Qualche critica a Expo


Durante la stagione estiva 2015 Milano ospita Expo, un’attrazione che sta attirando un considerevole numero di turisti soprattutto grande all’opera di pubblicizzazione messa in atto dai media. Noi di Acqua e limone ci siamo recati sul posto per esprimere un giudizio al riguardo: molto è stato detto sulla vergognosa corruzione e l’illegalità dietro le quinte di Expo, noi invece vogliamo valutare il prodotto finale e il messaggio che la manifestazione sta trasmettendo ai suoi visitatori.

Le installazioni, costituite in prevalenza da video e altri prodotti altamente tecnologici, sono spesso grandiose e altamente scenografiche, ma il loro messaggio è spesso debole e di difficile identificazione. L’argentina, per esempio, ha realizzato delle sbalorditive macchine in legno che colpiscono lo spettatore e significano… che cosa? Il messaggio sembra essere più chiaro leggendo il profilo dell’Argentina sul sito di Expo, ma non è così immediato durante la visita del padiglione.
Quando il messaggio trasmesso dal padiglione è più comprensibile, esso è caratterizzato da una retorica elementare, basata sulle sensazioni, volta a persuadere il visitatore della grandezza del paese anziché fornire informazioni utili. Forse per trasmettere un messaggio di amore e rispetto per la natura, l’Azerbaigian ha installato dei fiori artificiali dotati di una lampadina che si accende tendendo una mano sopra di essi. Lo spettatore in questo modo non è indotto a riflettere sulle caratteristiche del paese, ma viene persuaso con uno sciocco messaggio di carattere quasi pubblicitario che l’Azerbaigian ama la natura. In che modo l’Azerbaigian tutela il patrimonio naturale? Quali sono le bellezze naturali dell’Azerbaigian? A queste e molte altre domande rispondono dei pannelli digitali con troppe immagini e poche informazioni complete, adatte alla preparazione di un bambino delle elementari anziché di un cittadino di cultura media.
Uno dei padiglioni più ricchi di informazioni è quello dell’Irlanda, ma proprio per questo è risultato noioso per molti visitatori. Il messaggio relativo alla straordinaria bellezza dei paesaggi irlandesi, al loro clima e alla produzione agricola è stato ben strutturato, ma l’assenza di installazioni tecnologiche monumentali lo ha reso poco interessante per coloro che cercavano più intrattenimento che informazioni oggettive. Ciò dimostra che l’Expo ha fallito, perché promuove più il divertimento che la riflessione su una tematica importante come l’alimentazione.

Molti padiglioni sono dedicati ad aziende che hanno pagato per esporre il proprio marchio all’interno di Expo; tali strutture non contribuiscono al dialogo sull’alimentazione in modo costruttivo, ma sono semplicemente delle trovate pubblicitarie. Tra i principali padiglioni pubblicitari citiamo Enel (che relazione esiste tra l’energia e il cibo resterà per noi un mistero), Telecom (altra “intrusa” in un’esposizione dedicata all’alimentazione), Coca Cola, Lindt, McDonald’s. Come si può riflettere sull’alimentazione se i prodotti esposti sono stati scelti per ragioni pubblicitarie, oscurando la concorrenza e senza mostrare l’intera varietà di prodotti disponibili sul mercato? Mi rendo conto che qualche marchio deve pur sponsorizzare la baracca, ma ciò non dovrebbe compromettere la trasmissione di un messaggio etico e rispettoso della varietà del mercato in quanto Expo è un’esposizione universale, non un grande magazzino. Alcuni marchi, come Coca Cola e McDonald’s, meriterebbero di essere criticati, invece vengono rappresentati come dei rispettabili sponsor.

