Guida di Marrakech e uno sguardo al popolo arabo.


Piazza Jmaaa el-Fna

Marrakech è una delle città più all’avanguardia del Marocco, tuttavia la tradizione sopravvive imperterrita nelle nonnine che cucinano e vendono focacce nella Medina senza rispettare le più basilari norme igieniche, nel lavoro minorile al mercato e nella prevalenza dei più economici ciclomotori rispetto alle automobili.

La Medina, che si dirama da piazza Jmaaa el-Fna, è un labirinto di colori, bancarelle, tappeti, scarpe, frutta, cestini, tuniche e ogni sorta di cianfrusaglia. Vi consiglio di non abbandonare la strada principale, poiché è facile perdere il senso dell’orientamento tra il caos della folla e le bancarelle disposte senza un piano regolatore. I turisti più insofferenti nei confronti del benessere degli animali possono scattare selfie con scimmiette incatenate e serpenti storditi dal suono dei flauti e dei tamburi, che risuonano in ogni via. Non osservate gli animali, altrimenti vi ritroverete con un serpente al collo, una scimmia in braccio e un incantatore alle costole che vi impone con insistenza di scattare una foto. La quantità di persone è impressionante: bambini che giocano in strada, mendicanti, musicisti, venditori ambulanti, strilloni… In alcuni edifici laterali potete trovare dei prelibati ristoranti di qualità a buon prezzo, che cucinano dell’ottimo cous cous e sono dotati di una splendida terrazza da cui ammirare la piazza. Sopra ogni cosa si erge la torre della moschea Koutoubia, da cui si diffonde il romantico canto del Muezzin. Purtroppo non si può entrare nella moschea poiché è riservata ai credenti, ma è possibile dare una sbirciatina al suo splendido giardino e ai devoti vestiti con l’abito buono che vi accedono per pregare.

Appena fuori dal centro storico vi troverete nei quartieri moderni, la cui architettura non è poi dissimile da quella dei nostri palazzi. Qui potrete osservare i vestiti nelle vetrine che rispettano la moda musulmana, i supermarket privi di affettati e di maiale, i Mc Donald’s che vendono carne allevata e tagliata secondo i criteri musulmani, ma il cui sapore non è poi così differente da quello dei nostri hamburger. Affidatevi ad Allah prima di attraversare la strada poiché il traffico è caotico, nessuno rispetta il codice stradale e i pochi semafori, presenti solo nelle zone più ricche, svolgono una funzione per lo più decorativa. In città esistono dei centri per la fertilità, sebbene siano decisamente più malandati dei nostri.

La Medina

I marocchini sono appassionati di calcio: quando è in corso una partita, la folla si accalca sul marciapiede davanti ai bar e sbircia il televisore attraverso le vetrine, non sono certa che paghino la consumazione. In pochi indossano le scarpe perché i musulmani prediligono ciabatte e infradito; i pantaloncini corti sono tipici dei turisti, infatti il vero marocchino indossa i jeans anche con quaranta gradi. Le norme relative al vestiario femminile non sono rigide: potete trovare burqa, hijab, e minigonna all’interno dello stesso gruppetto di amiche che fa shopping in centro. Incontrerete molte persone disposte a darvi indicazioni e aiuto; ignoratele, poiché vi estorceranno denaro con atteggiamenti ai limiti della violenza psicologica. Fate attenzione anche ai borseggiatori, per i quali i turisti europei rappresentano prede succulente.

Fuori da Marrakech il paesaggio diventa preindustriale: fabbriche e capannoni sono rarissimi e prevalgono i campi coltivati, in cui il trattore raramente ha fatto la sua comparsa e i contadini adoperano ancora aratri e giare colme di grano da portare sulle spalle. Il traffico è scarso anche nelle strade principali e raramente dovrete fare la fila in autogrill; ogni zona di sosta è dotata di una sala adibita alla preghiera, così come gli aeroporti. I bambini che vivono nei villaggi sperano sempre di ricevere qualche offerta dai turisti, perciò non esitano a correre loro incontro elemosinando: “Candy! Candy!”

Marrakech è dotata di numerosi giardini segreti e parchi botanici. Dall’esterno appaiono come degli anonimi edifici dotati di alte mura, ma al loro interno cresce rigoglioso un piccolo ecosistema di piante grasse gigantesche dalle forme più strane, fiori variopinti, laghetti con ninfee e pesci rossi e massi di varie dimensioni. E’ rilassante aggirarsi in mezzo al verde che evoca un’oasi lussureggiante nel deserto e ricorda che sono sufficienti poche gocce d’acqua per creare la vita anche nei luoghi più inospitali. Anche il parco pubblico è un tripudio di piante e fiori, qui potete ammirare scolaresche che fanno ginnastica nell’ora di educazione fisica e persone che, come nei parchi europei, sono intente nella lettura, fanno jogging o passeggiano.

La Madrasa di Ben Youssef è un’antica suola religiosa, di cui sopravvive solo l’edificio dalle innumerevoli stanze. Ammirate gli archi tipici dell’arte araba e i pregiati mosaici con il fiato sospeso, immaginando gli studenti che si aggirano per le sale e i dormitori. Purtroppo il governo marocchino è poco attento alla tutela dei beni culturali, pertanto i mosaici cadono a pezzi e avrebbero urgentemente bisogno di un restauro; considerando lo stato di povertà in cui vive gran parte della popolazione, il Marocco ha problemi ben più urgenti a cui pensare.

Le Tombe Saadiane sono l’ultima dimora dei sovrani della dinastia Saadi, realizzate per volere del Sultano Ahmad al-Mansur intorno al 1557 e scoperte nel 1917. Le candide decorazioni e gli intagli intricati sono tipici dell’arte araba, ma il materiale è made in Italy: si tratta infatti di pregiato marmo di Carrara. I sepolcri sono appena fuori Marrakech e non sono difficili da raggiungere, ma preparatevi a code estenuanti per lanciare una rapida occhiata al loro interno e scattare una fotografia.

A Marrakech si trova anche uno dei tanti palazzi reali, ma l’accesso non è consentito ai turisti: sono visibili soltanto mura altissime color ocra e i militari armati che presidiano l’ingresso con un aspetto tutt’altro che rassicurante.

Essendo una città piuttosto sicura, Marrakech è l’ambiente ideale per un primo approccio al mondo arabo. La città è in bilico tra modernità e arretratezza, tra tradizione e apertura alla globalizzazione. Aggirandovi per la Medina, scoprirete che cristiani e musulmani non sono poi così diversi.

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