“À une passante” di Baudelaire (e Brassens, Pol, De Andrè, Ferré), fugaci incontri metropolitani.


Un tempo, prima del Coronavirus, le nostre strade erano popolate e, affacciandosi dalle finestre delle abitazioni che ora ci rinchiudono, si potevano ammirare splendide passanti. O giovanotti, nel caso vi piacciano i maschietti. L’analisi della poesia À une passante di Baudelaire è risultata per me particolarmente complicata poiché alle superiori l’ho studiata solo superficialmente, tuttavia è la sfida è stata coinvolgente.

À une passante

La assourdissante autour de moi hurlait.
Longue, mince, en grand deuil, douleur majestueuse,
Une femme passa, d’une main fastueuse
Soulevant, balançant le feston et l’ourlet;

Agile et noble, avec sa jambe de statue.
Moi, je buvais, crispé comme un extravagant,
Dans son oeil, ciel livide où germe l’ouragan,
La douceur qui fascine et le plaisir qui tue.

Un éclair… puis la nuit! — Fugitive beauté
Dont le regard m’a fait soudainement renaître,
Ne te verrai-je plus que dans l’éternité?

Ailleurs, bien loin d’ici! trop tard! jamais peut-être!
Car j’ignore où tu fuis, tu ne sais où je vais,
O toi que j’eusse aimée, ô toi qui le savais!

ANALISI METRICA

La poesia è un sonetto, infatti è un componimento composto da due quartine e due terzine; non saprei dire di quante sillabe sono composti i versi poiché non conosco la prosodia francese. Per quanto riguarda le rime, il sonetto è irregolare (ABBA CDDC EFE FGG).

TRADUZIONE LETTERALE

A una passante

La strada assordante attorno a me urlava.
Alta, esile, in gran lutto, dolore maestoso,
una donna passò, d’una mano fastosa
sollevando facendoli oscillare orlo e balza;

Agile e nobile, con la sua gamba di statua,
Quanto a me, io bevevo, contratto come uno stravagante (il mio libro delle superiori traduce “maniaco”),
dentro i suoi occhi, cielo livido dove cova un uragano,
la dolcezza che affascina e il piacere che uccide.

Un fulmine… poi la notte! – Fuggitiva beltà
Il cui sguardo mi ha fatto improvvisamente rinascere,
non ti rivedrò più se non nell’eternità?

Altrove, ben lontano da qui! Troppo tardi! Forse (Può essere) mai!
Perché io ignoro dove tu fuggi, tu non sai dove io vado,
O tu che avrei amata, o tu che lo hai saputo!

PARAFRASI

La via era animata da rumori assordanti. Lei era alta, sottile, vestita in lutto, un dolore che la rendeva maestosa. la donna passò con la mano fastosa sollevando orlo e balza, facendoli oscillare; agile e aristocratica, con la sua gamba che sembrava quella di una statua. Quanto a me, io bevevo, contratto come uno stravagante, di un maniaco. Nei suoi occhi, cielo livido da cui nasce un uragano, la dolcezza che affascina e il piacere che uccide.

Un fulmine… poi la notte! – Fuggiva beltà, il cui sguardo mi ha fatto improvvisamente resuscitare. Non ti rivedrò più se non nell’eternità?

Altrove, ben lontano da qui! Troppo tardi! Forse mai! Perché io ignoro dove tu fuggi, tu non sai dove io vado, o tu che avrei amata, o tu che lo hai saputo!

FIGURE RETORICHE

  • V. 1. “La rue […] hurlait” è una personificazione, perché la strada compie un atto tipico degli esseri umani. Con tale figura retorica, Baudelaire rappresenta il frastuono delle strade parigine.
  • V. 2. “deuil, douleur” è un’allitterazione della lettera “d” che mette in relazione il lutto e il dolore.
  • V. 5 “jambe de statue” è una metafora che indica la bellezza statuaria della fanciulla.
  • V. 6. “crispé comme un extravagant”: sono presenti dei suoni aspri, inoltre troviamo una similitudine.
  • V. 7. “ciel livide où germe l’ouragan” è una metafora che indica l’espressione della donna.
  • V.9. “Un éclair… puis la nuit!” è una metafora che rappresenta la fugacità dell’incontro… Se esso non si è svolto
  • V. 13. “Car j’ignore où tu fuis, tu ne sais où je vais,” il verso potrebbe è costruito su un chiasmo poiché troviamo l’alternanza “j’ (je)-tu-tu-je”.
  • V.14. “O toi que j’eusse aimée, ô toi qui le savais!”: qui troviamo una ripetizione e un’apostrofe.

Abbondano le metafore e le similitudini; un chiasmo e una ripetizione evidenziano la situazione finale in cui si trovano il poeta e la passante e rendono enfatica la conclusione della poesia.

