La musica in Grecia


Questo articolo è stato pubblicato da Lo Sbuffo.

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Il termine musica deriva dal greco mousikè e per i greci non si riferisce soltanto alla produzione di una melodia, ma anche alla creazione di un testo, al canto e alla danza; ogni artista si occupava di ciascuna di queste attività. La musica nell’età classica si realizza fondamentalmente mediante la melodia, vaIe a dire che il canto era dotato di un accompagnamento musicale che lo seguiva all’unisono, o al più con un intervallo di un’ottava; i greci non conoscevano invece l’armonia e la polifonia. Si fondava inoltre sul tetracordo, un sistema di quattro note congiunte comprese in un intervallo di una quarta; ma la posizione delle due note mobili variava a seconda del genere del tetracordo (diatonico, cromatico, enarmonico). Con il trascorrere del tempo la partitura musicale divenne sempre più complessa e dalla synaulìa, l’accompagnamento di strumenti a fiato e a corda che suonavano contemporaneamente, si giunse in età imperiale romana alla costituzione di grandi orchestre.

La musica era una delle materie studiate dai giovani greci. A Sparta i cori venivano intonati durante gli spostamenti dell’esercito per garantire l’ordine e la coesione tra i soldati; ad Atene è certo che la musica fosse una delle materie regolarmente insegnate al pari della scrittura e della letteratura. Musica e cultura erano strettamente connessi: il termine dopotutto è connesso alle Muse e un uomo colto veniva chiamato musikòs anèr. E’ inoltre singolare il punto di vista di Temistocle, che ammetteva di avere avuto un’educazione incompleta perché non aveva imparato a suonare la cetra. Nelle palestre inoltre gli esercizi ginnici seguivano il ritmo dell’oboe. Nella filosofia Pitagorica, incentrata sui numeri, la musica rivestiva un ruolo molto importante.

La musica assumeva una funzione privilegiata nelle cerimonie pubbliche e religiose, purtroppo però abbiamo poche testimonianze al riguardo. Si sono tuttavia conservati alcuni testi di scrittura musicale: veniva utilizzato un sistema letterale, per la precisione uno destinato al canto e una partitura per gli strumenti musicali. La trascrizione di brani musicali venne inventata tra il V e il IV secolo a.C., ma la sua composizione e trasmissione rimasero per lo più orali, venendo continuamente modificata a seconda delle esigenze, per essere poi facilmente dimenticata e sostituita da nuovi componimenti. Siamo stati più fortunati per quanto riguarda la trasmissione e la conservazione nel tempo delle teorie musicali dei greci, in particolare quelle di Laso di Ermione e Pitagora di Samo. Si tratta di ricerche musicali scientifiche e meticolose. Altri studi acustico-musicali furono intrapresi da Aristosseno di Taranto (IV secolo a.C.), Euclide (III secolo a.C.), Tolomeo (II secolo a.C.), Aristide Quintiliano (forse del II secolo d.C.), Porfirio (III secolo d.C.), Alipio (forse del IV secolo d.C.), Damone il maestro di Pericle e Timoteo di Mileto.

Nelle pitture vascolari sono raffigurati molteplici strumenti musicali, non tutti identificabili con certezza attraverso la lettura delle fonti letterarie. Gli strumenti a corda della famiglia delle lire avevano una cassa di risonanza da cui partivano due bracci che reggevano una traversa o giogo. Tra tale elemento e la cassa erano tese dalle quattro alle undici corde, che producevano suoni differenti a seconda della lunghezza e del diametro ed avevano tutte la stessa lunghezza. Le arpe invece avevano molte più corde, che erano di lunghezza scalare, avevano origine asiatica, scarsa sonorità ed erano pizzicati da entrambe le mani, senza il plettro. Tra gli strumenti a fiato ricordiamo l’aulos, simile al nostro oboe, a singola o a doppia ancia. I fori inizialmente erano cinque, ma successivamente aumentarono; lo strumento è di origine frigia come lo stesso Olimpo, l’iniziatore della musica atletica in Grecia. Altri strumenti a fiato sono la tromba e il corno per gli usi militari e la siringa e dei pastori. Gli strumenti a corda e a fiato greci erano molto simili a quelli mesopotamici ed egiziani. I culti orientali erano soliti impiegare strumenti a percussione nelle cerimonie come cimbali, timpani e tamburelli con sonagli.

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