“La duchessa” e la triste situazione delle donne nel settecento


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La duchessa è un film del 2008 che racconta la discriminazione e la violazione dei diritti umani subita dalle donne nel Settecento. L’opera è stata nominata agli Oscar 2009 per i migliori costumi e la migliore scenografia, vincendo l’ambita statuetta dorata per la prima categoria. L’unico difetto della pellicola è che si rivolge ad un pubblico solamente femminile, evitando di coinvolgere gli uomini nel dibattito sui diritti delle donne.

Il film è la trasposizione cinematografica di Georgiana, biografia di Georgiana Spencer, duchessa del Devonshire, scritta da Amanda Foreman. Georgiana, simpaticamente chiamata G dai suoi cari, viene data in sposa a diciassette anni al severo e anaffettivo duca di Devonshire. L’uomo è disinteressato a lei come persona, tutto ciò che chiede è un erede maschio e obbedienza. Georgiana diventa una personalità molto apprezzata tra i nobili inglesi e ottiene molti successi in politica schierandosi con i Whing, purtroppo l’erede tarda ad arrivare in quanto nascono due bambine e il conte tradisce ripetutamente la protagonista. La giovane diventa molto amica di Bess, una donna percossa e poi cacciata dal marito che ha perso ogni diritto di frequentare i suoi figli. Bess diventa l’amante del conte e ottiene da lui la facoltà di vivere con i propri ragazzi: G inizialmente soffre molto per il tradimento, in seguito comprende che i due si amano e accetta la loro relazione. Il conte continuerà a stuprare la protagonista per ottenere il tanto desiderato erede maschio, sino all’effettiva nascita del bambino.

Quando G si innamora del giovane politico dei Whing Gray, resta incinta e decide di andare a vivere con lui, non ottiene il benestare dal marito che la ricatta: se la giovane vuole continuare a crescere i propri figli, dovrà cessare di frequentare Gray e lasciare a lui la piccola che porta in grembo. L’amore di madre vince l’amore sentimentale, perciò G decide di restare con il conte, accettando di frequentare la figlia illegittima solamente durante delle brevi visite. Bess, che non è affatto un personaggio negativo come potrebbe sembrare inizialmente, appoggia alla protagonista: la aiuta a intrattenere una relazione clandestina con Gray e la assiste durante la gravidanza illegittima.

Il film è drammatico, tragico, triste e malinconico, l’atmosfera è claustrofobica come la sofferta vita di G. Il ritmo è moderatamente lento: non ci sono scene d’azione, i dialoghi sono la colonna portante. Tutto ciò è condito da una colonna sonora discreta ma efficace nel ricreare un’atmosfera struggente, tipica dei romanzi rosa tristi e travagliati, che si rivolgono prevalentemente ad un pubblico femminile. Non vogliamo criticare a prescindere il genere del film in quanto è giusto che le persone che adorano piangere davanti al grande schermo siano accontentate, tuttavia sarebbe utile che la questione dei diritti delle donne sia proposta anche agli uomini, magari trattando temi che potrebbero piacere ad entrambi i sessi. Per esempio, svolge un ruolo piuttosto importante nel film la politica, tuttavia dei Whing apprendiamo solamente che lottavano per un non meglio precisato concetto di “libertà“; sarebbe stato interessante approfondire la storia dei partiti politici inglesi del Settecento. Sarebbe stato inoltre interessante inserire in alcune scene delle usanze tipiche settecentesche, invece i comportamenti dei personaggi sono piuttosto simili ai nostri.

La protagonista è inoltre una donna perfetta, priva di difetti: giovane, bellissima, determinata, spavalda, carismatica, vincente, con una passione, secondo i canoni dell’epoca tipicamente maschile, come la politica. Il ruolo è stato assegnato ad una celebrità del calibro di Keira Christina Knightley, che ha interpretato protagoniste con una personalità simile (anzi, identica) in altri film, molto spesso in costume come in La duchessa: dopo essersi conquistata l’affetto del pubblico nel 2002 in Sognando Beckham quando era ancora una ragazzina, l’anno seguente ha ottenuto il suo primo grande successo nel primo capitolo dei Pirati dei Caraibi; nel 2005 ha interpretato Elizabeth Bennet in Orgoglio e pregiudizio; nel 2008 ha vinto degli importanti riconoscimenti per Espiazione;  nel 2012 recita in Anna Karenina; nel 2014 escono Tutto può cambiare e The Imitation Game; nel 2016 infine è il turno di Collateral Beauty. La profonda sofferenza della protagonista non viene trasmessa mediante i dialoghi, ma attraverso struggenti primi piani del viso disperato della protagonista; il volto di Keira è estremamente espressivo, riesce a esprimere contemporaneamente determinazione, ribellione, fragilità e dolore. Il solo problema del personaggio di G è un eccessiva perfezione: analizzando la trama, non si troverà un solo difetto nella protagonista, fatta eccezione per una irrimediabile sfortuna che la condanna ad una vita di sofferenza. Si tratta del personaggio ideale per far scattare nella mente delle spettatrici un meccanismo di identificazione, infatti una giovane donna che guarda il film desidera ardentemente di assomigliare a Georgiana, ma al tempo stesso si sente fortunata a non essere lei in quanto, vivendo nel XXI secolo, non subirà mai analoghe ingiustizie. E’ sempre meglio diffidare dei modelli di perfezione: i personaggi ordinari sono più simpatici ed evitano di provocare un senso di inadeguatezza nelle giovani donne.

Anche il personaggio del conte è poco approfondito: le crudeli scelte dell’antagonista infatti non sono solo dettate dal costume dell’epoca, ma anche da un’incapacità di provare empatia, interesse e affetto per i propri simili. Ma cosa ha portato il conte ad essere così? Inoltre nessuno è un concentrato di puro odio e malvagità, ma il conte non sembra possedere alcuna caratteristica positiva a parte la sua passione per i cani oppure, nell’ultima scena, quando confida a Georgiana di invidiare i propri figli poiché, in quanto bambini, possono vivere spensieratamente. Ne risulta un antagonista superficiale, un orco che sembra provenire da una favola anzichè da una storia realmente accaduta, privo di cedimenti o debolezze umani e creato appositamente per risultare odioso, senza approfondire il punto di vista maschile nella rigorosa e soffocante società Settecentesca.

Infine è doveroso ricordare che, rispetto alla biografia, abbondano le imprecisioni storiche, che piegano la realtà in favore della tragedia. Il pubblico dovrebbe essere educato all’amore per la storia, anzichè ai drammi rosa, soprattutto considerando che la biografia di Georgiana non necessita di essere modificata per risultare avvincente.

Il risultato è un film leggero, ideale per strappare qualche lacrima ad una casalinga, ma privo di profondità. I costumi e le scenografie, apprezzati durante la premiazione degli Oscar 2009, sono realistici ed efficaci, ma non è il caso di spingersi oltre nelle lodi della pellicola. Quando i film sulle problematiche femminili si rivolgeranno anche agli uomini, forse avremo fatto un passo avanti verso la parità dei generi.

 

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