Andy Warhol a Milano


Andy-Warhol-Palazzo-Reale

Dopo il successone riscosso la scorsa stagione dalla mostra del Museo del Novecento, Andy Warhol è ritornato a Milano e ha conquistato ancora una volta il pubblico Lombardo in un nuovo allestimento presso Palazzo Reale fino al 9 marzo 2014. Soltanto il genio della Pop Art avrebbe potuto attirare un pubblico così vasto per due anni consecutivi grazie al suo inconfondibile stile immediato e accattivante, frivolo ma indimenticabile, ripetitivo senza essere mai banale, mondano eppure capace di resistere all’oblio del tempo.

Le opere esposte appartengono alla collezione di Peter Brandt, un ricco uomo d’affari e intimo amico di Warhol che condivise insieme all’artista l’irripetibile clima di libertà e ricerca artistica degli anni ’60 e ’70. Peter Brandt, che è anche uno dei curatori della mostra, aveva a malapena vent’anno quando acquistò la sua prima opera di Warhol e lo aiutò nella realizzazione della rivista Interview, acquistata dopo la morte dell’artista. Ricordatevi di lui quando andrete al cinema a vedere The homesman, perché è uno dei produttori del film.

La mostra offre una panoramica completa della poetica e del complesso personaggio di Andy Warhol, che cercheremo di presentarvi attraverso dieci tra le opere più significative esposte.

“Una volta diventato Pop non vedrai più un segnale stradale ed una strada allo stesso modo di prima. E quando avrai imparato a pensare pop non sarai più in grado di vedere l’America allo stesso modo di prima.”

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1)      Gli esordi nel mondo della pubblicità

Elvis Presley(Gold Boot), 1956

Credo che sia un artista chiunque sappia fare bene una cosa; cucinare, per esempio.”

Andy Warhol non iniziò la sua carriera nella bottega di un pittore come molti altri suoi colleghi, ma si fece le ossa nel mondo della pubblicità e delle illustrazioni per riviste e solo successivamente decise di dedicarsi all’arte a tempo pieno. A Palazzo Reale troverete alcune delle sue prime creazioni, con le eleganti scritte in corsivo realizzate dalla sua mamma, Julia Warhola, con cui instaurò un legame molto forte che non si sfaldò nel corso dell’età adulta.

2)      Superficialità

DIAMONDS DUST SHOES, 1980

Sono una persona profondamente superficiale.”

Cosa c’è di più frivolo di una scarpa col tacco? Le calzature nell’illustrazione sono belle, colorate, semplici e luccicanti nella loro polvere di diamante (i brillantini che spesso Warhol applicava alle sue opere). Si tratta di un prodotto di ampio consumo che il tratto accattivante di Warhol invoglia ad acquistare. Questo è l’effimero e frivolissimo messaggio di Warhol, non serve aggiungere altro né l’artista sente la necessità di esprimere un significato più profondo. Il pop è consumo, il pop è divertimenti, il pop è superficialità.

Coerentemente con la cultura pop nata con il boom del dopoguerra e affermatasi proprio in questo periodo storico, l’arte di Warhol tratta argomenti estremamente superciali e popolari. Il messaggio espresso dall’artista, che sia il fascino di una scarpa o il marchio impresso su uno scatolone di sapone Billo, non soltanto è immediatamente percepibile dal pubblico e non necessita di alcuna spiegazione, ma viene presentato in modo accattivante e scherzoso, in modo da conquistarsi il favore di un pubblico costituito dalla massa contemporanea americana.

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3)      Ripetizione

Thirty are better than one, 1963

Non è forse la vita una serie d’immagini, che cambiano solo nel modo di ripetersi?”

Siamo nell’epoca della produzione in larga scala mediante catena di montaggio: migliaia di oggetti identici gli uni agli altri vengono diffusi nei supermercati di ogni angolo dell’occidente e sono diventati popolari grazie ad un marchio che li rende immediatamente riconoscibili. E un marchio industriale diventa famoso solamente quando viene ripetuto ovunque nei negozi e nelle case degli occidentali.

Warhol si appropria della ripetizione nella propria produzione artistica sia realizzando opere “in serie”, mediante le tecniche che approfondiremo nel punto successivo, sia proponendo la ripetizione di un immagine prelevata dal repertorio popolare all’interno della stessa opera. La ripetizione non è solo un richiamo alla realtà pop, Warhol infatti sfrutta tale espediente per stupire il proprio pubblico e rendere più divertenti e trasgressive le proprie opere.

