#andratuttobene – Una playlist contro il Coronavirus

#andratuttobene – Una playlist contro il Coronavirus

La musica può essere un valido farmaco contro l’angoscia provocata dal Coronavirus: rallegra gli animi afflitti dalla quarantena, induce alla riflessione per farci crescere nella solitudine e diffonde cultura arricchendoci spiritualmente. Ho scelto per voi dieci brani musicali: alcuni recenti e provenienti dal miglior cantautorato italiano e straniero, altri sono invece antichi e annoverati tra le più grandi perle della musica classica.

  1. Dolcenera, De Andrè. L’amore durante la tempesta.  

Dolcenera, uscita nel 1996, è il quarto brano dell’album Anime Salve di De Andrè e racconta un amore adultero contrastato dall’alluvione di Genova del 7 e 8 ottobre 1970, una catastrofe apocalittica che provocò 2000 sfollati e 44 vittime di cui 35 morti. Uno dei torrenti che straripò fu il Polcevera, il cui nome evoca il titolo della canzone. Il coro in dialetto genovese da voce alle esclamazioni di paura dei cittadini del capoluogo ligure, svolgendo una funzione non dissimile da quella dei cori delle tragedie greche; la fisarmonica accompagna il loro struggente canto.

Il testo si presta a molteplici interpretazioni: secondo alcuni la moglie di Anselmo e il suo amante sopravvivono all’alluvione, per altri la donna muore. Ascoltiamo l’opinione dell’autore: «Questo del protagonista di Dolcenera è un curioso tipo di solitudine. È la solitudine dell’innamorato, soprattutto se non corrisposto. Gli piglia una sorta di sogno paranoico, per cui cancella qualsiasi cosa possa frapporsi fra se stesso e l’oggetto del desiderio. È una storia parallela: da una parte c’è l’alluvione che ha sommerso Genova nel ’70, dall’altra c’è questo matto innamorato che aspetta una donna. Ed è talmente avventato in questo suo sogno che ne rimuove addirittura l’assenza, perché lei, in effetti, non arriva. Lui è convinto di farci l’amore, ma lei è con l’acqua alla gola. Questo tipo di sogno, purtroppo, è molto simile a quello del tiranno, che cerca di rimuovere ogni ostacolo che si oppone all’esercizio del proprio potere assoluto.» 

Il Coronavirus è una tragedia ben più grave di un’alluvione poiché sta decimando gli anziani di tutto il mondo. Forse un giorno qualcuno racconterà la storia di due giovani innamorati separati dalla quarantena e rimasti in contatto grazie alle videochiamate.

  • Music for the funeral of Queen Mary (Marcia), Henry Purcell. Un funerale da regina.

Maestosa, trionfale, grandiosa. Se dovessi morire di Coronavirus, dovreste tutti ascoltare in mio onore la marcia con cui inizia Music for the funeral of Queen Mary, composta da Henry Purcell nel 1695 per il funerale della regina Maria II d’Inghilterra, morta di vaiolo nel dicembre dell’anno precedente. La funzione si svolse il 5 marzo 1695 e parte del brano fu eseguito anche in occasione del funerale dello stesso Purcell. La marcia costituisce il primo esempio di marcia funebre, perciò si tratta di una significativa innovazione nella storia della musica e delle manifestazioni pubbliche. Gli strumenti sono pochi ma essenziali: ottoni e percussioni. L’arrangiamento di Walter Carlos accompagna inoltre alcune geniali scene di Arancia Meccanica di Stanley Kubrick (1971), dissacrando l’opera di Purcell: il brano viene infatti associato ad immagini di violenza in un ossimorico contrasto tra arte e depravazione.

La scelta di questa marcia vuole essere un consiglio: se proprio dobbiamo morire, sdrammatizziamo un po’ e facciamolo da regine.

  • The Sound of silence, Simon & Garfunkel. La comunicazione squarcia il silenzio.  

