“Parenti serpenti”, la storia di una famiglia apparentemente idilliaca


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“Parenti serpenti” di Carmine Amoroso ha piacevolmente intrattenuto il pubblico del Teatro Carcano di Milano affrontando un tema spinoso per la società odierna, vale a dire il rapporto tra figli adulti e genitori anziani, bisognosi di cure. L’opera si ispira ad un film del 1992 diretto da Mario Monicelli.
Saverio, un carabiniere in pensione con problemi di memoria e un carattere pedante, e la moglie Trieste attendono tutto l’anno per rivedere i figli durante le vacanze di Natale. Il primo atto dello spettacolo presenta una famiglia affiatata e allegra, una serie di scene si susseguono senza costituire una vera e propria trama, poi però si verifica un inaspettato colpo di scena: i genitori anziani chiedono di essere accuditi dai figli, in quanto non si sentono più autosufficienti e non si sentirebbero a proprio agio in un ospizio. I figli iniziano a litigare perché nessuno può occuparsi dei genitori, infatti due hanno figli, una si occupa già dei suoceri e uno è omosessuale e non vuole dichiararsi ai genitori. La soluzione trovata dagli spietati familiari è drastica e paradossale: regalano una stufetta difettosa alla coppia anziana, provocandone la morte. Una famiglia apparentemente perfetta dimostra così di essere composta da persone crudeli e senza scrupoli: sono bravissimi a dimostrare affetto con gesti superficiali, quando si tratta di compiere un sacrificio per i propri genitori nessuno è disponibile. Si evidenzia il difficile rapporto nella società attuale tra genitori anziani e figli che non vogliono rinunciare alla propria indipendenza. I giovani non trovano posto nel cast della famiglia di Saverio: i nipotini dell’anziana coppia non si sono recati a casa dei nonni pertanto il fulcro dello spettacolo gira intorno alle figure più anziane, con cui il pubblico si confronta. Nonostante ciò, le gag comiche permettono di coinvolgere anche gli spettatori più giovani.
Il cast è numeroso e molti attori recitano sul palco contemporaneamente per rappresentare il caos di una casa che ospita una famiglia numerosa. Trovarsi fisicamente sul palco non significa però prendere necessariamente parte all’azione: le feste di Natale possono essere noiose in certi momenti, infatti alcuni si isolano per giocare con il cellulare, parlottare, praticare yoga o semplicemente rilassarsi. La prossemica è stata curata con maestria per gestire l’elevato numero di attori, creando l’impressione di un ambiente famigliare caotico, in cui però l’attore sa perfettamente come muoversi. La scenografia è molto elaborata, infatti è costituita da una sorta di casetta a due piani girevole, che rappresenterebbe due interni della casa di Saverio e Trieste; spesso l’azione si sposta in platea, dove gli attori recitano con energia e trasporto. I costumi sono colorati e vivaci, non di rado inoltre i personaggi si cambiano d’abito, anche sulla scena. Si tratta di indumenti che imitano ciò che indossiamo ogni giorno, sebbene sia evidente che si tratta di costumi di scena. La registrazione è stata magistrale, soprattutto per quanto riguarda il monologo in cui Saverio racconta il profondo rispetto che ha sempre portato per i propri genitori.
Lello Arena e Giorgia Trasselli hanno dimostrato di essere due grandi attori, un’abilità che notiamo accresciuta con l’esperienza. Lo spettacolo tratta tematiche estremamente attuali con la leggerezza di un sorriso ed è stato realizzato da menti esperte. Un’opera semplice ma profonda, difficile da dimenticare.

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