Nel caso delle trenta “fotocopie” della Monna Lisa, ci troviamo di fronte alla ripetizione della stessa immagine (che Warhol trasforma da soggetto artistico in una mera icona popolare) in bianco e nero, come se fosse la foto di un giornale. E’ singolare notare come le trenta piccole stampe, pur essendo identiche, presentano tante piccole imperfezioni che le rendono diverse le une dalle altre.

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4)      L’America

SILVER COKE BOTTLES, 1967

La cosa più bella di Tokio è McDonald’s. La cosa più bella di Stoccolma è McDonald’s. La cosa più bella di Firenze è McDonald’s. Pechino e Mosca non hanno ancora nulla di bello.”

Lattine di Coca-Cola, personaggi famosi, fotografie di eventi di cronaca, sedie elettriche, opere d’arte famose, fiori, banconote, scene tratte da un film, barattoli di zuppa… Le immagini selezionate da Warhol sono vere e proprie icone dell’America occidentale dell’epoca; a Palazzo Reale sono presenti anche alcuni dei celebri ritratti di Mao, che tuttavia Warhol riconosce semplicemente come un simbolo di un paese lontano e sconosciuto, ignorando cosa sia il comunismo. L’artista si è dunque trasformato da un “creatore” di soggetti artistici a “selezionatore” di immagini degne di essere modificate, riprodotte in serie e trasformate in emblemi della società. Oltre ad essersi dimostrato abile nella scelta dei soggetti più noti al suo pubblico, Warhol è stato anche in grado di trasformare in vere e proprie “Celebrities” dei soggetti sconosciuti come i barattoli di zuppa Campbell’s e, in primis… sé stesso!

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5)      Andy Warhol superstar

SELF PORTRAIT (RED ON BLACK), 1986

Warhol riuscì ad affermarsi nel pantheon dei vips dell’epoca come una vera e propria Star. Naso ritoccato, parrucchino argenteo, abbigliamento rigorosamente controcorrente, una personalità unica e la straordinaria capacità di riuscire sempre a mettersi in mostra hanno trasformato Andy Warhol nel protagonista degli eventi mondani dell’epoca e in uno dei personaggi più popolari d’America.

Come testimoniano gli innumerevoli autoritratti, Warhol era ossessionato dal proprio aspetto pur ritraendosi sempre in pose assurde, infatti era solito affermare: “Mi piace essere la cosa giusta nel posto sbagliato e la cosa sbagliata nel posto giusto.”

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6)                 Celebrities

LITZ TAYLOR a Palazzo Reale

“Sarebbe molto bello reincarnarsi in un grande anello sul dito di Liz Taylor.”

Liz Taylor, Mao, Marilyn Monroe, le fotografie di uno degli uomini più ricercati d’America, Elvis … Tra i soggetti più frequenti e conosciuti dal pubblico troviamo diversi personaggi famosi. Sin da bambino Warhol era ossessionato dai vip e dalla loro capacità di essere speciali pur essendo esseri umani come chiunque altro, infatti ritagliava dalle riviste e collezionava le loro figurine trascurando i giochi all’aria aperta con i suoi coetanei.

Come simbolo della mostra è stata scelta proprio Blue Shot Marilyn, un’opera dalla storia singolare, come testimonia un piccolo ovale bianco al centro della fronte della fotografia serigrafata di Marilyn. L’opera era esposta nella Factory insieme ad altre gemelle di colori differenti quando Dorothy Podber, una giovane donna in visita allo studio, chiese a Warhol di poter “Shot”, un verbo che in inglese significa sia fotografare sia sparare. Warhol acconsentì, credendo che la donna volesse semplicemente scattare alcune foto, peccato che la ragazza estrasse dalla borsetta una pistola e sparò in fronte ai volti sorridenti di Marilyn. Warhol si rifiutò di restaurare l’opera: «No, mi piace così, come se avesse una macchia o un brufolo».

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7)      La factory e la fotografia

Un’immagine della factory dal web

“Uno è compagnia, due è folla e tre è un party.”

“Mi piacerebbe non andare agli happening solo se fossi sicuro di sapere esattamente cosa succede nei posti dove non vado. E mi piacerebbe starmene seduto a casa e guardare ogni party a cui sono stato invitato su di un monitor nella mia camera da letto.”

