Racconto un po’ pagano di una visita al Duomo di Pisa


Una storia più o meno veritiera su un viaggio di tanto tempo fa.

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Due anni fa stavo visitando il Duomo di Pisa , quando una gentile e anglofona vocina mi chiese:

“Excuse me, could you take me a photograph?”.

Non ero in grado di formulare una risposta adeguata: a cosa serve trascorrere anni a copiare gli esercizi di inglese dal compagno di banco, se l’emozione impedisce di ricordare la lingua nel corso delle prime conversazioni fuori dai banchi di scuola?

“Yes” risposi, tirandomela da finta disinvolta, e ci infilai pure un bell’”I do”.

file3751347490490(Questa ragazza non assomiglia nemmeno vagamente a Sapie, mi serviva un’immagine free sulla fotografia e ho trovato questa)

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La osservai attraverso l’obiettivo mentre la fotografavo proprio sotto il famoso pulpito, chiedendomi per l’ennesima volta se l’autore fosse Nicola o Giovanni Pisano: 24 anni, alta, mora, pelle liscia e ambrata, fianchi morbidi e accoglienti, sguardo e sorriso luminoso, polsi sottilissimi. Bella, insomma, anche se un po’ troppo magrolina per i miei canoni estetici. Notai che la ragazza era un po’ troppo svestita per essere in chiesa perché, sfortunatamente, sono stata educata troppo “bene” per impedire a me stessa una simile osservazione. L’ambiente, più che la famiglia, mi aveva insegnato a giudicare in modo ostile certi comportamenti, ma subito le mie cosce timidamente scoperte mi ricordarono l’assurdità di certi divieti imposti dalle autorità e l’importanza di essere padroni del proprio corpo e di non vergognarsi di quello che siamo: umani di carne e sangue, sensuali e orgogliosi dei corpi di cui la Natura ci ha dotato.

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Iniziamo a chiacchierare e, dato che Sapie (strano nome per una Londinese!) si trovava in vacanza da sola come me, ci scegliemmo come compagne di visita. Sapie sapeva poco di arte così le raccontai alcune cose, sbalordendomi di quanto fosse facile organizzare i contenuti del discorso in inglese senza una professoressa che ti interrompe continuamente per correggere gli errori di grammatica: riuscii a spiegarle tutto, persino il significato delle cariatidi, ciascuna delle quali rappresenta una virtù cardinale. Le raccontai con il mio inglese scimmiesco (cosa vi aspettatavate, da una che copiava gli esercizi dal compagno di banco?) del poemetto Urania di Manzoni, di come le Virtù non fossero nient’altro che la triste cristianizzazione delle assai più affascinanti Muse. A malincuore mi trattenni dall’esprimere le mie paganissime opinioni personali al riguardo poichè la paura di fare figuracce mi ha sempre impedito, anche con una certa ansia, di esprimere quello che penso senza farmi troppi problemi, ma non so se in quel contesto sia stato un bene.

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Sapie era una ragazza particolare. Pur abitando a Londra, il suo accento era infatti molto diverso dall’impeccabile pronuncia londinese dei CD allegati ai libri di scuola, inoltre la ragazza, pur essendo molto educata e composta, si comportava come se non fosse mai stata in una chiesa, nemmeno in una anglicana: si fece immortalare con le mani giunte e un foulard in testa come se non avesse mai visto una suora, calpestò più volte l’altare, derise ingenuamente le tuniche dei preti “Matrix style” e mi pose un sacco di banalissime domande sulle reliquie, i santi e sul tabernacolo. Il suo atteggiamento ingenuamente curioso e spontaneo mi faceva sorridere e tuttavia mi affascinava, così riuscii a superare senza difficoltà la mia solita timidezza e ad instaurare, difficoltà linguistiche permettendo, un clima di vivace complicità.

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Sapie sapeva guardare una chiesa con occhi diversi, era in grado di mostrarmi quello che i miei occhi assuefatti di cattolicesimo sin dall’infanzia non erano in grado di guardare. Certe volte bisogna gettare le guide turistiche nel cestino e dimenticare tutto ciò che si conosce, solo così si possono apprezzare i particolari, come le armi lucenti e i bicipiti in bella vista dei guerrieri raffigurati su quell’arazzo secondario, l’elaborato pizzo della “tovaglia” (pardon, non ricordo il nome specifico) dell’altare, l’espressione buffa di una vecchina in preghiera, la somiglianza del leggio del pulpito con quello di Albus Silente. Senza di lei inoltre non mi sarei mai chiesta quale sia la funzione dell’incenso, l’ennesimo simbolo di una cultura pagana ingiustamente soppressa e piegata alle necessità dell’Unico Credo.

