Luigi Barbetta si racconta. Una passione per le auto storiche.


Luigi Barbetta, in arte Willy, è un manager che lavora in una realtà internazionale con una grande passione per le automobili, in particolare quelle storiche; è un opinionista del programma televisivo Bobbgear, si occupa di motori per il quotidiano online vivicentro.it, è membro nei direttivi di diverse associazioni di auto storiche e organizza raduni. Possono essere definite auto storiche anche tutte quelle automobili di concezione moderna ma che sono molto rare e hanno circa 25-30 anni di età. Willy si è reso disponibile per raccontare la sua storia in un’intervista.

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Ciao, Willy. Di quali associazioni di auto storiche fai parte?

Collaboro con diversi club ma il primo incarico ufficiale è stato in qualità di vicepresidente di Fiat 500landia club di Vigevano. Tutto iniziò una domenica di novembre, quando un mio amico mi telefonò per dirmi che era disponibile in una famosa catena di ipermercati un poster gigante di una Due Cavalli con la Torre Eiffel. Quello più vicino a me era a Ozzero e ci andai. Sulla strada del ritorno mi sono imbattuto in una Fiat Ritmo e poi altre due così pensai che ci fosse un raduno; fu così che incontrai il club. L’aprile successivo ho partecipato ad un raduno del 500landia in collaborazione del Fiat Ritmo Club Italia, era un raduno in ricordo di Francesco d’Ambrosio, giovane appassionato novarese venuto a mancare prematuramente, durante il quale vinsi un premio. Poco dopo entrai nel direttivo, poi mi nominarono vicepresidente poiché cercavano volti giovani e appassionati. Per loro mi occupo anche del loro giornalino.

Ho fondato, con altri tre amici, il gruppo Pian Piano Arriviamo, specializzato in organizzazione di raduni completamente gratuiti all’americana, che non prevedono il tesseramento. Gli incontri si tengono il venerdì sera, in modo tale che i padri di famiglia non debbano separarsi nei weekend dai propri familiari; organizziamo gli incontri quattro volte l’anno, ad ogni cambio di stagione. Mi occupo anche di eventi di beneficienza, e organizzo tour di una città in carovana. Gli eventi sono sempre gratuiti e prevedono la partecipazione di circa 300 macchine.

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Come ti sei documentato sulle auto storiche?

Io sono cresciuto nella provincia di Matera, quando non esisteva internet, perciò mi sono documentato prevalentemente leggendo libri, ma soprattutto in maniera empirica, vale a dire osservando le macchine che incontravo, le quali all’epoca non erano ancora auto storiche. Quando mi trasferii a Milano non avevo ancora un computer e mi approcciai ad Internet attraverso l’università, sebbene avessi frequentato il liceo scientifico ad indirizzo informatico.

La prima ricerca che feci sul web fu digitare il nome della Fiat 133. Di tale modello conoscevo soltanto il nome perché lo avevo letto su una targhetta che avevo visto da bambino, in prima elementare. Si tratta di un’automobile molto rara poiché è stata realizzata per il mercato spagnolo e in particolare sud americano, ma alcuni esemplari sono stati ugualmente venduti in Italia grazie all’importazione parallela. Nessuno in Italia conosceva la Fiat 133, che solitamente viene considerata uno strano incrocio tra due macchine. Trovai una vecchia immagine di una pubblicità in spagnolo del modello, la utilizzai come sfondo del mio desktop.

Successivamente mi iscrissi ad un forum dedicato alla Fiat 500 e ad uno relativo alla Panda, in fine entrai in Passione Auto, dove si disquisisce di automobili in generale. Era l’epoca dei primi social network, organizzavo meeting e nascevano amicizie, anche grazie a Messenger e Facebook.

Ricordo in particolare che, nel corso di una festa di paese stavo cercando dell’acqua con mio padre quando mi imbattei in una macchina mai vista prima: si trattava di una Baldi Frog e per ricordarmi il nome lo associai alla parola Garibaldi. Avevo 10 anni. Chiesi a mio padre di ritornare il giorno dopo a scattarle delle foto ed entrai nella macchina sebbene non fosse la mia, conscio del fatto che in paese il mio gesto sarebbe stato tollerato. Molto tempo più tardi, conobbi un appassionato francese che aveva creato un museo di micro car, il quale mi inviò delle fotografie. Creai un sito di micro car, con il quale entrai in contatto con molti appassionati e in particolare con il genero del Signor Baldi. Esistevano solo 300 esemplari in tutto il mondo in vetroresina, si trattava di un modello basato sulla 500.

