#andratuttobene – Intervista: il Coronavirus in Spagna, la parola a un'italiana


Abbiamo intervistato un’italiana che vive a Barcellona per raccontare come la Spagna sta affrontando la pandemia. La ragazza, che preferisce restare anonima, ha voluto rispondere alle domande per iscritto perciò questo articolo è opera sua, io mi sono occupata solamente della scaletta delle domande.

  1. A che stadio è la diffusione del Coronavirus in Spagna?

Non è possibile individuare il punto dell’evoluzione del contagio nel quale si trova la Spagna per varie ragioni: prima di tutto, non è semplice stabilire formule matematiche. In secondo luogo, alle previsioni si deve aggiungere il fattore comportamentale della popolazione: quanto meno si dovessero rispettare le misure restrittive, quanto più ci si dovrà aspettare una crescita esponenziale dei casi. Infine, non sono state realizzate molte prove, ragion per cui i numeri a disposizione non aiutano a delineare una situazione reale.

  • Quali misure sta adottando la Spagna contro il Coronavirus? Secondo te sono adeguate?

Sabato 14 è stato dichiarato lo stato di allarme e da lunedì 16 sono entrate in vigore le norme di prevenzione sanitaria, che prevedono l’obbligo di permanenza nel proprio domicilio. Non vi è stata alcuna gradualità nel ridurre gli spostamenti, si è passati direttamente alla proibizione di qualsiasi uscita che non sia finalizzata all’acquisto di beni alimentari e di medicinali, all’assistenza medica di familiari o al raggiungimento del posto di lavoro (e naturalmente il tragitto di rientro a casa). C’è da dire che, prima ancora dell’entrata in vigore del decreto, già la scorsa settimana molte imprese si sono mobilitate per permettere il lavoro da casa e che sono state adottate misure igieniche nelle stesse.

Nei supermercati e prima ancora all’ingresso, si controlla il rispetto del metro di distanza e in alcune catene è prevista la somministrazione di gel prima di entrare; quando non vi è personale addetto al controllo, si invita a osservare la distanza consigliata. La distanza però non è garantita sui mezzi di trasporto pubblico, drasticamente ridotti. Chi utilizza mezzi di trasporto privato come le automobili deve viaggiare da solo, a meno che non trasporti minori o anziani che hanno necessità di assistenza. La polizia si muove continuamente per controllare l’adempimento delle norme, soprattutto di chi si muove a piedi o in monopattino. Le norme di per sé sono adeguate: certo è che si è aspettato fino all’ultimo momento per metterle in atto (troppo tardi se l’obiettivo è fare prevenzione); un’altra storia ancora è che il senso civico dei singoli suggerisca di resistere alla tentazione di uscire da casa.

  • Come si rapporta la popolazione con la diffusione dell’epidemia?

Dopo questa prima settimana di quarantena, la popolazione sembra essersi abituata alle restrizioni e alle norme di prevenzione (il metro di distanza in primis); naturalmente, vi sono persone che non ripongono la giusta attenzione. Prima dell’introduzione delle misure, vi sono stati casi analoghi a quelli visti in Italia: esodi dalle aree inizialmente più colpite (la regione di Madrid) che hanno contribuito all’espansione del contagio.

  • Come vengono trattati gli italiani in Spagna in questo periodo?

Gli italiani all’estero hanno sofferto doppiamente. In questo primo mese in Spagna si è parlato del Coronavirus come di un problema cinese ed italiano: i telegiornali sono stati molto impegnati nel diffondere le immagini di una piazza San Marco o del Duomo insolitamente vuote, con uno sguardo di incredulità quando non di incomprensione per le norme di prevenzione; una piazza turistica diventava così l’emblema di un rintanarsi, di un chiudersi a riccio che appariva quasi esagerato. Automatica è stata l’associazione del contagio con la popolazione italiana: milioni di volte mi sono sentita fare commenti come “ho visto quello che succede nel tuo Paese: ve la state passando malissimo, ho visto i telegiornali…”. In alcuni casi mi è stato chiesto di rendere conto dei miei spostamenti e rientri in Italia, perché sapere che erano diversi mesi che non vi facevo ritorno li faceva sentire tranquilli rispetto alla possibilità che potessi trasmettere il contagio. Devo dire però che ci sono state persone sensibili e assennate che non solo si sono preoccupate di sapere come stesse la mia famiglia, ma che presagivano la presenza del contagio in Spagna. Ecco, questo è stato difficile da far capire: che il contagio fosse già presente e che non era sufficiente bloccare gli aerei dall’Italia e fare terra bruciata intorno agli italiani. Credo che lo Stato si sia mosso con grande ritardo e che abbia sottovalutato l’importanza di fare prevenzione interna oltre che lungo i confini.

