Un omaggio a Dario Fo: il “Mistero buffo”di Pirovano al Piccolo Teatro di Milano


Articolo pubblicato su Modulazioni Temporali.

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Dall’8 al 20 ottobre il Teatro Grassi di Milano ospita “Mistero Buffo”, un grande classico italiano grazie al quale Dario Fo nel 1997 vinse il Nobel per la Letteratura. L’opera ritorna sempre grazie alla Compagnia Teatrale Fo-Rame, con il solo Mario Pirovano sul palco. La messa in scena, realizzata in occasione dei cinquant’anni dal debutto di Dario Fo, ha il difficile compito di confrontarsi con le testimonianze e i documentari teatrali del Premio Nobel ma, nonostante questo, Pirovano riesce a emozionare e a trasmettere un messaggio universale in difesa degli umili, proprio come accadeva quando le scene erano calcate dall’autore dell’opera. Pirovano ebbe l’occasione di assistere alle esibizioni di Dario Fo, ne ha seguito le lezioni e gli incontri con i giovani attori e il suo omaggio al maestro risulta, in questo modo, brillante. Sebbene reciti con un proprio stile personale, per questa messa in scena Mario Pirovano ha scelto di allinearsi il più fedelmente possibile a Dario Fo, con l’atteggiamento di chi rispetta un maestro.

In occasione di questa particolare messa in scena, lo spettacolo viene presentato da esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo vicini a Dario Fo e Franca Rame. Martedì 8 ottobre tale compito è spettato al loro figlio, Jacopo Fo, scrittore, attore, regista, fumettista, blogger e attivista italiano. Il figlio d’arte ha interpretato magistralmente il ruolo di se stesso che rivolge al pubblico una breve introduzione, esponendo i concetti con carisma e professionalità. Non è stato necessario che si presentasse per nome in quanto il suo volto era noto al pubblico, inoltre il suo rapporto di parentela con Dario Fo è stato chiarito anche per i profani riferendosi a lui come al proprio padre.

Lo spettacolo non ha una trama, ma si fonda su un canovaccio che prevede la messa in scena dei capitoli più importanti del Mistero Buffo: la Resurrezione di Lazzaro, in cui il celebre miracolo viene trasformato in uno show a cui tutti vogliono assistere; la Fame degli Zanni, in cui un villano si identifica con il bisogno stesso di mangiare e desidera abbuffarsi di tutto ciò che lo circonda, compreso il proprio corpo;  uno sfarzoso Bonifacio VIII che incontra Cristo in processione; la nascita del Giullare, il quale prima di intraprendere tale stravagante professione era un contadino che è stato privato dai potenti di tutto ciò che possedeva; il miracolo di Gesù Bambino, che trasforma uccellini di terra in esseri viventi per farsi accettare dai compagni di giochi. La chiusura di ogni scena viene evidenziata dallo spegnimento delle luci e dall’atto, da parte dell’attore, di bere un bicchiere d’acqua. Ogni sequenza è preceduta da una breve introduzione in italiano, mentre l’interpretazione vera è propria è in grammelot, la lingua onomatopeica che prevede una fusione di italiano e di diversi dialetti italiani. Lo spettacolo viene poi interrotto per consentire un cambio d’abiti, e Pirovano sceglie di indossare indumenti simili a quelli che Dario Fo vestiva negli anni d’oro, quando interpretava il Mistero Buffo negli anni Settanta.

Il messaggio di Pirovano non è diverso da quello di Dario Fo: i potenti tiranneggiano sul popolo, oggi come nel Medioevo, la novella di Cristo è preziosa ma la Chiesa è corrotta. Sono presenti alcuni elementi di attualità, come il riferimento alla figlia di Aldo Moro, agli artigiani che si sono suicidati in seguito al fallimento lavorativo, al divieto di appendere striscioni sul balcone per manifestare. Si tratta di un evidente tentativo di attualizzare il messaggio di Fo che, unito ad un dinamico ed energico dialogo con il pubblico, ha personalizzato il messaggio di Pirovano. L’attore ha inoltre fatto alcuni riferimenti alle proprie origini milanesi e il suo grammelot privilegiava tale dialetto.

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