Grazie ad un amico, per citare un altro episodio, ottenni i depliant di tutte le annate e di tutte le versioni della Panda; il mio primo depliant era della gamma del ’95, il materiale proveniva soprattutto da Internet. Scoprii un sito tedesco dove un appassionato aveva raccolto tutti i depliant della Panda, classificando anche altri modelli; i depliant erano scansionati e offerti al pubblico in lingua tedesca. Nel tempo raccolsi anche i depliant italiani, così ebbi la possibilità di confrontare i vari optional e le differenze tra la Panda tedesca e quella del nostro paese.

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Le tue conoscenze in ambito lavorativo ti hanno aiutato?

Essere un esperto di comunicazione mi ha aiutato molto. Per realizzare la mia tesi di laurea scrissi all’archivio storico Fiat. Si trattava di una tesi in semiologia sul parallelismo tra il Fegato di Piacenza, un manufatto etrusco usato dagli aruspici per le divinazioni, e l’oggetto come supporto di griffe e marche. Nella mia tesi analizzai tutte le serie speciali della Fiat Panda.

Quali sono le tue auto preferite?

Ho da sempre un debole per la Fiat Panda, la prima macchina che ho comprato a Milano, e il mio cuore batte per la Citroën Due Cavalli. Ho scovato qualche anno fa una Panda Italia Novanta, uscita in occasione dei Mondiali di calcio, vinta ad una lotteria da una signora anziana e snobbata per il suo aspetto singolare dalla famiglia, eppure si trattava di una macchina rarissima. Il nipote della signora voleva disfarsene, ma io accettai di comprarla solo a patto che lui mi procurasse anche i copri cerchi a forma di pallone che la signora aveva rimosso dai veicolo in quanto non li considerava esteticamente gradevoli. Oggi non la guido molto in strada poichè temo che mi rubino i copricerchi. All’epoca si organizzavano raduni di Panda, ma venivano scelte strade impervie per 4×4. Da qualche anno hanno preso piede anche i raduni per Panda senza ruote motrici, i raduni dei Pandisti del Biellese e il primo Panda Pandino. Ricordo che eravamo in 192 e la mia macchina vinse un premio come vettura celebrativa. Da allora Panda Pandino è diventato un fenomeno di costume, a cui anche la Fiat si interessò. Da quando sono entrato nell’organizzazione dell’evento assieme anche al mio amico toscano Jack, mi sono reso conto che gli appassionati mi chiedono di scattare selfie con me.

Poi da anni all’Autodromo di Monza partecipo alla 6 ruote di speranza, per passare una giornata diversa tutta dedicata al mondo dei diversamente abili, una manifestazione organizzata dalla UILDM – Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare – sezione di Monza. Durtante la prima edizione c’erano solo una decina di Ferrari, oggi partecipano circa cinquecento mezzi, non solo di supercar, ma è previsto anche un momento dedicata alle auto storiche, curata da uno dei miei compagni di avventura di Pian Piano Arriviamo. Io mi presento ogni anno con una Due Cavalli molto appariscente e colorata, un mezzo assolutamente non veloce, e per questo non passo inosservato: ho sfidato la pista di Monza con un auto non studiata per l’impresa.

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Parlaci della tua esperienza a Bobbgear.

La prima volta che sono andato in trasmissione, ero stato invitato da Dario Contin, un amico del Classic Club Italia, che collabora con il programma, mi ha chiesto di portare la mia Panda Italia 90 in tv perché avevo vinto da poco un premio. I proprietari di auto storiche spesso faticano a presentare i propri veicoli poiché, non essendo oratori di professione, possono risultare noiosi, ma la mia storia è stata coinvolgente ed è piaciuta al pubblico. Ho cercato di spiegare agli spettatori che un’auto rara può avere un valore di prestigio anche se il costo economico è basso, e ho cercato di raccontare la storia del mio veicolo e dei loro proprietari, senza limitarmi ad elencarne le prestazioni. Ho parlato per venti minuti, ed è stato un successo. Successivamente ho portato in televisione la Fiat 133, la Citroën Axel, la Lawil Varzina, la Maruti Suzuki e molte altre auto rare. Insomma alla fine il mio nome è associato ad automobili che non conosce nessuno, presentando anche modelli non apprezzati dal mercato ma che fanno parte della storia dell’automobile, pertanto credo sia giusto che il pubblico li conosca.

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Parlaci della tua esperienza di giornalista.

