Moti dell’animo, fisiognomica e prospettiva: i segreti del Cenacolo


Domenica 10 novembre la Biblioteca Comunale di Merone (CO) ha organizzato una visita guidata presso Santa Maria delle Grazie.

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Il Cenacolo venne realizzato da Leonardo da Vinci tra il 1493 e il 1498 presso il refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano, quando Ludovico il Moro decise che la chiesa sarebbe diventata la sua tomba. Per renderla adeguata a tale prestigiosa funzione, il signore di Milano convocò Leonardo da Vinci per realizzare il celebre dipinto e Bramante per modificare la pianta della chiesa. Solo la moglie Beatrice d’Este sarà sepolta a Santa Maria delle Grazie poiché Ludovico il Moro sarà fatto prigioniero dai francesi, ma la chiesa milanese divenne un gioiello dell’arte rinascimentale grazie al suo proposito.

Il tema dell’ultima cena era molto comune nei refettori dei conventi, pertanto non stupisce che i frati domenicani abbiano scelto tale soggetto per il luogo in cui consumavano i pasti nel loro convento. Leonardo realizzò un capolavoro, che superò la Crocifissione di Donato Montorfano dipinta nella stessa sala, nel lato opposto. Oggi i visitatori dedicano il misero quarto d’ora messo a disposizione dal museo solo all’osservazione del capolavoro vinciano, ignorando il magnifico affresco di Montorfano. L’esiguo periodo di tempo disponibile per la visita non è la sola precauzione contro l’usura del tempo: due porte a tenuta stagna mantengono stabile l’umidità e le finestre sono oscurate. Leonardo da Vinci dipinse nella sala anche cinque lunette con ghirlande di frutti e foglie, uno stemma sforzesco e le iniziali di Ludovico il Moro, della moglie Beatrice d’Este e dei loro figli. Per realizzare il Cenacolo sono stati realizzati numerosi schizzi preparatori;Leonardo impiegò molto tempo per terminare l’opera, venne persino sollecitato dai frati poiché tardava a ultimare l’opera.

Nei cenacoli del Quattrocento Giuda di solito era immediatamente riconoscibile in quanto veniva rappresentato isolato dai compagni, nella parte opposta del tavolo. Leonardo infrange le regole: gli apostoli si trovano tutti dallo stesso lato e Giuda viene individuato solo dopo un’attenta osservazione, grazie al sacchetto dei denari con cui è stato corrotto che stringe in una mano e poiché è di aspetto meno gradevole degli altri in quanto, secondo la fisiognomica, una disciplina ritenuta valida sino a pieno Ottocento, il nostro aspetto esteriore sarebbe lo specchio del nostro animo. “Kalos kai agathos” dicevano i greci: ciò che è bello è anche buono, così come ciò che è brutto è cattivo.

Gesù si trova al centro e gli apostoli si trovano divisi per sei ad ogni suo lato, in gruppi di tre. Leonardo da Vinci ha scelto di raffigurare il momento tratto dal Vangelo di Giovanni immediatamente successivo all’annuncio di Gesù di tradimento: “In verità, vi dico: uno di voi mi tradirà”. Per essere il più fedele possibile al Vangelo, Leonardo lesse una Bibbia prima di dedicarsi al dipinto. Secondo lo stile dei ritratti di Leonardo, dalla figura di ogni apostolo traspaiono i moti dell’animo e la psicologia con cui ciascuno reagisce all’annuncio: alcuni mostrano dolore, altri sconcerto o incredulità, altri ancora discutono tra loro dell’accaduto; solo giuda resta impassibile. Cristo è raffigurato nella posa della crocifissione: ha le mani spalancate e i piedi erano incrociati, prima che venissero asportati per lasciare spazio ad una porta che conduceva alle cucine del refettorio, una menomazione realizzata all’opera di Leonardo quando i frati avevano già iniziato a considerare perduto il dipinto a causa dell’usura.

Ogni apostolo è riconoscibile: Pietro stringe il coltello con cui taglierà l’orecchio a Malco, il servo del Sommo Sacerdote, e scuote Giovanni; Tommaso punta il dito verso il cielo, lo stesso dito con il quale avrebbe poi toccato le piaghe di Cristo per accertarsi che fosse realmente risorto; Giovanni è effemminato non perché si tratterebbe in realtà di Maria Maddalena (i frati domenicani non avrebbero mai ammesso una simile raffigurazione nel loro convento), ma poiché era il più giovane dei dodici e in quanto gli effeminati erano soggetti pittorici molto apprezzati da Leonardo da Vinci e dal pubblico rinascimentale. All’estrema destra del tavolo, da sinistra e destra, troviamo Matteo, Giuda Taddeo e Simone, che gesticolano animatamente. Quinto da destra troviamo Giacomo Maggiore, al suo fianco Filippo e, poco più indietro, Tommaso. All’estrema sinistra del tavolo, da sinistra a destra, Bartolomeo, Giacomo Minore e Andrea.

Sulla tavola troviamo pane, vino, agnello e altri alimenti dal significato evangelico, la scena potrebbe essere considerata pertanto una delle prime nature morte; non è presente invece il Santo Graal, così come non viene menzionato nel Vangelo di Giovanni. I nodi alla tovaglia sarebbero la firma di Leonardo da Vinci.

Il dipinto è stato realizzato secondo una rigida prospettiva linearee ha come centro prospettico il volto di Cristo, in cui è stato trovato il foro lasciato dal chiodo usato per tendere la lana utilizzata per le righe prospettiche. Sul fondo della sala situata al primo piano, dietro alcune finestre, si intravede un paesaggio e lungo le pareti sono appesi degli arazzi oggi purtroppo deteriorati dal tempo. Le linee di profondità sono individuabili negli spigoli della tavola, nel disegno a cassettoni del soffitto e nella successione degli arazzi.

La parete alla destra dell’osservatore è illuminata perché si troverebbe nel punto in cui arriverebbe la luce attraverso le finestre del refettorio, il cui spazio viene ampliato dal dipinto attraverso un sapiente gioco di illusione. Le figure sono inoltre percorse da un chiaroscuro, in quanto la luce proviene dalle tre finestre dipinte in fondo alla sala. La doppia illuminazione diversifica il gruppo di degli apostoli di destra da quelli di sinistra: il primo si integra nel chiarore della parete, il secondo si distingue sul fondo scuro.

Leonardo non utilizzò la tecnica dell’affresco: per poter procedere più lentamente, preferì una miscela di tempera e olio su due strati di intonaco. Tale scelta comportò che il dipinto iniziò a deteriorarsi già nel Cinquecento. I vari tentativi effettuati nel corso degli anni per recuperare il dipinto provocò danni irreparabili, in parte risolti solo alla fine del secolo scorso, grazie ad un restauro passato alla storia per la sua complessità. Il Cenacolo è inoltre miracolosamente sopravvissuto ai bombardamenti, infatti una bomba è precipitata nel chiostro adiacente, risparmiando il refettorio e la chiesa per pochi metri.

Molto è stato scritto sul Cenacolo: secondo alcuni Giovanni sarebbe Maria Maddalena, secondo altri sarebbe stata inserita una mano in più rispetto alle ventisei complessive degli apostoli, ma si tratta di assurdità.

 

FONTI:

 

 

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