C’erano una volta le marionette


Gli spettacoli di marionette e burattini vengono spesso considerati opere rivolte ai bambini, invece pochi sanno che il teatro d’animazione è un’arte nobile e antichissima, che recentemente è approdata anche nei teatri più prestigiosi d’Italia (non dimentichiamo che al Piccolo Teatro di Milano dal 27 dicembre al 8 gennaio è andato in scena il Pifferaio magico della compagnia Carlo Colla & Figli).

La lingua italiana è una delle poche al mondo ad adottare più termini per indicare i pupazzi del teatro d’animazione: marionetta, burattino e pupo sono termini propri dell’italiano standard relativi ai tre tipi di teatro d’animazione nati in Italia, ma esistono anche numerosi sostantivi regionali. Tale ricchezza lessicale ha tuttavia generato una certa confusione tra i termini, come nel caso di Le avventure di Pinocchio. In Toscana il termine utilizzato per gli attori del il teatro di figura è burattino ed è con tale termine che Collodi definisce Pinocchio anche se quest’ultimo, dotato di gambe e di un corpo interamente di legno, è in realtà una marionetta. Lo stesso vale per le marionette di Mangiafuoco, realizzate in legno e animate mediante dei fili. Il romanzo fu un vero e proprio best-seller dell’epoca e ciò contribuì a far sì che marionetta e burattino diventassero sinonimi ma marionette, burattini e pupi sono invece tre fantocci completamente differenti.

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Le marionette sono pupazzi di legno di cirmolo a figura intera con braccia di stoffa imbottite di segatura e mani di legno; sono mossi dall’alto tramite fili collegati a una croce di legno chiamata bilancino. La scultura della testa è molto importante per attribuire “carattere” alla marionetta. Gli occhi sono di cristallo o vetro affinché siano più “vivi”, il volto è dipinto con colori ad olio senza fissatori, affinché le carnagioni siano caratterizzate dall’”unto” della pelle vera. Sotto ai piedi viene aggiunto un contrappeso per rendere facilmente manovrabile la marionetta. Una marionetta è alta circa 80 cm e pesa 8 kg, 25 kg con l’armatura.

I burattini (dal panno buratto o burattino col quale erano vestiti) sono invece fantocci dal corpo costituito da un guanto di stoffa, in cui il burattinaio infila una mano per manovrarlo, oppure da bacchette, come spesso avviene nel caso dei burattini femminili; le mani e la testa sono di legno scolpito. La testa non è proporzionata con il resto del corpo nel Nord Italia ed è invece quasi proporzionata al sud; essa racchiude in sé il “carattere” del burattino e deve essere molto robusta per prendere le consuete legnate, immancabili in una rappresentazione che si rispetti.

I pupi possono essere siciliani (suddivisi in palermitani e catanesi) o napoletani. La testa è scolpita, mentre il resto del corpo è solamente abbozzato poiché viene ricoperto dall’armatura. Vengono manovrati dall’alto o di lato mediante bacchette di ferro e corde.

Essendo un’arte minore abbiamo poche informazioni sull’arte del teatro di figura, così è molto difficile scrivere la storia dell’arte delle marionette.

Le origini delle marionette risalgono alla Preistoria e alle statue idolo che l’uomo ha animato per scopi religiosi. Il primo fantoccio a fili nacque circa venti secoli fa come trasformazione delle maschere articolate usate dagli sciamani durante i rituali. Secondo una leggenda, la prima rudimentale marionetta fu un teschio di mucca dalla bocca articolata utilizzato dagli stregoni durante le cerimonie primitive. Successivamente le marionette furono animate da un bastone, poi dai fili.

Le prime marionette a filo furono utilizzate dagli indiani del Nord America durante le rappresentazioni nella “casa grande”, la residenza dei clan: i fili attraversavano il tetto su cui si trovavano i marionettisti, che animavano i fantocci a ritmo di canti.

Nella Grecia classica Ateneo di Naucrati cita nei Deipnosophistai l’esistenza di un marionettista chiamato Potino, mentre Diodoro Siculo descrive il principe Antioco di Cizico come un collezionista di marionette riccamente decorate. Nel teatro latino venivano invece impiegate lignolae figurae, marionette danzanti utilizzate a scopi comici  realizzate in legno, terracotta, osso e avorio. Non sempre erano dotati di arti mobili, ma avevano alla sommità del capo una fune che consentiva il movimento della marionetta. Quinto Flacco Orazio nelle Satire chiama le marionette “mobile lignum”, le quali inoltre vengono citate nella Cena di Trimalchione di Petronio. 

