Analisi di “Agora”, un film di Alejandro Amenàbar


Agora è un film di Alejandro Amenàbar del 2009 che racconta il sacrificio di Ipazia, unica brillante studiosa donna della biblioteca di Alessandria, uccisa da alcuni monaci fondamentalisti protocristiani.

Si tratta di un lungo che ha saputo sin dall’inizio conquistarsi un occhio di riguardo dai parte dei media per non poche ragioni: oltre al fascino che circonda il personaggio di Ipazia e alla costruzione di una TRAMA avvincente e apprezzabile nonostante le numerose forzature storiche, si tratta di una delle poche pellicole della storia del grande schermo ad aver sfidato il dissenso del Vaticano per aver osato raccontare i massacri e le ingiustizie commesse dai proto cristiani in epoca tardo antica.

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Un’eroina bellissima

Kαλὸς καὶ ἀγαθός, bello e buono: con questa espressione si indicava l’ideale di perfezione umana da un punto di vista etico ed estetico, vale a dire un individuo in cui fossero riscontrabili sia la bellezza fisica sia il valore morale.

Come ogni eroina che si rispetti, Ipazia è sempre stata rappresentata nel corso dei secoli con una massiccia dose di bellezza e bontà e Amenàbar, ben consapevole di quanto il carisma e il sex appeal degli attori sia determinante nella riuscita di un progetto cinematografico, non ha nessuna intenzione di opporsi alla tradizione: la scienziata alessandrina viene infatti interpretata da Rachel Weisz, che la triologia de La mummia ci ha abituati a riconoscere nei panni di una romantica, avventurosa e un po’ maldestra bibliotecaria degli anni d’oro dell’archeologia. Come cantava Guccini, “Gli eroi son tutti giovani e belli”, e Ipazia, che per quel che ne sappiamo avrebbe anche potuto essere una topa di biblioteca racchia e bisbetica, non fa eccezione.

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Consacrata alla scienza

Corpo mozzafiato sotto la severa tunica da studiosa alessandrina, capelli raccolti in una sobria ma raffinata treccia francese per scoprire lo splendido viso, caratterino autoritario, intraprendente e dolcissimo. Sebbene non si abbandoni mai ad atteggiamenti provocatori, Ipazia ha tutte le carte in regola per sbaragliare il cuoricino e gli ormoni di ogni maschione della biblioteca e, essendo l’unica studiosa donna tra soli uomini, non c’è studioso, docente o discepolo che non cada ai suoi piedi. L’avvenente filosofa tuttavia è decisa ad evitare ogni coinvolgimento sessuale o affettivo. Ma come fa a resistere?

Il povero Oreste, il ricciolino più affascinante d’Egitto interpretato da Oscar Isaac (che figo!), non esita a paragonarla alla perfezione della musica pur di conquistarla, ma la giovane non solo ignora le sue avance con la piena approvazione del padre Teone (quale donna avrebbe accettato di sottomettersi ad un marito padrone, in tempi duri come quelli? Quale padre vorrebbe soffocare con il matrimonio la libertà della figlia? Nemmeno io lo avrei sposato, ma sarei stata più che favorevole alla convivenza!), ma umilia pubblicamente il giovanotto offrendogli in dono un fazzolettino sporco del proprio sangue mestruale. Un gesto un po’ eccessivo nei confronti di un ometto innamorato e di noi donne tutte soprattutto poiché, nel porgere il singolare omaggio, ha insinuato che nella femmina ci sia qualcosa di impuro rispetto al maschio. Ma spero che si tratti di una provocazione…

Il regista racconta in un’intervista: “Le cronache dell’epoca raccontano che non si sposò e non ebbe figli e dedicò tutta la sua vita alla filosofia e alla scienza. Ho discusso del personaggio con Rachel Weisz, l’interprete di Ipazia, le ho spiegato che non volevo nessuna implicazione sessuale o amorosa con i suoi studenti perché l’ipotesi più attendibile è che sia morta vergine. Purtroppo non è rimasto nulla dei suoi studi e dei suoi scritti, per cui ho potuto permettermi qualche libertà da questo punto di vista.” (Maria Pia Fusco, 20.04.2010, Agorà. Amenàbar: “Il martirio di Ipazia è un’accusa contro l’intolleranza”, la Repubblica).

Si tratta di una scelta che non è stata affatto apprezzata dal pubblico, perché le questioni sentimentali al cinema non possono essere solo accennate: o si omettono completamente, o si inventano di sana pianta qualora le fonti storiche non vengano in aiuto, oppure si specifica per quale motivo la protagonista è determinata a restare vergine, il pubblico vuole sapere!

Da un punto di vista contenutistico invece Amenàbar è stato saggio a non manipolare, almeno sotto questo aspetto, la biografia di Ipazia: la scienziata è infatti una martire della scienza, una scomoda macchia di sangue sulla coscienza della Chiesa e un’icona nella storia e nella scienza femminile, non sarebbe giusto attribuirle una scelta di vita che non fosse veramente sua soltanto per intrattenere gli spettatori. Qualunque siano le ragioni della studiosa, è triste notare come un gran numero di donne elleniche abbiano dovuto rinunciare all’amore, al sesso e agli affetti famigliari per dedicarsi ad occupazioni un tempo precluse al genere femminile: non è necessario restare vergini per studiare matematica, ipotizzare un collegamento tra le due cose è estremamente offensivo nei confronti di tutte le donne.

