Esiste l’antirazzismo cattivo?


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Studiando il manuale Antropologia culturale di Fabio Dei per un’omonimo esame mi sono imbattuta in un capitolo che mi ha  sorpreso. Non sono esperta di diritti umani, ma ho sempre ritenuto l’antirazzismo la più doverosa, spontanea e genuina manifestazione di bontà che l’uomo possa offrire ad un suo simile. Potrete dunque immaginare il mio stupore quando ho letto che esistono forme negative di antirazzismo, che addirittura utilizzano lo stesso linguaggio del loro opposto, il razzismo.

 

Il mio manuale sostiene infatti che l’antirazzismo correrebbe il rischio non solo di usare gli stessi strumenti ideologici e culturali del razzismo, ma anche di riprodurre i medesimi meccanismi che caratterizzano il razzismo stesso, vale a dire:

  • L’essenzializzazione (un meccanismo per cui, per esempio, se molti zingari rubano, allora tutti gli zingari sono ladri, oppure, se molti musulmani violano i diritti delle donne, allora nessun musulmano rispetta i diritti delle donne);
  • la stigmazione, che consiste nell’esclusione simbolica dell’individuo discriminato, cui vengono inoltre attribuiti stereotipi negativi (ciò accade per esempio quando si afferma che i neri puzzano);
  • la barbarizzazione, ossia la considerazione del gruppo etnico come delle persone incivilizzabili e, per l’appunto, barbare.

L’antirazzista applicherebbe insomma queste tre categorie al razzista trasformandolo in un’entità nemica da neutralizzare, se non addirittura nel Male assoluto. In quest’ottica chiaramente l’antirazzismo rappresenterebbe viceversa il Bene assoluto e il mondo verrebbe diviso in bianco e nero, buoni e cattivi.

Analizzando i linguaggi dei media la realtà risulterebbe molto più complessa in quanto i pregiudizi razzisti sarebbero nascosti e spesso verrebbero involontariamente sostenuti anche da coloro che si dichiarano antirazzisti e che credono di vivere in una cultura aperta e tollerante. Gli stessi strumenti che effettuano tali analisi alla ricerca di fenomeni razzisti sotterranei avrebbero tuttavia un limite, vale a dire la tendenza ad individuare del razzismo occulto ovunque.
Spesso inoltre verrebbero realizzati dei discorsi antirazzisti che invece nasconderebbero in sé subdole e profonde intenzioni razziste. Ciò comporterebbe un rischio ben più grave, cioè che i destinatari del messaggio siano incapaci di riconoscere i vari livelli di pregiudizio.

Il manuale continua affermando che la nostra società, come tutte le altre, sarebbe costruita intorno alla distinzione tra “civiltà” e “barbarie”, “normalità” e “anormalità”, “buon gusto” e “cattivo gusto”. Tali categorie non avrebbero nulla di naturale e sarebbero in stretta relazione con la storia dell’Occidente e le sue pratiche di predominio sugli  altri popoli, ma proprio per questo motivo sarebbero inadatte a distinguere  ciò che è razzista da ciò che non lo è.

Sì pensi all’opposizione bianco/nero. Il primo, che identifichiamo nel colore della nostra pelle, rappresenta tutto ciò che è buono e puro mentre il secondo, che associamo ai popoli dalla pelle scura, è il simbolo del mare. Da tutto ciò nascono figure come il terribile uomo nero che spaventa i bambini, l’associazione del nero a tutto ciò che è male e demoniaco, modi di dire come “sono incazzato nero”.

 

La lettura di questo capitolo del manuale ha suscitato in me profonde riflessioni che vorrei condividere con voi. Siccome sono alla costante ricerca della verità non ho alcuna intenzione di proporre le mie opinioni come verità assolute, quindi sono più che disposta a mettermi costantemente in discussione, magari chiacchierando con voi nei commenti qui sotto.