Charles Baudelaire

LES FLEURS DU MAL

Les fleurs du mal, capolavoro di Baudelarie, uscì nel 1857 ed era inizialmente formato da cinque sezioni: Spleen et Idèal, Les Fleurs du mal, La Rèvolte, Le vin, La mort. Due anni prima alcuni testi dell’opera uscirono sulla rivista Revue des deux mondes con lo stesso titolo del volume, che inizialmente doveva intitolarsi con un nome assai più scandaloso: Les lesbiennes. Les fleurs du mal subirono la censura: le copie furono sequestrate, sei poesie dichiarate “oscene e immorali” furono soppresse e il poeta e l’editore furono costretti a pagare un’ammenda. Nella seconda edizione, Baudelaire introdusse trentacinque componimenti e introdusse un nuovo capitolo, Tableaux parisiens, in cui è stata collocata la poesia da noi analizzata. Uscì anche una terza edizione postuma, Nouvelles fleurs du mal. Il titolo racchiude un significato profondo ed è un’allegoria, un ossimoro e una provocazione: il fiore, che nella poesia è simbolo di purezza e valori positivi come l bellezza, diventa l’emblema del male. La Natura è dunque stata privata del concetto di bontà.

La poesia À une passant appartiene alla sezione Tableaux parisiens, che è composta da diciotto immagini della città di Parigi, ritratta nelle ore meno raccomandabili del giorno. Il poeta è il protagonista, ma viene rappresentato anche lo spazio che lo circonda: la caotica metropoli, i tetti, i fiumi, i boulevards e la folla. In tale ambiente è impossibile ogni idillio e ogni evasione poiché la modernità ha annientato la poesia in nome del capitalismo e della mercificazione. La poesia si fonda sullo scarto, sulle macerie, sul dettaglio isolato e sul ricordo.

Baudelaire aspira al Simbolismo per instaurare rapporti analogici tra l’uomo e la natura attraverso la poesia, ma teme che tutto ciò sia una vana illusione, in quanto la natura sarebbe morta tra i caotici boulevards parigini. E’ dunque in parte il fondatore del Simbolismo, in parte nella sua poetica tale movimento è già superato.

ANALISI DEL TESTO

Il caos metropolitano viene descritto mediante elementi sonori, tra cui irrompe improvvisamente la passante, che viene descritta con un elenco di aggettivi separati da una virgola. La ragazza non è solo una vedova: è in lutto per la fine di un’epoca e il trionfo dell’età moderna. A differenza delle fanciulle dell’amor cortese, non sono gli occhi a sedurre il poeta, ma il corpo e in particolare la gamba, quel poco che si riesce ad intravedere attraverso i lunghi abiti ottocenteschi. La descrizione è molto fisica, la ragazza non ha nulla di angelico ma è al tempo stesso desiderabile ed inquietante, in un’ambivalente immagine della donna che è tipica di molte poesie della raccolta. Le donne sono angeli e demoni, figure di consolazione ma anche dotate di grande crudeltà. Il poeta reagisce non con un’elevazione spirituale come nella poesia medievale, ma prova una mera sensazione fisica, una “contrazione”.

Nelle due terzine il fugace incontro si è già concluso perché l’affollata metropoli non facilita gli incontri. Il poeta si rivolge direttamente alla donna dall’ultimo verso della prima terzina per lamentarsi del fatto che non la incontrerà mai più.

L’io lirico ha subito uno choc percettivo in quanto viene distrutta l’integrità dell’Io nell’ambiente cittadino e industriale. Baudelaire racconta un amore non al primo, ma all’ultimo sguardo; non racconta la felicità che può provocare l’eros, ma l’imbarazzo sessuale del solitario. “Le plaisir qui tue” non può che evocare il concetto di eros e thanatos.

IL SUCCESSO DELL’OPERA

Il tema delle passanti ha avuto molto successo nella musica, infatti è stato ripreso da Georges Brassens nella canzone Les passantes del 1972, publbicata nell’album Fernande.

Les passantes

Je veux dédier ce poème
À toutes les femmes qu’on aime
Pendant quelques instants secrets
À celles qu’on connait à peine
Qu’un destin différent entraîne
Et qu’on ne retrouve jamais

À celle qu’on voit apparaître
Une seconde à sa fenêtre
Et qui, preste, s’évanouit
Mais dont la svelte silhouette
Est si gracieuse et fluette
Qu’on en demeure épanoui

À la compagne de voyage
Dont les yeux, charmant paysage
Font paraître court le chemin
Qu’on est seul, peut-être, à comprendre
Et qu’on laisse pourtant descendre
Sans avoir effleuré la main

À la fine et souple valseuse
Qui vous sembla triste et nerveuse
Par une nuit de carnaval
Qui voulu rester inconnue
Et qui n’est jamais revenue
Tournoyer dans un autre bal

À celles qui sont déjà prises
Et qui, vivant des heures grises
Près d’un être trop différent
Vous ont, inutile folie,
Laissé voir la mélancolie
D’un avenir désespérant

