#iorestoacasa – Amicizie rinchiuse (Parte II)


Nelle puntate precedenti: durante la quarantena della primavera 2020, la raffinatissima Chiara è ossessionata da una chitarrista metal di nome Marie e cerca di incontrarla.

Photo by Gustavo Fring on Pexels.com

Dopo aver mangiato un piatto di pasta riscaldato, Chiara decise che la reclusione era diventata insopportabile per la sua schiena, così indossò i leggins per andare a fare la spesa a sgranchirsi le gambe. Con un rapido messaggio su Whatsapp invitò Lucia a recarsi al supermercato per le due, poi si dedicò all’autocertificazione, che compilò in stampatello, con le lettere tonde e arrotondate di una bambina delle elementari, come se una scrittura ordinata potesse contribuire a convincere i carabinieri che lei aveva diritto ad uscire di casa. Dopo aver compilato il foglio, lo fissò perplessa: la data e il luogo sarebbero stati inseriti dai carabinieri o avrebbe dovuto pensarci lei prima di lasciare l’abitazione? E cosa significava “identificato a mezzo”? Sua madre le aveva spiegato come compilare l’autocertificazione, ma in quel momento lei stava guardando un video su Facebook. Sospirò, pensando che dopotutto aveva compilato il modulo con impegno e che non era certo una stupida, poi si apprestò ad uscire di casa.

Aveva già indossato la mascherina e stava per girare la chiave nella serratura del portone quando qualcuno aprì la porta al posto suo. Era sua madre, di ritorno dal reparto di terapia intensiva presso cui lavorava. Gli occhi stanchi della donna erano segnati dagli occhiali protettivi che aveva indossato durante la mattinata e la mascherina era nascosta dai capelli spettinati, con la ricrescita di diversi centimetri che reclamava la riapertura dei parrucchieri chiusi per il Coronavirus. L’infermiera donò alla figlia uno sguardo stanco e un sussurro: – Ciao, tesoro, scusami ma vado a dormire. – La donna poi si trascinò lentamente fino alla camera da letto, in silenzio. Chiara la osservò allontanarsi senza rispondere e con i muscoli irrigiditi, poi uscì di casa cercando di scacciare l’immagine di quel fantasma.

Appena raggiunse la strada e come l’aria le rinfrescò il viso, iniziò a correre e a saltare per stiracchiare la schiena e sfogare l’adrenalina che le bruciava in corpo, canticchiando mentalmente la melodia che suonava Marie in un brano: la musica Metal le trasmetteva un’energia che dalle gambe si diffondeva alla testa, che dimenava avanti e indietro con movimenti convulsi.  Fu lo sfogo di un momento: arrestò bruscamente il passo dopo pochi metri, perché voleva evitare atteggiamenti infantili. Si sistemò i capelli spaghetto specchiandosi in una vetrina e si lisciò la maglietta rosa di Mtv, poi iniziò a camminare lenta e impettita verso il supermercato, ancheggiando un poco.

Il sole primaverile le riscaldava il viso e gli uccellini cantavano solo per lei ai lati della strada deserta. Le sembrava estremamente trasgressivo uscire per ascoltare i rumori della città durante la quarantena, più ribelle di ubriacarsi il sabato sera con gli amici o di indossare i tacchi nel bagno del Mc Donald’s per andare in discoteca; lei tuttavia stava solo andando a fare la spesa, perciò stava rispettando le regole. Sul suo volto comparve un sorriso, ma non lo vide nessuno poiché indossava la mascherina. Non se ne accorse nemmeno l’uomo che veniva verso di lei e che scese dal marciapiede per mantenere il metro di distanza.

Quando giunse al supermercato, Lucia era già in coda, una fila che iniziava vicino alle porte scorrevoli e terminava presso il lato opposto del parcheggio. Lucia era una ragazza bassa e magrissima, con dei lunghi boccoli biondo cenere e dei grandi occhi azzurri innocenti che brillavano sul volto pallido, sopra una mascherina professionale che le aveva regalato il padre primario. La ragazza indossava dei jeans e una felpa di Big Bang Theory, che esibiva con orgoglio spacciandosi per una Nerd. Le due ragazze si salutarono e si misero in coda una davanti all’altra, rispettando le distanze. Chiara la guardò, aveva voglia di pizzicarle le guance nascoste dalla mascherina, un gesto con cui era solita tormentarla. Avrebbe voluto anche abbracciarla, ma si trattenne: ora nemmeno sua madre la stringeva, timorosa di trasmetterle i virus con cui entrava in contatto in terapia intensiva.