La factory è il quartier generale di Andy Warhol, uno studio dalle pareti tappezzate di carta stagnola argentata in cui l’artista e i suoi collaboratori davano vita alle loro creazioni, organizzavano party e altri esclusivi eventi mondani, intrattenevano pubbliche relazioni e si davano all’allegra dissolutezza tipica dell’epoca. Attraverso la fotografia e, in particolare, i piccoli ritratti esposti in semicerchio in una sala della mostra, possiamo intuire il rapporto che Warhol aveva instaurato con il mondo delle celebrità e la sua movimentata vita sociale.

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8)      Money

Scorcio della mostra a palazzo reale

Con Andy Warhol l’arte diventa un bene di consumo per le masse ed il fine ultimo dell’artista non è differente da quello di ogni altro essere umano: fare soldi. Warhol dedicherà svariate opere all’argomento e diversi celebri aforismi come i seguenti:
“Fare denaro è un’arte. Lavorare è un’arte. Un buon affare è il massimo di tutte le arti.”
“Non mi piacciono gli assegni. Ho più l’impressione di comprare se pago con i soldi.”
“Io ho cominciato come artista commerciale e voglio finire come artista del business.”
“Ho chiesto suggerimenti creativi a 10 o 15 persone. Alla fine una mia amica mi ha detto: “Cosa ti piace di più?” ecco perchè ho iniziato a dipingere i soldi.”

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9)      La morte

SEDIA ELETTRICA

Sotto la scorza superficiale di un vip ossessionato dalla popolarità si nasconde un uomo che attraverso l’arte esprime e rielabora il proprio personale rapporto con la morte. Warhol moltiplica e tinge di provocatori colori sgargianti alcune raccapriccianti immagini di morte come incidenti di automobili mortali o di una sedia elettrica, raffigurata come un moderno crocifisso. L’immagine della morte si mimetizza anche in simboli apparentemente più allegri come i Flowers: i fiori infatti sin dall’antichità sono considerati sia delle straordinarie bellezze naturali sia delle vanitas, vale a dire dei simboli della caducità della vita. Un altro riferimento alla morte è Skull (Ayn/Grey) del 1976, uno dei tanti teschi realizzati da Warhol che, come nell’antichità, ricordano all’essere umano qual è l’aspetto finale che alla fine ci accomunerà tutti.

La morte è infine un tema molto triste per quanto riguarda Andy Warhol che, oltre alla bravata relativa alle quattro opere di Marilyn, subì ben due attentati nel corso della sua vita, il secondo dei quali gli fu fatale. Ecco cosa affermò Warhol dopo essere sopravvissuto al primo attentato: “Mentre mi sparavano era come se stessi guardando la TV e questa sensazione perdura. I canali cambiano, ma è sempre televisione…Quando mi sono svegliato in quel posto sconosciuto – non sapevo di essere all’ospedale né che avevano sparato a Bobby Kennedy il giorno prima – ho sentito vociferare su migliaia di persone riu nite a pregare nella cattedrale di St. Patrick, poi ho sentito la parola ‘Kennedy’ e questo mi ha riportato al mondo della televisione e in quel momento ho realizzato che ero vivo, e che soffrivo.”

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10)   Il rapporto con l’arte

OXIDATIONS PAINTING, 1978

Warhol è un esponente della Pop Art che più volte, nel corso delle interviste e della sua movimentata vita sociale, afferò di essere troppo superficiale e commerciale per confrontarsi con l’arte tradizionale e ciò che altri artisti suoi contemporanei stavano realizzando nello stesso periodo. Eppure Warhol non si limita a rielaborare le opere d’arte altrui come delle mere icone popolari, ma realizza anche delle opere raffiguranti delle tradizionali nature morte composte da fiori, teschi e, anche se non sono presenti in questa mostra, composizioni di frutta.

Per quanto riguarda l’arte moderna, Warhol commenta l’operato altrui in modo scherzoso e dissacrante. E’ il caso di Ombre, un’opera bicromatica in rosso e nero su cui sono visibili delle pennellate spesse e cremose; a prima vista sembrerebbe un dipinto realizzato con i metodi tradizionali ma, osservando l’opera più attentamente, ci si accorge che i contorni delle pennellate non seguono le sfumature dei colori. Si tratta di un inganno, infatti la serigrafia in rosso e nero è stata realizzata su una tela ricoperta di pennellate di colore neutro. Oxidations Painting è invece un omaggio a Pollock, realizzato su un’enorme lastra di metallo ossidata dalle urine fornite da un gruppo di collaboratori della Factory.  L’ultima mostra di Pollock poi previde una serie di opere realizzate rielaborando il celebre affresco dell’ultima cena di Leonardo da Vinci.

