Il movimento Me Too


Articolo pubblicato su Lo Sbuffo.

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Aristotele disse che “la dignità non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli“. Ne consegue che anche i personaggi che maggiormente possiedono successo e potere nella nostra società, come le star del cinema e del mondo dello spettacolo in generale, possono non avere una dignità, nonostante i molteplici riconoscimenti sociali. Le vicende che circondano il movimento Me Too hanno messo in discussione la dignità di molti artisti e personaggi dello show business, oltre ad aver posto l’accento sulla tematica della violenza sulle donne, in particolare nel mondo del lavoro.

Ma partiamo dal principio. Il movimento Me Too è una campagna femminista finalizzata alla denuncia delle violenze subite dalle donne, in particolare sul posto di lavoro. Tutto è cominciato dopo la pubblicazione delle inchieste giornalistiche sugli abusi sessuali commessi dal produttore statunitense Harvey Weinstein, focalizzando l’attenzione dell’opinione pubblica su quanto ci sia di torbido dietro le quinte dello show business. L’uomo, un potente impunito, è stato accusato da diverse artiste, che sono state credute pur senza processi e prove, un dato non scontato perchè, sino a pochi decenni fa, una donna veniva considerata priva di dignità se subiva un abuso e non sempre veniva creduta. Harvwy Weinstein è stato denunciato da diverse artiste, tra cui  Asia Argento, Salma Hayek, Rose McGowan, Gwyneth Paltrow, Angelina Jolie, Cara Delevingne, Mira Sorvino, Rosanna Arquette e Lea Seydoux.

Nell’ottobre 2017 il movimento ha avuto una diffusione virale nel mondo dei social grazie ad un hastag avente la funzione di dimostrare quanto sia alta la frequenza delle molestie sessuali subite dalle donne, raccontando la drammatica storia delle vittime. L’hastag era il nome del movimento che significa “anch’io”, perchè la denuncia di una donna induceva una compagna a prendere la parola e a raccontare un episodio di violenza capitato a lei.

Sempre nel 2017, il movimento Me Too è stato scelto come persone dell’anno dal Time e, sulla copertina del celebre giornale, sono state immortalate, vestite di nero, cinque donne fiere e determinate: Ashley Judd, tra le prime cinque star ad accusare Wensttein; Taylor Swift, che ha vinto una causa per molestie sessuali contro il dj David Muller; Adama Iwu, che ha creato il sito We said enough per denunciare le molestie nel mondo del lavoro e della politica; Susan Fowler, ex ingegnere informatico di Uber che, con una denuncia per molestie sessuali, ha portato al licenziamento il Ceo e altri venti dipendenti; Isabel Pascual, una raccoglitrice di fragole messicana che ha raccontato pubblicamente le minacce ricevute per aver denunciato gli abusi.

L’italiana che ha maggiormente contribuito al movimento è Asia Argento, che ha parlato pubblicamente dello stupro che ha subito da parte di Weinstein a Cannes nel 1997, quando l’attrice aveva 21 anni. Il suo contribuito è stato fondamentale per la crescita del Me Too, anche se da molti è stata contestata in quanto risulterebbe sospetto denunciare uno stupro a distanza di anni. A ciò altri hanno ribattuto che molte vittime di violenza non trovano la forza per denunciare, contribuendo così a coprire il proprio aggressore, oppure ci riescono solo dopo anni, una volta superato il trauma.

Asia Argento era dunque un’eroina quando Jimmy Bennet, oggi ventiduenne, ha rivelato di aver subito un’aggressione sessuale da parte della star quando l’attore e musicista aveva diciassette anni. L’attrice lo avrebbe risarcito con 380 mila dollari, ma l’esperienza traumatica avrebbe comportato per Bennet un crollo emotivo talmente potente da averlo condizionato sul set. Asia Argento è stata accusata in seguito agli sms divulgati da Rain Dove, la compagna di Rose McGowan, nei quali la figlia del regista di film horror confessa di aver avuto un rapporto sessuale con Bennet, all’epoca minorenne.

Harvey Weinstein ha colto l’occasione al volo per tentare di riscattare la propria immagine e affossare il movimento Me Too infatti, in una dichiarazione a Fox News, il suo avvocato Benjamin Rafman ha accusato l’attrice italiana di “un incredibile livello di ipocrisia”, infatti l’episodio di violenza sul ragazzo “dovrebbe dimostrare a tutti quanto malamente le accuse contro Weinstein siano state effettivamente crollate”. L’episodio potrebbe avere gravi ripercussioni sulla carriera di Asia, infatti persino Sky si è pronunciato al riguardo sostenendo che, se i fatti saranno confermati, la star non parteciperà al programma X Factor.

L’attrice è stata allontanata dal movimento proprio da Rose McGowan, un’artista che l’aveva sostenuta con ardore nelle sue battaglie: la donna non solo ha preso le distanze da lei, ma l’ha paragonata a Weinstein, allontanandola dal Me Too con una lettera facilmente rintracciabile in Internet.

L’episodio ha scatenato un acceso dibattito e ha sollevato opinioni contrastanti. Non è escluso che una vittima possa essere anche un carnefice, pertanto una persona può essere stata violentata in un episodio e aver violentato in un altro; ne consegue che il movimento Me Too non è ipocrita come è stato affermato da Weinstein, soprattutto perché ha avuto degli effetti positivi nello smascherare le molestie nel mondo dello spettacolo e nella difesa delle donne in generale. Ciò non toglie che, se Asia ha veramente commesso uno stupro, merita di essere punita ed è evidente che la donna ha calpestato la propria dignità macchiandosi di una colpa gravissima e, come ha detto il produttore, anche di ipocrisia. Molti sostengono che Asia sia stata incastrata per risollevare l’immagine di Weinstein; anche se non ci sono prove concrete al riguardo, bisogna tenere in considerazione tale ipotesi.

Ma una donna può stuprare? La questione è controversa, perché sicuramente le violenze subite dalle donne sono un fenomeno molto più diffuso e grave, però anche le vittime maschili meritano considerazione. Secondo il giornale online Bossy, anche gli uomini vengono stuprati, nelle stesse dinamiche in cui le vittime sono le donne. Gli uomini però hanno problemi ben maggiori rispetto alle donne perché non esistono centri di accoglienza, numeri verde o sportelli per supportarli inoltre, quando sporgono denuncia, spesso il loro caso viene trattato con sufficienza. L’uomo violentato inoltre si vede privato della propria virilità e accusato di omosessualità da una società omofoba (specie se lo stupratore è un uomo, ma anche se l’aggressore è una donna), pertanto la vittima tenderà a nascondere l’accaduto, coprendo il proprio carnefice.

Il fenomeno Me Too ci mostra come, dietro i lustrini e i riflettori, il mondo dello spettacolo possa anche essere privo di dignità e quanto sia allarmante il fenomeno delle violenze sessuali sul lavoro.

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