#iorestoacasa – Amicizie rinchiuse (Parte I)


Photo by Julia M Cameron on Pexels.com

Mi hanno detto che questo capitolo sembra l’inizio di una storia d’amore, ma Chiara e Marie non si fidanzeranno. Secondo voi una ragazza non può trovare bella una sua coetanea senza desiderarla? E una chitarrista carismatica non può essere l’idolo di una teenager senza essere il suo sogno erotico?

Le notti durante la quarantena sono ore di veglia, poiché il corpo non si è stancato a sufficienza durante il giorno e reclama ulteriori istanti di vita. Erano le due e Chiara scorreva le foto di Instagram svogliatamente, con un rapido tocco del pollice laccato di rosa, mentre le cuffie pompavano musica commerciale nelle orecchie bucate dai piercing; aveva appena terminato una serie su Netflix ed era troppo tardi per iniziarne una nuova, inoltre non poteva leggere perchè, per fingere di dormire e non svegliare i genitori, doveva tenere la luce spenta. La schiena le faceva male poichè aveva trascorso troppe ore sdraiata nel pomeriggio e le doleva la testa; gli occhi bruciavano e pizzicavano, ma si ostinavano a restare aperti e a scrutare nel bui lo schermo del cellulare.

Instagram non offriva nulla di interessante: gli utenti riproponevano vecchie fotografie in quanto, essendo rinchiusi in casa, non potevano scattarne di nuove e i soliti gattini si scambiavano coccole e dispetti nelle foto dei fotografi professionisti. A Chiara i gattini piacevano molto, così come il colore rosa e tutte le cose che i Pinguini di Mandadascar avrebbero definito “Carine e coccolose”, ma ci voleva ben altro per movimentare la quarantena. Lucia, la sua amica del cuore, non aveva pubblicato nulla; non era una ragazza amante delle fotografie, perciò il suo profilo era come al solito privo di novità.

Lucia era una ragazza intelligente, dolce e riflessiva, ma non faceva nulla per essere popolare: sceglieva i vestiti sbrigativamente, leggeva libri noiosi e quando uscivano in compagnia parlava poco, preferendo le conversazioni in coppia rispetto al gruppo. Chiara e Lucia non si incontravano da quando le scuole erano state chiuse per il Coronavirus ed erano rimaste in contatto grazie alle videochiamate, ma quella sera Lucia aveva preferito la lettura alla compagnia dell’amica, così Chiara era rimasta sola, in balia dei suoi pensieri e di Instagram. Mentre Spotify trasmetteva una vecchia canzone di Madonna cui Chiara era molto legata, la ragazza iniziò a sbuffare; stava per andare a dormire, quando qualcosa attirò la sua attenzione.

Sulla parte superiore dello schermo del cellulare comparve l’immagine di una ragazza con una folta zazzera rossa; sotto si trovava la scritta blu in rilievo “Persona che potresti conoscere”. Chiara cliccò meccanicamente sul profilo, forse perché il rosso fiamma di quella chioma illuminava lo schermo, rendendo la sua foto sgargiante tra tutti gli altri volti anonimi e opachi che, secondo la App, avrebbero dovuto essere amici di Chiara. La ragazza aprì il profilo della sconosciuta e iniziò a scorrere le foto incuriosita, senza sapere esattamente cosa aspettarsi, ma il fuoco di quei capelli artificiosamente spettinati erano la sola emozione positiva che quella serata di quarantena le aveva regalato.

Il colore prevalente delle foto era il nero, perché la proprietaria del profilo era una chitarrista metal e la maggior parte delle immagini erano scatti rubati durante i concerti, oppure si trattava di foto del suo gruppo musicale, in cui i musicisti posavano con sguardi da duri nei loro vestiti di pelle scura. Non era una ragazza propriamente bella: aveva un corpo magro, slanciato e armonico e uno splendido caschetto mosso spettinato che le incorniciava il viso, a dispetto della moda dei metallari di portare i capelli lunghi, ma aveva un naso adunco e sproporzionato che il mento sporgente rincorreva. I suoi occhi verdi erano penetranti, sfidavano il pubblico con intensità e trasmettevano forza e energia al canto della chitarra, che le fotografie non avevano potuto immortalare. Durante i concerti indossava magliette scure di gruppi nordici sconosciuti, pantaloni in lattice e anfibi che le conferivano un aspetto un po’ androgino, che a Chiara tuttavia non dispiaceva: era interessante il contrasto tra gli abiti da maschiaccio metallaro e i delicati lineamenti femminili.

