La psicologia dello stress


Ciò che state per leggere è frutto delle lezioni online del prof. Boffi del corso di Psicologia (FOR 24) dell’Università degli Studi di Milano, o quantomeno di ciò che ho compreso seguendo le videolezioni. Benvenuti dunque nell’affascinante mondo di Freud, per scoprire i segreti della vostra mente. L’argomento di oggi è lo stress e quella terribile sensazione che vi attanaglia quando siete sotto pressione.

Photo by Nathan Cowley on Pexels.com

Prima di affrontare la definizione di stress, vorrei che voi scriveste su un foglio cinque parole che associate a tale termine. Mi raccomando, scrivete di getto, senza riflettere e con assoluta sincerità. Le mie parole sono state:

  • Traffico
  • Paura
  • Ansia
  • Inadeguatezza
  • Mamma (sì, mia madre certe volte mi stressa!)

Alcuni termini, come traffico e mamma, sono agenti che provocano lo stress, le parole restanti sono invece stati d’animo provocati da quest’ultimo.

Ma cos’è lo stress? Si tratta di una reazione aspecifica dell’organismo a qualsiasi tipo di esposizione, stimolo o sollecitazione. Con il termine “aspecifico” s’intende dire che non importa cosa genera in noi lo stress, poichè la nostra reazione sarà sempre la stessa: se una persona, quando è nervosa, prova ansia, proverà tale sintomo sia in mezzo al traffico, sia quando è in ritardo ad un appuntamento, sia in qualunque altro contesto stressogeno.

Un’altra definizione descrive lo stress come una condizione emotiva che si manifesta quando le persone percepiscono uno squilibrio tra le persistenti richieste avanzate nei loro confronti e le risorse a loro disposizione per far fronte ad esse; diventa un rischio per la sicurezza e la salute quando è prolungato nel tempo e può portare a problemi di salute mentale e fisica. Le richieste non vengono prodotte solo dall’ambiente esterno, ma possono essere autoindotte dalla persona: spesso capita infatti che siamo noi ad esigere troppo da noi stessi, o a creare situazioni complicate.

Photo by Kat Jayne on Pexels.com

Lo stress può essere considerato un processo, una reazione a catena che ha inizio con lo stressor, l’oggetto che provoca lo stress; tale agente scatena nell’individuo dei sintomi, che chiameremo strain, i quali provocheranno degli esiti. E’ ciò che si verifica per esempio quando un esame (stressor) provoca ansia (strain) ad uno studente, facendogli fallire la prova (esito).

Gli stressor possono essere definiti come delle caratteristiche dell’ambiente che ci circonda che rappresentano una minaccia per l’individuo. Talvolta il pericolo è solo percepito: immaginate una vecchietta razzista che incontra un ragazzo nero per strada; la signora potrebbe essere spaventata, anche se il giovane non ha atteggiamenti ostili nei suoi confronti, semplicemente perché lo considera un pericolo. E’ importante sottolineare la variabile soggettiva dello stress, infatti ciò che è stressante per una persona non provoca alcun disagio ad un altro individuo e ciò che è molto stressante per uno potrebbe provocare uno stress minimo in un altro. Gli stressor possono essere di varia natura: fisici, legati ad un compito da svolgere, relativi ad un ruolo, sociali, dovuti ad un cambiamento o ad eventi traumatici. Uno stressor può manifestarsi in modo acuto o cronico, la sua presenza non è legata in modo univoco all’esperienza dell’individuo. Anche la valutazione di uno stressor è infine soggettiva: possono infatti essere sovrastimati o sottostimati dall’individuo, anche in base alle caratteristiche contingenti o della persona.

Photo by Andrea Piacquadio on Pexels.com

Gli strain possono essere numerosi e vari, ma non si manifestano tutti contemporaneamente in una person; possono inoltre restare inalterati o variare nel tempo. Le manifestazioni fisiologiche dello stress possono essere l’aumento della pressione arteriosa, l’alterazione del ritmo cardiaco, la tensione muscolare o l’aumento della produzione dei succhi gastrici. Gli strain possono anche essere psicologici; quelli emotivi sono ansia, irritabilità, depressione, disperazione e senso di impotenza, quelli cognitivi sono la difficoltà di concentrazione, di ricordare, di memorizzare, di apprendere, di prendere decisioni. Le manifestazioni possono infine essere comportamentali: abuso di sostanze e dell’assunzione di alcolici, aumento del consumo di sigarette, incremento dell’assunzione di cibo, maggiore incidentalità lavorativa e stradale, comportamenti antisociali. Ogni reazione allo stress è personale e soggettiva, per questo l’elenco dei possibili sintomi è molto lungo.

