“Ladies football club”, la prima squadra di calcio femminile


Kiss Before Kick Off

“Ai vostri mariti è questo che gli dovete dire: / prendi atto, ciccio bello, prendi atto. / Te ne sei voluto andare? / Io ho trovato un pallone, mi sono messa a giocare. / E’ la rivoluzione, che una volta accesa / Non si spegne, giuro, per nulla al mondo: / lei è più forte, si riaccende, sempre.”

Volendo celebrare il recente successo del calcio femminile, Stefano Massini scrive Ladies football club, la storia della prima squadra di calciatrici.

Inghilterra, 1917. Siamo nel pieno della Prima guerra mondiale e gli uomini sono tutti al fronte, pertanto alle donne viene consentito di prendere parte a molte attività tipicamente maschili, come il lavoro in fabbrica. Delle operaie di uno stabilimento di munizioni compiono una piccola rivoluzione: per prime improvvisano una partita di calcio durante la pausa pranzo, con una palla a forma di bomba utilizzata per studiare la traiettoria del lancio degli ordigni. Nonostante le ostilità incontrate da parte non solo degli uomini e del clero, ma anche delle stesse donne che dovrebbero appoggiarle, le Aquile nere diventano popolari: sfidano i pochi uomini che non sono stati inviati in guerra (infermi, reduci, bambini, anziani) e, data l’incapacità degli avversari, vincono tutte le partite sino alla sfida finale, quella contro gli uomini nel pieno delle proprie facoltà al termine degli scontri.

Non emerge una protagonista principale, ma le componenti della squadra sono ritratte nella loro coralità e ciascuna di loro si distingue per una caratteristica peculiare: troviamo infatti la cavernicola incivilizzata, la sindacalista comunista, la figlia ribelle di un pastore, una ragazza strana che pronuncia sentenze incomprensibili, l’amorfa che tenta in ogni modo di non dare nell’occhio, la romantica in cerca dell’anima gemella, la femminista, l’intellettuale sempre con una citazione a portata di mano, l’appassionata di Giovanna D’Arco. Forse si tratta di personaggi un po’ stereotipati, ma troviamo figure simili in ogni squadra sportiva femminile che si rispetti. Ciò che accomuna le undici Aquile nere è l’appartenenza alla classe operaia e una straordinaria voglia di riscatto contro le ingiustizie della claustrofobica società maschilista in cui vivono, una rivalsa che possono ottenere grazie al calcio.

Il linguaggio di Massini evoca lo stile teatrale: frasi semplici e brevi, con la coordinazione che prevale sulla subordinazione, espressioni del parlato, ricerca di frasi ad effetto tipiche dello slogan, tendenza alla ripetizione. Si tratta di una scelta stilistica che ricorda il linguaggio di un cronista sportivo: se al primo impatto può spiazzare per la propria singolarità, al termine della lettura lascerà il segno nell’animo del lettore.

Attraverso un linguaggio semplice, il romanzo affronta temi molto importanti, in primis il femminismo. Le ragazze infatti diventano padrone del proprio destino: non solo possono prendere decisioni autonomamente dai mariti, ma compiono atti mai osati prima dalle donne come giocare a calcio, tagliarsi i capelli e indossare pantaloncini corti. “C’E’ SEMPRE UN GRANDE UOMO / DIETRO UNA REGINA DEL CALCIO. / Olivia Lloyd l’aveva copiato da «C’è sempre una grnde donna / dietro un re dei ghiacci»”. Descrivendo una società senza uomini e popolata da donne, bambini, anziani e infermi, in cui la morte è una compagna quotidiana, il libro racconta anche l’assurdità della guerra attraverso gli occhi di chi resta a casa dal fronte e tenta di sopravvivere come può: i morti vengono consegnati alle famiglie in sacchi neri, i mariti subiscono ferite talmente gravi da diventare sordi e ciechi e le partite di calcio possono essere interrotte dai bombardamenti. Un tema secondario è il comunismo, che è rivoluzionario tanto quanto il femminismo e prende vita attraverso le parole della sindacalista Haylie Owen: “prima Haylie gliene disse di tutti i colori / sui salari, / sui turni, / sui diritti delle masse, / sulla piramide delle classi, / sullo sfruttamento, / e sull’apoteosi della maggioranza, / dopodichè / improvvisando con una certa strafottenza / buttò là che le undici operaie / non solo non si scusavano / per quel football proletario, / ma erano fiere, orgogliose e convinte di annunciare / che si erano costituite in squadra, / e aggiunse, tre volte: / «Per lottare, per lottare, per lottare.»”

La storia delle ragazze di Massini ha un fondamento di verità: la prima squadra di calcio femminile nacque infatti proprio in Inghilterra durante la Prima guerra mondiale, quando a causa dell’invio degli uomini al fronte le donne ebbero accesso a molte attività che prima erano per loro proibite. Nella fabbrica di munizioni Dick Kerr di Preston nacque la squadra delle Signore del Kerr che inizialmente giocava nelle pause pranzo e del tè, ma ben presto qualcuna affermò che loro erano più brave dei maschi, così vennero giocate partitelle maschi contro femmine. Siccome il fenomeno suscitava curiosità, vennero organizzate altre partite contro squadre maschili durante eventi di beneficenza e presto nacquero altre squadre femminili, anche al di fuori dei confini inglesi: si giocarono per esempio partite in Francia e Scozia. Il successo fu clamoroso ma suscitò il disappunto nella Football Association inglese, che bandì il calcio femminile con un provvedimento. Durante la Seconda guerra mondiale il calcio in rosa si diffuse nei paesi nordici come la Norvegia, la Svezia e la Germania, la sua popolarità fu inarrestabile.

Ladies football club è letteratura d’evasione, ma l’affascinante linguaggio teatrale, i temi fortemente attuali come il femminismo e l’importanza del fenomeno trattato da un punto di vista storico rendono l’opera unica e avvincente.

FONTI:

Storia del calcio femminile

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