“La storia” di Elsa Morante letto da Iaia Forte: un fiasco.


Non tutti i libri sono nati per essere letti ad alta voce, la struttura di certi capolavori è talmente complessa che nessun attore, per quanto eccellente, può trasmettere tutte le sue sfumature dell’opera: il lettore fatica a concentrarsi e fruisce solo gli aspetti più superficiali della trama, trasformando un’architettura elaborata in una capanna di legno. Purtroppo si è verificato tale fenomeno con La storia di Elsa Morante, letto da Iaia Forte. Il romanzo è stato pubblicato nel 1974 e scritto nel 1971-1973.

Iaia Forte ha dimostrato di essere una professionista e ha interpretato il romanzo in maniera eccellente: la sua voce appare saggia e sembra provenire da lontano, così come sono lontani gli anni in cui è ambientata la nostra storia. L’attrice narra con calma e pazienza, ricorda una nonna che racconta una fiaba. La voce di Iaia Forte sa trasformarsi nei discorsi diretti: l’attrice imita magistralmente il dialetto romano e quello della sua città natale, il napoletano; diventa scanzonata e ribelle per Nino, riflessiva e malinconica per Davide, tenera e infantile per Useppe, fragile e insicura per Ida; le varie intonazioni racchiudono la personalità di ciascun personaggio che Elsa Morante ha pazientemente descritto nel romanzo.

Nonostante gli sforzi di Iaia Forte, l’audiolibro è un fiasco, per la semplice ragione che lo stile di Elsa Morante non si addice alla lettura ad alta voce. In primis il ritmo del romanzo è lento, lineare, privo di suspence e colpi di scena, pertanto la lettura risulta monotona perché l’attrice non può ma cambiare tono di voce; in secondo luogo la narrazione è densa di particolari che possono essere colti solo ad una lettura attenta e che si disperdono se ascoltati all’interno di un audiolibro. Infine, ascoltando le parole di Iaia Forte sorgono alcuni dubbi: come sono state messe per iscritto da Elsa Morante le difficoltà di pronuncia di Useppe? Come sono stati trascritti i dialettismi? Qual è la traduzione delle citazioni in lingua straniera? Il mio consiglio dunque è di leggere il libro, uno dei principali capolavori della letteratura italiana, e di amarlo incondizionatamente, seppellendo in giardino l’audiolibro, consigliato solo a chi vuole solo un assaggio superficiale dei principali passaggi della trama.

Il romanzo racconta la storia del piccolo Useppe, un bambino gracile ma dall’animo puro di un poeta, nato dalla maestrina Ida invecchiata precocemente, stuprata da un giovane soldato tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale. La storia del bambino è un pretesto per ritrarre un’articolata moltitudine di personaggi secondari: il fratello Nino, che da fascistello scapestrato diventa un partigiano, i cagnolini Blitz e Bella, l’anarchico ebreo Davide Segre, i partigiani Mosca e Quattropunte, la famiglia dei Mille, la giovane Mariolina, la famiglia Marrocco, Scimò fuggito dal riformatorio e molti altri ancora. La Morante realizza dei ritratti psicologici complessi e profondi, studiati con minuziosa cura e ricchi di particolari. I capitoli sono suddivisi per anni, dal 1941 al 1947, ma i personaggi comprendono anche i genitori di Ida, pertanto l’arco temporale in cui si svolgono i fatti si dilata ulteriormente nel tempo.

Il significato del titolo viene svelato al termine del romanzo, quando il piccolo Useppe muore per un attacco epilettico e Ida impazzisce per non essere riuscita a salvare il figlio. Elsa Morante suddivide la storia dell’umanità in macrostoria e microstoria degli umili; la prima sarebbe un inganno a spese della seconda. All’inizio di ciascun capitolo l’autrice premette infatti una successione di eventi, una cronologia di risoluzioni politiche internazionali sfociate in guerre, massacri e rivoluzioni, in questo modo suggerisce che le disgrazie patite dai personaggi sono dovute ai grandi eventi. Secondo la Morante, una piccola èlite al potere decide le sorti di una misera massa di oppressi e la storia dell’uomo sarebbe “uno scandalo che dura da diecimila anni” e non accenna ad arrestarsi; in effetti il romanzo racconta la vita di un manipolo di miserabili che tenta di sopravvivere contro gli eventi che crollano loro addosso. La maggior parte dei personaggi muoiono o conducono una vita peggiore della morte, richiusi in manicomio o in riformatorio, perciò secondo Elsa Morante la storia sarebbe un’omicida contro cui non esisterebbe salvezza. Al potere la Morante oppone l’anarchia libertaria di cui si fa portavoce il personaggio di Davide Segre, ma persino tale ideologia fallisce, perché nessuno in osteria ascolta i discorsi dell’intellettuale, che morirà di overdose.

Elsa Morante è uno dei più grandi scrittori del Novecento. Uso il termine al maschile perché supera anche i maschi. Vi consiglio di leggere il romanzo ascoltando La storia siamo noi di Francesco De Gregori.

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