“Il percorso identitario degli adolescenti di origine straniera” di Giovanna Ranchetti: la vita degli adolescenti stranieri di seconda generazione.


I migranti stranieri di seconda generazione si ritrovano in una situazione ibrida: hanno ereditato la cultura del paese d’origine, ma sono perfettamente integrati nella società italiana. Ci racconta la loro complessa condizione Il percorso identitario degli adolescenti di origine straniera. Tra culture affettive e diversità culturali. Il saggio di Giovanna Ranchetti, pubblicato da FrancoAngeli, è uno dei libri proposti dall’Università degli Studi di Milani per l’esame di Psicologia, necessario per acquisire i 24 CFU del For 24 obbligatori per accedere all’insegnamento. Si tratta di un libro cui gli studenti di Lettere Moderne non sono abituati poiché tratta argomenti inconsueti, ma che può essere molto utile nelle future esperienze lavorative.

Otto ragazzi stranieri, selezionati in base ai buoni risultati scolastici e all’assenza di problemi psichici, sono stati intervistati da uno psicologo relativamente a tutti gli aspetti della loro esistenza; successivamente i risultati sono stati analizzati e l’autrice ha tratto le dovute conclusioni. Il saggio è strutturato in tre parti: inizialmente si forniscono al lettore gli strumenti necessari per analizzare le esperienze degli otto ragazzi, che consistono in nozioni di psicologia elementare; seguono le testimonianze degli adolescenti selezionati; l’opera si conclude con una sintesi dei risultati ottenuti e alcune proposte per assistere al meglio i ragazzi stranieri.

Il saggio espone i concetti con semplicità e chiarezza. Nonostante vengano utilizzati alcuni termini propri della psicologia, i contenuti sono comprensibili per tutti e possono risultare interessanti anche per i non addetti ai lavori. Questo articolo non propone un’analisi del libro da un punto di vista delle discipline psicologiche, ma una recensione avente lo scopo di coinvolgere i lettori comuni.

A mio parere il libro non fornisce una panoramica completa della situazione dei migranti di seconda generazione in Italia: su otto intervistati uno solo è un maschio; sono in maggioranza le ragazze provenienti dalle Filippine, forse poiché sono gli studenti provenienti da tale nazione hanno una media scolastica più alta e dunque si tratta dei soggetti ideali per la ricerca dell’autrice; è presente una sola ragazza proveniente da un paese musulmano (Senegal) e una sola intervistata originaria di un paese induista (Mauritius). Forse è doveroso perdonare l’autrice, che ha dovuto accontentarsi dei soggetti che il caso le ha offerto per svolgere la sua ricerca.

L’opera risalta una realtà sempre più presente nella nostra società che tuttavia i media ignorano, privilegiando i migranti che giungono in Italia sui gommoni in situazioni drammatiche rispetto ai loro figli, cresciuti nella nostra nazione, istruiti ed intraprendenti, perfettamente integrati a scuola e al lavoro, spesso bilingui e con grandi progetti per il futuro. Si tratta di ragazzi molto differenti dai coetanei del paese d’origine, che spesso sono meno responsabilizzati, seguono mode differenti o, nel caso delle ragazze, che non possono indossare pantaloncini corti o canotte. Alcuni hanno vissuto esperienze tragiche, essendo cresciuti in patria lontano dai genitori, con cui si sono ricongiunti in un secondo periodo della loro esistenza.

La sfida più difficile per questi ragazzi è imparare a mediare tra le due culture, alternandole, senza trascurare nel contesto italiano le proprie origini, indispensabili per l’affermazione della loro identità. Gli adolescenti stranieri di seconda generazione sono più autonomi dei ragazzi italiani e soggetti ad un’adultizzazione precoce: sono chiamati ad aiutare in casa, spesso sostituendosi ai genitori nelle faccende domestiche e nella cura dei fratelli minori, e hanno già svolto delle esperienze lavorative contribuendo nelle attività svolte ai genitori o venendo assunti come stagisti; un giovane ragazzo romeno ha persino in programma di sposarsi. Nonostante tale autonomia, le otto ragazze sono tenute sotto stretto controllo dai genitori e non possono uscire da sole con gli amici: i padri e le madri non si fidano del mondo esterno e temono che le figlie possano utilizzare la gravidanza precoce come strumento di emancipazione, come si usa nei paesi d’origine. I maschi invece sono più liberi e possono vivere più esperienze in compagnia degli amici o partecipando alle gite scolastiche.

Nessuno degli intervistati, pur avendo ottimi voti, frequenta il liceo; una sola ragazza vuole iscriversi all’università: lo studio è finalizzato alla futura attività lavorativa, tutti hanno fretta di trovare un lavoro per guadagnare e emanciparsi. Pur essendo portati per lo studio, non sempre hanno avuto ottimi risultati: alcuni hanno avuto difficoltà nel periodo successivo all’arrivo in Italia, altri hanno avuto un breve periodo di ribellione finalizzato ad ottenere più libertà da parte dei genitori, ma si è trattato di un breve episodio, in quanto è prevalsa la necessità di coltivare un rapporto con la famiglia per mantenere una certa continuità con le proprie origini. Gli interessi sono la moda, che prevede di mescolare abiti tradizionali e occidentali o di prediligere un look ribelle, e il ballo, che consente alle ragazze filippine di avere una continuità sia con la cultura di origine, progettando le coreografie per le feste dei diciottenni, sia con la cultura occidentale.

Si tratta di un saggio tecnico ma scorrevole, che mostra una realtà che solitamente osserviamo distrattamente, senza metterci nei panni dei ragazzi stranieri di seconda generazione. Quest’opera non deve essere solo studiata per gli esami, merita di essere letta e apprezzata.

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