Barbie the Icon al Mudec, qualche critica


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Premetto che mi sto avvicinando sempre più al femminismo e che identifico nella bambolina Barbie l’emblema della donna oggetto che deve apparire sempre bellissima anziché essere una persona di valore, che finge di poter praticare ogni sorta di attività e professione quando mancano all’appello Barbie imprenditore, informatica o ingegnere. Nonostante le mie opinioni, ho amato immensamente Barbie: quando ero piccola ho fatto vivere alle mie bambole delle straordinarie avventure e certe volte ripenso con nostalgia ai giochi di una volta. Non posso inoltre negare che Barbie abbia influenzato cinquant’anni di storia diventando un’icona della moda, seppure in miniatura, che può essere studiata e analizzata al pari della Grande Guerra o della Rivoluzione Francese. Ecco perché mi sono recata al Mudec e ho visitato la mostra Barbie the Icon, perché volevo conoscere il mondo di Barbie e fare un tuffo nel passato, nella mia infanzia.

La mostra si apre con l’esposizione di alcune tra le Barbie più celebri di tutti i tempi, tra cui la prima Barbie, la Teen Age Fashion Model del 1959, riconoscibile per il costume da bagno intero zebrato, e Totally Hair Barbie del 1992, il modello più venduto al mondo, amato dalle bambine per i capelli lunghi fino alle caviglie, divertentissimi da pettinare.

La prima sala offre una rapida panoramica della storia di Barbie proponendo i modelli più conosciuti dagli anni Cinquanta ai nostri giorni. Lungo le pareti viene proposta una linea del tempo in cui gli eventi della storia vengono affiancati alla storia della bambolina. Analizzando con occhio critico questa sala risulta evidente il segreto del successo di Barbie: adeguarsi alle mode del momento copiando gli abiti, le divise e le attività più alla moda. Il modellino di plastica in sé sarà stato modificato al massimo quattro o cinque volte nel corso della vita di Barbie, ciò che caratterizzano i diversi modellini sono i vestiti. Barbie è riuscita a diventare un’icona copiando le icone del mondo reale e fotocopiando se stessa in mille versioni diverse. Ma è giusto insegnare alle bambine che una donna venga caratterizzata dal vestito? Ed è giusto che alle bambine venga proposto un modello dalla così impeccabile esteriorità ma così privo di spessore umano, che si limita ad adeguarsi alle mode del momento?

Nella seconda sala sono esposti dei veri e propri gioielli d’alta moda, dei minuscoli ma preziosissimi abiti realizzati appositamente per Barbie da stilisti di professione: abiti da sera, da sposa, da giorno, etnici, storici, maschere e molto altro. La raffinatezza delle stoffe, delle cuciture, dei ricami e delle perline eguagliano lo sfarzo degli abiti delle più grandi case di moda per donne in carne ed ossa. Barbie diventa dunque un giocattolo per adulti, ma trasformandosi in un oggetto di lusso si tramuta anche in una statua immobile e intoccabile, che può solo essere guardata. Vogliamo veramente che le nostre bambine abbiano come modello di vita una mera statua da ammirare? Non dovrebbero essere spronate a diventare delle donne pensanti e agenti con delle bambole che corrono, ridono, scherzano, studiano, lavorano, lottano…?

Segue un’ampia sala in cui sono esposte le prime case di Barbie (la prima, in cartone, risale agli anni ’60; la seconda è invece una monumentale casa delle bambole in plastica degli anni ’70), la piscina, la macchina, il catamarano, la barca, il camper… Accanto agli arredi in miniatura sono esposti i mobili a grandezza naturale per le camerette delle bambine. Colore dominante: il rosa, quale marchio di femminilità. Io credo che ciascuna bambina debba essere chiamata ad esprimere la femminilità a modo suo, non necessariamente in nome del rosa e della frivolezza come propone il modello Barbie.

La sala si conclude con una piccola vetrinetta occupata da Ken, che a quanto pare non viene ritenuto degno di ulteriore spazio all’interno della mostra, e una vetrina in cui Barbie viene affiancata dalle sue amiche e sorelle, i cui nomi ho dimenticato nel corso degli anni.