Nel momento in cui siamo stressati, si innesca in noi un meccanismo di difesa, una strategia di fronteggiamento, che varia non solo a seconda della persona, ma anche in base all’intensità dello stress e al contesto. Le strategie possono essere focalizzate sul problema, quando l’individuo intraprende azioni dirette sulla soluzione del problema, cerca informazioni o mette a punto un piano che faciliti la soluzione. Se prediligerò questo genere di reazione, quando sarò stressata per un esame affronterò il problema, per esempio, studiando di più. Le strategie possono essere focalizzate anche sulla salienza emozionale, quando la persona cerca di ridurre le reazioni emotive negative, per esempio sminuendo le conseguenze della situazione. In questo caso affronterò dunque il mio esame ignorando il problema e dedicandomi ai miei hobby oppure, molto semplicemente, raccontando a me stessa che la situazione non è poi così disperata. Le strategie possono anche essere focalizzate sugli altri, quando il soggetto cerca il supporto di un altro individuo: in questo caso, in occasione dell’esame telefonerò ad un’amica per ripassare insieme. Le strategie possono infine essere focalizzate sulla risposta individuale, quando cercherò di distrarmi, cercare conforto, attirare emozioni positive.

Photo by Andrea Piacquadio on Pexels.com

Forse non lo sapete, ma fino a certi livelli lo stress è positivo. Immaginate di dover costruire una mensola senza avere una scadenza temporale: potreste procrastinare il lavoro e non terminarlo mai per dare la priorità ad altre attività. Se invece avete una scadenza, per esempio la mensola deve essere assemblata prima della visita di un vostro amico, vi sentirete leggermente più stressati, ma in questo caso lo stress vi stimolerà a lavorare e vi renderà più attivi. In questo caso lo stress, che è un toccasana per voi e per le vostre prestazioni, si chiama eustress.

Immaginate di avere molte altre attività da svolgere oltre alla costruzione della mensola prima dell’arrivo del vostro amico: il pranzo da cucinare, il salotto da pulire, il bambino da intrattenere, una telefonata di lavoro da sbrigare e magari dovete pure mettervi in tiro per fare bella figura con il vostro amico. In questo caso lo stress sarà eccessivo e diventerà nocivo per la performance del soggetto. Se lo stress sarà di breve durata proverete solo una sensazione di fatica, tensione, ansia, paura, mal di testa, disturbo del sonno…. ma col protrarsi del tempo subentrerà un esaurimento, che potrebbe avere ripercussioni sulla salute sino a portare, nei casi estremi, a un crollo fisico e psicologico. Lo stress prolungato può infatti portare a conseguenze molto gravi come il diabete, la depressione, malattie cardiovascolari, disturbo bipolare fino a tutte le cause di morte. Lo stress negativo, che ostacola la vostra produttività ed è nocivo per la mente e il corpo, si chiama distress.

Photo by Andrea Piacquadio on Pexels.com

L’eustress è un’alterazione dell’omeostasi individuale con funzione adattiva: gli stimoli ambientali spingono l’individuo, capace di risorse, ad un cambiamento. La maggior parte degli agenti stressogeni sono infatti positivi ed essenziali per aumentare le nostre conoscenze e competenze. Il distress è invece un’alterazione negativa dell’omeostasi che ha luogo nell’individuo a fronte di stressors eccedenti le capacità di farvi fronte.

E’ bene ricordare che lo stress non è una malattia, dato che può anche avere effetti positivi, ma è un sistema di adattamento psicofisiologico che riveste un ruolo centrale quando cambia il contesto e può avere effetti negativi se diventa troppo intenso e perdura nel tempo.

Che cosa vi stressa maggiormente durante questa quarantena? Raccontatemelo qui sotto in un commento…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...