. – Allora adesso mi diventi metallara? – chiese Lucia ridendo. Chiara immaginò il suo sorriso dolce sotto la mascherina. Anche lei era felice, nonostante la mascherina chirurgica che la faceva soffocare.

. – Chi? Io? Lo sai che a me piace il pop! – Chiara distolse lo sguardo dall’amica, sbattendo le ciglia imperlate di mascara.

. – E allora perché vuoi conoscere Marie? – domando Lucia, coprendo con la borsa della spesa vuota il viso di Leonard che ammiccava dalla sua felpa.

. – Perché sembra una persona carismatica. – Rispose torcendosi le mani – Hai visto che foto mentre suona sul palco?

. – Carismatica? Ma parla come mangi! Non sei interrogata in italiano – Di nuovo quella risata che le era mancata tanto. Chiara aveva bisogno di parlarle da sola, in privato, magari in gelateria, perché si sentiva spiata: una vecchietta le osservava insistentemente, senza pudore, sporgendosi dal suo metro di distanza per non perdersi una parola. Purtroppo la coda al supermercato era tutto ciò che potevano permettersi se volevano trascorrere qualche minuto insieme.

. – E poi i suoi a soli sono bellissimi! –

. – Ah, allora vedi che ti piace il metal? Sei una sua fan… –

. – Sì, ma vuoi mettere Laura Pausini? Alessandra Amoroso? Tiziano Ferro? Marco Mengoni?

. – E allora? Ti piacciono anche quelli! – fece spallucce. Poi sussurrò simulando non senza malizia una voce timida: – Mi piace un ragazzo! –

. – E me lo dici adesso? Chi? – Il metro che le distanziava dalla vecchietta in coda si era ridotto a ottanta centimetri perché la curiosità della signora batteva persino la paura del contagio.

. – Si chiama Lorenzo. Lo vedo sempre giocare a Muretto in giardino mentre vengo qui a fare la spesa.

. – Gioca a Muretto? Ma quanti anni ha? Dieci? – domandò Chiara con aria scandalizzata.

. – Dice che è un modo per sfogarsi durante la quarantena, quando non gioca alla play.

Il cellulare vibrò e Chiara lo estrasse dalla tasca con noncuranza, ma quando lesse il messaggio lanciò un urlo. – E lei! –

. – Ah, Marie? Bene, e che dice?

. – Dice: “Grazie a te! Carine le foto dei coniglietti pasquali che hai caricato su Instagram” – restò per un attimo in silenzio, poi domandò perplessa – Da quando ai metallari piacciono i coniglietti?

. – A tutti piacciono i coniglietti. I metallari sono persone.

. – Ma certo che sono persone! – Chiara sbuffò – Ma allora cosa le rispondo?

Lucia scoppiò a ridere di gusto. – Quello che vuoi! –

Chiara recitò ad alta voce ciò che stava digitando sul cellulare: – “Sono contenta che ti piacciano. A me piacciono le tue”. – Poi continuò – E comunque il pop è superiore: il metal è troppo casinista. – Infine aggiunse, premendo invio – Ma parliamo di Luca! –

Si avvicinò una commessa di mezza età e si rivolse a Lucia con dolcezza: – Cara, è il tuo turno. –

La ragazza sospirò – Mannaggia, tocca a me.

In quel momento, il cellulare di Chiara vibrò di nuovo, era Marie: “Se vuoi tra un quarto d’ora inizia una mia diretta su Instagram” Chiara informò l’amica dell’evento eccitata.

. – Corri dal tuo idolo e raccontami – Lucia le fece l’occhiolino.

. – Ragazze, la gente in coda sta aspettando. Questo è assembramento! – Le ammonì la commessa incupendosi

. – Ciao, Lucia, ciao. Chiamami stasera, così mi racconti di Lorenzo.

Le ragazze si salutarono e Chiara corse verso casa, questa volta incurante dell’impressione che il suo atteggiamento avrebbe lasciato ai passanti. Finalmente avrebbe visto Marie, avrebbe ascoltato la sua voce e, se avesse avuto un po’ di fortuna, anche la sua chitarra. Le gambe fremevano di piacere per la corsa, avrebbe voluto partecipare ad una corsa campestre, come quelle che la scuola organizzava quando era piccola, ma doveva accontentarsi di qualche breve fuga al centro commerciale. I capelli le si appiccicarono sul viso e iniziò a sudare, ma non se ne curava: doveva raggiungere al più presto la sua cameretta per vedere Marie. Salì le scale a due a due e aprì velocemente la porta; sua madre stava ancora dormendo. Si chiuse in camera sua con una pinta di acqua e limone e accese il computer.

