Appunti di poesia provenzale


Le vacanze di Natale sono un pesante periodo di studio per gli studenti universitari come me, perciò l’unico modo per dedicarmi al blog è unire l’utile al dilettevole, scrivendo articoli riguardanti i temi su cui si svolgeranno gli esami. Considerate dunque questi scritti come dei riassunti che utilizzo per ripassare, ma anche un simpatico espediente per condividere i miei studi con voi. . La poesia provenzale nasce nella ricca e vitale società feudale che si sviluppò nel sud della Francia tra il XI e il XII secolo e raggiunse il massimo splendore tra il 1175 e il 1205.

Mentre in Provenza si sviluppava questo particolare genere lirico cantato in langue d’oc, nel nord della Francia si parlava la langue d’oil ed era popolare il genere di carattere narrativo del romanzo cavalleresco. Langue d’oc e langue d’oil costituivano, insieme alla lingua del si italiana, l’idioma tripharium.

Nella società feudale provenzale rivestiva un ruolo centrale la figura del cavaliere. Per essere cavalieri era necessario essere in grado di mantenere un cavallo, dunque erano cavalieri i cadetti, vale a dire i secondogeniti dei signori feudali, e i ministeriales, gli amministratori della corte. Nell’immaginario collettivo i cavalieri si dedicavano alle avanture, avventure, e alle queste, missioni di ricerca, che costituivano degli itinerari spirituali che consentivano di perseguire la perfezione.

Nel X-XI secolo i cavalieri erano dei briganti che si mantenevano saccheggiando le campagne, la Chiesa intervenne dando vita ad un’etica cavalleresca, un codice d’onore che il cavaliere era tenuto a rispettare. Nacquero in questo periodo i miles Christi (tra cui i Templari), ordini cavallereschi che servivano la fede con le armi.

Il cavaliere presso le corti feudali era tenuto a comportarsi secondo la cortesia, un termine che deriva da proprio da corte e che designa la nobiltà d’animo, l’educazione raffinata, la liberalità e la crescita spirituale. La cortesia si contrappone alla villania (un termine che deriva dal territorio cittadino che si contrappone alla corte), che contraddistingue l’uomo rude. La cortesia non si conquistava per diritto di nascita, si diventava infatti cortesi attraverso la crescita personale e l’esperienza amorosa.

Ma cosa centra tutto ciò con la poesia provenzale??? Adesso ci arriviamo ….

Il cavaliere cortese era spesso anche un poeta chiamato trovatore che dedicava poesie d’amore alla propria dama. All’epoca si vivevano tali esperienze amorose positive al di fuori del matrimonio (e come ci si poteva innamorare della propria moglie se i matrimoni erano combinati?), ma proprio per questo si trattava di un rapporto solo spirituale anziché carnale. Nella poesia si concretizzava il nuovo codice di comportamento che prevedeva un rapporto di vassallaggio tra il cavaliere e la donna amata: la fanciulla, che assumeva un ruolo rilevante del tutto inedito nella società occidentale, era infatti paragonabile ad un signore feudale che offriva un servitium amoris caratterizzato da protezione, approvazione e talvolta dall’amore in cambio delle lodi che il vassallo-cavaliere cantava nelle poesie che componeva per lei.

L’amore non solo non poteva essere consumato, ma doveva essere vissuto in segreto per non ricoprire di vergogna la dama. Il cavaliere era dunque messo a dura prova: un innamorato deve essere cauto e misurare se stesso, percorrendo una strada difficile e soggetta a sofferenze, nascondendo i propri sentimenti e seguendo un preciso rituale. Esistevano inoltre personaggi che vogliono male agli innamorati, come mariti gelosi, mal parlieri (pettegoli) … Se l’innamorato rispettava le convenzioni sociali viveva un fin’amor, se cedeva alla tentazione o svelava i propri sentimenti cadeva nel foll’amor.

