Recensione di ‘C’è un re pazzo in Danimarca’ di Dario Fo


E’ stato recentemente pubblicato da Narrazioni Chiarelettere C’è un re pazzo in Danimarca, l’ultimo romanzo storico di Dario Fo.

Il Premio Nobel racconta: “La vicenda di C’è un re pazzo in Danimarca è invasa da personaggi a dir poco eccezionali. Le carte ritrovate ci hanno permesso di ricostruire gli eventi tragici e grotteschi che hanno segnato in Scandinavia il periodo che va dal Settecento alla metà dell’Ottocento e che è rimasto per secoli quasi interamente sconosciuto a tutti noi.

Una nota precede la narrazione: “L’idea di questo testo è nata in seguito ad un’inchiesta condotta da mio figlio Jacopo sui re di Danimarca del XVIII secolo. […]

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L’opera racconta la vita di re Cristiano VII di Danimarca, un monarca affetto da problemi psichici ma intenzionato a rinnovare il proprio paese introducendo riforme di stampo illuminista ben prima che la Rivoluzione Francese mutasse per sempre la mentalità degli statisti europei. Re Cristiano VII avviò un primo tentativo di modernizzare lo stato, fallito a causa di un colpo di stato organizzato dalla regina madre; alla caduta del governo seguì l’esecuzione del ministro e amico Dottor Struensee e la reclusione della regina Carolina Matilde di Hannover. Qualche anno più tardi il figlio del re Federico VI di Danimarca porterà avanti il progetto creando uno stato moderno in cui sono abolite la tortura e la pena di morte, vige la libertà di stampa, sono abbattuti i privilegi di casta ed è promossa la cultura e l’istruzione. Sullo sfondo della trama politica si susseguono coinvolgenti storie d’amore: la corrispondenza amorosa tra il re e la sua futura moglie Carolina Matilde e il tradimento della regina con il Dottor Struensee, da cui nascerà la principessa Luisa Augusta di Danimarca.

Dario Fo cita nel corso della narrazione le fonti da cui ha tratto la vicenda: i diari privati di alcuni dei protagonisti e altri documenti. Tali scritti mi hanno incuriosito perciò mi sarebbe piaciuto apprendere maggiori informazioni al riguardo, ma l’autore sotto questo punto di vista non ha scritto nulla; spero che tale silenzio sia dettato dalla necessità di non rallentare il ritmo della narrazione.

Il romanzo è stato realizzato sullo stesso stampo de La figlia del papa, con il quale ha molti aspetti in comune oltre alla struttura della copertina e l’impaginazione. Entrambe le opere sono innanzi tutto il frutto di una meticolosa documentazione storica e diversi passi sono la rielaborazione in chiave romanzesca dei documenti ritrovati. I testi sono suddivisi in capitoli non numerati, preceduti da una breve introduzione in corsivo in cui si riassume (sovente in prima persona) ciò che si è in procinto di narrare, si menzionano le fonti o si fornisce un breve commento alla vicenda. Per entrambi i romanzi Dario Fo ha scelto uno ritmo della narrazione lineare, spesso interrotto da riflessioni, citazioni delle fonti o puntualizzazioni di carattere storico. Mentre La figlia del papa è caratterizzato da una conclusione un po’ pesante che mi ha indotto ad interrompere la lettura, C’è un re pazzo in Danimarca è un romanzo coinvolgente che mi ha entusiasmato sino al termine del racconto.

Dario Fo è solito introdurre nei suoi romanzi alcune illustrazioni a colori di sua realizzazione (l’artista, che ha studiato presso l’Accademia di Brera di Milano, è anche un celebre pittore). Nel suo ultimo romanzo l’autore ha realizzato alcune reinterpretazioni di alcuni ritratti realmente esistenti dei protagonisti della vicenda ma, in alcuni casi, ha semplicemente ravvivato con pennellate più elettriche e vivaci le immagini pensate dai ritrattisti settecenteschi. E’ il caso per esempio del ritratto di Federico VI e quello di sua sorella Luisa Augusta, che sono identici a opere facilmente rintracciabili su Google. Nel complesso tuttavia i variopinti ritratti di Fo rallegrano e impreziosiscono il libro.

Consiglio a tutti gli appassionati di storia questo romanzo vivace e intelligente, l’ennesimo successo del Premio Nobel.

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