La diretta era già iniziata da alcuni secondi e Marie sorrideva dallo schermo con una maglietta degli Iron Maiden e il solito caschetto rosso spettinato. Era molto più bella in video rispetto alle foto, perché aveva un’espressione semplice e solare molto diversa dagli sguardi da dura che lanciava al suo pubblico durante i concerti; gli occhi però erano sempre due smeraldi penetranti. A tracolla portava una chitarra elettrica, Chiara non lo sapeva ma si trattava di una Gibson piuttosto costosa. La cameretta di Marie, quel poco che si intravedeva alle sue spalle, era tappezzata di fotografie di concerti e poster di gruppi metal. Aveva anche dei peluche, ma non dei consueti orsacchiotti: coccodrilli, scimmiette, leoni, maialini e ogni sorta di animale cui un giocattolaio non penserebbe mai di dedicare un pupazzo. Marie era una presentatrice nata, infatti intratteneva il pubblico con determinazione e allegria, senza manifestare timidezza.

La diretta aveva un’ospite: l’insegnante di chitarra di Marie, una trentenne dai capelli verdi e le braccia ricoperte di tatuaggi, con un grosso piercing al labbro. Le due musiciste scherzavano con disinvoltura e conversavano di chitarra elettrica, ma Chiara non capiva nulla delle loro parole. Il mondo delle chitarre era molto più complicato di quello che era visibile sul palco di un concerto: era composto infatti da plettri, ponti, pedali, arpeggi, accordi, diapason e accordatori elettronici, amplificatori… Ascoltando le due donne, Chiara però aveva imparato una cosa, vale a dire che le chitarre si dividono in Fender e Gibson e che lo strumento di Marie apparteneva alla seconda categoria. Chiara cercò una Fender su Google per fare un paragone tra le due tipologie di chitarre, ma non notava alcuna differenza, a parte la forma. Il caso volle che trovò anche l’immagine di una chitarra elettrica di Hello Kitty, bianca e rosa come un confetto. Rapidamente salvò l’immagine come foto profilo, con un sorriso soddisfatto. Mentre l’immagine si scaricava, i commenti degli ascoltatori fioccavano sullo schermo entusiasti, sembrava quasi possibile poter ascoltare la voce dei ragazzi che salutavano Marie. Anche Chiara avrebbe voluto scrivere qualcosa, ma cosa?

“Ciao, Marie, grazie a te sto scoprendo un sacco di cose sulle chitarre e sul metal. Un bacio da una che non ci capisce nulla” Rilesse il messaggio serrando la mascella e mordicchiandosi il labbro inferiore, poi lo rilesse di nuovo, come per accertarsi di non aver scritto una stupidaggine. Trascorse un minuto prima che si decidesse ad inviarlo, poi fissò poi il suo messaggio scorrere sotto la diretta con la tachicardia e torcendosi le mani, sperando che nessuno lo leggesse. Riteneva di essere stata avventata, la solita sentimentale. Inaspettatamente la voce di Marie attraverso le cuffie pugnalò i timpani di Chiara: – Adesso vorrei ringraziare una ragazza che pubblica su Instagram tanti cuoricini e coniglietti, ma in cui secondo me batte un animo rock. Grazie chiara_vaghi_2002, continua a seguirci. –

Chiara si irrigidì. In lei non batteva nessun animo rock, non sarebbe mai andata in giro con i capelli verdi come quell’insegnante di chitarra e non si sarebbe mai fatta un tatuaggio. Si era connessa alla diretta per errore e adesso sarebbe tornata al supermercato perché doveva fare la spesa. Spense di colpo il computer e si alzò di scatto, indignata e offesa. Ritoccò il trucco con gesti rapidi e svogliati, poi indossò degli orecchini argento e rosa e la mascherina e uscì. Nonostante tutto non riuscì a trattenere un pensiero rivolto a Marie e a quanto fosse bella.

Non terminerò questa storia perché mi sono venuti i complessi, così mi sono dimenticata quello che volevo scrivere.

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