Con l’ascesa del Cristianesimo, sebbene i padri della Chiesa non la disapprovassero come il teatro di attori in carne e ossa, l’arte delle marionette subì un triste declino dovuto alla lotta contro l’iconoclastia pagana, ma certamente sopravvisse all’interno delle mura domestiche per il divertimento di adulti e bambini. Ci sono stati pervenuti delle miniature di marionette con intento moralistico e impiegate in presepi meccanici o in drammi sacri. Nel Medioevo la Chiesa mise dapprima in scena spettacoli sacri di marionette durante i Misteri, in seguito invece l’arte di animazione venne considerata profana e oscena e sopravvisse nelle piazze, nelle taverne e nelle fiere.

Nel 944 alcune giovani spose veneziane rapite dai Saraceni vennero portate in salvo e, per festeggiare l’avvenimento, ogni anno da quel giorno vennero portate in processione alcune fanciulle, cui veniva donata una dote. Presto le giovani in carne ed ossa vennero sostituite con delle statue in legno per questioni economiche chiamate “Marie di legno”. Presto si diffuse l’usanza di vendere delle piccole riproduzioni delle Marie, i primi fantocci della storia ad essere chiamati col nome di marionette. Più probabilmente il sostantivo marionetta deriva dal francese Mariotte, il nome del fantoccio medioevale che rappresentava la Vergine in processione.

Alla fine del Medioevo in tutta Europa era presente l’arte marionettistica, i cui repertori attingevano alle storie bibliche e ai cicli cavallereschi di re Artù; la letteratura tedesca e francese influenzarono maggiormente la produzione marionettistica.

Intorno al XVI secolo nacque il vero e proprio teatro delle marionette con un repertorio stabile, affidato ai marionettisti ambulanti. In questo periodo il teatro d’animazione, apprezzato maggiormente dai ceti più umili, porta in scena il repertorio della Commedia dell’Arte, approda nel repertorio musicale del teatro d’opera ed ha uno sviluppo parallelo al teatro d’ombre. Nel XVII secolo sappiamo che venivano allestiti spettacoli in case di nobili a scopo di intrattenimento. A Parigi la famiglia Nicolet possedeva un teatro in boulevard du Temple, dove gli spettacoli erano ingegnosamente arricchiti grazie ai prodigi della tecnica coeva.

Nel XVIII Goldoni si appassionò al teatro scrivendo piccole commedie per marionette e burattini, mentre Haydn e Gluck scrissero operine appositamente per i fantocci. Probabilmente il Flauto Magico di Mozart venne inizialmente pensato per le marionette.

Nel 1870 il marionettista inglese Holden preferì le marionette a fili a quelle governate da bacchette, affermando di ottenere i suoi stupefacenti risultati con l’aiuto della meccanica e dell’elettricità. In questo periodo molti marionettisti attraversarono l’oceano e conquistano il pubblico americano.

Nel XIX secolo raggiunse il suo massimo sviluppo grazie a personalità illustri come il marionettista inglese Thomas Golden, la famiglia Colla a Milano e i Lupi a Torino; il Romanticismo consentì di arricchire i repertori. In questo periodo le marionette riuscirono a conquistare il pubblico borghese e nacquero dei teatri stabili di marionette, anche se le occasioni privilegiate in cui inscenare gli spettacoli erano e saranno sempre le fiere e le festività.

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Nel Novecento il teatro d’animazione influenzò le Avanguardie Artistiche, come nel caso delle marionette futuriste di Trampolini e Depero e gli artisti del Bauhaus. Verso la metà del Novecento la televisione sostituì il teatro così il pubblico cessò di affluire agli spettacoli di marionette e molte compagnie furono costrette a chiudere o a mettere in scena solamente copioni per bambini. Il teatro di figura tuttavia non scomparve: il Teatro dei piccoli di Vittorio Podrecca per esempio divenne celebre in tutto il mondo e arrivò a contare fino a mille marionette.

Oggi il teatro delle marionette sta vivendo in Italia un periodo di declino e viene considerato una sorta di arte minore, forse proprio a causa del fatto che viene rivolto solamente ad un pubblico di bambini. All’estero invece è considerato al pari di un qualsiasi spettacolo di prosa. Speriamo che la marionettistica fiorisca di nuovo e le antiche storie siano apprezzate nuovamente.

Scritto da me per la rubrica “Avventure da palcoscenico” della rivista “Eclettica- la voce dei blogger” N.8

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