Mi rendo conto che non è possibile sintetizzare la realtà semplicemente suddividendo i razzisti dagli antirazzisti con una linea retta, però ogni civiltà ha la tendenza a creare nel proprio immaginario collettivo dei demoni e degli eroi, pertanto non mi sembrerebbe un male (come sostiene invece il manuale) se la società demonizzasse i razzisti e gli considerasse alla stregua dei ladri, degli assassini o degli stupratori. Purché non ci si dimentichi che i pregiudizi e il razzismo si insinuano in modo molto sottile nella nostra cultura (proprio come ha affermato il manuale), mi sembra più che corretto identificare il nemico e avvertire la popolazione tutta della sua pericolosità. Per lo stesso motivo, l’antirazzismo andrebbe glorificato e chiunque lo promuova dovrebbe diventare un eroe al pari di Robin Hood e di Achille Pelide. Il perché abbiamo bisogno di eroi è molto semplice e può essere sintetizzato da questo aforisma: “Senza eroi, siamo tutti gente ordinaria, e non sappiamo quanto lontano possiamo andare.”
(Bernard Malamud).
Ho utilizzato il condizionale perché secondo me la nostra società tollera il razzismo, naturalmente nascondendosi sotto una maschera di diplomatico perbenismo. Non ho intenzione di esprimere il mio punto di vista sulla nostra società, torniamo al mio manuale di Antropologia culturale.

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Per quanto riguarda la faccenda relativa ai linguaggi dei media, io stessa una volta sono stata vittima della mia stessa cultura occidentale razzista. Nel corso di una partitella di Basket ho giocosamente sfidato le avversarie dicendo: – Vi facciamo nere! -. Peccato che nell’altra squadra era presente una ragazza nera. La mia amica non sì è offesa, tuttavia è stato molto imbarazzante. Naturalmente non ho pronunciato tale frase con il preciso intento di fare dell’umorismo sulla pelle di questa ragazza ma ho utilizzato una “frase fatta” senza riflettere sul suo significato perché stavo giocando a basket ed ero concentrata sulla partita, allo stesso modo in cui quando dico “sono giù di corda” non rifletto sull’etimologia di tale modo di dire (si tratta di un’affascinante origine che potete trovare qui).
Il manuale non tratta un aspetto molto grave, vale a dire il fatto che le persone dunque offendono senza accorgersene, rendendo ancora più subdolo il meccanismo razzista. Si tratta di un problema serio, che forse non si può risolvere nell’arco di una sola generazione, ma per il quale siamo tutti chiamati a lottare evitando in prima persona tutto ciò che appare discriminatorio.

Circa il razzismo sottointeso nei media, personalmente riesco a notare solamente quello relativo alla politica (nel caso di certi politici come Salvini non è nemmeno sottointeso ma è più che evidente, tuttavia non voglio dilungarmi in simili argomenti da salotto), perciò vi prego di segnalarmi nei commenti se avete notato dei messaggi mediatici simili, sarei lieta di discuterne insieme a voi.

Avete assistito ad un fenomeno di razzismo? Quali miglioramenti potremmo apportare alla nostra società per combattere il razzismo? Per qualunque altra curiosità che volete condividere, scrivete sotto: che il dibattito abbia inizio!

 

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9 thoughts on “Esiste l’antirazzismo cattivo?

  1. Ciao! Chiedi di segnalare messaggi “criptorazzisti” nei media. Io penso che sia molto molto diffuso, e l’atteggiamento più infido sia nei commenti che non indicano necessariamente qualità negative ma che sono stereotipi e in quanto tali molto pericolosi. Dire che “i neri hanno la musica nel sangue”, o che “i gay sono sensibili” o “hanno buon gusto” sono molto pericolose e si sentono molto spesso. Stessa cosa, chiamare “nomadi” rom e sinti (senza ovviamente distinguerli e non considerando che una piccola percentuale è nomade per scelta) riflette ovviamente un pregiudizio. Ma forse l’elemento più pericoloso, visti i tempi che corrono, è il continuo appello ai “musulmani moderati”. Questo implica il giudizio che l’islam sia negativo di per sé (cioè, legato al terrorismo) e che gli unici musulmani accettabili sono quelli che rinnegano parzialmente la loro identità in favore dei valori “nostri” concepiti come superiori. Spero di averti dato qualche esempio valido :)

    • Di questo ho parlato nell’articolo, nel primo punto dell’elenco puntato. Il razzismo di oggi tende ad applicare una caratteristica a tutti i membri di una categoria, anche se nella realtà è valida solo per alcuni. Quando sento qualcuno parlare per stereotipi, personalmente gli do del razzista, l’ho sempre fatto, anche prima di seguire il corso di antropologia culturale. Grazie per il tuo intervento, è stato molto interessante. Torna presto a trovarmi sul blog

      • Ehi, sì ne hai parlato di generalizzazioni, però io mi riferivo soprattutto ad aspetti non necessariamente negativi, magari positivi (il caso perfetto è forse il “migliore amico gay”) che però quando si accettano, si portano dietro “tutto il pacchetto”. E media e persone comuni anche in buona fede finiscono per diventar “portatori sani” di cose molto peggiori. Boh, grazie a te! :)

      • Hai ragione, nel mio post mi riferisco solo a commenti negativi, invece lo stesso fenomeno si manifesta per etichette positive, provocando ugualmente un danno. Grazie per l’osservazione.