  • Qual è la percezione dell’Italia in Spagna in questo periodo?

L’Italia sta dimostrando una forza e una volontà magistrali. Si parla di “modello italiano” e si usa la sua situazione come termine di paragone per misure, numeri e spirito.

  • Che ripercussioni ha avuto il Coronavirus nei tuoi contatti con gli italiani in patria?

Alla macerante preoccupazione per familiari e amici si aggiunge la tremenda consapevolezza di una condanna all’immobilità di fronte alle tragedie: non ci sarebbe permesso rientrare per rincuorare o per piangere nessuno. Lo stesso accade a chi vive lì: chi muore lo fa da solo, circondato dal silenzio, e i suoi cari non possono accompagnarlo nemmeno se hanno vissuto insieme fino alla comparsa della malattia, ma vivere lontano ti fa sentire ancora più impotente. La tecnologia si sta rivelando di fondamentale importanza per dare l’illusione di vicinanza almeno per la durata di una videochiamata. Qui, come in Spagna, sono stati proposti i servizi digitali gratuiti più svariati perché si possa condurre una vita più simile a quella “reale” e si possa sopportare la reclusione in modo più ameno e leggero: film, racconti, corsi di yoga e di meditazione, consigli per uso di piattaforme e supporti fondamentali per il lavoro da casa.

  • Sono nati dei movimenti o delle iniziative popolari significative in relazione al Coronavirus?

Si fa piccola solidarietà tra vicini a livello di quartiere (che è un’entità abbastanza importante qui a Barcellona): gli anziani possono richiedere servizi di consegna a domicilio di medicinali e di alimentari. Come in Italia, poi, si organizzano diariamente appuntamenti sul balcone per cantare, sentire musica, fare rumore con oggetti con l’intento di risollevare gli animi.

  • Come sta reagendo l’economia spagnola al Coronavirus?

È forse presto per tracciare una linea evolutiva economica: certo è che le misure preventive hanno inciso in maniera drastica sul modo di lavorare e, prima ancora, sulla possibilità di lavorare. Si è tutto digitalizzato e si lavora da casa, ma anche tra i fortunati che hanno avuto la possibilità di conservare il posto di lavoro e di poter svolgere i propri compiti nel domicilio, si è risentito un calo nel volume di lavoro (e, di conseguenza, negli ingressi). Lo Stato ha previsto sovvenzioni per i liberi professionisti, di certo una delle categorie più colpite, ma non basterà a contenere i danni economici. Anche in base alla durata della quarantena (è stato già annunciato che verrà prolungata da due settimane a un mese dall’entrata in vigore) verranno varati nuovi piani economici.

  1. Secondo te sta affrontando il virus con maggiore efficacia l’Italia o la Spagna?

Come ho già spiegato, la Spagna ha trattato il Coronavirus con iniziale leggerezza. Quando il male ha cominciato a serpeggiare in maniera un po’ più che sporadica, si è corsi ai ripari e in pochi giorni si è introdotta la misura più estrema di quarantena, con controlli e multe della polizia. L’efficacia però è in mano soprattutto alla coscienza dei singoli: e la Cina ci ha dimostrato l’importanza di seguire alla lettera queste restrizioni, che ci sembrano soffocanti a volte, ma che sono l’unica maniera di sopravvivere.

Le parole della ragazza ci mostrano una situazione che non è poi troppo diversa da quella italiana: gli Spagnoli sono i nostri vicini di casa, perciò ciò che colpisce noi, uccide anche loro. Se anche voi abitate oltre i confini italiani, vi andrebbe di lasciare un commento qui sotto per raccontare la vostra esperienza?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...