Nonostante Warhol si sia sforzato di rinnegare l’arte del passato con il suo stile ribelle e dissacrante, non è dunque riuscito ad evitare il confronto con i suoi predecessori.

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Un simpatico consiglio…

Terminata la mostra, dovreste assolutamente dare un’occhiata ai libri cartonati esposti nell negozietto di Souvenir. Non si tratta di banali libretti per bambini, ma di vere e proprie opere Pop Art. Sono davvero meravigliosi, provare per credere!

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Questo articolo ha vinto l’Owl Prize del blog Athenae Noctua!

http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2013/07/owl-prize-2.html https://centauraumanista.wordpress.com/2013/07/07/owl-prize-quando-un-articolo-merita-un-premio/ https://centauraumanista.wordpress.com/2013/06/27/il-racconto-un-po-pagano-di-una-visita-al-duomo-di-pisa/ https://centauraumanista.wordpress.com/2013/09/25/la-civetta-ha-fatto-il-bis-e-mi-offre-un-pretesto-per-ironizzare-sulla-lingua-latina/ https://centauraumanista.wordpress.com/2013/09/09/i-filtri-damore-nellantica-roma/ http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2013/09/owl-prize-5.html

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14 risposte a “Andy Warhol a Milano”

  1. Un post davvero interessante, grazie Valivi.
    Occorre del tempo per leggerli però ne vale sempre la pena, per la cura e l’approfondimento con cui lo scrivi\pensi..

    Buona giornata
    .marta

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    1. Grazie, marta. In effetti dovrei cercare di essere più breve, mi rendo conto che dovrei scrivere con uno stile più “sciallo”

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      1. Ma no, perchè?
        A me sta benissimo così…metto mi piace e poi ritorno a leggere con calma.

        E chi l’ha l’occasione di vedere la mostra? Io no, purtroppo…e così, grazie a te…vado ben oltre.

        grazie (non cambiare eh…)
        ciao
        .marta

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      2. :D grazie mille a te, che vieni sempre a trovarmi

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  2. Una bellissima panoramica,anche nella scelta delle immagini. Mi è venuta ancora più voglia di vedere questa mostra, magari durante le feste! :)

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    1. Devi venire a Milano assolutamente, quest’anno abbiamo un sacco di mostre interessanti. Il biglietto di Warhol ti permette di avere la riduzione su Pollock, inoltre abbiamo una mostra di espressionisti.

      Dovrei fare la pubblicitaria…

      Guarda, non sono molto convinta di questo post non tanto per l’organizzazione dei contenuti, ma per l’eccessiva lunghezza e per la scelta di linkare le foto anziché inserirle nel post; in questo modo secondo me sto scoraggiando un sacco di potenziali lettori, dissuasi dalla serietà con cui ho presentato gli argomenti.
      Tu, che sei una dottoressa, cosa ne pensi?

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      1. MI dai troppa importanza! :) Comunque io leggo sempre con interesse i tuoi post e devo dire che quelli che mi sono piaciuti di più sono proprio quelli più serie e articolati, ma si tratta di un parere soggettivo. Magari l’inserimento di 3-4 immagini può vivacizzare o attrarre qualche lettore che, come per i libri, si lascia catturare dalle copertine (forse tutte 10 sarebbero eccessive), ma il fatto che si possano vedere linkando non risulta un limite, almeno non lo è stato per me, che sono andata a spulciarle tutte con curiosità! :)

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  3. Ciao Valivi, complimenti per il post. Se non ricordo male, avevi già scritto qualcosa su Warhol e già allora mi avevi conquistato. Oltre a te, già altri mi hanno parlato bene di questa esposizione a Milano e non vedo l’ora di vederla :) Ma intanto questo tuo approfondimento è molto interessante!
    Un saluto!