  2. Ciao Vali ;) Come va? Trovo l’articolo interessante, rappresenta una prospettiva diversa, eheh. Comunque riguardo a “ti faccio nero”, credo sia riferito alle botte e ai lividi che rendono la pelle davvero nera, non in senso figurato.

    • Ciao Stelio, quanto tempo! Ho cercato su internet l’origine di questa espressione ma non ho trovato nulla. Provaci anche tu, io oggi sono al lavoro e non ho tempo… Indipendentemente dalla sua origine, questo termine è la prova che la lingua italiana esclude coloro che sono neri e che certe espressioni potrebbero essere fraintese da loro.
      Grazie per il complimento, torna presto

  3. Dire ”Ti faccio nero” non ha una accezione razzista, e non credo che la ragazza dell’altra squadra se ne sia contrariata..

    Dividere il mondo in un gruppo di belli/buoni (a cui naturalmente apparteniamo) ed in uno di brutti e cattivi (a cui appartengono altri) è nella natura umana..

    Vogliamo identificarci in qualcosa ed è rafforzativo per noi il fatto che questo ”qualcosa” sia attaccato da altri, ci mette in un fortino, ci ‘obbliga’ a non pensare ai limiti di quel qualcosa, perchè il primo problema è difendersi dagli altri..

    Ma il mondo non si divide in bianchi/neri, Cristiani/Musulmani, Credenti/Atei, Fascisti/Comunisti, Maschilisti/Femministi..

    Il mondo si divide in persone, che possono essere buone o cattive (Totalmente buone? Totalmente cattive?) e solo dopo sono uomini/donne, Cristiani/Musulmani ecc. ecc.

    La tendenza a classificare, dividere, etichettare, è poi parte integrante della nostra cultura Occidentale, nasce in Grecia, è la base della scienza: se quei poveri eccezionali Filosofi avessero pensato che mentre loro classificavano, con grande fatica, un sasso da un altro, davano anche le basi al razzismo, chissà cosa avrebbero fatto..

    La Divina Commedia mostra un sistema divino organizzato secondo livelli, caratteristiche, compiti, che un Orientale non avrebbe mai capito..

    Loro sono più sull’essenza che circonda l’Universo, radice unica del tutto, che è un tutto unito, e fine dei giochi..

    Quindi il dividere ed identificare è più nella nostra cultura che nella loro (ed infatti anche io divido in ‘nostra’, ‘loro’), ma ci porta spesso verso brutti lidi..

    Che in questo schema sia ‘razzista’ anche l’anti razzista ci sta tutto, specie in un paese, il nostro, dove culturalmente siamo ‘anti’, non ‘pro’..

    ‘Anti’ implica schierarsi senza se e senza ma contro qualcuno/qualcuno qualcosa, ‘Pro’ implica costruire e fregarsene dell’altro, è ben diverso..

    Sul razzismo nascosto ho letto un bellissimo libro di un ragazzo di non ricordo quale provenienza Africana..

    Va a pranzo dalla famiglia di una sua amica, e quelli gli spiegano che loro non sono razzisti, riprova, il fatto che lui è li!! :)

    Ma se non lo fossero davvero dovrebbero spiegarlo?

    Il libro prosegue con una serie di bellissimi episodi..

    Penso che ”Bellissimo” sia il giusto aggettivo per il film ”Bianco e Nero” di Cristina Comencini, ci sono scene illuminanti: in una si vede perfettamente che il razzista è un uomo di colore che teneva un incontro sul razzismo e si presentava, ovviamente, come antirazzista, razzisti non erano affatto i ragazzi che seguivano l’incontro, pur sembrandolo..

    Secondo me non dovresti pesare ogni virgola del tuo linguaggio, faresti più male che bene, il tuo interlocutore capirà come sei da ben altre cose..

    Un saluto
    Manlio

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