Di ladri gentiluomini e di Anarchia: tutto quello che non sapete su Arsenio Lupin


Salout, mes amis!

In occasione di un esame di seconda lingua, ho acquistato alcuni libricini in francese per ragazzini dedicati ad Arsenio Lupin, il ladro gentiluomo protagonista delle novelle di Maurice Leblanc. Siccome si tratta di un soggetto veramente affascinante ho deciso di dedicare una ricerca al ladro gentiluomo e al personaggio storico cui si ispira, il ladro e politicante anarchico Alexandre Marius Jacob, uno per il quale “rubare ai ricchi per dare ai poveri” non è soltanto un tema avvincente per un romanzo storico come il Robin Hood di Dumas padre.

Prima di proseguire nella lettura vi prego di tenere presente che questo articolo non consiste in alcun modo in una dichiarazione di opinioni o ideologie politiche da parte della sottoscritta, che preferisce non esporre pubblicamente su internet la propria vita privata. Sono semplicemente una ragazza cui piace porsi degli interrogativi ed esplorare il mondo, il fatto che le mie letture mi abbiano portato ad incontrare l’affascinante personaggio di Alexandre Marius Jacob non significa che senta la necessità di condividere con voi le mie opinioni politiche.

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Vi presento Arsenio Lupin, il principe dei ladri

Se in Inghilterra vanno tutti pazzi per Sherlock Holmes, il detective in pipa e berretto scozzese, i francesi invece preferiscono un personaggio altrettanto astuto, ma che nella sfida tra guardie e ladri gioca dall’altra parte della barricata. Arsenio Lupin è un raffinato furfante in frac, tuba, monolente, mantello e sofisticatissimo sense of humour alla francese che ruba i ricchi per dare ai poveri, trasformandosi in un vera e propria icona della belle époque.

Wikipedia (l’autorevolissima fonte cui mi sono appoggiata per scrivere questo articolo) descrive Lupin come un uomo di mondo moderatamente amante del vizio infatti il denaro e il lusso, l’arte e il gioco, il rischio e le belle donne sono pane per i suoi denti. Per quanto riguarda il furto Lupin riesce sempre ad essere un passo avanti agli investigatori grazie ad astuzia, cultura e ad un’intelligenza fuori dalla norma, che gli consentono di essere il numero uno senza ricorrere alla violenza.

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La vita di Maurice Leblanc in due righe (per non annoiarvi troppo)

Mamma e papà Leblanc avrebbero preferito che il figlio diventasse avvocato ma il giovane Maurice era di tutt’altra scorza, così questi abbandonò la natia Rouen e la facoltà di giurisprudenza per trasferirsi a Parigi e diventare uno scrittore di racconti gialli. Leblanc scrisse novelle e storie brevi per svariati periodici spirandosi a grandi scrittori francesi come Gustave Flaubert e Guy de Maupassant, ma inizialmente non ebbe successo; le sorti della sua carriera mutarono proprio grazie ad Arsenio Lupin, che comparve per la prima volta nel 1905 in una novella pubblicata dalla rivista Je sais tout e riscosse immediatamente il favore del pubblico.

Il ladro gentiluomo divenne così popolare che Leblanc impostò la propria carriera esclusivamente su di lui e, nel 1921, Lupin gli permise persino di ottenere la Legion d’Onore. Leblanc scrisse opere dedicate al genio del crimine di sua invenzione sino agli anni Trenta per un totale di 57 volumi; morì nel 1941 a Perpignan ma, nel 1947, le sue spoglie furono trasferite nel cimitero di Montparnasse.

Per quanto riguarda la vita privata, sappiamo che Leblanc si sposò due volte ed ebbe due figli. Si interessò alla politica e fu uno dei primi a possedere una bicicletta.

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Lupin in un’immagine tratta da cafleurebon.com

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Le fonti d’ispirazione

E’ probabile che Leblanc trasse l’ispirazione per Lupin proprio da Sherlock Holmes ma, a differenza da Sir Arthur Conan Doyle, non tentò mai di realizzare opere letterarie più impegnative delle novelle di intrattenimento con cui aveva intrapreso la sua carriera di scrittore.