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La mia analisi

Non sono un’esperta di cinema, però secondo me Ipazia vorrebbe trovare il moroso. Il suo problema è che è circondata da maschietti un po’… stronzi!

Innanzi tutto la poverina viene costretta a decidere tra matrimonio e carriera, tra libertà e amore; si tratta di una scelta che nessuna donna dovrebbe mai compiere e a cui molto spesso non viene nemmeno concessa la facoltà di decidere autonomamente e il matrimonio si trasforma in sottomissione. Oreste sembrerebbe un ottimo partito ma commette un errore essenziale: per conquistarla la paragona alla musica. Ipazia ride e gli risponde con un fazzoletto sporco di sangue per ricordare che le donne devono essere ammirate in ogni aspetto della loro femminilità, non c’è nessun bisogno di idealizzarle per negare quelle parti che a molti piace considerare impure. Anche la scena in cui non si lascia sedurre per osservare le stelle non sarebbe disinteresse verso Oreste, il ragionamento alla base del comportamento della ragazza è molto simile a quello che induce i maschietti a rifiutare il sesso il giorno della finale dei mondiali: se stai per risolvere un dilemma matematico che potrebbe cambiare le sorti dell’umanità il sesso è rimandato… o no?

Infine arrivano i Cristiani, che sembrano incapaci di scindere amore e sottomissione; la libertà individuale di Ipazia si trasforma questo punto in uno scomodo ideale politico da soffocare. La matematica riesce a salvarsi proprio grazie all’amore, seppur non ricambiato. Cari maschietti, madre natura vi ha fatto più forti di noi non per sottometterci, ma per aiutarci. E voi chi vorreste essere, degli amici o dei despoti?

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La violenza sulle donne

E’ doveroso aprire una piccola parentesi dal sapore femminista.

Ipazia non viene massacrata soltanto per essersi rifiutata di abbandonare la propria filosofia pagana e di sottomettersi al predominio cristiano, ma anche in quanto donna indipendente e influente nella comunità alessandrina. Nel marzo del 415 infatti la studiosa fu brutalmente catturata mentre faceva ritorno alla sua abitazione in lettiga, spogliata e uccisa mediante dei cocci ed ogni sorta di atroce sevizia (le furono per esempio cavati gli occhi) per volere del vescovo Cirillo. Le sue spoglie furono poi smembrate e date alle fiamme.

«Secondo le cronache Ipazia fu letteralmente fatta a pezzi, volevo una fine più sopportabile per il pubblico, ho scelto la lapidazione, che fa anche parte della realtà di oggi in alcuni paesi.» (Maria Pia Fusco, 20.04.2010, Agorà. Amenàbar: “Il martirio di Ipazia è un’accusa contro l’intolleranza”, la Repubblica).

Nel film infatti il massacro viene notevolmente addolcito: rifiutatasi di fuggire, Ipazia si consegna spontaneamente ai monaci parabolani che, dopo averla svestita, le tolgono la vita mediante la lapidazione ma poco prima del massacro l’ex schiavo Davo, innamorato follemente della padrona, l’aiuta a perdere i sensi per non provare dolore mentre la donna osserva con rimpianto l’oculus della cupola che in prospettiva assume la forma di un ellisse,  una figura geometrica che Ipazia studiò approfonditamente. Non si tratta dunque di un normale individuo, poiché della donna chiamata Ipazia sono sopravvissute pochissime testimonianze, ma di una martire della scienza, anzi, di più, di un Cristo ateo sacrificatosi per l’umanità, come il regista stesso racconta in un’intervista.

Amenàbar ha reso la vicenda di Ipazia accessibile al grande pubblico anche grazie a interventi di questo tipo, tuttavia forse sarebbe stato più corretto non celare la sofferenza di Ipazia dietro esigenze narrative e raccontare tutto il male che ha dovuto subire.

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Una studiosa in anticipo sui tempi

Siccome le opere di Ipazia sono state distrutte, nessuno conosce quale sia stato il suo contributo alla scienza; le fonti dell’epoca sono tuttavia concordi nell’affermare che ha rivestito un ruolo primario tra gli intellettuali dell’epoca.

Amenàbar attribuisce alla studiosa teorie che poco hanno a che vedere con le conoscenze scientifiche dell’Ellenismo, ma che appartengono invece alla Rivoluzione Scientifica. “Purtroppo non è rimasto nulla dei suoi studi e dei suoi scritti, per cui ho potuto permettermi qualche libertà da questo punto di vista. Ma è un peccato che non sia rimasto niente.” (Maria Pia Fusco, 20.04.2010, Agorà. Amenàbar: “Il martirio di Ipazia è un’accusa contro l’intolleranza”, la Repubblica).

Attribuendole delle verità che mai la studiosa avrebbe potuto affermare, il regista rende immediatamente evidente il falso, trasformando così un brillante contributo alla scienza in qualcosa di straordinario, conferendo all’intera vicenda un sapore più gustoso per gli amanti del grande schermo. Scegliendo nello specifico le scoperte di Galileo e Keplero, Amenàbar decide di trattare degli argomenti conosciuti anche dai meno acculturati, rendendo l’opera accessibile ad un pubblico molto ampio.

