“Otello” al teatro Elfo Puccini di Milano


Articolo pubblicato su Lo Sbuffo.

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Dal 27 aprile al 20 maggio è in scena presso il teatro Elfo Puccini di Milano Otello di William Shakespeare, regia di Elio De Capitani e Lisa Ferlazzo Natoli. Lo Sbuffo ha già affrontato le caratteristiche della tragedia dell’affascinante moro di Venezia qui.
Otello è una tragedia che racconta la cieca gelosia che può insinuarsi all’interno della coppia e il male ingiustificato e diabolico impersonato da Iago, che non spiegherà mai le ragioni del suo odio profondo per il moro. L’opera tratta inoltre di razzismo, perché il protagonista, nonostante i suoi meriti, non sarà mai pienamente accettato a Venezia, e di misoginia, poichè Iago disprezza profondamente tutti i personaggi femminili in quanto donne.
La scenografia di Roberta Monopoli è minimalista e lascia allo spettatore il compito di immaginare i canali di Venezia e le vie dell’isola di Cipro, infatti è stato realizzato un “palcoscenico sul palcoscenico” costituito da teloni opachi e semitrasparenti, di cui gli attori cambiano la posizione mediante delle corde, come se fossero dei macchinisti. Si tratta di una scelta suggestiva che, secondo gli artisti, evocherebbe le emozioni dei personaggi. E’ stato particolarmente singolare il momento in cui l’ondeggiare dei teloni trasparenti sospesi in aria ha simulato la tempesta che ha distrutto la flotta turca. Altri elementi della scenografia sono una scala, su cui gli attori si arrampicano agilmente, e delle pedane, spostate sul palcoscenico dagli artisti al termine di ogni scena. Le luci hanno svolto un ruolo fondamentale, ricreando un’ambientazione di chiaro scuro.
La traduzione di Ferdinando Bruni si discosta dall’originale in inglese soprattutto perché sono stati inseriti parolacce e turpiloqui. Nel 1606 con la Profanity act vennero depurate tutte le numerose bestemmie presenti nell’opera, in particolare quelle pronunciate da Iago; probabilmente il traduttore ha voluto rievocare la prima versione, andata perduta. Il testo è moderno e scorrevole, in alcuni tratti simile al parlato, ma non per questo meno impegnativo: sono stati infatti mantenuti il ritmo lento e la profondità dei monologhi che rendono l’ascolto difficoltoso per un pubblico poco esperto. E’ singolare notare come sia stato mantenuto il testo in inglese della canzone intonata dai soldati ubriachi, per non perdere l’originale musicalità del testo. Sono state inserite alcune battute dal sapore moderno, come quando Desdemona flirta con Otello e alcune frasi pronunciate dal buffone.
Quest’ultimo personaggio in particolare è stato costruito con originalità poiché è caratterizzato da alcune movenze tipiche dell’Arlecchino, sebbene tale caratteristica sia evidente solo agli esperti conoscitori della Commedia dell’Arte.
I costumi sono moderni, ma non appartengono ad alcuna epoca in particolare. Le divise dei soldati sono costituite da giacca, pantaloni e fucile anziché spade, Desdemona è un’elegantissima fanciulla in tacchi e abiti lunghi sino al polpaccio, Bianca è una carnale odalisca vestita di rosso. I soli indumenti che rievocano l’epoca in cui è ambientata la tragedia sono quelli del padre di Desdemona.
Il fazzoletto che incrimina Desdemona compare in scena sin dall’inizio, infatti la ragazza esibisce orgogliosa il primo dono ricevuto da Otello. Per evidenziare il suo ruolo centrale nella vicenda è stato scelto un fazzolettone enorme e dai colori sgargianti, riccamente decorato e dai tessuti preziosi.
La rumoristica di sottofondo colpisce lo spettatore nel profondo, evocando il pathos nelle scene cruciali. Si tratta di rumori cupi e sinistri, proprio come la tragedia messa in scena.
Lo spettacolo dura tre ore intervallo escluso, pertanto avrebbero dovuto iniziare la rappresentazione prima delle venti e trenta, per consentire ai visitatori che non abitano nelle vicinanze di rincasare in tutta calma. Fatta eccezione per questo piccolo problema organizzativo, l’opera è stata un successo.

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