Nel 1964 uscì uno dei brani più belli della storia della musica leggera: The sound of silence, di Simon & Garfunkel, scritta e musicata da Paul Simon e uscita come singolo. Il testo racconta un sogno che è allegoria di un concetto importante: l’incomunicabilità degli uomini, che venerano un Dio Neon e vivono nel silenzio e nella solitudine. Le parole sembrano quasi essere sussurrate dai cantanti, come se fossero figlie del silenzio o l’eco di un sogno.

Se la profezia di Simon sembrava essersi avverata nella telematica società del Terzo Millennio, il Coronavirus ci unisce perché, sebbene sia vietato abbracciarci, baciarci e stringerci la mano, abbiamo ricominciato a comunicare: i cellulari squillano perché abbiamo molto più tempo libero da dedicare ai nostri cari, le videochiamate ci consentono di rimpiangere il contatto umano che prima snobbavano in favore del mondo digitale e gli applausi sui balconi risvegliano la solidarietà nei quartieri. Sono certa che, quando la crisi sarà superata, ci stringeremo in un affettuoso abbraccio collettivo.

  • La follia, Vivaldi. Un tema martellante come i nostri pensieri.

Avete presente quei pensieri martellanti che ci assillano nella solitudine della quarantena? Quella voglia irrefrenabile di uscire, di vedere gente, di correre, di fare esplodere la casa che ci rinchiude facendoci sentire un po’ matti? Vivaldi trasforma i nostri pensieri ossessivi in una danza gioiosa dal nome Follia nel 1705, in cui il tema del violino si ripete incessantemente, rallegrando le corti del Settecento. Il ritornello è estremamente orecchiabile, incanta l’ascoltatore e si insinua nei pensieri al pari di un tormentone estivo. Non è un caso che il tema della follia, di origine portoghese, derivi da una danza popolare della fertilità, in cui dei danzatori prendevano sulle spalle degli uomini vestiti da donna. Nel 1742 anche Bach comporrà un brano dedicato alla follia. Ho scelto questo brano per suggerirvi di trasformare la vostra pazzia in gioia e ballare, anche nella solitudine della vostra stanza.

  • Pulenta e galena fregia, Davide Van De Sfroos. Una canzone al giorno per vincere.

Da quando è iniziata la quarantena, Davide Van De Sfroos sta pubblicando ogni giorno una Storia con un video girato nella sua bellissima villa con vista sul lago di Como, in cui ci regala la versione acustica di uno dei suoi brani. Le canzoni sono accompagnate da alcune parole di conforto o delle note appositamente composte per l’occasione. Van De Sfroos ha persino eseguito una cover di Mika, il cui testo è stato trasformato in un inno ai piaceri di starsene a casa propria. I suoi fan stanno tutti aspettando la versione acustica di Pulenda e Galena Fregia (Brèva e Tivàn, 1999), ma ho deciso di anticiparlo inserendola in questa playlist. La canzone racconta un episodio che potrebbe essere un sogno, una fantasticheria o un’esperienza mistica che l’autore ha provato in un momento di solitudine. Sarebbe bello vivere un episodio simile durante la quarantena, incontrando dei folletti.

  • Brindisi, Traviata. Quando la morte colpiva tutti.

Poco importava nei secoli passati se una persona aveva appena trovato la felicità e l’amore: la malattia poteva colpirla e annientare i suoi propositi di felicità. E’ ciò che accadde a Violetta Valery, protagonista de La Traviata, di cui abbiamo già parlato ampiamente in diversi articoli. Ciò che a noi sembra un episodio straordinario solo perché non si verifica da decenni, in passato era la normalità. Personalmente però non voglio parlare di morte, bensì di vita. Eviteró dunque di raccontarvi la conclusione dell’opera in cui la protagonista muore, voglio infatti libare nei lieti calici e brindare al futuro, ad un avvenire senza Coronavirus: non bisogna mai perdere la voglia di brindare.

  • Canzone di notte numero 2, Francesco Guccini. Riflessioni in solitudine.