Nel film Ipazia è un’insigne maestra del Sistema Tolemaico, che all’epoca si stava consolidando a scapito di tutte le altre teorie formulate, e riflette con i propri discepoli su quesiti che sarebbero poi stati risolti solo durante la Rivoluzione Scientifica. Rielaborando le teorie di Aristarco  e intuendo l’esistenza del principio d’inerzia, il primo a teorizzare un sistema eliocentrico, l’Ipazia del film ipotizza che la Terra gira intorno al Sole e, mediante il cono di Apollonio, intuisce la forma ellittica delle orbite dei corpi celesti.  Il regista lascia inoltre intendere che, se la studiosa non fosse stata uccisa, il modello astronomico di Keplero sarebbe stato anticipato di 12 secoli.

La filosofa riflette inoltre sulla possibile esistenza di altri mondi oltre a quello terrestre. Dimostrando di possedere una visione dell’universo e dell’esistenza umana molto simile a quella contemporanea, caratterizzata da una sensazione di smarrimento nei confronti del caos dell’esistenza. Un tale approccio può anche essere dovuto ai considerevoli mutamenti politici in atto in quel periodo.

Il regista a mio parere avrebbe dovuto elaborare più accuratamente l’aspetto scientifico-filosofico del film. Come avrebbe potuto infatti Ipazia anticipare Galileo senza effettuare alcuna osservazione empirica dell’universo? E una volta giunta alle sue stesse conclusioni, perché non considera il suo modello una speculazione su cui discutere con gli altri filosofi? Dopotutto non possedeva un cannocchiale per scrutare la volta celeste e l’astrolabio di sua invenzione non era sufficiente per dribblare i maestri del Seicento.

Mi rendo conto che ipotizzare che la bella Ipazia avesse anche inventato il pensiero scientifico sarebbe risultato eccessivo, ma mi stupisco che il regista non abbia percepito la necessità di ipotizzare con quale approccio filosofico la scienziata del film si sia relazionata con le sue stesse teorie.

Mi sorprende inoltre che il regista non abbia affrontato le implicazioni filosofiche della teorizzazione di un sistema eliocentrico con orbite ellittiche sulla percezione dell’universo. Prima delle straordinarie intuizioni di Keplero, l’umanità era abituata ad immaginare l’essere come una meccanismo perfetto costituito da forme perfette: stiamo parlando di sfere e circonferenze, figure dotate di un solo fuoco. Considerando le orbite dei corpi celesti come degli imperfetti ellissi, i fuochi da prendere in considerazione diventano due, di cui uno solo è occupato da una stella; l’universo geometrico e finito di Tolomeo si trasforma così in un enorme entità informe e priva di centro, dove la Terra occupa solo una posizione marginale.

Mi si spezza il cuore senza un centro” afferma un’emozionatissima Ipazia nel corso dell’elaborazione della rivoluzionaria teoria, descrivendo lo smarrimento che devono aver provato gli scienziati del ‘600 scoprendo di non essere altro che degli insignificanti puntini dispersi nell’universo. Ci sarebbe piaciuto molto fantasticare su quali avrebbero potuto essere le teorie filosofiche formulate da uno studioso alessandrino sulle basi di scoperte scientifiche dell’età moderna, purtroppo il regista non era affatto interessato ad approfondire tale argomento.

Il regista si è inoltre dimenticato di menzionare il fatto che Ipazia non era soltanto un’eccellente astronoma, ma era anche a capo della scuola neoplatonica presso la biblioteca della città. Si tratta di un’omissione tutt’altro che trascurabile, considerando che avrebbe permesso di giustificare l’importanza di Ipazia nella biblioteca senza appellarsi a scoperte scientifiche effettuate 12 secoli dopo la sua nascita.

Mi rendo conto, caro Amenàbar, che preferisci l’astronomia alla filosofia, ma avresti dovuto cercare di accontentare un po’ tutti, affrontando entrambi gli argomenti!

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Il sistema eliocentrico di Copernico, da Wikipedia

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La biblioteca di Alessandria

Secondo me se non avessero distrutto la Biblioteca alessandrina oggi l’uomo sarebbe arrivato su Marte” (Maria Pia Fusco, 20.04.2010, Agorà. Amenàbar: “Il martirio di Ipazia è un’accusa contro l’intolleranza”, la Repubblica).

La scene cruciali della vicenda sono ambientate nella biblioteca di Alessandria, ove Ipazia è uno degli insegnanti e degli studiosi più apprezzati. La biblioteca di Alessandria è rappresentata nel film come un enorme palazzo in pietra cui si accede attraverso un’imponente scalinata e ornato con elementi decorativi egizi; al centro della cupola dell’edificio principale è situato un oculus non dissimile da quello del Pantheon di Roma. Innumerevoli papiri sono conservati su scaffali di legno, sebbene è più probabile che nella realtà fossero inseriti in loculi scavati all’interno delle pareti.

Nel film i tesori della biblioteca vengono distrutti in una scena memorabile, enfatizzata dapprima dall’inquadratura dei papiri lanciati in aria che “svolazzano” in prossimità dell’oculus e dal capovolgimento della telecamera che riprende i parabolani intenti nella loro spaventosa opera di distruzione, successivamente da un’inquadratura aerea che riprende, accellerandoli, i caotici movimenti dei monaci che si aggirano come tante minacciose formichine nere per i cortili della biblioteca. In seguito gli edifici della biblioteca verrano utilizzati dai cristiani per attività pubbliche di vario genere.

In verità la distruzione della biblioteca iniziò molti anni prima della nascita di Ipazia, a causa di un incendio inavvertitamente provocato dalle truppe di Giulio Cesare; un’intera sezione dell’edificio chiamata Serapeum fu invece distrutta dal fuoco nel corso del III secolo. Altri tumulti, capitanati dal patriarca della città (cristianizzata) Teofilo, avvennero nel 415 e culminarono proprio con la morte di Ipazia, come ci viene raccontato dal film, tuttavia la biblioteca venne definitivamente distrutta solo dopo la conquista islamica dell’Egitto.

Nel 642 o 646 (la datazione è controversa), il secondo califfo dell’Islam Omar ibn al-Khattāb pronunciò la famosa frase: “Se il contenuto dei libri si accorda con il Corano, noi possiamo farne a meno, dal momento che il libro di Allah è più che sufficiente. Se invece contengono qualcosa di difforme, non c’è alcun bisogno di conservarli.” E i rotoli della biblioteca iniziarono ad essere impiegati come combustibile per i bagni termali di Alessandria. Secondo Eutichio erano circa quattromila, perciò ci vollero sei mesi per bruciarli tutti.

I volumi conservati nella biblioteca erano circa 700 000 e la loro distruzione fu una terribile perdita per l’umanità. Il regista trasmette magistralmente la drammaticità dell’evento con un memorabile scambio di battute avvenuto poco prima dell’ingresso dei parabolani nella biblioteca. Ipazia ordina angosciata al proprio schiavo Davo: “Salva solo le opere importanti! Lascia stare quelle minori!” e l’allievo risponde smarrito: “Quali sono le opere minori?”.

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I cristiani come antagonisti

Agora è il primo film in cui i protocristiani rivestono un ruolo da antagonista: i monaci vengono infatti rappresentati come dei rozzi, barbuti e ignoranti fanatici nerovestiti che impongono con la violenza e l’inganno la propria fede, interpretando letteralmente le Scritture e utilizzando la religione per giustificare i crimini più ignobili nei confronti delle altre dottrine religiose e correnti di pensiero. La telecamera si trasforma nel critico occhio del giornalista per riprendere le scene di barbarie, raccontando i fatti come se si trattassero di eventi di cronaca; dei dialoghi estremamente incisivi portano invece in scena le riflessioni alla base dei folli gesti dei fanatici.

Agora critica inoltre l’incapacità dei credenti di qualsiasi religioni di accantonare le differenze e le ostilità per convivere in amicizia, apprezzando le somiglianze che li accomunano e stimandosi reciprocamente. Secondo il regista infatti il film “Ma non vuole offendere la Chiesa, è contro l’intolleranza e il fanatismo, da qualunque parte provenga.”

La filosofia pagana non permette all’umanità soltanto di interrogarsi sui grandi misteri della natura senza fidarsi ottusamente di un libro per progredire scientificamente, ma anche di continuare a dubitare per migliorare se stessi e evitare di commettere errori. Proprio per questo motivo Ipazia si rifiuta di convertirsi alla religione dominante: non può esserci libertà, ricerca e pace nella sottomissione, inoltre l’uomo ha bisogno di potersi mettere costantemente in discussione. “Voi non potete dubitare delle cose in cui credete” afferma Ipazia in una memorabile scena del film “Io devo”.

La salvezza dunque risiede nel dubbio, nella ricerca e nel confronto con gli altri; la fede non è errata in sé, ma può portare all’incapacità di ragionare con la propria testa e di accettare la diversità altrui, inoltre può essere sfruttata per la manipolazione delle masse, com’è evidente nella sua strumentalizzazione da parte delle prime autorità cristiane per prendere il potere.

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Il Cristianesimo secondo Amenàbar

Il Cristianesimo è stata la prima dottrina schierata contro la schiavitù: essendo tutti uguali in quanto figli di Dio, abbiamo il diritto all’uguaglianza sociale e il dovere di amarci reciprocamente. Il risultato di tale affermazione è stata la diffusione a macchia d’olio della nuova religione soprattutto tra gli schiavi e i ceti meno abbienti, che per la prima volta si sentivano considerati e rispettati dalla società; nel film lo schiavo Davo abbandonerà per lo stesso motivo la propria padrona Ipazia, nonostante la stima e l’amore che prova per lei, per vivere in libertà.

Nel conflitto ideologico che costituisce uno dei temi centrali del film Amenàbar evoca la polemica nietzschiana nei confronti del Cristianesimo: sebbene la schiavitù sia stata ufficialmente abolita (per essere poi trasformata in servitù della gleba nel Medioevo, ma questo è un altro discorso), siamo diventati tutti schiavi nei confronti di una nuova autorità oppressiva, Dio stesso. L’uguaglianza quindi non è un presupposto per perseguire la massima felicità, ma un minimo comune denominatore che annienta la liberta e la diversità di ciascuno e la vita stessa è una forma di schiavitù nei confronti dei Cieli: uno solo Dio sostituisce tutte le divinità, una sola dottrina schiaccia ogni possibile pensiero.

In Agora la contrapposizione tra fede e filosofia si concretizza anche in due differenti scuole di retorica: da una parte troviamo infatti la scuola attica dei filosofi, che privilegia un’esposizione chiara e razionale dei contenuti per condividere con razionalità e chiarezza le proprie opinioni con gli interlocutori, dall’altra la retorica asiana, con cui i cristiani tentano di impressionare emotivamente i fedeli con uno stile “stupefacente”, che nel film è accompagnato anche da falsi miracoli e da insulsi gesti rituali.

La scuola ateniese può essere anche sfruttata per persuadere del falso (i sofisti ne erano maestri), ma nel caso specifico del film gli studiosi se ne avvalgono per condividere le proprie conoscenze e ricercare il vero insieme ai propri colleghi, perseguendo il bene comune; i cristiani invece mirano al predominio e non esitano ad ingannare e offendere pur di riuscire nei propri scopi, ciò è evidente per esempio nella scena in cui camminano sulle braci pur di impressionare le masse e gettano un filosofo tra le fiamme, oppure quando celebrano i funerali di un vescovo tra enfatiche cerimoniosità per commuovere i fedeli raccolti in preghiera. [NB: si tratta di un mio parere personale, mi assumo le responsabilità di quanto ho scritto in questi due paragrafi]

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Un film scomodo per il Vaticano

Agora è stato distribuito nelle sale dei cinema occidentali nel 2009, ma è giunto in Italia con un anno di ritardo, più precisamente il 23 aprile 2010, in seguito alle polemiche scatenate dalla Chiesa.

Dopo che le barbarie dei parabolani, la crudeltà di un vescovo venerato come un santo e le responsabilità della chiesa nella distruzione della meravigliosa cultura pagana furono accolte dalla Cei con un ostile silenzio stampa e qualche commento stizzito tra i membri della commissione, iniziò una lunga serie di polemiche circa la proiezione del filmnella nostra penisola. Sono ancora visibili oline i commenti del popolo di Internet al riguardo, è stata persino indetta una petizione per richiedere la distribuzione in Italia di Agora.

Consapevole delle polemiche che avrebbe suscitato il film si dice lo stesso regista: «Quello che abbiamo raccontato spiega l’autore di Mare dentro è un periodo del cristianesimo mai portato al cinema. Ma il film non vuol essere offensivo nei confronti dei cristiani, piuttosto un forte atto di denuncia contro l’intolleranza. Volevo far vedere che la storia di allora non è così diversa dal nostro presente: certo, il cristiano di oggi non uccide, ma altre forme di estremismo sì». Pensate a proposito, prosegue Amenábar, «che Agora è stato vietato ad Alessandria d’Egitto per timore che potesse scatenare violenze da parte dei musulmani nei confronti della minoranza cristiana. Come vedete la storia si ripete»” (Gabriella Gallozzi, 20.04.2010, “Alejandro Amenábar: Il Vaticano ha nascosto la mia «Ipazia» con una coltre di silenzio”, l’Unità).

E’ inoltre significativo notare come il trailer italiano abbia subito delle modifiche per non affrontare direttamente le tematiche bollenti del film. A questo proposito, vi consigliamo di leggere l’interessante articolo di donnapratica.com:

http://www.donnapratica.com/articoli/2010/04/06/esce-in-italia-il-film-agor%C3%A0-ipazia-ma-il-trailer-italiano-%C3%A8-diverso-dallestero

E’ infine molto triste apprendere che il film è stato censurato nella città di Alessandria perché avrebbe potuto provocare delle aggressioni nei confronti delle minoranze cristiane in cità da parte delle maggioranze islamiche. Mutano le dottrine in conflitto, dunque, ma non le ragioni che inducono gli uomini a massacrarsi a vicenda.

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Un film contro i crimini protocristiani, ma non contro il Cristianesimo

Contrariamente da quanto hanno pensato in molti, Agora non è affatto ostile al messaggio di libertario ed egualitario di Cristo. I veri cristiani credono infatti che gli uomini debbano essere tutti uguali e si aiutano l’un l’altro, poiché ritengono che il miracolo di Cristo sia visibile nello sguardo di chi chiede aiuto.

Il regista dunque non ha nulla contro la dottrina cristiana in sé, ma condanna aspramente ogni situazione in cui il credo di una religione viene elevato a modello unico (immagine) di ciò che dovrebbe pensare e pronunciare l’essere umano, precludendo così il pensiero umano, oppure quando la religione viene strumentalizzata dalle autorità.

Secondo Amenàbar inoltre anche alla cultura pagana spetta una massiccia dose di critiche per non aver mai riconosciuto alcun diritto agli schiavi. La stessa Ipazia non è un esempio di perfezione proprio per l’atteggiamento autoritario e schiavista con cui si rivolge ai suoi servi, pur trattandoli con una considerazione maggiore rispetto a molti altri aristocratici pagani. Il film non è dunque una cieca critica contro i cristiani, ma una costruttiva proposta di riflessioni su tematiche sociali riguardanti avvenimenti che, pur essendosi verificati più di un millennio fa, ci riguardano ancora da vicino.

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Anacronismi

Il regista ha manipolato, forse un po’ brutalmente, le fonti storiche per rendere più accattivante la trama del film. Oltre alle modifiche descritte in precedenza, è singolare notare come Sinesio, ispirato ad un religioso realmente esistito sia stato trasformato in una persona completamente differente dal personaggio storico.

Come si viene a sapere da Encomio alla calvizie, uno scritto di Sinesio di Cirene, il discepolo di Ipazia  era calvo, non dotato della folta criniera dell’attore del film; lo studioso inoltre non era celibe e nemmeno casto, ma era sposato ed era padre di tre figli e non avrebbe potuto trovarsi ad Alessandria nel 415, quando morì Ipazia, poiché morì due anni prima, nel 413. In vita fu un intellettuale tollerante e animato da un convinto spirito filosofico ma non fu mai dogmatico, infatti scrisse in una lettera indirizzata al fratello nel 410: «Non mi stancherò mai di ripetere che il saggio non deve forzare le opinioni degli altri, né lasciarsi forzare nelle proprie».

Altra grave imprecisazione, l’accusa di stregoneria rivolta ad Ipazia: i protocristiani ne combinarono parecchie, ma la caccia alle streghe non aveva ancora avuto inizio, o semplicemente aveva un altro nome.

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Giudizio finale: 8

Ho apprezzato moltissimo questo film poiché ha trattato delle tematiche che mi stanno molto a cuore, tuttavia non gli ho attribuito un voto troppo alto perché avrei preferito che il regista si attenesse maggiormente alle fonti storiche, anche a costo di realizzare un film di nicchia, accessibile soltanto a pochi intellettualoidi. Il film inoltre presenta alcune imperfezioni per quanto riguarda il montaggio e il ritmo della narrazione, troppo lento e non sufficiente armonico per garantire il giusto coinvolgimento emotivo; il regista inoltre non è stato capace di amalgamare correttamente le tre tematiche del film (il filone politico, scientifico e sentimentale), facendo così risultare la narrazione sbrigativa e poco esaustiva in diverse scene del film.

Ciò non significa che non vi sto consigliando di correre in biblioteca a prenotare il dvd di Agora, si tratta di un film che tutti dovrebbero conoscere, soprattutto noi donne.

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25 thoughts on “Analisi di “Agora”, un film di Alejandro Amenàbar

  1. La prima volta che ho sentito parlare del film ero in un’aula universtaria, ad una lezione di letteratura greca, e il docente (nonché relatore delle mie tesi) ci disse di aver visto “Agorà” all’estero perché stavano avvenendo forti pressioni da parte della Chiesa contro la proiezione in Italia: è bastato questo (non conoscevo ancora il personaggio di Ipazia) per attirarmi in sala non appena la pellicola è stata “sdoganata”, perché solitamente i prodotti culturali avversati dal Vaticano sono proprio quelli più interessanti (mai che, invece, si premurino di far notare il cattivo gusto di certe trasmissioni molto in voga). Le polemiche sul presunto anti-cristianesimo di Amenàbar, poi, sono inconsistenti, è evidente che la vicenda non poteva essere distorta per questioni di buona fede, dato che Ipazia è stata uccisa proprio in quanto pagana; qualsiasi spettatore intelligente saprebbe leggere “fuori di metafora” una denuncia di tutti gli estremismi e di tutte le violenze perpetrate in nome di ideologie religiose, politiche o filosofiche.
    Al di là delle imperfezioni e degli strappi alle fonti (che vanno sempre un po’sacrificate alle esigenze cinematografiche), è un film che può essere apprezzato da un pubblico abbastanza eterogeneo, perché affronta tematiche diverse: il ruolo delle donne nel mondo antico, il problema dei conflitti religiosi e delle persecuzioni, l’importanza della scienza e della continua indagine sui grandi sistemi del mondo.
    Da amante della letteratura classica, la scena che hai citato del salvataggio dei manoscritti della biblioteca mi ha fatto venire i brividi, perché fin da quando ho iniziato ad interrogarmi sulle sorti dei testi antichi e sulle questioni della loro selezione, non ho potuto smettere di chiedermi quante scelte sbagliate abbiano causato la perdita di fonti essenziali e quanto scelte diverse avrebbero potuto cambiare la nostra storia culturale.
    Quanto a Rachel Weisz, l’ho trovata una scelta adeguata, e penso che i costumi, le ambientazioni e le movenze che caratterizzano le sue scene siano lo specchio perfetto dell’ideale greco di equilibrio, sobrietà e saggezza: un volto più che adatto all’eccezionale figura che l’attrice è stata chiamata ad interpretare.

    • Ciao Cri, grazie per il tuo bellissimo commento, purtroppo hai visitato il mio blog prima che io abbia avuto il tempo di apportare alcune correzioni (non solo sintattiche, i paragrafi filosofici erano un po’ confusi) e inserire qualche immagine/video.

      Che meraviglia parlare di certi film in università, ma soprattutto avere l’opportunità come il tuo professore di andare all’estero per vedere un film. Immagino che non abbia varcato la frontiera solo per Agora, ma è una cosa molto romantica da raccontare ad un manipolo di studenti di lettere!

      Eheh, concordo pienamente su quanto hai scritto circa la reazione del Vaticano. Ma come potrebbero le trasmissioni più in voga, specie se di cattivo gusto, infastidire le autorità religiose? Per realizzare un’opera di valore, il cui spirito critico possa infastidire certe menti ottuse, bisogna rimboccarsi le maniche.

      Beh, io non so molto sui criteri con cui certe opere si sono salvate ed altre si sono perse nell’oblio, potresti illuminarmi tu con un bel post. A proposito, è da un bel po’ che non visito i blog di amici e colleghi, prometto che farò un salto da te no appena avrò terminato di risponderti.

      Rachel Weisz è una bellissima donna e un’attrice eccezionale. I ruoli ante 476 le calzano a pennello, hai proprio ragione, forse è merito di quel suo naso un po’ squadrato, non trovi?

      • Potrebbe essere per quello, nel complesso ha una figura molto adatta a questo tipo di ruoli!
        Bello il suggerimento su un post dedicato alle dinamiche di conservazione dei manoscritti: mi hai dato una bella idea, grazie! :)

  2. Ben tornata :)

    Bella recensione, grazie :) Devo dire che all’inizio pensavo scetticamente a questo film, avendo sentito suonare solo le campane cattoliche. Poi, vedendolo e ricongiungendo quanto esposto nel film con quanto studiato al Liceo Classico, devo dire che si tratta di un Signor Film, da vedere, capire e apprezzare. E’ chiaro che i protocristiani ne escono demoliti, dal film.

    • Grazie mille, è bello sapere che qualcuno si è accorto della mia sparizione. :))))))

      Sì, i monaci protocristiani come istituzione e certi vescovi rei di veri e propri crimini contro l’umanità ne escono demoliti, com’è giusto che sia. Non so come la pensi tu nello specifico in fatto di religione, però il regista riconosce al cristianesimo, inteso come messaggio di Cristo, il rilievo che merita, si pensi per esempio all’amore per il prossimo, alla carità, al perdono e all’abolizione della schiavitù.
      Nel film compaiono inoltre dei cristiani, come Davo, che fanno un figurone per la loro capacità di mettersi in discussione e di riscattarsi dagli errori commessi.

      • Prego :) Mi stavo anche preoccupando che ti fossi arrabbiata per la questione dell’orario dei post, ahah!

        Comunque è proprio come hai scritto tu: il messaggio di Cristo completamente travisato da quei fanatici vestiti di stracci neri. Il vero simbolo della decadenza spirituale quando ancora il messaggio cristiano doveva essere forte e fresco. Ma vabbè. Io comunque sono orientato verso un cristianesimo ariano così come individuato da A. Rosenberg in una lucida e spaventosa analisi della storia del cristianesimo. Ma non pratico e nemmeno credo, forse, nonostante abbia tutti i sacramenti regolamentari :) E non rinnego la mia formazione cristiana, dopotutto.

        Agorà un gran film :)

      • Non conosco Rosember e i miei ricordi sul cristianesimo ariano sono piuttosto vaghi, risalgono a lezioni di storia del ginnasio di cui ho poca memoria, purtroppo.

        Io sono atea, però mi piace informarmi e confrontarmi. Il problema è che quelli che tu chiami straccioni erano un ordine istituito dalla Chiesa e Cirillo non solo non è stato contrastato, ma è stato anche fatto santo ed è tutt’ora adorato dal Vaticano.

      • Eh, lo so. Non è corretto chiamarli straccioni, ma diciamo che rende l’idea di quanto poveri fossero di spirito, proprio di spirito. Ma la storia è così: c’è la corrente che fa moda, che è la corrente principale, quella che deve essere seguita da tutti. Poi, nei meandri della cultura, una persona di buona volontà riesce a capire come sono andate davvero le cose. Ma ci vuole studio e curiosità. Io non sono ateo, o forse lo sono a modo mio, ma certo non ho mai abboccato a tutte le pappe che ci propinavano a scuola e a catechismo.

      • A questo punto si dovrebbe chiudere questa bellissima conversazione con una fighissima battuta dal sapore oracolare… che ne so… “L’importante è non smettere mai di interrogarsi e di progredire verso l’infinito”. Se ci trovassimo faccia a faccia, potremmo invece brindare al logos, a Dio, alla scienza, al tutto o al niente.
        Ma no, dai, facciamo una cosa alla buona. Torna presto a trovarmi, perché le nostre conversazioni sono sempre interessanti e mi diverto un casino a chiacchierare con te. ;)

  3. Ciao Valivi! Bel film Agorà, ché come te ho trovato un film assolutamente degno e meritevole, seppur qualche pecca qua e là, tra cui in particolare un ritmo che non aiuta molto lo spettatore. Nel mare di pellicole che escono nelle sale ogni anno, non ricordo molto nel dettaglio, ma di certo non dimentico la bella e talentuosa Rachel Weisz e due scene in particolare, la fuga dalla Biblioteca e la scoperta dell’ellisse. Molto interessante e ricco di spunti notevoli la tua lunga recensione/approfondimento, colmo di dettagli importanti, per la quale ti ringrazio particolarmente. Un caro saluto! Corro a rivedermi il film! ;)

    • Già, il ritmo del film è troppo lento, però lei è fenomenale! Sì, hai detto bene, ho scritto un approfondimento più che una recensione, ma il film affronta un sacco di temi che mi stanno molto a cuore e non me la sentivo proprio di sintetizzare. Grazie, Ame, per essere passato e per i complimenti, ci sentiamo presto. Lo rivedresti sul serio? :D

      • Sisi che lo rivedo sul serio! E figurati per la tua non recensione o più approfondimento, a me piace molto così questo articolo. E la visione del film sarà completata con tante informazioni che non conoscevo e che qui invece hai sottolineato! ;)

  4. mi è parso che amenabar volesse fare un film che parlasse di cose importanti, profonde e al tempo stesso che fosse accessibile ad un pubblico vasto. Penso ci sia riuscito. Anche la scelta degli attori è perfetta

    • Sì, è veramente riuscito a raggiungere il suo scopo perché il film, oltre a trattare tematiche profonde, è veramente coinvolgente.

      Sono contenta che ti sia piaciuto! :)

  5. Pingback: E’ importante l’opinione di un blogger? | Acqua e limone

  6. Capito qui quasi per caso, ad anni dall’uscita del film.. bellissima recensione!

    Il film è riuscito nello strano miracolo di far arrabbiare gli ‘anti’ Cattolici ed i Cattolici: i primi perchè non si è mostrata la crudeltà dei Cristiani proponendo passo per passo il massacro della filosofa, i secondi perchè ‘Santa Madre’ Chiesa è immacolata e non vanno mostrate queste cose..

    Mi capita di scrivere racconti su base storica, e mai sono sceso al livello della esposizione di tragedie, gole sgozzate, sangue ecc. e credo che farlo serva solo a conquistare una facile presa su alcuni lettori, ma lo considero una mancanza di rispetto per le persone che quelle cose le hanno subite davvero e per altre che leggono il racconto.. per rendere una tragedia basta farla intuire, senza scendere nelle tristezze della violenza umana.. purtroppo l’odio e la violenza lasciano un’onda che si ‘sente’ già da sola, senza mostrarla..

    Per il discorso del sistema Eliocentrico, credo (e ci sono alcuni modelli che sembrano provarlo) che nel mondo Ellenistico la formulazione era nota, anche se non avevano fatto una scelta precisa tra la teoria Tolemaica e questa.. qualche bel riferimento si trova in un libro particolare, che sembra di archeologia alternativa, ma non lo è “Quando i Romani andavano in America” di Elio Cadelo.

    Poteva uno studioso Ellenistico pensare ad orbite ellittiche? Su questo non lo so, ma so che nel periodo Romano Strabone descrive la Terra non come una Sfera perfetta, ma dice esplicitamente di stare attenti, perchè a differenza di quello che si crede la Terra è più simile ad una arancia che ad una Sfera, schiacciata ai poli..

    I loro sistemi di lavoro erano estremamente avanzati, tanto che sembra che addirittura Archimede si sia avvicinato al concetto di calcolo infinitesimale..

    Insomma, anche se il regista ha inventato di sana pianta la cultura scientifica di Ipazia, forse non ha volato tantissimo con la fantasia..

    Alcune scene del film, a distanza di anni, rimangono in mente.. una ad esempio è quella che mostra, dall’alto, i ‘Cristiani’ (preferirei dire fondamentalisti) portare la violenza nella città..
    Il passaggio da un periodo di luce ad uno buio, la vittoria delle tenebre, lo scatenarsi della violenza..

    Io credo che le tre Religioni Monoteiste possono con facilità scivolare in questo baratro, essendo monoteiste sono ‘assolute’, portano verità assolute e quindi se non le segui vai eliminato..
    In fondo è innegabile che nella Bibbia non manchi l’uso della forza da parte del Dio contro gli uomini (Diluvio), o chi non si piega, vedi gli Egiziani..

    Purtroppo questo germe lo avranno sempre.. le religioni politeiste, al contrario, avranno mille difetti, ma incoraggiano di più la tolleranza..

    Solo una visione matura del Monoteismo si innalza da questo livello, ricordandoci che siamo tutti figli di una stessa entità, che si spera non divida il mondo in base a chi gli fa da fans..

    La questione del Trailer Italiano dice tutto su dove siamo oggi in Italia.. :(

    Un saluto e mi scuso per l’intrusione..
    Manlio

    • Ti ringrazio per aver commentato con una bellissima lettera, se tutti i miei follower facessero come te daremmo vita ad un vivace dibattito culturale che entusiasmerebbe tutti quanti. Purtroppo in questo periodo sono sotto esame e non ho tempo per risponderti adeguatamente, inoltre ti devo confessare che non saprei cosa scriverti perché non ricordo molto bene quello che ho scritto in questo articolo perché è trascorso troppo tempo, dovrei rileggere tutto quanto.

      Non temere, non mi dimenticherò di te e, non appena avrò tempo, ti risponderò. Nel frattempo puoi leggere gli altri articoli del blog.

      Non scusarti, quella che tu chiami intrusione è stata in verità un piacevole scambio di opinioni.
      A presto,

      Valeria

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