Chères images aperçues
Espérances d’un jour déçues
Vous serez dans l’oubli demain
Pour peu que le bonheur survienne
Il est rare qu’on se souvienne
Des épisodes du chemin

Mais si l’on a manqué sa vie
On songe avec un peu d’envie
À tous ces bonheurs entrevus
Aux baisers qu’on n’osa pas prendre
Aux cœurs qui doivent vous attendre
Aux yeux qu’on n’a jamais revu

Alors, aux soirs de lassitude
Tout en peuplant sa solitude
Des fantômes du souvenir
On pleure les lêvres absentes
De toutes ces belles passantes
Que l’on n’a pas su retenir

Les Passantes è un adattamento dell’omonima poesia di Antoine François Pol (1888 – 1971), un poeta minore francese molto amato dal cantautore. Brassens, fatta eccezione per modesti aggiustamenti metrici e l’eliminazione di una strofa, è rimasto fedele a Pol. La musica non è stata scritta da Brassens, ma da Jean Bertola (1922 – 1989). Ecco la poesia di Pol, scritta nel 1918:

Les Passantes

Je veux dédier ce poème
A toutes les femmes qu’on aime
Pendant quelques instants secrets,
A celles qu’on connaît à peine
Qu’un destin différent entraîne
Et qu’on ne retrouve jamais.

A celle qu’on voit apparaître
Une seconde à sa fenêtre
Et qui, preste, s’évanouit,
Mais dont la svelte silhouette
Est si gracieuse et fluette
Qu’on en demeure épanoui.

A la compagne de voyage
Dont les yeux, charmant paysage
Font paraître court le chemin;
Qu’on est seul, peut-être, à comprendre
Et qu’on laisse pourtant descendre
Sans avoir effleuré sa main.

A la fine et souple valseuse
Qui vous sembla triste et nerveuse,
Par une nuit de carnaval
Qui voulut rester inconnue
Et qui n’est jamais revenue
Tournoyer dans un autre bal.

A celles qui sont déjà prises
Et qui, vivant des heures grises
Près d’un être trop différent,
Vous ont, inutile folie,
Laissé voir la mélancolie
D’un avenir désespérant.

A ces timides amoureuses
Qui restèrent silencieuses
Et portent encor votre deuil;
A celles qui s’en sont allées
Loin de vous, tristes esseulées
Victimes d’un stupide orgueil.

Chères images aperçues
Espérances d’un jour déçues
Vous serez dans l’oubli demain;
Pour peu que le bonheur survienne
Il est rare qu’on se souvienne
Des épisodes du chemin.

Mais si l’on a manqué sa vie
On songe avec un peu d’envie
A tous ces bonheurs entrevus
Aux baisers qu’on n’osa pas prendre,
Aux coeurs qui doivent vous attendre,
Aux yeux qu’on n’a jamais revus.

Alors, aux soirs de lassitude,
Tout en peuplant sa solitude
Des fantômes du souvenir,
On pleure les lèvres absentes
De toutes ces belles passantes
Que l’on n’a pas su retenir.

Photo by Luis Quintero on Pexels.com

La canzone di Brassens è stata tradotta in diverse lingue; la versione italiana, intitolata Le passanti, è opera di Fabrizio De Andrè ed è contenuta nell’album Canzoni, soprannominato albun rosa.

Le passanti

Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà
a quella conosciuta appena
non c’era tempo e valeva la pena
di perderci un secolo in più

A quella quasi da immaginare
tanto di fretta l’hai vista passare
dal balcone a un segreto più in là
e ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto
e che tu le hai deciso
in un vuoto di felicità

Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino
e magari sei l’unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano

A quelle che sono già prese
e che vivendo delle ore deluse
con un uomo ormai troppo cambiato
ti hanno lasciato, inutile pazzia
vedere il fondo della malinconia
di un avvenire disperato

Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante
scavalcate da un ricordo più vicino
per poco che la felicità ritorni
è molto raro che ci si ricordi
degli episodi del cammino

Ma se la vita smette di aiutarti
è più difficile dimenticarti
di quelle felicità interviste
dei baci che non si è osato dare
delle occasioni lasciate ad aspettare
degli occhi mai più rivisti

Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere

La canzone è composta da sette senari endecasillabi, con rime irregolari nella traduzione di De Andrè, ma che seguono lo schema AABCCB nel testo originale in francese. Le passanti in questo caso sono molteplici, così come sono diverse le situazioni in cui il poeta le incontra. L’amante non prova una sensazione fisica di contrazione come in Baudelaire, ma una poetica sensazione di malinconia, su cui riflette e a cui dedica una canzone.

Il sonetto di Baudelaire è stato musicato anche da Léo Ferré nell’album Léo Ferré chante Baudelaire, pubblicato nel 1967. I violini e il ritmo lento e delicato rendono l’atmosfera particolarmente malinconica e romantica.

FONTI:

  • Letteratura storia immaginario. Manuale di italiano per il triennio Vol. 5., Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...