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  4. […] Noctua, che mi ha aggiudicato un Owl Prize (e con questo siamo a quattro!!!) per l’articolo Andy Warhol a Milano. Inizialmente ero un po’ scettica sulla buona riuscita di quell’articolo, privo di […]

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  5. Avatar ravecca massimo
    ravecca massimo

    Le mani di Gesù dipinte da Leonardo nel Cenacolo, uniche nel dipinto, una con la palma verso il basso e l’altra verso l’altro indicano che Gesù era ambidestro come naturalmente era Leonardo e in parte Michelangelo Buonarroti? Non a caso Andy Warhol, genio anche lui, riprodusse, oltre il Cenacolo, serialmente la Gioconda e Marilyn che richiamano lo stesso volto archetipo. Cfr. ebook (amazon) di Ravecca Massimo: Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.

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    1. Inizialmente volevo cancellare questo tuo commento per l’evidente tentativo di spam, poi però ho trovato molto interessante quello che ci hai insegnato e ho deciso di non cancellarlo. Mi piace questo genere di “pubblicità culturale”, è un ottimo modo per scambiare informazioni…

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  6. complimenti per le tue visite alle mostre d’arte che documenti molto bene. Riguardo Warhol e artisti del suo periodo storico si può inoltre aggiungere con certezza che solo con il loro apporto Arte e Business si sono uniti indissolubilmente secondo delle dinamiche definite. Mi piacerebbe molto visitare qualche esposizione in tua compagnia, complimenti ancora!

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    1. Grazie Michelle, cerca di rimetterti in fretta, mi raccomando! E poi… chissà, forse un giorno ci rivedremo. ;)

