La Gioconda, la fanciulla più celebre della storia dell’arte


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Dopo la bravata pubblicitaria di Sgarbi è doveroso trattare una delle donne più famose della storia dell’arte, vale a dire la Monnalisa di Leonardo Da Vinci (1503/1506), nota anche come Gioconda per il suo enigmatico sorriso e per il nome del marito della modella. Turisti da ogni angolo del globo affollano il Louvre per ammirarla per poi restare scioccamente delusi dalle ridotte dimensioni dell’opera (77×53 cm), in verità si tratta di un vero e proprio capolavoro su cui sono state scritte pile di volumi sulla storia dell’arte, il cui mito è sicuramente stato alimentato dal celebre furto verificatosi nel 1911. Cerchiamo di scoprire qualche informazione essenziale su questa straordinaria fanciulla.

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Ma chi era realmente la Gioconda? Vasari  racconta che si trattava della moglie del mercante fiorentino Francesco Giocondo e che il suo vero nome era Lisa Gherardini. Leonardo si affezionò in maniera morbosa al dipinto, così non lo consegnó mai al committente.

La Monnalisa è il primo soggetto ad essere stato ritratto a mezzobusto con le mani in vista, inoltre è estremamente innovativa la realizzazione di un paesaggio alle spalle della donna anziché l’utilizzo di uno sfondo puro. Il paesaggio è sicuramente inventato (sebbene alcuni abbiano tentato ad identificarne la collocazione in Toscana grazie alla presenza del ponticello sulla destra), inoltre la parte a destra della donna e quella alla sua sinistra hanno l’orizzonte a livelli differenti. La Monnalisa posa in una loggia panoramica, ma tale particolare si nota molto poco in quanto l’opera è stata mutilata.

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L’intero dipinto è inoltre in movimento: il paesaggio è avvolto dalle nebbie, ma ponendosi in primo piano diventa più vivo e riusciamo a vedere un ponte e un fiume; la Gioconda invece è raffigurata nel pieno di una torsione e le membra sono su piani diversi. Il celeberrimo enigmatico sorriso varia in base ai punti di osservazione e incarna l’essenza dell’attimo in divenire, ovvero dei sentimenti dell’uomo in continuo mutamento, senza la possibilità di trovare un appiglio in essi. Sono tuttavia ancora in corso degli studi al riguardo, ciò che è certo è che il sorriso della Gioconda si incarna perfettamente con il resto del dipinto.

L’opera inoltre non è un semplice ritratto, infatti Leonardo voleva rappresentare l’ineffabilità della natura e dell’animo umano. Tutto ciò è stato realizzato non solo mediante il sorriso di Lisa Gherardini, ma anche grazie al celebre sfumato ottenuto con sottili velature  di colore, con utilizzo di luce dorata e la resa di un’aria umida e spessa. Si tratta dunque di un’immagine reale, in cui risaltano la visione dell’artista della realtà e della natura, che sono in continuo movimento. La Gioconda rappresenta perfettamente la poetica di Leonardo da Vinci, infatti è stato raffigurato un collegamento tra il singolo fenomeno e la complessità dell’universo, tra il particolare e il tutto. Il paesaggio sullo sfondo è il simbolo della natura naturans, vale a dire del “farsi e disfarsi” e della continua trasformazione della materia attraverso i tre stadi della materia (solido, liquido, gassoso). Monnalisa rappresenta l’ultimo gradino di  questo ordine.

Charles de Tolnay scrisse: « Leonardo ha creato con la Gioconda una formula nuova, più monumentale e al tempo stesso più animata, più concreta, e tuttavia più poetica di quella dei suoi predecessori. Prima di lui, nei ritratti manca il mistero; gli artisti non hanno raffigurato che forme esteriori senza l’anima o, quando hanno caratterizzato l’anima stessa, essa cercava di giungere allo spettatore mediante gesti, oggetti simbolici, scritte. Solo nella Gioconda emana un enigma: l’anima è presente, ma inaccessibile».

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La Gioconda è stata oggetto numerose e divertentissime parodie, la prima delle quali è Monna Lisa che fuma la pipa di Bataille (1883). Il secondo è Marcel Duchamp, che nel 1919 realizza L.H.O.O.Q, la celebre Gioconda baffuta. L’artista dichiarò: “La Gioconda è così universalmente nota e ammirata da tutti che sono stato molto tentato di utilizzarla per dare scandalo. Ho cercato di rendere quei baffi davvero artistici.” L’opera è composta da una riproduzione fotografica della gioconda a cui sono stati semplicemente aggiunti baffi e pizzetto. Le lettere che compongono il titolo, se pronunciate  in francese, compongono la frase “Elle a chaud au cul” (Lei ha caldo al culo), che significa “Lei è eccitata”. Duchamp realizzò diverse versioni dell’opera. L’opera è un inno contro il conformismo, infatti l’artista non intende insultare Leonardo, la tutti coloro che ammirano la Gioconda solamente perché è un opera famosa e non per il suo valore artistico.

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Non possiamo citare tutti gli artisti che hanno reso un simpatico omaggio alla gioconda, i più famosi sono i seguenti: Andy Warhol individuò nella Monnalisa un icona della propria epoca (ma anche di quelle passate, naturalmente), perciò la raffigurò in serie; Banksy realizzò numerose parodie dell’opera; Botero non resistette alla tentazione di raffigurare la celebre modella cicciottella come i soggetti dei suoi quadri; infine Basquiat la raffigurò con un sorriso sinistro.

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L’opera è stata realizzata su una tavola di pioppo molto sottile, pertanto con il trascorrere del tempo l’opera si è danneggiata: il pannello si è incurvato e si è aperta una fessura sul vetro; a ciò si aggiungono due terribili atti vandalici effettuati mediante dell’acido e il lancio di un sasso. Per evitare altri danni la Gioconda è esposta dietro ad una teca infrangibile, con temperatura ed umidità controllate, e non viene più prestata ad altri musei.

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6 thoughts on “La Gioconda, la fanciulla più celebre della storia dell’arte

  1. Molto interessante questo tuo percorso su uno dei capolavori indiscussi dell’arte di ogni tempo.
    La sciocchezza che appartenga all’Italia solo perché in Italia e da un artista italiano è stata dipinta ancora affolla le menti di parecchi, che ci vuoi fare.
    Piacere di fare la tua conoscenza.

    • Piacere mio. Ho appena parlato di questo problema nell’articolo citando la bravata di sgarbi. Secondo me sgarbi non è scemo, ci ha guadagnato un sacco di soldi pubblicizzando le due automobili.

      Grazie per il tuo intervento

  2. Un bel post Valeria! La Gioconda è una vera icona pop ormai, anche grazie alle mille versioni che ha generato. Io poi sulle parodie dell’arte ci ho fatto un appuntamento settimanale sulla pagina Fb di Artesplorando. Credo che faccia bene all’arte “prendere in giro” i capolavori perché li rende più avvicinabili, più “umani”, sdrammatizzando l’aura di sacralità che li avvolge ;-)

    • Grazie, Cristian, sono felice che ti piaccia e la penso esattamente come te. Non bisogna poi dimenticare che le parodie sono spesso delle vere e proprie opere d’arte a parte.

      Attendo con curiosità il prossimo numero di “are you art?”, In cui verrà pubblicato questo articolo

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