Il nome non era riportato, thewitch2002 era tutto ciò che Chiara sapeva di lei, oltre al fatto che probabilmente frequentava il San Carlo, il classico privato in centro: molti dei suoi follower provenivano da quella scuola, perciò era sicuramente un’alunna di quel covo di suore. Ma all’ignoranza c’era rimedio: digitò il nome del gruppo musicale su Google e in pochi click scoprì i dati di tutti i membri della band. La ragazza si chiamava Marie Bombarda, classe 2002, chitarrista degli Evil, una band metal di adolescenti che aveva discreto successo in città. Marie era un nome francese, pensò Chiara, in piacevole contrasto con la durezza del metal.

Chiara aggiunse thewich2002 e mise un cuoricino a tutte le sue fotografie senza riflettere, mentre l’inquieta insonnia dovuta alla quarantena si univa ad una nuova eccitazione. Ebbe persino l’impulso di salvare qualche foto sul telefono, ma si trattenne perché non voleva comportarsi da stalcker: continuava a ripetersi che era semplicemente interessata al personaggio e che considerava il suo profilo uno dei tanti che popolavano la rete, eppure già si immaginava a seguire Marie in qualche pub a bere… cosa bevono i metallari? Sicuramente birra!

Aprì poi YouTube sul cellulare e iniziò ad ascoltare le canzoni del gruppo. Il rock ed in particolare il metal non le piacevano perchè erano troppo rumorosi e caotici, però ogni volta che la chitarra elettrica di Marie ruggiva provava un brivido e immaginava di partecipare ad uno dei suoi concerti, di ammirarla suonare mentre la chitarrista sfidava il pubblico con i suoi occhi ipnotici. Una canzone in particolare l’aveva conquistata, in cui la chitarra suonava una sorta di ritornello malinconico in contrasto con il fracasso della batteria, una litania tenebrosa ma seducente. Chiara sospirò ancora una volta e si addormentò alle tre del mattino con YouTube acceso e le cuffiette nelle orecchie, abbracciando il cuscino come se fosse un orsacchiotto e sognando a soli di chitarra e morbide criniere rosso fuoco.
Il mattino dopo Chiara si alzò controvoglia, pettinò i lunghi spaghetti color ebano che si trovava al posto dei capelli e indossò la maglietta rosa di Mtv che il suo ex era riuscito ad afferrare ad un concerto, quando il cantante l’aveva lanciata al pubblico urlante. La maglietta si abbinava perfettamente con i pantaloni del pigiama con i cuoricini che non aveva intenzione di sfilarsi, dato che la lezione si sarebbe svolta online su Zoom e che l’indumento non sarebbe stato inquadrato dalla Cam. La carnagione della ragazza era pallida, aveva due occhiaie livide e le faceva ancora male la schiena per la reclusione forzata; invano il trucco tentava di ravvivare il suo colorito e di illuminare i suoi occhi castani, ma per fortuna la qualità dei video su Zoom era pessima, perciò la stanchezza si sarebbe persa tra i pixel sfocati.

Chiara si sedette alla scrivania sbuffando e inviò un messaggio di saluto alla sua amica Lucia. Quando il Coronavirus non aveva ancora chiuso le scuole, le due amiche erano solite bere un caffè insieme prima dell’inizio delle lezioni ed erano inseparabili sino al suono dell’ultima campanella, ma i loro contatti durante la didattica online erano ridotti a Whatsapp.

Sul monitor apparve il volto sfocato della prof di economia aziendale, una donna giovane e energica, pronta a tutto per portare la conoscenza ai suoi ragazzi, ma nonostante ciò la lezione era insopportabile: in video la voce dell’insegnante risultava monotona rispetto alle lezioni frontali, inoltre il rumore provocato dagli alunni connessi ostacolava l’ascolto, era sufficiente infatti che qualcuno facesse cadere un libro per provocare un rumore che, attraverso il microfono, sovrastava la voce della prof. Solitamente Chiara si impegnava a scuola e in economia aziendale aveva ottimi voti, tuttavia trovava molto difficile adattarsi alle lezioni online, che sembravano inutili ora che si era stabilito che tutti gli studenti italiani sarebbero stati promossi. La stanchezza dovuta all’insonnia della notte precedente non favoriva la concentrazione. Gli sforzi dell’insegnante per coinvolgere i ragazzi erano evidenti e Chiara era sinceramente dispiaciuta per il suo fallimento, ma le risultava impossibile seguire: dopo pochi secondi la ragazza era già con il cellulare in mano, rigorosamente nascosto sotto il ripiano del tavolo, fuori dall’inquadratura della Cam.