All’epoca in cui venne scritta la prima novella dedicata a Lupin, Alexandre Marius Jacob era uno dei soggetti più popolari della cronaca francese e Leblanc aveva sentito parlare delle sue incredibili peripezie criminali, al punto da decidere di affrontare per la prima volta la stesura di racconti brevi a tematica criminale dalla parte degli antagonisti.

Leblanc tuttavia modificò profondamente il personaggio per adattarlo ai gusti del pubblico letterario dell’epoca e eliminò ogni elemento riconducibile all’anarchia; Lupin inoltre era certamente un filantropo, ma aveva evidenti tendenze patriottiche e non mise mai in discussione l’ordine sociale.

Per il nome del ladro gentiluomo Leblanc potrebbe essersi ispirato a Monsieur Lopin, un consigliere municipale di Parigi che ebbe dei problemi con la giustizia. Il disonesto funzionario pubblico si lamentò della presunta coincidenza, così Leblanc modificò il nome del suo personaggio in Lupin.

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Ed eccoci finalmente a parlare di Anarchia

Alexandre Marius Jacob nacque a Marsiglia nel 1879 e la sua vita fu molto più avventurosa e incredibile di quella di Arsenio Lupin proprio perché non stiamo parlando di un personaggio di fantasia.

Il giovane Jacob scopre di essere maledettamente portato per una vita dedita al rischio quando, a soli 11 anni, lascia Marsiglia per imbarcarsi come mozzo sulla nave Thibet seguendo le orme del padre marinaio (secondo altre fonti, era invece un panettiere alcolizzato). A 13 anni si imbarca su una nave differente che lo porterà a Sidney, dove soggiornerà per un breve periodo e imparerà l’arte del furto. Avendo deciso di riprendere la via del mare, si reimbarca su una baleniera che presto si rivelò un vascello pirata ricercato dalle autorità militari; il giovane Jacob riesce a fuggire e a ritornare a Marsiglia, dove viene arrestato per diserzione; la sua tenera età gli permise di ottenere la scarcerazione.

I suoi viaggi in mare gli permisero di esplorare le coste dell’Africa e dell’Asia fino al Pacifico e di conoscere i piaceri del sesso grazie ad alcune gentili passeggere; Jacob subì purtroppo anche le sgradite attenzioni di alcuni colleghi marinai. Affetto dalle febbri contratte nel suo lungo pellegrinare, decise di lasciare per sempre il mestiere del marinaio. In seguito avrebbe commentato la sua rocambolesca esperienza in mare tra pirati, furfanti e criminalità con queste parole: – Ho visto il mondo e non era bello -.

Jacob aveva sedici anni e aveva vissuto molte più esperienze di qualunque altro suo coetaneo marsigliese quando fece ritorno alla città natale in compagnia di un giovane amico anarchico che lo iniziò alla bandiera nera. Fu proprio in questo periodo che iniziò a scoprire Proudhon, Bakunin, Kropotkin e il giornale anarchico marsigliese L’Agitateur e a frequentare alcuni circoli anarchici e operai francesi. Accusato forse ingiustamente di detenzione di materiale esplosivo, Jacob venne incarcerato nuovamente e condannato a sei mesi di prigionia.

A 20 anni Jacob era un anarchico convinto e un pregiudicato, decise dunque di combattere l’ordine sociale istituito dalle classi più abbienti attraverso l’arte imparata anni prima a Sidney, il furto, per restituire ai poveri ciò di cui i ricchi li avevano derubati mediante la proprietà privata ed il capitalismo (ma naturalmente Jaco utilizzò la refurtiva anche per il proprio interesse personale), preferendo “essere un ladro piuttosto che un derubato”. Con alcuni compagni fonda il gruppo anarchico illegalista Les travailleurs de la nuit, I lavoratori della notte.

