Uno spettacolo di flamenco a Barcellona


Articolo pubblicato su Lo Sbuffo.

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Venerdì 17 agosto presso la Sala de concerts del Palau de la musica Orfeo Catala di Barcellona si è svolto uno spettacolo di flamenco intitolato El mejor arte flamenco de Barcelona.

La variopinta location era estremamente suggestiva: il Palau de la mùsica è un bene protetto dall’UNESCO ed è un esempio del modernismo catalano. Concepito come giardino della musica, è stato terminato nel 1908 e tra i materiali utilizzati compaiono il vetro smaltato e il cristallo, in quanto si è voluta ricreare la flora catalana nelle decorazioni.

Lo spettacolo si è svolto a Barcellona ma il flamenco non è una danza di origini catalane, ma proviene dall’Andalusia, nel sud della penisola Iberica; gli spettatori erano dunque per lo più turisti che volevano scoprire uno dei principali tesori della Spagna evitando di recarsi nella sua terra d’origine. In Andalusia molti locali notturni ospitano spettacoli di flamenco ogni sera, a Barcellona invece è necessario recarsi a teatro, ma la danza è comunque originale e gli artisti sono dei professionisti. In Catalogna il flamenco è guardato con disprezzo perché è considerato una sottocultura popolare, forse è per questo che è così difficile assistere ad una performance per le strade di Barcellona. La danza è nata nel diciassettesimo secolo, nel corso dei secoli la musica e i passi dei ballerini sono rimasti invariati. Le origini del flamenco sono ignote: secondo alcuni tale danza è nata in Andalusia, secondo altri sarebbe un canto indiano importato in Spagna dai gitani attraverso l’Egitto. Il termine deriva da una parola araba che significa “contadino senza terra”. Si tratta di una danza sensuale ma anche malinconica, viscerale e introspettiva. Il flamenco è riconosciuto dall’UNESCO da novembre 2010.

Sul palco erano presenti un flautista, due chitarristi, due cantanti uomini, una cantante e un percussionista. Le chitarre costituivano la base musicale, su cui il flauto e i cantanti intonavano le note principali. Svolgevano un ruolo dominante le percussioni suonate non solo dal percussionista, ma anche dai cantanti, che battevano le mani a tempo accompagnando la musica anche controtempo. Oltre alle nacchere, suonate solo in un brano da una ballerina solista, si possono considerare anche strumenti musicali le scarpe col tacco dei danzatori, che battono il tempo in elaborati passi di danza. Se i piedi danzano a ritmo frenetico e nervoso, le braccia disegnano eleganti movimenti sinuosi, inoltre i ballerini ballano in perfetta sincronia, eseguendo passi individuali solo raramente.

I ballerini erano quattro, tre donne e un uomo. Lo schema narrativo era molto semplice: una danzatrice entrava in scena, si specchiava e estraeva da un baule un oggetto con cui avrebbe ballato insieme alle compagne. Le artiste si sono esibite con cappelli, ventagli, scialli, sedie e bastoni da passeggio. Tutte indossavano i caratteristici costumi da flamenco, che si cambiavano ad ogni ballo durante dei piacevoli intermezzi musicali o di canto. Alcuni vestiti erano lunghi e coprivano le gambe, altri avevano uno strascico che le danzatrici sollevavano con un ampio gesto delle gambe o con le mani, altri ancora erano corti e consentivano di divaricare maggiormente cosce e polpacci. Il solo ballerino maschio è entrato in scena dopo due danze e ha ballato da solista, dopodiché si è unito alle colleghe. Lo spettacolo si è concluso con la danza di una singola ballerina con nacchere e vestito scuro corto che ha incantato la platea.

La sensuale danza del flamenco è stata un successo, ma non si può dire altrettanto degli intermezzi cantati. I vocalizzi dei cantanti, soprattutto dell’artista femminile, sono stati un suggestivo accompagnamento alle danze, ma i brani di sola voce sono risultati monotoni e ripetitivi. I canti popolari dell’Andalusia sono poco adatti ad un orecchio abituato alla musica moderna.

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