Io sono iscritto all’ordine e mi sono sempre occupato fondamentalmente sempre di motori. Per diventare giornalista bisogna scrivere periodicamente e con regolarità per una testata registrata ed è difficile realizzare articoli di auto storiche con continuità; non avendo un settore di specializzazione ho scritto anche di altri argomenti come attualità, articoli di ampio respiro, questioni inerenti alla mia professione e malattie rare, ma mi occupo prevalentemente di raduni e auto storiche. Uno dei miei articoli preferiti riguarda il possessore di una Citroën Axel. Il giorno della Befana di qualche anno fa a Matera nevicava ed io mi fratturai una caviglia, dovendo restare bloccato a letto iniziai a scrivere. Il mio primo articolo fu scritto in occasione dell’anniversario dei trent’anni della Fiat Duna.

Parlaci di alcune esperienze significative che hai vissuto nel corso della tua carriera di appassionato.

Un episodio che mi ha molto toccato è anche molto recente. Una mattina sono venuto a conoscenza della storia di Donato Narducci, un ragazzo di Troia, vicino Foggia, che ha ereditato da suo fratello Antonio, prematuramente scomparso, una Fiat Panda Cross. Una notte Donato ha sognato suo fratello defunto che gli consigliava di accedere a facebook. Collegandosi vide un mio post di un raduno e mi chiese come fare a partecipare al raduno Panda Pandino, così decise di percorrere considerevoli chilometri per presentare la Panda all’incontro. Questa circostanza di cui è stato protagonista gli ha fatto vincere un premio che gli ho assegnato io stesso e il pubblico lo ha applaudito per più di un minuto.

Non posso poi non citare Marco Pesola, un padre di famiglia, che partecipava ai raduni sempre da solo poiché la sua famiglia non condivideva la sua passione per le automobili. Un giorno scongiurò moglie e due figlie a prendervi parte. Ci siamo incontrati e ci siamo divertiti moltissimo. Da quel giorno sono partecipanti fissi ai miei raduni e sono anche i protagonisti di alcuni video simpatici di cui sono il regista, perciò io li ho soprannominati la “Famiglia social”.

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Quali auto vorresti possedere?

Qualche tempo fà ti avrei risposto una Fiat 126 Up Bis rossa. Dopo anni di ricerca l’ho finalmente trovata e comprata. Vorrei una BMW Isetta, un veicolo rarissimo, disegnata da Ermenegildo Preti, un italiano geniale, che si ispira all’abitacolo di un elicottero a cui erano state amputate le ali, mi piacerebbe molto una Fiat 600 multipla e una Lawil Varzina, oltre che la famosa Baldi Frog.

Che consigli daresti ad un appassionato alle prime armi?

Innanzi tutto è doveroso documentarsi: molti si innamorano di un’auto e la comprano senza avere le informazioni adeguate, invece si dovrebbe sapere le caratteristiche del modello in origine ed eventualmente farsi aiutare dagli appassionati. Io quando posso offro il mio aiuto visionando le fotografie di vari veicoli, e se si tratta di persone che abitano vicino a me posso anche accompagnarli di persona. E’ inoltre bene sapere che un’auto che richiede un restauro costa meno al momento dell’acquisto, ma richiederà degli interventi molto costosi in seguito. Restaurare un’auto può dare molte soddisfazioni, ma bisogna essere consci che è molto costoso.

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Possiedi molti cimeli di auto storiche?

Devo dire che la mia casa, in maniera quasi inconsapevole, è diventata una sorta di museo di Due Cavalli perché ho accumulato modellini bellissimi ricevuti in regalo e provenienti da tutto il mondo. Sul mio letto ho una gigantografia della Due Cavalli, perciò mi sembra quasi di dormire in una automobile. Posso affermare che conservo dei modellini anche sulle mensole in bagno, e il mio salotto abbonda di medaglie e riconoscimenti vinti grazie alla mia passione.

Come è percepita la tua passione in famiglia?

Mia madre dice che sono patito e mi chiede di vendere alcune delle tante auto che conservo in box, ma quando fingo di aver preso la decisione di cederne una, anche lei, protesta accompagnata dal disaccordo totale dei miei nipoti. Sinceramente ho portato avanti la mia passione da solo. I miei mi hanno aiutato con la logistica a volte e per operazioni straordinarie. Alcuni appassionati hanno ereditato l’hobby per le auto storiche dai parenti, trasformandosi, a volte, in fanatici. Io non penso di essere così e me ne accorgo perché quando vado ai raduni non parlo mai delle mie macchine, che comunque sono particolari, non tutte necessariamente di valore economico, ma sicuramente rare e singolari. Non mi reputo un fanatico, infatti ho tante altre belle passioni come il teatro, la lettura, la fisica quantistica e quel mix di materie spirituali che non guastano mai.

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