Di mano in mano, storia della vita di un libro


Attenzione: la storia che segue si ispira ad un fatto realmente accaduto, ovvero il ritrovamento del libro della Bur su Amazon, ma è stata talmente stravolta e manipolata da non poter essere considerata autobiografica. Nessun personaggio pertanto può essere associato ad una persona realmente esistente, per quanto sia possibile riscontrare delle somiglianze. Nonno Egidio non è mio nonno, io non sono Riccardo ma un’umanista amante dei libri ed Erika non è una mia amica.

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L’edizione economica si pavoneggiava sulla bancarella sotto i raggi del sole di una tiepida mattina di primavera, esibendo ai passanti la copertina degli anni Cinquanta ingiallita, su cui spiccava a grandi lettere il titolo: Due scandali politici, i processi di Murena e Sestio. Si trattava di un volume dall’aspetto semplice, eppure era una prestigiosa prima edizione della Bur. Il libraio la vendeva ad una quindicina di euro, ma la collana completa ne valeva tremila. Tremila euro. Era così raro trovare una raccolta completa di quei semplici volumetti che il loro valore si centuplicava quando erano raccolti tutti insieme. Si trattava di oggetti poco pregiati perché Rizzoli aveva tentato di raggiungere un’ampia fetta di pubblico, tuttavia l’edizione era molto curata e la traduzione era un testo raffinato, pubblicato da un editore sapiente e destinato ad un lettore amante del bello. I volti di coloro che hanno letto il libro prima di quella tiepida mattina di primavera ci sono sconosciuti: per settant’anni il libricino è passato di mano in mano percorrendo un viaggio a noi ignoto e tutto ciò contribuisce a rendere la sua storia misteriosa e affascinante.

Nonno Egidio era appassionato di opere latine ed era un vero e proprio feticista dei libri antichi; non era raro sorprenderlo mentre si aggirava tra le bancarelle del mercatino delle pulci della sua città alla ricerca di opere interessanti. Camminava lentamente, con i penetranti occhi azzurri che si posavano sui libri da sotto il cappello verde oliva, senza fretta e con passione, appoggiandosi al bastone. Scelse il libro con molta cura soprattutto perché la Pro Murena e la Pro Sestio mancavano alla sua collezione di opere di Cicerone, ma anche perché non costava molto. Pagò in contanti, si fece avvolgere il libro in una pagina di giornale e lo inserì in un sacchetto dell’Ipercoop, poi tutto soddisfatto se ne tornò a casa con il suo passo rilassato, pregustando la lettura. Nonno Egidio era fortunato: il libello non presentava il testo originale in latino. Ciò può sorprendere per un amante della classicità, ma Nonno Egidio aveva frequentato ragioneria e non conosceva il latino, aveva studiato storia per passione nelle serate tranquille dopo il lavoro in banca, quando finalmente si era concluso per lui il tempo da dedicare ai bonifici e agli assegni circolari.

Terminata la lettura, il libro si ritrovò per mesi esposto nella libreria di Nonno Egidio. La libreria dell’anziano signore occupava il suo intero appartamento, infatti c’erano degli scaffali persino in cucina e alcuni libri erano abbandonati in bagno, di fianco alla tazza. Il libello di Cicerone trovò la sua collocazione nella camera degli ospiti, sopra alla scrivania del computer, nella raccolta di opere latine e greche. Il libricino era talmente piccolo che si mimetizzava tra le edizioni più appariscenti, rilegate in pelle o decorate con motivi preziosi e colorati, perciò anche se era il libro più prezioso passava inosservato. Nonna Serafina non amava spolverare poiché preferiva trascorrere le sue giornate accudendo le piante sul balcone o cucinando, perciò il libro si riempì di polvere, ma non si trattava di un destino poi così gramo: tutti i libri prima o poi sono destinati a riposare su uno scaffale coprendosi di polvere. Nonno Egidio dopotutto non aveva intenzione di riaprire quel volume, aveva in serbo per lui un altro destino.

 

Quando suo nipote Riccardo si recò nella città di provincia per riabbracciare i suoi nonni, l’anziano lettore era molto emozionato: continuava a recarsi nella camera degli ospiti per ammirare il libricino, poi lo sguardo volava al cellulare che sapeva utilizzare maldestramente per controllare quanto tempo mancava all’arrivo dei suoi cari. Quando Riccardo e i suoi genitori arrivarono, la famiglia si riunì in salotto per chiacchierare, poi andarono tutti insieme al ristorante. Poco prima di salutarsi, Nonno Egidio chiamò Riccardo nel suo studio per mostrargli la sua raccolta di libri antichi. Riccardo era uno studente di Lingue, amava molto Molière e Baudelaire, Hemingway e Poe, ma se ne infischiava degli autori latini. Ogni volta che andava a trovare il nonno, sperava di trovare una traduzione d’annata di qualche autore straniero, invece era costretto a sorbirsi un sermone sui classici. Cercava di essere educato e di mostrarsi interessato, probabilmente ci riusciva anche bene perché Nonno Egidio non pareva accorgersi del disappunto del nipote e continuava a raccontare con orgoglio la storia di come aveva realizzato la sua collezione di classici.  Stavano per salutarsi quando Nonno Egidio estrasse dallo scaffale il nostro libello e lo porse al nipote con un affettuoso: -Tieni, è tuo!-