I lavoratori della notte avevano uno scopo ben preciso: derubare i ricchi “parassiti sociali” (come i preti, i magistrati e i militari, ma anche nobili, capitalisti e sfruttatori delle classi lavoratrici) per finanziare le associazioni anarchiche e operaie, fare beneficenza e per il sostentamento dei membri dell’organizzazione che, pur guadagnando grandi quantità di denaro grazie alle attività criminali, mantenevano un tenore di vita volutamente proletario. Nonostante ciò, l’associazione adottò criteri di efficienza tipici di un’impresa capitalistica e Jacob offrì persino la propria consulenza ai famosi assicuratori Lloyd’s di Londra in qualità di esperto di furti con scasso. Tra il 1900 e il 1903 la famigerata banda commise più di 150 reati e divenne molto popolare, riscuotendo la simpatia dei ceti meno abbienti e della stampa.

Jacob fu uno dei ladri più carismatici ed originali d’Europa e dimostrò di essere un genio dello scasso poiché ideò nuove tecniche nel mestiere del furto che ebbero poi molti seguaci. Fu un esperto nell’arte della recitazione e del travestimento (era solito travestirsi da preti, inscenare attacchi di epilessia o messe in scena di qualsiasi altra sorta per distrarre la folla), lo studio scientifico nella pianificazione dei furti, le esercitazioni pratiche su ogni genere di cassaforte, l’utilizzo di attrezzature estremamente sofisticate, l’impiego di un rospo come palo in quanto aveva notato che questi anfibi smettevano di gracidare in presenza di estranei.

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Jigen, il fidato amico di lupin

Come il personaggio letterario, Jacob era solito lasciare messaggi sarcastici sulla scena del crimine firmandoli con lo pseudonimo Attila; nel 1902 per esempio, dopo aver rubato in una chiesa, lasciò nel tabernacolo vuoto un biglietto con scritto -Oh Dio onnipotente, cerca il tuo calice-. Jacob nutriva profondo rispetto per i ricchi che svolgevano un’attività utile per la società come i medici e gli inttelletuali; accortosi di stare derubando l’abitazione di Pierre Loti nel corso di un’incursione in un’abitazione di Rochefort, Jacob decise di abbandonare l’impresa senza rubare nulla per amore della letteratura.

Le sue molteplici evasioni dal carcere furono mirabolanti e ingegnose tanto quanto i suoi furti e si protrassero ben oltre i primi del secolo, quando venne alla luce il personaggio di Lupin. Nel 1900 Jacob finì in prigione per la seconda volta condannato a 5 anni e, riuscito a farsi rinchiudere in un manicomio fingendosi uno squilibrato, evase con l’aiuto di un infermiere anarchico. Riprese le proprie attività criminali e intraprese la carriera di attore in una compagnia teatrale.

Nel 1903 viene nuovamente incarcerato nel corso di un furto: dopo aver avuto la meglio in una sparatoria contro due poliziotti (uno dei quali restò ucciso) insieme ad un paio di scagnozzi, venne riconosciuto e segnalato alla giustizia proprio per uno degli operai per cui lottava. Sconsolato dichiarò in seguito: -E’ la mia Waterloo-. Venne arrestato insieme ad un complice che portava con sé un foglietto con l’indirizzo parigino della banda, permettendo così di incarcerare l’intero gruppo e di processarlo in blocco nel 1905.

I 23 imputati vennero processati ad Amiens con il presidio in forze della polizia e dell’esercito, dopo che la stamba finanziata dalle loro attività illegali li ebbe esaltati ed ebbe minacciato i giurati. Il clima del processo non fu dissimile da quello con cui si svolsero i processi alle Brigate Rosse, venne persino ritrovato il corpo di una pentita al termine dell’istruttoria. Jacob affrontò la giustizia con ironia e tenacia, recitando un discorso che rispecchia perfettamente la natura di questo singolare personaggio.

Vi consiglio di leggerlo su Anarcopedia.

La pena inizialmente fu l’ergastolo ma, dopo svariati tentativi di evasione, Jacob venne condannato a scontare vent’anni di lavori forzati nella Guyana Francese con l’anarchico Felix Bour (se siete dei francofoni più esperti di me, potete leggere la sua biografia qui), ove visse anni di stenti per le estenuanti attività svolte all’interno della prigione e per il clima insalubre; fu l’unico sopravvissuto tra i membri dei Travailleurs de la Nuit. In questo periodo mantenne una fitta corrispondenza con la madre Marie e la compagna Rose e tentò ben 17 volte di evadere; nel 1925 riuscì a tornare in Francia grazie ad una campagna di stampa in suo favore.