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  7. […] Oggi facciamo la conoscenza di una giovane blogger curatrice di Acqua e limone.Vorrei che per cominciare ti presentassi, chi sei, quali studi fai o hai fatto, quando e perchè hai iniziato a scrivere il blog, e qual è lo scopo, la missione, il fine che ti sei prefissata diventando blogger.Mi chiamo Valeria Vite, ma in rete sono conosciuta con il Nickname Valivi, ho 23 anni e, dopo tre anni di noiosi studi di economia, mi sono finalmente iscritta a lettere per inseguire i miei sogni. Ho iniziato a scrivere “Acqua e limone”, il mio blog, per condividere le mie passioni con altre persone dedicandomi alla scrittura, l’attività che più preferisco. Il mio blog non tratta un argomento in particolare, anche se troverete soprattutto articoli sul teatro, ma affronta le tematiche più varie: letteratura, cinema, storia, miti e leggende, viaggi e, naturalmente, arte. Qual è il tuo rapporto, il tuo approccio con il luogo per eccellenza che custodisce le opere d’arte, cioè il museo: sei più da “turistodromo” o preferisci piccoli musei poco frequentati e quale ti sentiresti di consigliare ai lettori di Artesplorando.I musei troppo affollati non mi sono mai piaciuti, infatti cerco sempre di visitarli in settimana, quando il numero di visitatori è minore. A mio parere i piccoli musei sono affascinanti tanto quanto quelli più visitati perciò non ho preferenze e, quando sono in viaggio, cerco di vedere il più possibile. Io abito vicino a Milano e mi ha colpito particolarmente il Museo del Novecento, che ho visitato ben due volte. Un altro museo che ho visitato recentemente è il Museo Archeologico Nazionale di Atene, che conserva alcuni tra i più preziosi tesori dell’arte greca.Che rapporto hai con le mostre? oggi spesso diventano eventi mediatici molto pubblicizzati, ma alla fine di poca sostanza. Quali sono le mostre che preferisci e se vuoi fai un esempio di una in particolare che ti ha colpito.Purtroppo a Milano alcune mostre si rivelano deludenti proprio per il motivo che hai descritto tu: una mostra viene pubblicizzata dai media come un grande evento, ma di fatto vengono esposte opere secondarie o selezionate senza un valido criterio. E’ il caso della mostra di Van Gogh di Palazzo Reale, di cui ho parlato recentemente nella sezione blog di “L’Indro”, un quotidiano di approfondimento online per cui scrivo. Ecco il link: http://www.lindro.it/0-cultura/2014-12-11/161008-il-van-gogh-di-palazzo-reale-delude/ Palazzo Reale ha tuttavia proposto anche delle splendide mostre, come quelle di Andy Warhol (https://centauraumanista.wordpress.com/2013/06/15/andy-warhols-sturdust-la-pop-art-approda-a-milano/ , https://centauraumanista.wordpress.com/2013/11/19/andy-warhol-a-milano-le-opere-piu-significative/ ), Artemisia Gentileschi (un’artista che nominerò nel mio prossimo articolo in “Areyou art?”) e Marc Chagall. Se fossi il ministro dei Beni Culturali e il Presidente del Consiglio ti desse carta bianca, quale sarebbe il tuo primo provvedimento?Credo che ogni appassionato di storia dell’arte risponderebbe a questa domanda sostenendo di voler ristrutturare Pompei e ogni altro sito archeologico abbandonato a se stesso, inoltre i beni culturali sono una risorsa vitale per l’Italia, pertanto andrebbero proposti al pubblico sapientemente non solo per amore della cultura, ma anche per il benessere economico del nostro paese. Cosa proporresti di leggere a una persona che si avvicini per la prima volta alla storia dell’arte? un testo scolastico, un saggio, una monografia…“Arte e dossier” è un periodico mensile la cui direzione è affidata a Philippe Daverio, si tratta di una rivista semplice e accattivante, l’ideale per avere una panoramica completa sul mondo dell’arte. Arriva il Diluvio Universale e tu hai la possibilità di mettere qualche opera d’arte nell’arca di Noé, quali sceglieresti?“Sentiero di notte in Provenza” di Van Gogh, “Giuditta che decapita Oloferne” di Artemisia Gentileschi, i “Prigioni” di Michelangelo, “Ragazza in verde” di Tamara De Lempicka, “Finestra aperta” e “Lo studio rosso” di Matisse, “Improvvisazione 8” di Kandinsky.Con quale artista (anche non più tra noi!) ti sentiresti di uscire a cena o a bere qualcosa? e perchè?Salvador Dali perché, oltre ad essere un genio, era completamente pazzo e una serata in sua compagnia non potrebbe che rivelarsi insolita e interessante. Segui la bacheca C’è arte nella blogosfera!!! di Artesplorando su Pinterest.Oggi in TV e alla radio non c’è molta arte, e cultura in generale. Tu cosa consiglieresti di guardare (o ascoltare) al lettore di Artesplorando. Può anche essere un programma non prettamente d’arte, ma al cui interno ci sia un’approfondimento artistico. In onda ora, ma anche nel passato (ovviamente valgono anche le web-tv).“Passepartout” di Philippe Daverio non produce più nuove puntate da qualche anno, ma su Rai 5 trasmettono frequentemente delle repliche. Su Youtube sono disponibili alcune puntate, come ho scritto qualche tempo fa in un articolo: https://centauraumanista.wordpress.com/2014/09/01/philippe-daverio-e-anche-su-youtube/ In un ipotetico processo alla storia dell’arte tu sei la difesa, l’accusa è di inutilità e di inadeguatezza ai nostri tempi, uno spreco di tempo e di soldi. Fai un’arringa finale in sua difesa.L’arte non è inutile perché, anche se non produce immediatamente profitto, ci appelliamo al senso del bello quando arrediamo una stanza o accostiamo dei capi d’abbigliamento, spesso utilizzando mobili e vestiti disegnati da un designer o uno stilista che si è ispirato a qualche opera d’arte; l’arte ha inoltre la capacità di trasmettere impressioni potenti e immediate allo spettatore, perciò viene costantemente citata nel cinema e nella pubblicità per persuadere le masse (e dunque produrre quattrini). Se anche non permettesse di ottenere alcuna utilità pratica, l’arte stimolerebbe comunque il cervello e ci renderebbe tutti più felici, dunque è utile anche quando è fine a se stessa perché rende migliore l’umanità intera. L’arte è sempre al passo coi tempi perché ha sempre qualcosa da dire: un’opera d’arte sopravvissuta al trascorrere del tempo parla e parlerà sempre agli spettatori, non invecchierà mai. La nostra società parla più con le immagini che con le parole (basti pensare alla televisione, la pubblicità, Facebook…), perciò l’arte è più attuale che mai e influenza ciò che arte non è, dall’etichetta di una coca-cola ai micetti postati su Facebook. Concluderei con una bella citazione sull’arte, quella che più ti rappresenta!“Ogni bambino è un artista. Il problema è poi come rimanere un artista quando si cresce” Pablo PicassoGrazie a Valeria per la sua disponibilità. Se volete leggere i suoi articoli, oltre che sul blog Acqua e limone, li trovate anche su L’Indro e Are you art?Buona lettura e alla prossima intervista … […]

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