiglia, le mani screpolate della madre. Sono dettagli che scandalizzano perché ritraggono la miseria senza risparmiare nulla ai personaggi, eppure è proprio in simili dettagli che emerge la grandezza del romanzo e la maestria della Di Pierantonio.

Nelle parole della scrittrice non emerge alcuna forma di disprezzo per la povertà, infatti il sentimento prevalente che il lettore prova per i personaggi è la pietà. Vincenzo ha certamente sbagliato a darsi alla malavita con gli zingari e ad abbandonare la scuola, ma le sue scelte sono il frutto dell’ambiente che lo ha cresciuto perciò si è indotti a perdonarlo. Nemmeno l’attrazione che prova per la sorella viene condannata, in quanto non è sufficiente avere lo stesso sangue per considerarsi parenti, bisogna condividere una vita assieme. L’abilità di Adriana nelle faccende domestiche e nella cura del fratellino, la sua astuzia e il suo senso pratico, che risaltano soprattutto quando vengono contrapposte ai goffi tentativi della protagonista di aiutare in casa, vengono presentate come delle caratteristiche positive, dunque l’autrice riconosce delle qualità anche agli aultimi.

La psicologia degli adulti è molto complessa, soprattutto perché molti aspetti devono essere immaginati dall’ascoltatore in quanto la protagonista narratrice è così giovane da non riuscire ad immedesimarsi nei genitori, inoltre le motivazioni del doppio abbandono le saranno nascoste per gran parte della storia. Non sapremo mai perché la madre adottiva o il padre non hanno portato con sè la protagonista dopo la separazione, oppure quali sentimenti hanno indotto i genitori biologici a crescere i figli nella trascuratezza e ad abbandonare l’arminuta. L’assenza di tali pezzetti del puzzle non sono una lacuna nella trama, ma accrescono la gravità della situazione della protagonista, conferendo tragicità al suo personaggio.

L’arminuta è un romanzo breve ma intenso, semplice ma elegante. Preparatevi ad emozionarvi, tenete dei fazzoletti a portata di mano durante l’ascolto.

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