“La locandiera” al Teatro Carcano


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La compagnia Proxima Res ha portato in scena a gennaio presso il Teatro Carcano di Milano La locandiera, il capolavoro di Goldoni del 1753.

Si tratta di una commedia in tre atti che narra la storia di Mirandolina, un’intraprendente ostessa che, rimasta orfana, gestisce l’attività di famiglia con il supporto di Fabrizio, segretamente innamorato di lei. Presso la sua locanda alloggiano lo squattrinato ma influente Marchese di Forlipopoli e il ricco Conte d’Albafiorita, i quali si contendono la sua mano. Per non perdere i clienti, Mirandolina inganna entrambi flirtando con loro, ma senza concedersi a nessuno. L’equilibrio viene interrotto dall’arrivo alla locanda del cinico e misogino Cavaliere di Ripafratta, che rifiuta ogni donna; per Mirandolina conquistarlo diventa una questione di principio, ma la bella locandiera non ha tenuto conto dell’imprevedibilità dei sentimenti umani, compresi i propri.

Mirandolina è un “Don Giovanni in gonnella” (il regista ha espressamente consigliato all’attrice di considerarsi tale durante la recitazione), in quanto sfrutta il proprio fascino per sedurre e prendersi gioco degli uomini. Il personaggio si ispira alla figura della servetta scaltra, un topos nella letteratura del settecento, nato in un periodo in cui le donne stavano lentamente iniziando ad emanciparsi svolgendo attività lavorative come quella della domestica. Il personaggio della locandiera è l’evoluzione di Colombina, la servetta scaltra per antonomasia della Commedia dell’arte; rappresenta inoltre la piccola borghesia emergente, che sgomitava per farsi strada nell’economia europea in questo periodo storico. Il personaggio di Mirandolina è inoltre coerente con l’autodeterminazione dell’individuo illuminista. Nonostante si riveli disonesta nei confronti dei personaggi maschili, è evidente che la locandiera sia nelle grazie di Goldoni, infatti non può essere considerato un personaggio negativo nonostante sia disonesta nei confronti del sesso maschile.

Il marchese e il conte erano, all’epoca di Goldoni, due figure di straordinaria attualità in quanto il primo rappresenta la nobiltà, che non aveva ancora perso il proprio prestigio ma si era ormai ridotta sul lastrico ed era diventata una parassita della società, il secondo è invece un esponente della ricca borghesia che tutto può con il denaro ma ancora invidia i titoli nobiliari dell’antica aristocrazia, in quanto ha ereditato da poco il titolo di conte e non ha particolare rilievo in società. L’antagonismo tra i due personaggi per la mano di Mirandolina rappresenta lo scontro tra due classi sociali che ha segnato un periodo storico.

La locandiera è stata una rivoluzione nella storia del teatro. Inizialmente Goldoni scriveva commedie appartenenti al genere della Commedia dell’arte, in cui i personaggi erano maschere stereotipate. Con la commedia di Mirandolina gli attori cessano di indossare delle maschere e possono recitare anche con l’ausilio delle espressioni facciali, inoltre i personaggi hanno una psicologia complessa e sono più simili a uomini appartenenti al quotidiano, anziché essere delle prevedibili macchiette. La trama nella Commedia dell’arte era affidata ad un canovaccio (una sorta di bozza, che lasciava ampio spazio all’improvvisazione), mentre Goldoni realizza un testo teatrale ben strutturato, che limita l’inventiva degli attori ma garantisce una trama profonda e complessa.

Nello spettacolo proposto dal Carcano domina il colore bianco sulla scena e le scenografie e i costumi sono ridotti all’indispensabile: degli appendiabiti contenenti dei costumi disposti ai lati del palco, che consentono agli attori di trasformarsi sulla scena ogni volta che devono cambiare personaggio e un lungo tavolo, attorno il quale si svolge la scena. Il tavolo è un elemento portante della rappresentazione in quanto l’azione può svolgersi anche al di sopra o al di sotto di esso. Gli oggetti di scena sono riposti sotto il tavolo in attesa di essere utilizzati, sul quale vengono continuamente poste delle piccole bamboline che rappresentano i vari personaggi.

I costumi sono per lo più bianchi e sono costituiti dal minimo essenziale per caratterizzare un personaggio. Sono singolari i costumi delle signore, strutturati quanto basta per evocare le ampie gonne settecentesche senza essere altrettanto ingombranti. La struttura  leggera e comoda delle gonne serve soprattutto per consentire alle attrici di corre, saltare, salire sul tavolo o, più semplicemente, muoversi in tutta comodità durante la recitazione, senza l’impaccio di un bellissimo ma assai poco pratico costume storico.

Il testo di Goldoni è immortale: sopravvive allo scorrere dei secoli senza perdere la propria comicità e il suo profondo messaggio. Gli attori hanno saputo intrattenere il pubblico egregiamente, scatenando fragorose risate e attribuendo ad un testo di trecento anni un respiro attuale. Per gli appassionati, su internet sono disponibili le interviste di alcuni degli attori e il testo completo della commedia.

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