Anche ad Expo le società più forti oscurano le più deboli, ciò avviene non solo circa i prodotti alimentari, ma coinvolge anche gli stati: anziché trattare in modo equo gli stati  partecipanti, expo offre visibilità ai padiglioni più ricchi a scapito di quelli più poveri. Ciò non riguarda soltanto le dimensioni (il padiglione del Brasile, per esempio, è più del doppio del padiglione del Vietnam), ma anche la natura degli elementi esposti. I padiglioni dei paesi ricchi stupiscono infatti i visitatori con tecnologie all’avanguardia e marketing avvincente, i paesi poveri possono solo esporre alcuni prodotti artigianali.
Molti paesi africani subsahariani, tra cui l’Uganda e il Burundi, condividono un unico grande padiglione e devono accontentarsi di uno stanzino ciascuno. Al posto dei video proiettati dai televisori al plasma come gli altri padiglioni, esibiscono dei miseri poster e qualche cimelio artigianale. Unico argomento dei loro padiglioni è il caffè, che viene venduto in piccoli bar, ma non viene affatto affrontato il tema della fame del mondo e i problemi economici della regione. Siamo consapevoli del fatto che tali argomenti avrebbero potuto annoiare un visitatore alla ricerca di svago, ma evitando di affrontarli del tutto è venuto meno lo scopo di expo, che avrebbe dovuto spronare a ragionare sulla situazione mondiale attuale per migliorarla anziché divertire i visitatori come se fosse di un parco dei divertimenti.

Per intrattenere il suo pubblico l’expo ha mostrato solo gli aspetti positivi dell’alimentazione e ha evitato di approfondire i problemi: non solo ha evitato di trattare la questione dell’Africa, ma ha omesso anche le questioni degli ogm e delle piantagioni (noi abbiamo avuto solo un giorno per visitare Expo, pertanto abbiamo dovuto rinunciare a molte attrazioni. Ci auguriamo che Expo abbia affrontato tali problemi nei padiglioni che non abbiamo visitato, ma ne dubitiamo); bisogna invece riconoscere che Expo ha affrontato con efficacia la questione dello spreco nel Padiglione Zero. E’ inoltre meritevole il padiglione della Francia, che ha trattato alcune tematiche urgenti dell’alimentazione in alcuni video.

L’Expo offre a ciascuno stato partecipante l’occasione di effettuare pubblicità, esibendo gli aspetti positivi del proprio paese e occultando quelli negativi: la percezione del mondo trasmessa da Expo è quella di vivere in un pianeta bellissimo in cui sono veramente pochi i problemi, ma sappiamo che non è affatto così. Si tratta di un messaggio fasullo e pericoloso, perché inganna le persone e non le sprona a domandarsi come rendere questo pianeta un posto migliore in cui vivere. Alcuni padiglioni hanno persino effettuato propaganda politica esplicita, il cortometraggio proiettato dalla Cina, per esempio, inizia con un discorso del presidente della nazione e il terzo video del padiglione della Thailandia è un vero e proprio omaggio al re del paese, che viene rappresentato come un magnifico filantropo adorato dai bambini. Gli Stati Uniti proiettano un discorso di MIchelle e Obama all’ingresso del loro padiglione, ma non credo che in questo caso si tratti di propaganda politica perché i coniugi Obama offrono un interessante riflessione sul cibo.

L’oggetto dell’esposizione è il cibo, ma i ristoranti e i bar disseminati per Expo non sono a buon mercato; ne consegue che il visitatore è costretto a selezionare pochi bar e, siccome in pochi desiderano abbuffarsi, la maggior parte predilige pietanze straniere che ha già assaggiato in passato, senza sperimentare la cucina di paesi che non conosce. Tra i padiglioni che abbiamo visitato solo la Polonia offriva degli assaggi (niente di dignitoso però: solo un bicchiere di succo di mela e delle mele essiccate), mentre per sfamarsi a basso prezzo il pubblico è costretto a ripiegare su McDonald’s, la cui presenza ad Expo è vergognosa dato che promuove un regime alimentare dannoso per la salute, o sul supermercato del futuro di Coop (ma è purtroppo un po’ deludente sfamarsi in un supermarket ad una manifestazione dedicata al cibo, nonostante Coop abbia realizzato un padiglione ben strutturato).

Molti dei padiglioni più piccoli si sono rivelati molto più interessanti dei concorrenti di grandi dimensioni perché hanno permesso di scoprire qualcosa di interessante sui paesi che rappresentano esponendo dei prodotti artigianali locali. E’ il caso dell’Ungheria, che ha ospitato nel proprio padiglione degli artigiani al lavoro, e del Vietnam, che ha allestito un piccolo mercatino di souvenir. Sono inoltre molto interessanti gli spettacoli di danze locali che molti padiglioni hanno offerto ai visitatori e le parate delle bande.