Non capisco una parola di quello che dicono in questo video, ma sembra una cosa molto intellettualoide e fichissima…

Pur non rinunciando all’ideologia anarchica (continuerà infatti a partecipare attivamente alle attività svolte presto la sede del giornale Le Libertaire e intraprendendo persino un viaggio a Barcellona per partecipare alla difficile situazione politica dell’epoca), Jacob rinuncerà al furto per dedicarsi all’attività di venditore ambulante a Reuilly. Nel 1939 sposa la nuova compagna Paulete e trasforma la sua casa in un luogo di incontro per libertari. Alla morte della madre e della moglie, Jacob pubblicherà un libro di memorie e i compagni diventeranno per lui un saldo punto di riferimento e non smetterà mai di credere nelle proprie idee e di affrontare la vita con il suo caratteristico sense of humour. La sua lotta contro il sistema non cessò nonostante la tarda età, come dimostrò questa interessante lettera da lui indirizzata ad un dipendente statale

Jacob aveva 75 anni quando, nel 1954, decise di togliersi la vita prima di perdere le forze per la vecchiaia, così si iniettò una dose letale di morfina nel corso di una festa da lui organizzata e morì serenamente con l’adorato cane Negro, cui inflisse il medesimo trattamento. Si congedò dal mondo con questo scritto:

«Ho vissuto un’esperienza piena di avventure e sventure, mi considero soddisfatto del mio destino. Dunque, voglio andarmene senza disperazione, il sorriso sulle labbra e la pace nel cuore. Voi siete troppo giovani per apprezzare il piacere di andarsene in buona salute, facendo un ultimo sberleffo a tutti gli acciacchi e le malattie che arrivano con la vecchiaia. Ho vissuto. Adesso posso morire.

p.s Vi lascio qui due litri di vino rosato. Brindate alla vostra salute.»

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Finalmente mi degno di citare le fonti

Non sono particolarmente soddisfatta di questo post perché il materiale raccolto non è stato rielaborato in chiave personale. Per farmi perdonare, cari lettori, mi degnerò di citare per la prima volta in vita mia le fonti che mi hanno permesso di apprendere tutte le interessanti informazioni che avete appena letto.

– Mamma  Wikipedia per le biografie di Leblanc e Jacob, oltre che per raccogliere tutte le informazioni relative al personaggio letterario;

– Nel sito del Corriere della Sera ho trovato un breve ma esaustivo articolo sulla vita di Jacob;

Anarcopedia, per la biografia di Jacob che vi ho linkato sopra;

Toasa.net, che offre una summa dei punti salienti della vita di Jacob;

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Un piccolo test per concludere in bellezza

Per i nostalgici del caro vecchio cartone animato di Lupin, coniglio invece di visitare questo sito che, pur non centrando assolutamente nulla con gli argomenti trattati in questo post, offre la possibilità di scoprire alcune curiosità sui personaggi della serie e di partecipare ad un divertentissimo test. Nonostante avessi sempre simpatizzato per Jigen, sono risultata essere la bella Fujiko… e voi che personaggio siete?

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10 thoughts on “Di ladri gentiluomini e di Anarchia: tutto quello che non sapete su Arsenio Lupin

  1. Mi piace moltissimo il modo in cui si congedò dal mondo, davvero tanto…
    complimenti per il post e per la scelta su Arsenia Lupen un personaggio che adoro :) e che ora conosco meglio grazie a te!

    buona domenica
    .marta

    • Dovremmo essere tutti capaci di andarcene con il sorriso come ha fatto lui… però a mio parere a 75 anni si è ancora giovani, dai…

      Grazie a te, che commenti sempre i miei post.
      Buona domenica anche a te :D

  2. Interessante articolo
    Mi sento di consigliare – libera di seguire – In ogni caso nessun rimorso, è un libro di Pino Cacucci, in tema per: argomento, periodo, citazioni da te fatte.

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