“I limoni” di Montale, una dichiarazione di poetica.


In una tiepida domenica invernale ho declamato I limoni di Montale in compagnia della mia carissima amica Martina. Eravamo in gita in Liguria, pertanto abbiamo deciso di omaggiare uno dei più grandi poeti di quella terra di monti e di mare recitando una sua poesia. In questo triste finesettimana di quarantena ho deciso di ricordare quei momenti felici analizzando l’opera, che può essere considerata una dichiarazione di poetica di Montale.

«Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.

Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.»

Photo by Ryan Baker on Pexels.com

ANALISI METRICA

La poesia è composta da quattro strofe di varia lunghezza: la prima è formata da dieci versi, la seconda da undici, la terza da quindici e la quarta da tredici. I versi sono liberi; i più brevi sono senari, i maggiori sono invece endecasillabi. I versi più lunghi sono doppi, per esempio possono essere composti da due settenari, o due ottonari.

Le rime sono irregolari e sono presenti alcune rime imperfette: vv. 8,10 ciglioni-limoni; vv. 12,13 azzurro-sussurro; vv.16,19 terra-guerra; vv.25, 28 aspetta-metta; vv. 31,33 disunisce-languisce; vv. 29,36 verità-divinità; vv. 39,41 cimase-case; vv.45,48 limoni-canzoni.

L’assenza di strutture metriche tradizionali rende il componimento non riconducibile a una tipologia di componimento tradizionale.

PARAFRASI

Ascoltami, i poeti illustri si muovono soltanto fra le piante dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti (si tratta di piante ornamentali, celebrate nelle opere antiche o decadenti). Io, per me, amo le strade che sbucano presso gli erbosi fossi dove in pozzanghere mezzo seccate agguantano i ragazzi qualche esile anguilla: le viuzze che seguono i terreni rialzati, discendono tra i ciuffi delle canne e portano negli orti, tra gli alberi dei limoni.
Meglio se i gridi degli uccelli si spengono inghiottiti dall’azzurro del cielo; più chiaro si ascolta il sussurro dei rami amici dell’aria che quasi non si muove, e i sensi di quest’odore che non sa staccarsi da terra e piove in petto una dolcezza inquieta. Qui delle diverse passioni per miracolo tace la guerra, qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza ed è l’odore dei limoni.
Vedi, in questi silenzi in cui le cose s’abbandonano e sembrano vicine a tradire il loro ultimo segreto, talora ci si aspetta di scoprire uno sbaglio di Natura, il punto morto del mondo, l’anello che non tiene, il filo (che ricorda il filo utilizzato da Arianna per uscire dal labirinto) da districare che finalmente ci metta nel mezzo di una verità, Lo sguardo fruga intorno, la mente indaga accorda diminuisce nel profumo che dilaga quando il giorno più languisce. Sono i silenzi in cui ci si vede in ogni ombra umana che si allontana qualche disturbata Divinità
Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra soltanto a pezzi, in alto, tra i cornicioni. La pioggia stanca la terra, poi; d’affolta il tedio dell’inverno sulle case. La luce si fa avara – avara l’anima. Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni; e il gelo del cuore si fa, e in petto ci scrosciano le loro canzoni le trombe d’oro della solarità.

Il testo è di facile comprensione, sono presenti persino alcune espressioni tipiche del parlato. Non mancano tuttavia alcune espressioni ricercate, come “cimase”, il cui significato necessita in alcuni casi di una spiegazione.

Foto di Eugenio Montale

FIGURE RETORICHE

  • V. 1. “poeti laureati”: è una metafora che significa gloriosi, illustri. Anticamente i poeti che vincevano gli agoni poetici venivano incoronati con una coroncina di lauro.
  • VV.1-3. “laureati/acanti” è un’assonanza, in quanto troviamo un’identità delle sole vocali nella parte finale di due parole, in particolare della vocale tonica.
  • V. 3. “bossi ligustri o acanti”: troviamo un’enumerazione di specie di piante care ai poeti tradizionali.
  • V. 2-3 “piante/acanti” è una consonanza, in quanto è presente un’identità delle sole consonanti della parte conclusiva di due parole, dopo la vocale tonica.
  • V. 6. “agguantano i ragazzi” è un’anastrofe, una figura retorica che consiste nell’inversione dell’ordine consueto degli elementi del periodo. In questo caso il verbo precede il soggetto.
  • Vv. 11-12. “Le gazzarre degli uccelli si spiegano inghiottite dall’azzurro”. E’ una metafora, che evoca l’atto con cui un uccello si libra talmente in alto nel cielo da scomparire alla vista dell’osservatore.
  • Vv. 11-12. “gazzarre/azzurro” è un’assonanza.
  • V. 17. “piove in petto una dolcezza inquieta”; La sensazione di dolcezza si diffonde nel cuore del poeta come una pioggia.
  • V.17. “dolcezza inquieta” è un ossimoro, l’accostamento di due termini di significato opposto.
  • V19. “tace la guerra”: la cessazione dei combattimenti viene paragonata all’atto della guerra di zittirsi in una brillante metafora. E’ inoltre presente la personificazione della guerra.
  • Vv. 18-20. Ripetizione della parola “qui” ad inizio verso in un’anafora.
  • V. 30. “lo sguardo fruga” è una metafora con cui Montale descrivere l’azione che il poeta compie con gli occhi.
  • V. 31. “la mente indaga accorda disunisce” è una metafora.
  • V. 33. “il giorno più languisce” è una metafora.
  • V.36. “disturbata Divinità” è una metafora in cui è presente l’allitterazione (ripetizione) della lettera “d”.
  • Vv. 37,38,39. “ma l’illusione manca e ci riporta il tempo/nelle città rumorose” è un iperbato, infatti gli elementi che sarebbero solitamente uniti in un sintagma sono separati.
  • Vv. 41,42. “Il tedio dell’inverno sulle case, la luce si fa amara, amara l’anima”: qui è presente un’allitterazione in “t” e un’assonanza in “a”.
  • V. 42. “amara l’anima” è un chiasmo, infatti vengono disposti in modo incrociato, rompendo il normale parallelismo sintattico, i membri corrispondenti di due sintagmi o di due proposizioni.
  • V. 42. “avara/amara” è una paronomasia, l’accostamento di due parole con suono simile.
  • V. 46. “il gelo del cuore si fa” è una metafora che esprime uno stato d’animo.
  • V.45 “l’azzurro si mostra” è una metonimia, una figura retorica che consiste nella sostituzione di una parola con un’altra che appartiene a un campo concettuale vicino e interdipendente; la parola cielo infatti è stata sostituita con azzurro.
  • V.49. “le trombe d’oro della solarità” è una metafora che indica l’epifania, la fusione panica che prova il poeta, in cui è presente una sinestesia, vale a dire l’accostamento di due elementi appartenenti a sensi diversi, in questo caso udito (trombe) e vista (oro).