Il risultato complessivo di Expo è la creazione di un immenso luna park che non vuole proporre alcuna discussione razionale sul cibo né ambisce a proporre soluzioni su come migliorare il mondo i cui viviamo, ma intrattiene i visitatori con attrazioni futili e la pubblicità di stati e marchi commerciali, che talvolta sfocia in propaganda politica.

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17 thoughts on “Qualche critica a Expo

    • Il problema è che expo viene descritto come un luogo in cui si imparano nozioni sensate sul mondo, di fatto però è un parco dei divertimenti. A Gardaland almeno l’intento commerciale è palese…

  1. Tempo fa avevo parlato di “paradossi mascherati da buoni propositi” e avrei tanto voluto essere smentita: purtroppo bastava la presenza di questi ingombranti partner commerciali, tratti diettamente dal mondo delle multinazionali che, in genere, bene al pianeta non fanno. Purtroppo siamo nell’era del pensiero positivo, in cui si cerca di mascherare ciò che il buon senso urla, problema della fame compreso… anni fa eravamo bombardati dalle immagini dei bambini africani denutriti, e adesso pensiamo che un panino o una bibita gassata siano i simboli perfetti di un mondo in equilibrio. Sono stata diffidente fin dall’inizio: la risoluzione di problemi elementari come quello della fame e dello sviluppo sostenibile sono del tutto incompatibili con la dimensione commerciale dell’evento, che di etico non ha nulla.

    • Esatto! Finché queste manifestazioni saranno finanziate da marchi non proprio etici e dagli stati stessi, che hanno tutto l’interesse a nascondere sotto il tappeto i loro problemi, non saranno altro che dei parchi a tema senza alcuno scopo etico.
      Grazie per il tuo prezioso intervento, è nostro dovere discutere di queste cose.

      • 1) Non ci andrei. Sinceramente aspetto il Giubileo a Dicembre. Quello non voglio perderlo.
        2) Non guardo Paperissima Sprint perchè la trasmettono dall’Expo. La storia dell’Expo mi fa incacchiare perchè ancora una volta arricchisce il nord a discapito del sud.
        3) Non guardo quell’atro programma sulla Rai che viene trasmesso dall’Expò, sempre per gli stessi motivi…

      • Siccome non guardo mai la televisione, non so di cosa stai parlando. Mi sono disintossicata da quell’elettrodomestico.

        Essendo atea mi disinteresso anche del giubileo, ma rispetto la scelta di chi crede e desidera partecipare.

    • Quando visiterai expo ti renderai conto che non vengono fatte discussioni di questo tipo. È tutto molto scenografico, ma vengono spiegate poche cose sull’alimebtazione.
      Spero che tu possa visitare expo presto, sono curiosa di conoscere il tuo parere.

  2. Mi riservo di tornare sull’argomento una volta visitato Expo, comunque l’impressione è che sia proprio un bel baraccone, che centra solo parzialmente il tema dell’alimentazione. Solo un appunto, fra i criticati mi sento di salvare Enel, che per l’occasione ha messo in piedi forse la prima vera smart grid su scala cittadina (sicuramente in Italia). Per quanto riguarda la relazione con il cibo… be’, a meno di non abitare in una fattoria, la relazione c’è eccome, e ogni alimento venduto al consumatore ha un suo costo energetico. A fronte di un maggior costo del cosiddetto km 0, molti prodotti di importazione hanno un loro costo ambientale, e lo stesso si può dire per le pratiche di agricoltura e allevamento intensive. Una bella riflessione si potrebbe fare, ma non so, forse tu me lo puoi confermare, se sia stata fatta. (Temo che la risposta sia no.)