Un’ampia teca viene dedicata alle professioni di Barbie: astronauta, pilota, ballerina, hostess, soldatessa (è risaputo che bisogna inculcare il rispetto per la divisa in ogni pargoletta!) … Apparentemente barbie ha praticato ogni sorta di professione esistente, ma non è affatto così. Quando ero piccola ero una bambina strana, infatti mi sarebbe molto piaciuto molto ricevere in regalo una Barbie archeologa, una Barbie motociclista o una Barbie pistolera, una specie di Gangster. Nessuna di queste Barbie è stata prodotta. Navigando su internet ho scoperto che esiste una Barbie paleontologa, ma i suoi vestiti sono ridicoli perché, per inserire un tocco di rosa nel tipico completo color kaki, hanno realizzato una mise orribile. Esistono anche delle Barbie guerriere come Lara Croft e Wonder Woman, ma si tratta sempre di donne sexy e bellissime, perché anche quando combatte Barbie deve restare impeccabile (una qualità non certo utile nella lotta, ma da cui una donna purtroppo non può separarsi). Quando verrà realizzata una Barbie gangster? Su un solo aspetto posso ritenermi soddisfatta: nel 1998 è stata creata una Barbie cestista!

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La sala delle Barbie provenienti da tutto il mondo è un colossale specchietto per le allodole: sarà anche stata creata qualche bambolina dalla pelle nera o gialla per accontentare tutte le popolazioni, ma la protagonista indiscussa degli scaffali dei negozi di giocattoli resta la Barbie bionda con gli occhi azzurri, di nazionalità americana. In questa sala i costumi tradizionali che ho trovato più interessanti sono… quelli italiani! Abbiamo infatti ormai perso la memoria degli abiti delle nostre nonne e Barbie ci aiuta a ricordare. Mi è spiaciuto di non aver incontrato Barbie irlandese, di cui possedevo un modello quando ero bambina.

L’ultima sala è dedicata ai costumi delle grandi icone della moda: Grace Kelly, Rossella Ohara, Audrey Hepburn, Rose del Titanic, Frank Sinatra, Grease, Wonder Woman e Cat Woman. Questi sono solo alcuni dei nomi delle bambole esposte.

La mostra si chiude con due modelli realizzati appositamente in onore del Mudec e con una cassetta delle lettere in cui è possibile scrivere le proprie opinioni circa la mostra. Non ho avuto il tempo di esporre le mie considerazioni perciò lo farò qui, sul mio blog.

Nel complesso la mostra mi ha affascinato perché le Barbie mi piacciono molto, sebbene sia una donna molto diversa dal modello incarnato dalla bambolina. E’ tuttavia evidente che l’allestimento non ha lo scopo di presentare Barbie sotto ogni suo aspetto, infatti non vengono menzionate per esempio le opinioni delle femministe al riguardo, la recente crisi che sta subendo il marchio Barbie, soppiantato sul mercato da altri prodotti, o i numerosi flop riscontrati nel corso della storia, come il ritiro dal mercato di Barbie in gravidanza. Della bambola vengono presentati soltanto gli aspetti positivi mentre vengono oscurati quelli negativi, ne consegue una panoramica parziale e incompleta del prodotto e il messaggio generale della mostra suggerisce che l’iniziativa abbia scopi pubblicitari.

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2 thoughts on “Barbie the Icon al Mudec, qualche critica

  1. Certi stereotipi sono duri a morire. Ma per fortuna oggigiorno ci sono anche bambine e ragazzine dinamiche e scatenate, che prediligono giochi o sport che fino a ieri erano di appannaggio esclusivamente maschile. E non vengono più guardate male o dileggiate se scelgono di praticarli… certo, poi molto dipende dalla famiglia che hanno alle spalle, se è più o meno aperta e intelligente, e dipende dal contesto in cui crescono, se è più o meno culturalmente arretrato … però dei cambiamenti, rispetto a quarant’anni fa, mi sembra che per fortuna ci siano stati. Anch’io da piccola amavo molto la Barbie, quindi nulla da dire al riguardo, ma poi ho avuto una madre che mi ha stimolata a mettermi alla prova in molte altre attività. Soprattutto quelle che implicano l’uso del cervello, e oggi la ringrazio per questo. Del resto l’intelligenza di un genitore consiste nel dare ai figli ogni cosa nella sua giusta dose, in modo da evitare schematismi dannosi e limitanti.

    • Ciao, Alessandra, hai perfettamente ragione, condivido tutto quello che hai scritto. Ti farà piacere sapere che il marchio Barbie della Mattel è in crisi proprio a causa della staticità e dell’eccessivo attaccamento alla moda della Bambolina. E’ stata ultimamente lanciata una nuova pubblicità pseudo-femminista (ma molto pseudo!) per proporre un’immagine nuova, vedremo quali effetti avrà sul pubblico. Ecco il link: https://www.youtube.com/watch?v=l1vnsqbnAkk

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