Riflessioni di una femminista in incognito


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Mi sono resa conto che leggo libri femministi e che seguo siti web e Youtuber sul tema da almeno un anno, ma nessuno conosce questo mio interesse eccetto il mio fidanzato. Forse mi vergogno di essere femminista, come un tredicenne che nasconde Play Boy sotto il letto sperando che la mamma non lo scopra facendo le pulizie.

L’ambiente circostante non aiuta: sono la sola femminista di mia conoscenza, non frequento nessuno con cui parlare e confrontarmi, inoltre il mio piccolo universo di provincia è ostile a tutto ciò che riguarda il femminismo, anzi, non sa nemmeno cosa sia tale movimento. In Brianza questa parola che sembra una parolaccia implica bruciare reggiseni, non depilarsi, odiare gli uomini e sostenere i diritti LGBT. Ebbene, cari brianzoli, avete ragione solo su quest’ultimo aspetto, perché femminismo significa semplicemente sostenere la parità tra uomo e donna e lottare per abbattere ogni forma di disuguaglianza e gli stereotipi che ci impongono determinati comportamenti. Prendiamo il più classico degli esempi, una donna non è costretta a depilarsi come impone la società ma ha il diritto di essere libera di farsi crescere i peli se lo desidera, oppure di votarsi ad una radicale ceretta integrale, oppure di alternare queste due opzioni in base a ciò che più le conviene nei vari periodi della sua vita. Insomma, femminismo è semplicemente libertà di essere ciò che si desidera, mandando letteralmente al diavolo le imposizioni della nostra società su questo come su molti altri aspetti. Il femminismo si suddivide in varie branchie e io non ho ancora deciso con chi schierarmi (non prendo mai simili decisioni in modo affrettato, preferisco documentarmi accuratamente prima di scegliere) però ormai è evidente che, nel mio piccolo, faccio parte di questo movimento in quanto ne abbraccio l’ideologia.

A parole sembro una sincera sostenitrice del femminismo, ma la realtà è molto diversa: io sono una vigliacca, mi mimetizzo tra la massa evitando di esprimere la mia opinione quando si toccano simili argomenti durante una conversazione o addirittura adotto comportamenti in contraddizione con quello in cui credo, soprattutto per quanto riguarda la scelta delle parole e delle espressioni mentre parlo. Non ho intenzione di trattare in questo articolo il fatto che l’italiano sia una lingua maschilista e che sarebbe doveroso modificarla per renderla più rispettosa del genere femminile e non solo (modificare artificialmente una lingua non è assurdo, lo fece per esempio Pietro Bembo con la Prosa della volgar lingua nel 1525 per quanto riguarda l’italiano), sappiate semplicemente che io purtroppo adotto moltissime espressioni e vocaboli che giudico sessisti.

Confesso inoltre di essere una pigrona perché è faticoso uscire dalla caverna di Platone e assumere un comportamento controcorrente, sembrerebbe che io non abbia nessuna intenzione di prendermi la briga di appoggiare il movimento e dare il mio contributo. Ma cosa significa combattere? Che cosa dovrei fare esattamente? Forse sarebbe meglio continuare a nascondere i libri sotto il letto come s fossero dei giornaletti porno e pensare a laurearmi.

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6 thoughts on “Riflessioni di una femminista in incognito

  1. Non ti abbattere.. oltre Pietro Bembo e Platone c’è una pletora di ignoranti che al tuo contrario non si vergognano di dire ciò che pensano. Loro però inversamente vigliacchi… perché usano strumenti pubblici per depistare i concetti sani e le dottrine corrette!
    Buon anno!

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