Per la prima volta nella storia venivano scritti dei testi in lingua volgare anziché in latino, depurandola e rendendola una lingua d’arte. Nella Vita Nova Dante scrisse che i poeti scrivevano in volgare perché le donne non conoscevano il latino. Il primo poeta cortese fu il potente feudatario Guglielmo IX D’Acquitania (1071-1126), cui seguirono molto altri come il celebre Arnaut Daniel, tradotto da Aurelio Roncaglia. Le poesie venivano raccolte nei canzonieri, in cui venivano anche scritte le vidas, le biografie dei poeti, e le razos, le motivazioni per cui i vari componimenti sono stati scritti. I pochi testi giunti sino a noi ci sono pervenuti attraverso la copiatura o la riproduzione del testo o mediante il passaggio dei volumi.

Nelle corti provenzali si diffuse l’eresia Catara e la Chiesa, per mantenere il potere, diede inizio alla Crociata degli Albigesi (1208-1209), che segnó la fine della società feudale provenzale: con la Pace di Parigi, infatti, il Sud nella Francia venne annesso alla Francia del Nord. Tutto ciò che riguarda la cultura catara fu cancellato dalla Provenza, infatti ne sappiamo pochissimo al riguardo. I trovatori si dispersero nelle terre vicine come il Nord della Francia e giunsero tra l’altro nell’Italia settentrionale, portando con sé i propri canzonieri e diffondendo la poesia provenzale nel nostro territorio.

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8 thoughts on “Appunti di poesia provenzale

  1. Siamo praticamente agli albori della lirica volgare e senza i provenzali non avremmo avuto né la Scuola Siciliana né lo Stilnovo, anche se non molti sanno che non avremmo avuto i provenzali senza l’elegia erotica latina, che per prima ha introdotto il tema del servitium amoris. Quindi hai condiviso con noi un momento fondamentale della nostra tradizione letteraria, spero che questo ti porti fortuna per i tuoi esami (a proposito, hai cambiato settore e mi sono persa qualcosa?)! Un abbraccio e in bocca al lupo! :)

    ps. Nel corso di un approfondimento di letterature comparate ho avuto l’occasione di leggere le tesi di De Rougemont sul rapporto fra cavalleria e poesia amorosa in provenza, contenuta nel suo saggio L’amore e l’Occidente: lo cito, nel caso ti interessasse approfondire.

    • Ciao Cristina, per il tuo intervento. Il secondo capitolo sulla poesia siciliana lo avrei scritto nei prossimi giorni, mi hai anticipata… meglio cosí! Grazie per la citazione, corro subito su google per approfondire.

      Dopo tre anni di inconcludenti studi di economia, ho mollato tutto e mi sono iscritta a lettere. Sono indietro di tre anni ma sono felicissima!

      Grazie per essere passata, a presto.

      • Insomma, la tua vera passione ti ha chiamata: vedrai che la fatica di recuperare il tempo dedicato all’economia verrà ricompensata dalle soddisfazioni! Aspetto allora ai post sulla poesia siciliana! ;)

      • Siiii, ho ceduto alla mia vera vocazione. E maledetto il giorno in cui mi sono iscritta ad economia. Il post sulla poesia siciliana impiegherà un po’ più di tempo perché oltre agli appunti ci sono le poesie da analizzare.

        Un abbraccio, torna presto a trovarmi.

  2. Che blog grazioso il tuo! Mi ha attratta questo post che mi ha portata indietro di qualche anno… Tempi di studio matto e disperato della grammatica della langue d’oc e pure di quella d’oil! Un delirio! :)

    • Grazie mille, sono felice che ti sia piaciuto. Io non devo studiare la grammatica, ma solo l’analisi di “qualche” poesia, peró ti capisco. Grazie per essere passata, torna a trovarmi.

  3. Decisamente un gran salto passare da Economia a Lettere :)
    Ma ne vale la pena. Se questo ti appassiona sarà molto più facile recuperare il tempo.
    Questo post è molto interessante….alcune cose non le sapevo: grazie!

    buone cose
    .marta

    • Probabilmente, anzichè recuperare, termineró il percorso di studi con tre anni di ritardo, ma é stata una mia scelta e ne vado fiera. Sono felice che il mio post ti sia piaciuto, torna a trovarmi. Un abbraccio

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