“Il trionfo della morte” di Bruegel il Vecchio, uno scenario apocalittico.


Quando la Morte giunge non risparmia nessuno: miete donne, uomini, anziani, bambini, papi, re, mercanti, contadini, mendicanti e innamorati. Tale scenario terrificante e apocalittico è il soggetto de Il trionfo della morte di Peter Bruegel il Vecchio, realizzato nel 1562-1563 con la tecnica tempera e olio su tavola, 117X162 cm, conservato a Madrid presso il Museo del Prado.

Bruegel il Vecchio è un pittore olandese di cui si sono conservate pochissime informazioni, talvolta contradditorie; la maggior parte dei dati sul suo conto provengono dallo Schilderboek di Karel van Mander. Non si conoscono la data e il luogo di nascita, ma è cercto che è morto nel 1569; anche i suoi figli e molti suoi nipoti dedicarono la loro vita all’arte.

Il dipinto ha un profondo significato morale: è un memento mori (una frase in latino che significa “ricordati che devi morire”) e testimonia l’imparzialità della morte. L’opera racconta inoltre una delle tante tragedie che colpirono la popolazione europea nell’Età Moderna, vale a dire il massacro compiuto nelle Fiandre dall’esercito spagnolo, in cui l’intera collettività fu sopraffatta dalla Morte; potrebbe anche trattarsi di un’allegoria della peste. Il tema dell’opera era all’epoca diffuso in tutta Europa e riprende la Danza Macabra del Nord e Il Trionfo della Morte di Palermo, che probabilmente l’artista ha ammirato durante un viaggio in Italia, ma era piuttosto arretrato nel XVI secolo; Bruegel il Vecchio tuttavia non ebbe paura di sfidare le mode le mode del periodo storico per proporre qualcosa di suo gradimento, che ha reinterpretato con originalità.

Il paesaggio è collinare, brullo, desolato, privo di vegetazione e realizzato con colori caldi. La Morte è uno scheletro che sorregge una clessidra, un noto memento mori che ricorda l’inarrestabile scorrere del tempo, e guida un cavallo magrissimo che traina un carro colmo di teschi. Tale funesta creatura è a capo di un esercito di scheletri, che utilizzano delle bare come scudi e massacrano la popolazione, senza fare distinzioni per sesso, età o classe sociale. Una pila di cadaveri troneggia sulla destra, mentre sono disseminate varie scene di devastazione: una madre e il suo neonato non vengono risparmiati, un uomo bendato sta per essere decapitato da uno scheletro, un re giace sulla sinistra, una tavola di giocatori d’azzardo viene devastata sulla destra, alcuni fuggono, altri si nascondono e altri ancora combattono. Una coppia di innamorati suonano e cantano in un angolo, ignorando la catastrofe, ma uno scheletro incombe anche su di loro; secondo un’altra interpretazione, si tratta semplicemente di una donna e di un menestrello che rappresentano la lussuria e coloro che si approcciano alla vita con leggerezza. Queste sono solo alcune delle scene raffigurate, il nostro consiglio è di osservare attentamente il dipinto e cercare di scoprire autonomamente le scene che non abbiamo menzionato, come il religioso che si sente mancare quando viene afferrato da uno scheletro, o il milite dell’esercito della Morte che afferra un barile pieno di monete e vasi, oggetti vani che non servono a nulla durante l’ultimo atto della vita.

Molti dei supplizi raffigurati erano realmente praticati dai boia all’epoca di Bruegel il Vecchio e evocano le pene capitali: tra le tante esecuzioni menzioniamo alcuni uomini che sono lasciati in preda ai corvi, oppure appesi ad alberi o a pali, altri vengono impiccati o passati a fil di spada. Secondo un’altra interpretazione, il dipinto sarebbe un’allegoria della peste e i morti impiccati rappresenterebbero gli ebrei, accusati di aver diffuso il contagio.

Le figure sono disseminate su tutto lo spazio disponibile, ma si addensano verso il quadrante di destra, nel quale gli scheletri spingono le loro vittime all’interno di una tremenda macchina mortale con un movimento che parte dal carro della Morte stessa.

Le numerose scene contribuiscono a creare una pregevole visione d’insieme, ma costituiscono dei racconti isolati. E’ evidente l’horror vacui, vale a dire la tendenza degli artisti del Nord Europa di riempire tutto lo spazio disponibile della tela con i dettagli., e uno spiccato espressionismo, per cui i soggetti raffigurati sono ritratti con fisionomie grottesche e espressioni di vari stati d’animo: orrore, sorpresa, rassegnazione, sofferenza, ma anche un lieto disinteresse, come nel caso della coppia di innamorati. Tale stile è evidente anche nelle opere di Hieronymus Bosch.

Quest’opera racconta la visione che gli uomini dell’Età Moderna avevano della morte, concepita come un’apocalittica disgrazia che può annientare intere comunità. Non è necessario abbracciare la medesima mentalità nel Terzo Millennio, sono certa che noi sconfiggeremo il Coronavirus e torneremo presto alle nostre vite ordinarie. Andrà tutto bene. #andratuttobene

FONTI:

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