  3. Io sono stata la prima a criticare Expo nei mesi precedenti alla sua apertura, per molti motivi. Ma ho imparato che gli esseri umani (e gli italiani, forse, in prima fila) sanno lamentarsi molto bene anche di cose che non hanno mai visto. Allora mi sono tolta di dosso i pregiudizi e sono andata a visitare Expo. E che dire? Ci sono tante contraddizioni, tanti padiglioni “sbagliati”, in alcuni casi è vero, si è perso di vista il concetto… Ma non mi sentirei di non trovare neanche un lato positivo. Mi risulta difficile. Non consiglierei a nessuno di non andare a visitarlo, perché per esempio io, nonostante magari le poche “informazioni” giuste, ho avuto modo di riflettere molto sul tema alimentazione e tutto ciò che ne consegue. È giusto che ognuno esprima la propria opinione (e che se ne faccia una senza basarsi solo su quello che legge, tra l’altro), ma quando leggo racconti così negativi che non lasciano neanche uno spiraglio, mi piacerebbe chiedere a queste persone come l’avrebbero fatto loro, l’Expo. Con la nostra mentalità 100% distruttiva per me noi italiani non andiamo da nessuna parte.

    • Innanzi tutto benvenuta sul mio blog e grazie per il commento.
      Non sono mai stata una persona “allineata” alla massa, pertanto ho criticato expo senza lasciarmi influenzare dalla mentalità italiana.
      Non è mio compito dire come dovrebbe essere fatto expo, tuttavia i pochi elementi positivi (non ho espresso solo critiche: ho infatti lodato le esposizioni di oggetti artigianali e le esibizioni musicali) non sono sufficienti a mio parere per esprimere un giudizio positivo.
      Io vorrei un expo dove le persone venissero sensibilizzate sui problemi relativi all’alimentazione come priorità (expo è invece un luna park) e soprattutto dove non ci fossero differenze tra stati per consentire un confronto paritario. McDonalds inoltre non dovrebbe assolutamente farne parte e gli altri sponsor dovrebbero avere meno visibilità.
      Queste sono a mio parere delle gravi mancanze, quindi il mio giudizio è negativo. Non voglio lodare qualcosa solo per non essere negativa, quindi lo critico. e quello che pensano gli italiani non è affar mio.

      • Innanzitutto, grazie! :)
        So che non è tuo compito, è solo che siamo sempre circondati da critiche e mai da commenti costruttivi, sarebbe bello ogni tanto se qualcuno dicesse: io avrei fatto così, per me in questo modo sarebbe stato perfetto, e così via, è un modo anche questo di dare spunti di riflessione agli altri. Questi per me sono commenti costruttivi! In ogni caso rimangono giudizi del tutto personali, a me per esempio non ha dato l’idea di un luna park, ho cercato di apprezzare le cose buone e di cercare di capire con quale stati d’animo sono state fatte quelle meno buone. Ad esempio, di trovare cibo a buon mercato sinceramente non me lo sarei aspettato, sarebbe stato abbastanza illusorio secondo me. Poi certo, alcune cose (come MacDonald’s e Coca Cola come sponsor ufficiali, ad esempio) non sono riuscita a spiegarmele neanche io, misteri. Però di cose belle ce ne sono. Ogni Paese ha cercato di rappresentare il tema a suo modo, magari qualcuno ha pensato più alla promozione turistica che alla nutrizione in sé, però allora dovremmo andare a criticare ogni singolo Paese, e non l’Expo in quanto organizzazione. Per me comunque è un evento che va goduto così com’è, senza farsi aspettative e considerandolo come una cosa di proporzioni storiche e che difficilmente ricapiterà a breve in Italia. Poi è giusto che ognuno dia la propria opinione, ed è sempre interessante scoprire quelle degli altri!

      • Innanzi tutto mi sono accorta che non sapevo se innanzi tutto dovesse essere scritto tutto attaccato come hai fatto tu o no. Su internet sono pubblicate informazioni contrastanti. Dopo consulteró un vocabolario cartaceo.

        Io nel mio articolo ho espresso critiche, è vero, però da esse si possono ricavare facilmente delle proposte, come ho fatto nel commento con cui ti ho risposto. Ho solo riformulato la frase…

        A te sembra giusto che in un festival del cibo i ristoranti siano inaccessibili da un punto di vista economico? Secondo me è assurdo, soprattutto considerando che i ristoranti etnici come i giapponesi e cinesi di solito costano meno di quelli italiani.

