Lo “Sponsus”, la prima opera teatrale in lingua romanza


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Lo Sponsus è il primo testo teatrale in lingua romanza. Siamo nell’XI secolo, la Francia si è aggiudicata il primato nella realizzazione di una letteratura romanza, vale a dire nella stesura di documenti in una lingua derivante dal latino (un francese molto arcaico rispetto al francese moderno che tutti conosciamo). La scrittura è in questo periodo praticata soprattutto in ambienti religiosi e lo Sponsus è infatti un dramma liturgico limosino, avente per lo più lo scopo di coinvolgere i fedeli durante la messa che, essendo celebrata in latino, non era comprensibile per il pubblico. L’opera è lunga poco meno di un centinaio di versi, una quarantina dei quali sono costituiti da decasillabi romanzi.

La vicenda messa in scena è la Parabola delle dieci vergini tratta dal Vangelo di San Matteo. Le fanciulle rappresentano l’universo dei credenti, all’interno del quale molti si dedicano solamente alla pratica esteriore della religione o compiono opere buone per mera vanità, come le vergini stolte che sprecano l’olio che è stato loro affidato durante uno sposalizio. Quando giunge lo sposo (che rappresenterebbe Cristo nel giorno del Giudizio), le vergini stolte hanno consumato tutto l’olio delle loro lampade e nessuno sarà in grado di rifornire loro della preziosa sostanza. Le sciagurate si ritrovano così escluse dal corteo dello sposo, come coloro che non sono accolti in Paradiso il giorno del Giudizio Universale, e vengono trascinate all’inferno da un gruppo di diavoli.

Poco importa il significato religioso dell’opera per un’atea come la sottoscritta, è molto più interessanti soffermarsi sulle caratteristiche del testo, che lo rendono un gioiello della letteratura medioevale.

La parabola gode di notevole successo nell’arte figurativa, infatti compare in affreschi catacombali del IV secolo e in alcune miniature di Evangeliari altomedievali sia occidentali sia bizantini, Nell’affresco delle chiesa di San Quirce di Pedret in Catalogna, di datazione tutt’oggi controversa, i personaggi sembrano avere una presenza scenica che evoca un’azione drammatica.

Nel testo sono presenti gli elementi essenziali per considerarlo un’opera teatrale: sono presenti delle rubriche che indicano le battute dei diversi personaggi, inoltre troviamo delle primitive note riguardanti l’azione scenica. Il testo suggerisce infine una rappresentazione dell’inferno decisamente teatrale, con comparse travestite da demoni e qualche rudimentale artificio tecnico in grado di evocare l’inferno. L’azione scenica è indipendente dalla liturgia, pertanto potrebbe rappresentare l’inizio di quella migrazione che, a partire dal secolo successivo, porterà il teatro volgare fuori dalle chiese.

Nel testo vengono alternate la lingua latina e il volgare; la prima ha una funzione lirico-narattiva, la seconda elegiaca. Il volgare è inoltre la lingua adottata dai primi personaggi profani del teatro religioso medioevale, appartenenti alla quotidianità e pertanto caratterizzati da vivido realismo: i mercanti, anzi, i mercatores. Nella parabola i mercanti compaiono solamente in un riferimento indiretto (le vergini stolte si sarebbero rivolte per comprare altro olio su consiglio delle vergini prudenti, se lo sposo non fosse giunto prima che potessero realizzare i loro piani), nello Sponsus invece tali figure diventano dei veri e propri personaggi che calcano la scena.

E’ molto interessante ricostruire la storia linguistica degli inserti romanzi dell’opera. Un’ipotesi minoritaria ha ipotizzato un’origine normanna, mentre la maggioranza la localizza tra il sud-ovest del dominio d’oil e il nord-ovest di quello d’oc, tra Anjou, Poitou e Angoumois. Avalle ha invece individuato un testo pittavino nell’originale del dramma liturgico, poi trascritto da un copista proveniente dalla parte settentrionale dell’area limosina. Tale teoria spiegherebbe l’alternarsi di tratti fonetici settentrionali e meridionali. Si tratta di un’analisi linguistica ci consente di affermare che alla terra del Poitou spetta il merito di aver creato il primo testo letterario parzialmente gallo-romanzo non solo teatrale, ma anche orientato verso una prospettiva profana.

 

Per concludere, facciamo ora un salto temporale di duecento anni, più precisamente nel 1264 quando, durante le celebrazioni del Corpus Domini, il sagrato venne ritenuto inadatto ad ospitare gli spettacoli religiosi, che pertanto vennero trasferiti in piazza. Per la prima volta gli attori non erano chierici ma degli esperti e sul palcoscenico comparvero botole, trabocchetti, gru, fumo per simulare le resurrezioni. Le scene più spettacolari erano le cadute nell’inferno, i voli degli angeli e le rappresentazioni degli antri infernali. Nel XIV secolo le rappresentazioni teatrali non furono più organizzate dalla Chiesa ma dalle corporazioni.

 

FONTI:

  • Maria Luisa Meneghetti, Le origini delle letterature medievali romanze, Editori Laterza

 

 

 

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