. – Chiara, perché stai ridendo? – domandò improvvisamente la prof di economia, interrompendo la lezione e ingrandendo il video che ritraeva il volto di Chiara. Ora tutti i ragazzi vedevano le occhiaie della ragazza e la collezione di peluche alle sue spalle.

. – Niente, prof – farfugliò Chiara arrossendo – ho sentito un vicino urlare e mi è scappata una risata – Era brava a mentire, il suo volto da angioletto riusciva facilmente a persuadere gli adulti.

Niente, aveva risposto Chiara, ma nell’attimo in cui aveva acceso il cellulare era accaduto un miracolo in cui non avrebbe mai sperato e inevitabilmente aveva sorriso: Marie ora era una sua follower su Instagram e le aveva regalato ben tre cuori. Chi avrebbe mai potuto sospettare che una metallara classicista si sarebbe degnata di aggiungerla su Instagram e che avrebbe sprecato del tempo prezioso per mettere dei like alle sue foto? Sollevò lo sguardo e fissò candidamente in camera l’insegnante sino a quando la lezione riprese, poi si dedicò nuovamente al cellulare. Aprì la chat di Instagram senza nemmeno riflettere sulle sue azioni e scribacchiò a Marie: “CIAO, GRAZIE PER AVERMI AGGIUNTO”. Inserì anche un cuoricino, perché le faccine rendono tutto più tenero e gentile.

Come premette invio, si pentì del suo gesto: chi era lei per contattare una sconosciuta, perché nell’arco di poche ore era ossessionata da una musicista che suonava un genere che nemmeno le piaceva, cosa avrebbe pensato Marie leggendo il suo commento da Stalcker? Cliccò sul messaggio e cercò un sistema per cancellarlo, ma conosceva tale funzione solo su Whatsapp, pertanto le sue parole brillavano sullo schermo come una macchia di sangue che incrimina un assassino. Chiara iniziò ad agitarsi sulla sedia, a torcersi le mani, a volgere lo sguardo al soffitto della sua cameretta e a mordicchiarsi il labbro inferiore.

Photo by Gustavo Fring on Pexels.com

. – Chiara, questa operazione è in dare o in avere? – chiese la prof con tono indispettito e inquisitorio, ingrandendo nuovamente lo schermo che trasmetteva il volto della ragazza.

Dare o avere? Chiara aveva il cinquanta per cento di probabilità di dare la risposta esatta ad una domanda che non aveva nemmeno sentito. Si mordicchiò nuovamente il labbro inferiore, inspirò profondamente e si preparò a dare una risposta a caso quando il cellulare vibrò. Era un messaggio di Lucia su Whatsapp, contenente una singola parola dal potere salvifico: “DARE”.

. – Senza alcun dubbio è un’operazione in dare – affermò con tono sicuro e i grandi occhi castani rivolti alla Cam, come se tale atteggiamento rendesse ancora più convincente la sua risposta. L’insegnante annuì e, soddisfatta, proseguì la lezione.

“GRAZIE, MI HAI SALVATA” rispose Chiara a Lucia su Whatsapp “CONOSCI PER CASO MARIE DEL SAN CARLO? LA METALLARA…” La risposta tardò ad arrivare, al punto che Chiara stava quasi per interessarsi alla lezione, ma dopo un quarto d’ora Lucia le inviò un lungo messaggio, provvisto di smile che schiocca un bacino: “DI NULLA, TESORILLA! MA CERTO CHE LA CONOSCO, E’ IN CLASSE CON UNA MIA COMPAGNA DI DANZA. E’ SIMPATICA… MA PERCHE’ ME LO CHIEDI? SE VUOI, QUANDO FINISCE LA QUARANTENA, TI INVITO AD USCIRE CON IL NOSTRO GRUPPO, COSI’ TE LA PRESENTO.”

Chiara sospirò. Aveva trovato il modo per conoscere la sua beniamina, ma la quarantena le impediva di incontrarla. Da quanti giorni non usciva con i suoi amici? Ormai aveva perso il conto. Per fortuna grazie alle videochiamate riusciva a bere dei cocktail in loro compagnia: aveva chiesto a sua madre di comprare Coca-Cola e Rhum, con i quali produceva dell’ottimo Cuba Libre. Più che ottimi, sarebbe stato più appropriato definirli discreti, perchè non era ancora riuscita a creare la miscela dei locali che frequentava con gli amici. Non era poi un così grave problema, sapeva accontentarsi. Ma come poteva incontrare in videochiamata una persona che non aveva ancora conosciuto? Doveva trovare una soluzione al più presto. E la soluzione non tardò ad arrivare, ma dovette aspettare il termine della lezione.

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