Voce bassa, con l’inconfondibile erre moscia; gli strumenti musicali sono solo un accompagnamento per il testo, che è la colonna portante della canzone. Francesco Guccini adorava trascorrere le notti sveglio a riflettere, leggere, scrivere canzoni e rilassarsi, rigorosamente con un bicchiere di vino rosso in mano. Quattro versi di Canzone di notte numero 2 (Via Paolo Fabbri 43, 1976) descrivono la situazione in cui ci troviamo attualmente: “E l’eco si è smorzato appena /delle risate fatte con gli amici, dei brindisi felici/in cui ciascuno chiude la sua pena, /in cui ciascuno non è come adesso da solo con sé stesso.” Questa canzone fu scritta quando i locali di Bologna iniziarono a chiudere a mezzanotte, impedendo a Guccini e ai suoi compari di ritrovarsi. Una situazione analoga a quella che ha colpito l’Italia, impedendoci di fare aperitivo e ritrovarci in compagnia. Per Guccini tuttavia i momenti di solitudine sono un’opportunità per affermare la propria individualità e confidare ad una chitarra la propria ideologia politica e di vita. Se imparassimo a coltivare il tempo libero trascorso in quarantena come Guccini, faremmo della nostra vita un capolavoro.

  • Viva l’Italia, Francesco De Gregori.  Un pensiero alla nostra nazione.

E’ bene essere cittadini del mondo, ma in questi giorni siamo tutti preoccupati per la nostra nazione, per l’economia che va a rotoli, gli anziani che muoiono, l’industria culturale in ginocchio. Per questo ci affacciamo al balcone per applaudire o strimpellare uno strumento musicale: amiamo l’Italia e vogliamo salvarla. Francesco de Gregori canta un inno alla propria terra, parole prive di nazionalismo ma colme di amore, che elencano pregi e difetti del Belpaese. Una canzone tratta dall’album Viva l’Italia del 1979. Nel concerto che ho scelto, De Gregori canta insieme al suo grande amico Lucio Dalla; anche in questo caso la parola domina la musica.

  • Sinfonia n. 6, Pastorale di Ludwig Van Beethoven. Sognando un paesaggio bucolico.

La reclusione ha fatto sorgere in noi l’irrefrenabile desiderio di uscire di casa: alcuni svolgono un’attività sportiva cinque volte al giorno, altri fanno la spesa mattina, pomeriggio e sera, altri ancora portano il cane a fare i bisogni più del dovuto. Ecco dunque un brano dal sapore bucolico, per farvi sognare paesaggi ameni e attività all’aria aperta. La Sinfonia n. 6 in Fa maggiore, catalogata al n. 68, di Ludwig Van Beethoven debuttò a Vienna il 22 dicembre 1808 e descrive l’intimo rapporto tra l’uomo e la natura. Chiudete gli occhi e immaginate dunque dei campi sterminati baciati dal sole, i fiori primaverili ancora umidi di rugiada, le contadinelle e i pastori che si rincorrono allegri, gli animali al pascolo che brucano l’erba rilassati, gli uccellini e le nuvole nel cielo. Presto tutto questo sarà di nuovo nostro, sebbene in una versione più moderna e meno poetica.

  1. La storia siamo noi, Francesco De Gregori. Noi siamo testimoni.

La playlist si conclude con La storia siamo noi (Scacchi e tarocchi, 1985) di Francesco De Gregori, per ricordarci che la diffusione del Coronavirus dipende da noi, da ogni singolo italiano: con le nostre scelte quotidiane possiamo arrestare il contagio o alimentarlo, scrivendo la storia al pari dei personaggi della macrostoria. Quando avremo concluso il triste capitolo del Coronavirus, da attori diventeremo testimoni e sarà nostro compito tramandare ai posteri l’angoscia che abbiamo provato attraverso l’arte.

Vi è piaciuta la mia playlist? Scrivete qui sotto una canzone che vorreste aggiungere alla lista.

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