        Non mi ricordo se ho parlato del fatto che i paesi hanno effettuato della promozione turistica nei padiglioni (es. Slovenia). Anche questo secondo me è grave: le persone dovrebbero essere informate nei padiglioni, non manipolate. È vero che la colpa è dei singoli paesi, però l’organizzazione expo avrebbe dovuto impedire tutto ciò pertanto è “colpevole” quanto i singoli stati.

        Secondo me tu non rifletti abbastanza sulle conseguenze di queste mancanze: esse ostacolano la possibilità di riflettere concretamente sul cibo, portando in expo tutti quei limiti che ci sono nella vita reale. Allora avanzo una proposta anziché una critica, come piace a te: perché non evitare proprio questo tipo di manifestazioni e dedicarsi a festival più vicini alle persone anche da un punto di vista organizzativo? I politici possono solo offrire corruzione e pubblicità occulta, cerchiamo qualcosa di alternativo…

      • Considerando che nel commento precedente ho spiegato che io ho avuto modo di riflettere molto sul tema dell’alimentazione e della nutrizione, sentirmi dire che non rifletto abbastanza su una cosa mi dispiace un po’. Io sono piuttosto realistica e ti dico che secondo me trovare certi prezzi NON è giusto, ma è realistico. Non ho parlato di cose giuste o meno. Cosa dire di Eataly? Cosa dire, che ne so, della Fiera dell’Artigianato di Milano, forse la più importante in Italia? Non sono tutte manifestazioni o luoghi importanti in cui si dovrebbe mettere al centro il prodotto? Certo che si ma, parlando realisticamente, le persone vogliono portarsi a casa anche dei guadagni, e quindi i prezzi di acquisto sono alti. Magari non è giusto, ma è reale, e io parlavo di questo. Resta il fatto che comunque ho speso circa 20 euro di cibo per sfamarmi un giorno intero a Expo, e a me va bene così.
        Io credo che Expo sia una vetrina gigantesca. Come in tutte le vetrine, si cerca di metterci dentro il meglio, e poi solo se sei interessato entri nel negozio per approfondire. Expo mette in mostra il meglio dei proprio Paesi (o almeno, quello che i singoli Paesi pensano sia il loro meglio); se poi ogni singolo visitatore è interessato al tema, credimi che di modi per approfondirlo ce ne sono parecchi. Informazioni nei padiglioni, cartelloni dell’ONU ovunque, tantissimi cartelli in giro, tanti convegni e incontri, tante attività legate al cibo per i bambini, e sul sito o sull’app Expo trovi davvero tutti gli approfondimenti che vuoi. Perché l’Expo in sé deve intrattenere!! E se somiglia a un luna park vuol dire che allora ha centrato l’obiettivo di intrattenere. Le persone più superficiali rimarranno sulla superficie, appunto, mentre quelli che si interessano davvero si fermeranno a leggere, a osservare, a informarsi una volta tornate a casa.
        Io e te (se posso darti del tu) abbiamo visto le stesse cose, semplicemente con due occhi diversi, com’è anche normale che sia. Si può notare soprattutto quello che c’è di negativo, oppure notarlo (e di cose negative ne ho notate eccome) ma prendere anche tutto il positivo che c’è. Ognuno fa la sua scelta!
        Io comunque ripeto che questo Expo ne ha tante di cose negative, cose che sono uscite fuori già negli anni scorsi e che si ripercuotono anche sul presente. Non sono e non sarò mai una paladina di Expo! È solo che, nel momento in cui sono stata li, ho passato una bella giornata, ho fatto tante foto, ho fotografato tantissimi cartelli informativi e riempito la borsa di brochure per informarmi poi a casa (quando ci sarebbe stato più tempo), ho scoperto tantissime cose interessanti su Paesi che non conoscevo bene, su alimenti mai visti, su tecniche agricole o prodotti innovativi; mi sono emozionata e mi sono divertita. A me personalmente questo basta per promuovere l’Expo!
        Grazie per il confronto, buona serata.

      • Sono contenta che tu ti sia divertita ad expo e rispetto il tuo punto di vista. Grazie anche a te per il confronto, è stata una chiacchierata costruttiva e spero che sia piaciuta anche a te. Mi piacerebbe che tu ritornassi sul mio blog perché lo scopo di un sito come il mio è proprio quello di scatenare il dibattito e lo scambio di idee. A presto :)

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