Un linguaggio semplice e apparentemente umile, diverso da quello dei poeti laureati menzionati nel testo, rivela abbondanti e preziose figure retoriche e una struttura del testo complessa.

La copertina di “Ossi di seppia”


OSSI DI SEPPIA

La poesia I limoni è stata pubblicata in Ossi di Seppia (Torino, Pietro Gobetti Editore, 1925), un’opera composita in cui confluiscono tendenze di poetiche differenti: l’avanguardia dei primi del Novecento crepuscolare e espressionista; il simbolismo francese e italiano (Pascoli, D’Annunzio); la restaurazione avanguardistica promossa dalla rivista “Il Baretti” e il classicismo della “Ronda”. Il volumetto esce in un periodo di svolta politica e culturale, durante il tramonto delle avanguardie e il riorno all’ordine, e dunque è un’opera caratterizzata da forti contrasti.

Le poesie della prima edizione sono state scritte tra il 1921 e il 1924; la seconda edizione prevede l’aggiunta di sei liriche e la struttura interna dell’opera subisce alcune modifiche.

L’immagine degli ossi di seppia è presente anche in Alcyone di D’Annunzio, essi possono sia galleggiare nel mare rappresentando per il poeta la felicità naturale, sia giacere sulla spiaggia come dei relitti. La seconda immagine prevarrà sulla prima, che è invece più frequente nelle poesie giovanili.

Il mare e la terra sono i simboli dominanti dell’opera. Separandosi dal mare, l’uomo cresce e compie una scelta morale in un’opera che può essere paragonata ad un romanzo di formazione. La terra è l’emblema dei limiti della condizione umana, sebbene possa anch’essa essere teatro di un “miracolo laico” o di un’”epifania” in smemoramenti, come l’effetto prodotto dall’odore dei limoni nella poesia da noi analizzata. Ma si tratta pur sempre di un’epifania umile, semplice, concreta, imprigionata nel grigiore del quotidiano.

Dal primo momento dell’incanto, che coincide con l’infanzia e l’adesione panica con la natura, si prosegue con la disillusione della maturità, lo spaesamento e una frammentazione che riguarda sia la realtà oggettiva sia la soggettività del poeta. All’uomo non resta che accettare la nuova condizione.

L’opera consiste in un superamento del simbolismo e della poesia dannunziana, che nella poesia I limoni sarebbero rappresentati dai “poeti laureati”. Montale compie la scelta antidannunziana di “torcere il collo” all’eloquenza, privilegiando uno stile aspro e arido, per aderire alla realtà oltre l’inganno delle convenzioni ideologiche e linguistiche.

Photo by Elle Hughes on Pexels.com

ANALISI DEL TESTO

Il limone è una pianta umile, ben presente nel quotidiano di Montale. Il paesaggio descritto nella poesia è un omaggio all’infanzia che il poeta ha trascorso in Liguria. Al paesaggio artificioso e falso della poesia dannunziana e di altri poeti della tradizione, Montale afferma di preferirne uno semplice e concreto, in cui si incontrano stradine immerse nella natura, pozzanghere, alberi di limoni. Qui i poeti umili trovano la loro felicità e hanno l’impressione di poter scoprire segreti nascosti nella natura, si tratta tuttavia di una sensazione illusoria, cui segue il grigiore cittadino e autunnale. La poesia si conclude con un messaggio di speranza: i limoni e il loro profumo si possono trovare anche d’inverno e consentono di ricordare la bella stagione.  

Le prime due strofe sembrano preannunciare un miracolo naturale, eppure tale fenomeno soprannaturale non si compie, nonostante gli sforzi dei sensi e della mente del poeta: compaiono solo le ombre degli uomini. E’ l’esatto contrario di ciò che accade in Alcyone di D’Annunzio, in cui l’individuo si fonde con la natura, assiste all’apparizione di creature divine e percepisce la propria esistenza come divina: l’epifania di Montale fallisce, è solo un’illusione. Il poeta sceglie dunque una via autonoma anche quando si approccia al simbolismo. L’unica ricchezza di cui può disporre Montale è quella dei poveri, la realtà nella sua semplicità.

FONTI:

  • Letteratura storia immaginario. Manuale di italiano per il triennio Vol. 6., Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese.

2 pensieri su ““I limoni” di Montale, una dichiarazione di poetica.

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