Riccardo guardò il libro, lo prese in mano, lo sfogliò e lo rigirò. Mai regalo meno gradito aveva ricevuto dal nonno. Lui amava le opere in lingua straniera, non i classici e in particolare detestava Cicerone: i suoi processi sembravano provenire da un periodo troppo lontano, lo stile era troppo pomposo e i periodi erano così lunghi che perdeva il filo del discorso durante la lettura. Quando si accorse che mancava il testo originale in latino tirò un sospiro di sollievo: almeno non avrebbe dovuto tradurre! Ma chissà poi se lo avrebbe letto, Cicerone superava per lui ogni limite di sopportazione. Durante il viaggio di ritorno ebbe un’idea;  sorrise e si addormentò in macchina, soddisfatto della soluzione che aveva trovato: avrebbe regalato il libro alla ragazza che gli piaceva, una latinista appassionata. Non sempre i libri sono regali graditi, non tutti sanno cogliere il loro valore. Il libello di Cicerone non rientrava nei gusti del ragazzo, eppure Riccardo aveva compreso il valore dell’opera perché sapeva riconoscere le traduzioni eleganti e il fascino delle prime edizioni. Quel libro non era pane per i suoi denti, eppure qualcun altro avrebbe saputo apprezzare le sue parole.

Erika era una bella ragazza Milanese, studiosa di Lettere moderne, latinista convinta e amante della filologia. Ha stregato Riccardo con i suoi serici capelli lisci, gli occhi chiari e un lato b scultoreo, ma il giovane la apprezzava anche per l’acuta intelligenza e il carisma. La ragazza era una cultrice di Cicerone, di cui possedeva tutte le opere, e aveva studiato molto le edizioni rare, perciò avrebbe sicuramente apprezzato il libricino della Bur, Riccardo voleva stupirla e rapirle il cuore con un bel regalo. Le alternative sarebbero state abbandonarlo su uno scaffale polveroso nella sua cameretta, setacciare le vie di Milano alla ricerca di un antiquario che volesse comprarlo, oppure restituirlo al mare magnum del web alla ricerca di un acquirente.

Riccardo non scrisse una dedica sul retro di copertina per non rovinare un libro d’epoca, né si prese la briga di incartarlo perché dopotutto non era né Natale né il compleanno di Erika. Lo depose semplicemente tra le mani della ragazza con un gesto teatrale, un grande sorriso stampato sul volto e il petto gonfio d’orgoglio. Si sentiva un cavaliere, un eroe, un paladino che combatte per l’amata, un cacciatore di fanciulle, un avventuriero che sonda il terreno alla ricerca di amore.

La ragazza spalancò la bocca dalle labbra sottili in un’espressione di stupore: – Per me? – Mai avrebbe potuto immaginare che quel suo caro compagno di università potesse compiere un simile gesto per lei. Aveva notato che si erano avvicinati molto negli ultimi tempi, ma il gesto di Riccardo la coglieva alla sprovvista.

Riccardo annuì deglutendo la saliva e le appoggiò una mano su una spalla senza proferir parola. Il suo dono sarebbe stato premiato con un bacio? Erika avrebbe voluto mettersi con lui? Il libro avrebbe fatto la sua magia?

La ragazza aprì il libro sul retro di copertina e lesse. –Ehi, ma è una prima edizione della Bur!- puntò il dito lungo e affusolato sulla scritta “prima edizione 1954”. –Grazie!- Non sapeva cosa dire se non biascicare quel semplice ringraziamento, arrossì e abbasso lo sguardo senza aggiungere altro.

Riccardo le accarezzò la schiena con un gesto appassionato e lei subito si nascose tra le sue braccia, donandogli un bacio nel bel mezzo del cortile dell’università. Un bacio lungo, morbido, caldo, un bacio nato da un libro galeotto, che segnò l’inizio di una storia d’amore. Ma noi non vogliamo raccontare la storia di Erika e Riccardo, questo racconto non vuole essere una storia sentimentale: questa è la storia della prima edizione della Bur, di come il libro passò di mano in mano nel corso della sua vita.

Chissà se Erica avrebbe accudito e amato quel libro, chissà cosa ne avrebbe fatto, chissà se a lei sarebbero seguiti altri proprietari. Il libello si sarebbe consumato a furia di essere letto, si sarebbe impolverato sull’ennesimo scaffale oppure sarebbe stato definitivamente perduto o, peggio ancora, consegnato all’oblio in una discarica? Non ci è dato saperlo, le vite dei libri sono misteriose e noi ne conosciamo solo una piccola parte; possiamo solamente auguraci il meglio per le due orazioni di Cicerone e sperare che sopravviva sino alla notte dei tempi, letto e amato dai suoi proprietari.

 

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