Emily Dickinson, la poetessa rinchiusa

Emily Dickinson, la poetessa rinchiusa

Sola, non posso essere 
Schiere – mi fanno visita 
Inafferrabile Compagnia 
Che si beffa della Chiave 

Non hanno Vesti, né Nomi 
Niente Calendari – né Luoghi 
Ma Dimore diffuse
Come gli Gnomi 

Il loro Arrivo, può essere annunciato
Da intimi Messaggeri 
La loro partenza – no 
Perché non partono mai 

Alone, I cannot be 
The Hosts – do visit me 
Recordless Company 
Who baffle Key 

They have no Robes, nor Names 
No Almanacs – nor Climes 
But general Homes
Like Gnomes 

Their Coming, may be known
By Couriers within –
Their going – is not –
For they’re never gone –

In questi giorni di reclusione siamo costretti a sopportare la compagnia di noi stessi, con effetti anche sconvolgenti per il nostro spirito, eppure alcune grandi personalità del passato hanno fatto della solitudine una scelta di vita, una vocazione che hanno trasformato in una grande opportunità. Emily Dickinson, la più grande poetessa americana, ha scelto di vivere in isolamento nella propria stanza e ha impiegato le ore trascorse nel silenzio scrivendo delle poesie che sono entrate nella storia.

Emily Elisabeth Dickinson nacque il 10 dicembre 1830 ad Amherst, nel Massachusetts, ed era la secondogenita di Edward Dickinson, celebre avvocato e futuro deputato del Congresso; la madre era Emily Norcross, una donna dalla personalità fragile. Sin dalla giovane età manifestò un carattere ribelle, contradditorio, complesso e fiero. Emily Dickinson ricevette dalla famiglia un’educazione piuttosto libera e completa per una donna della sua epoca, ma non estranea ai precetti puritani diffusi all’epoca negli Stati Uniti, dei principi cui la giovane Emily si ribellava, sebbene la sua poesia ne sarebbe stata fortemente influenzata. Emily ricevette lezioni di piano dalla zia, segui un corso di giardinaggio, una disciplina che amò per tutta la vita, e studiò astronomia. Era appassionata di poesia e amava raccontare storie alle compagne. Dal 1840 al 1947 frequentò la Amherst Academy, inoltre frequentò le scuole superiori di South Hadley solo per un anno poiché ben presto venne ritirata dal padre. Emily era felice di abbandonare il seminario femminile, in cui aveva commesso l’atto eversivo di non dichiararsi cristiana.  Ritornò nella casa del padre, dove restò per tutta la vita.

Nel corso della giovinezza coltivò una discreta vita sociale e si dedicò con passione alla scrittura di lettere per gli amici. Non si sposò mai, ma vivrà alcune storie d’amore che tuttavia non sfociarono in relazioni durature e probabilmente morì vergine. Non frequentando la scuola, la formazione della poetessa fu autodidatta: si faceva consigliare nelle letture dall’assistente del padre Benjamin Newton, con il quale intrattenne una fitta corrispondenza; l’uomo poteva essere un pretendente, ma morì di tubercolosi. Si invaghì del pastore protestante Charles Wasdworth, ma l’uomo era sposato e si allontanò da lei per non tradire la moglie.

Per motivi a noi sconosciuti, a soli 23 o 25 anni (le fonti sono in disaccordo) decise di ritirarsi ad una vita di volontaria segregazione: Emily iniziò a vestirsi di bianco e si rinchiuse prima in casa, poi nella sua stanza. Gli studiosi sono solo riusciti ad appurare che non si trattava né di una delusione amorosa né di problemi di salute. Probabilmente la scelta fu dettata dalla consapevolezza di non poter avere un rapporto positivo con il mondo; per una donna disinteressata al matrimonio la sola via percorribile è l’insegnamento, ma Emily preferì la reclusione, isolandosi da una società oppressiva cui non sente di appartenere. Alcuni sospettano che la segregazione volontaria e le numerose eccentricità della poetessa fossero frutto di disturbi mentali, ma non esistono certezze al riguardo e gli scritti di Emily Dickinson risultano perfettamente razionali.

Le lettere con pochi amici selezionati furono il principale strumento di comunicazione di Emily Dickinson con il mondo esterno in quanto raramente riceveva visite, spesso i suoi messaggi contenevano delle poesie, che incominciò a scrivere proprio quando si ritirò dal mondo. Il più grande amico di Emily fu il terranova Carlo; quando l’animale morì la poetessa non uscì più non solo di casa, ma persino dalla sua stanza. Poco prima di morire scrisse: «Credo che il primo che mi verrà incontro quando andrò in paradiso sarà il caro, fedele, vecchio Carlo».

La poesia era per Emily un cammino di crescita spirituale verso una profonda conoscenza di sé, finalizzato alla comprensione del senso della vita. La sua poesia nacque dalla contemplazione della natura, dalla meditazione e dallo studio dei suoi autori prediletti: Shakespeare, Keats ed Emily Brontë. La poetessa non era interessata alla pubblicazione delle sue opere: la sua creatività era fine a se stessa, la fama e la gloria non rientravano nelle sue priorità, né aveva bisogno di confrontarsi con il parere di coloro che vivevano nel mondo. Le sue poesie, raccolte in quaranta volumi rilegati a mano, furono nascoste dalla poetessa nella sua scrivania e furono ritrovate dalla sorella minore Vinnie e pubblicate dopo la morte dell’autrice; solo sei componimenti verranno pubblicati ante mortem, pertanto la notorietà della poetessa è postuma. Emily Dickinson muore di nefrite il 15 maggio 1886 nella casa paterna; per rispettare le sue ultime volontà, il corteo funebre attraversò i suoi amati campi.

I componimenti sono brevi e con scarsa punteggiatura, le maiuscole talvolta enfatizzano alcune parole e dei trattini inseriscono delle pause all’interno delle frasi: anche per questi aspetti la sua poesia non segue le regole tradizionali, nonostante ciò influenzerà la lirica moderna. Per rappresentare concetti astratti usa immagini concrete, ma la relazione tra concreto e astratto è spesso ermetica. Tali aspetti sono evidenti anche nella poesia che abbiamo riportato all’inizio di questo scritto.

Tra i temi privilegiati troviamo l’amore, la natura, la fugacità della vita e la dolorosa certezza della morte, da cui si può trovare conforto nell’immortalità ultraterrena, che consentirà alla poetessa il ricongiungimento con i suoi cari. Dalla finestra della sua stanza, Emily Dickinson osserva il suo giardino e descrive insetti, fiori, l’alternarsi delle stagioni e delle ore del giorno, simboli del cambiamento che caratterizza l’esistenza. Trecento poesie sono di tematica amorosa, ma non è noto il nome del personaggio a cui sono state dedicate. Secondo alcuni tali opere erano dedicate all’assistente di suo padre e al pastore protestante, secondo altri a Susan Gilbert, un’amica d’infanzia e cognata.

Dovremmo provare a dare un senso alle nostre giornate di reclusione esprimendo il lato più autentico e creativo di ciascuno di noi, proprio come faceva Emily Dickinson, perché anche dalle esperienze più difficili possiamo trarre dei momenti di piacere e degli insegnamenti positivi.

“Faith” is a fine invention
For Gentlemen who see –
But Microscopes are prudent
In an Emergency.
    La “Fede” è una bella invenzione
Per Uomini che vedono –
Ma i Microscopi sono preferibili
In un’Emergenza.

CONSIGLI DI LETTURA:

Qui potete trovare tutte le poesie di Emily Dickinson: https://www.emilydickinson.it/

FONTI:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un’icona per effettuare l’accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: