Verona e il suo antico arsenale


L’anno scorso mi recai a Verona per visitare la città. Avevo intenzione di seguire l’itinerario classico, quello che da secoli attira i turisti di tutto il mondo per le sue romantiche attrazioni Shakespeariane, ma una piccola stellina in grassetto sulla mappa scaricata da Internet mi ha indotto a scegliere la strada meno battuta dai turisti in direzione dell’Arsenale Franz Josef I, antica caserma austriaca.

Non si trattò poi di chissà quale scelta particolare: l’arsenale si trova esattamente di fronte al Ponte Scaligero, a trecento metri o poco più da Castelvecchio, perciò non avrebbe comportato una grande perdita di tempo se, rivelatosi una fregatura, avessi voluto ritornare sui miei passi.

arsenale

L’arsenale (rosso grassetto), il Ponte Scaligero (giallo) e Castelvecchio (rosso) su Google Maps.

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La progettazione dell’arsenale
C’era una volta un tempo in cui il Lombardo-Veneto non era territorio italiano e gli austriaci erano non dei simpatici vicini di casa, ma i nostri conquistatori. Non riesco nemmeno ad immaginare cosa significa essere dominati da un popolo straniero e sono felicissima di non saperlo, perciò fa una certa impressione sapere che, se fossi vissuta centocinquant’anni fa, l’Impero Prussiano per me avrebbe significato soltanto una parola: usurpatori.

Negli anni 1850-1860 Verona non era la città dell’amore, ma una “fortificazione permanente” dell’organizzazione strategica austriaca in cui erano raccolti tutti i servizi tecnici d’artiglieria. L’arsenale Francesco Giuseppe I nacque proprio per adeguare le strutture militari della città a questo ruolo nella politica militare austrica, per volere del feldmaresciallo Radetzky. Esso sorse nella zona della “Campagnola”, di fronte a Castelvecchio, ed era destinato ad accogliere la Direzione d’Artiglieria e ad essere un importante supporto logistico per tutte le piazzeforti del Lombardo-Veneto, ma venne impiegato prevalentemente per la manutenzione ed il deposito delle armi.

Nel 1854 gli uffici del Genio militare elaborarono un primo progetto, sotto la direzione del tenente colonnello Conrad Petrasch, realizzato tra il 1849 e il 1857. La costruzione dell’arsenale si basò tuttavia su un secondo progetto molto diverso dal primo, i cui lavori furono ultimati tra il 1855 e il 1861. Nel 1866 il destino dell’arsenale mutò radicalmente in seguito all’annessione del Veneto al Regno d’Italia: l’edificio continuò ad essere utilizzato per scopi bellici fino al 1945, ma da parte dell’esercito italiano. Lo stato di abbandono di alcune aree del complesso edilizio lasciano dedurre che l’arsenale sia rimasto abbandonato per molti anni prima della sua trasformazione in un parco pubblico.

Arsenale_VR_1866

Una foto del 1866 rubata a Wikipedia

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Un perfetto centro di comando

L’arsenale è dotato di nove corpi di fabbrica di uno o due piani ed ampi cortili, inoltre è circondato da un’imponente muro di cinta lungo 392 m e largo 176 m, munito ai quattro angoli di torri di guardia.

Sebbene sia faticoso riconoscere dall’esterno le sue imponenti dimensioni, l’arsenale ha l’aspetto di un massiccio castello medioevale di ben 62 mila mq, costruito in stile Neoromanico Tedesco o dell’Arco Rotondo; tale scelta architettonica non solo riflette la tendenza dell’epoca di riscoprire l’architettura del Medioevo, ma richiama anche i numerosi edifici medioevali di Verona. Il pavimento murario di tufo a lastrature orizzontali, molto simile a quelli di S. Zeno e del Palazzo Comunale, non è il solo elemento medievalizzante dell’edificio, che è stato decorato anche con listrature in tufo e cotto, archetti pensili, lesene e bifore con ghiere in laterizio policrome. I pilastri ottagonali appartengono al neogotico inglese ed è evidente nella struttura generale dell’edificio un richiamo all’arsenale di Vienna, ultimato pochi anni prima della costruzione dell’edificio veronese.

Chiudete gli occhi e provate ad immaginare l’imponente scalone d’onore all’ingresso, gli uffici, le sale dei trofei e delle armi del corpo principale, oppure i laboratori di fabbri, carradori, carpentieri e sellai nella corte centrale. Nei corpi laterali avreste trovato i magazzini e le scuderie, nel lato meridionale erano invece situati gli edifici dei disegnatori, i settori amministrativi e l’archivio dei modelli.

All’interno dell’Arsenale c’era anche presente un reparto di fonderia, dove tuttavia sembra che siano stati prodotti più attrezzi per il lavoro agricolo che bocche da fuoco, e una piscina per la scuola militare di nuoto, situata dove adesso zampilla l’acqua di una splendida fontana. Per ragioni di sicurezza, il laboratorio pirotecnico era invece posto tra le mura dello splendido Castelvecchio, cui si poteva accedere rapidamente attraverso il ponte scaligero.

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Un parco giochi per bambini

Centocinquant’anni dopo non ci sono più soldati, fonderie, magazzini o cannoni. Non conosco le consuetudini della vita veronese perciò non conosco con esattezza come venga impiegato attualmente l’edificio, ma varcando quell’antico portone mi sono imbattuta in un parco giochi, alcune giostre, manifesti di attività culturali organizzate in loco ed una moltitudine di vecchietti che si godono la propria pensione passeggiando nelle aree verdi. L’arsenale è infatti dotato di splendidi parchetti, viali alberati e spazi verdi che dal 1995 sono stati consacrati allo svago e al benessere della popolazione.

Abbiamo vinto la guerra e Verona, in cui ormai è rimasto ben poco dell’antica città-fortezza militare di un tempo, è ritornata ad essere soltanto la città dell’amore. I ruderi delle antiche fortificazioni veronesi faticano a trasmettere l’antico significato di guerra e oppressione che trasmettevano un tempo, ma non dobbiamo dimenticare che non viviamo in una società senza conflitti: il fronte esiste ancora, si è solo spostato in altri continenti.

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Fonti:

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7 thoughts on “Verona e il suo antico arsenale

  1. Mi piace la definizione città dell’amore….spero solo che anche governanti di questa incantevole città siano portatori di questo importante sentimento…soprattutto di apertura verso l’altro o gli altri…
    Post molto interessante, grazie
    buona serata
    .marta

  2. Che bello che tu abbia dedicato un post alla mia Verona! :) Il parco dell’Arsenale viene impiegato per l’allestimento di eventi culturali, quindi se ne fa un buon utilizzo! Sono rimasta stupita (positivamente) del tuo accenno a Verona come fortezza permanente, che non aveva nulla della “città dell’amore”: hai infatti sollevato un problema cruciale, perché fin dalla sua fondazione la città è stata un avamposto strategico per il controllo del passaggio Val d’Adige-Pianura Padana. Insomma, dai tempi dei Romani, passando per Napoleone e per le Guerre di Indipendenza, a Verona e dintorni si è combattuto davvero tanto. Un mio professore universitario, sicuramente esagerando, nel suo osteggiare il mito romantico di Romeo e Giulietta (che anche a me non va proprio a genio, ma, insomma, cerco di pensare al successo turistico di Verona, sperando che, come hai fatto tu, turisti e visitatori si spostino a cercare anche altre bellezze cittadine), ha parlato di Verona come “città della guerra” e dell’intolleranza, aprendo una feroce disputa con le autorità municipali ricordando la falsità del mito e la grande presenza (ancora oggi) di membri delle forze armate. A me è sembrata una polemica marcatamente politica e dai toni davvero eccessivi, ma ho voluto riportarla (anche su spunto del commento di Tramedipensieri) per far capire come questa percezione di militarizzazione e rigore sia ancora molto viva nonostante il vessillo della coppia shakespeariana.

  3. Mi fa piacere conoscere il parere di una veronese perché io conosco molto poco della tua città e, essendomi basata soltanto su siti poco specialistici (come quelli che ho citato tra le fonti) per scrivere l’articolo, avrei potuto dire qualche stupidata. Beh, considerando quello che mi hai detto non sono per nulla andata fuori tema e ne sono veramente felice!
    La faccenda degli eventi culturali merita assolutamente di essere citata, mentre la questione della militarizzazione ancora presente… boh! Non mi pare di aver visto dei soldati a Verona, ma dopotutto io sono solo una turista, perciò mi fido dell’unica veronese con cui ho contatti, che saresti tu.
    Se ti viene in mente qualunque altra precisazione, non esitare a riferirmela.

    Sì, il turismo veronese abusa del mito di Romeo e Giulietta, trasformandolo in una sceneggiata commerciale che ha ben poco a che vedere con l’opera shakspeariana. Ciò non toglie che la tua Verona è una città veramente romantica, che si merita l’epiteto di città dell’amore al 100%.

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