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Uscimmo dalla chiesa e ci sedemmo in un barettino poco lontano per farci una birra. Sapie, che studiava letteratura a Londra, mi raccontò del Riccardo III al Royal National Theatre, recitò Byron, nonostante non riuscissi a comprendere una sola parola di quell’inglese così poeticamente incasinato, e mi fece promettere di leggere qualcosa dell’americano Tennessee, un giuramento che purtroppo non ho ancora onorato perché ho una lunghissima lista d’attesa di libri da leggere. Mi chiese di raccontarle del Decameron e di Dante e obbediente l’accontentai, appellandomi ai ricordi delle superiori, esprimendomi con un inglese fluido, un lessico forbito (dico sul serio!) e senza la solita timidezza da interrogazione. Errori di grammatica permettendo, non credo di essere andata poi così male: sono comunque riuscita a dire tutto quello che volevo dire, non è cosa da tutti.

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Terminata la birretta, ci salutammo: Sapie aveva prenotato la visita alla Torre, io invece volevo visitare il Camposanto  (gli affreschi di Buonamico Buffalmacco sono semplicemente meravigliosi, guardate un po’ qui!) e gironzolare per la città prima di prendere il treno che mi avrebbe riportato a casa. Ci scambiammo i contatti di Facebook, promettendoci di restare in contatto. Il nome impronunciabile che scrisse sul bigliettino che mi consegnò inisinuò in me i primi sospetti…

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Cathedral_of_Pisa_(2004-11-13)

Immagine tratta da Wikipedia e modificata da un bambino del web.

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Sapie era musulmana: sulla sua bacheca di Facebook, un po’ in inglese e un po’ in arabo, ci sono un sacco di coloratissime illustrazioni di un poema iraniano che Sapie ha paragonato alla nostra Odissea. Mi era venuto il sospetto che non fosse cristiana quando aveva commentato maliziosamente la malcelata sensualità di una Vergine scolpita in una posa piuttosto provocante (Sapie però aveva visto bene, quella tipa sarà stata sicuramente scolpita da un artista un po’ mattacchione) e criticato aspramente il pessimo gusto con cui i cattolici ostentano gli aspetti più cruenti del martirio dei santi, ma avevo creduto che fosse solo protestante. A me non interessa niente, uno è libero di pensare quello che vuole. Purtroppo non sempre riesco ad essere di ampie vedute come potrebbe sembrare, perché altre volte ho dato prova di non riuscire a comprendere e rispettare le altre persone, però non mi è mai piaciuto criticare le opinioni altrui o avere la presunzione di essere migliore. Sono nata in un claustrofobico paesino di provincia e i libri possono poco contro l’educazione che riceviamo dall’ambiente che ci circonda: il solo modo per imparare a stare tra la gente è abbandonare la tana, uscire tra la gente e imparare a conoscersi. Solo così è possibile liberarsi dagli stereotipi e dalla necessità di classificare tutto quello che ci circonda, come io ho fatto con Sapie.

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In fondo non era nemmeno colpa mia se non avevo capito che fosse musulmana: Sapie aveva detto di essere di Londra ed era una perfetta londinese. Ripensai alla vistosa scollatura, alle belle cosce in vista e il biondo boccale di birra che si era scolata e al biondino che aveva molto poco discretamente assaporato con gli occhi all’interno del Duomo. Certo, i numerosi gruppi di Facebook sui diritti delle donne arabe e le problematiche del suo paese lasciano intendere molto sulle sue opinioni politiche… Effettivamente c’erano degli indizi sulle sue origini: orecchini etnici un po’ arabeschi che, tutto sommato, erano uguali ai miei, accento anglo-iraniano impossibile da identificare per una misera brianzola come me, ignoranza assoluta sulla religione cattolica, carnagione impercettibilmente olivastra (ma non più di quella che i luoghi comuni attribuiscono ad una siciliana o di una spagnola). Gli indizi c’erano, insomma, ma avrebbero anche potuto non significare nulla perché erano impercettibili, inoltre la fanciulla disquisiva disinvoltamente di letteratura inglese e la sua gonnellina a fiorellini era molto English… in effetti era tutta molto English!
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Può anche darsi che lei mi abbia accennato di non essere londinese di nascita nel suo inglese esotico e super-velocissimo e che io non abbia capito un tubo! Sapete una cosa? Ma anche chissenefrega: la nazionalità di una persona non è poi così importante quando si sta bene in sua compagnia. E’ stata una bellissima giornata e conserverò sempre il ricordo del nostro incontro e della magnifica città di Pisa.

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Questo post ha vinto il premio Owl Prize del blog Athenae Noctua:

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http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2013/07/owl-prize-2.html

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29 thoughts on “Racconto un po’ pagano di una visita al Duomo di Pisa

  1. Probabilmente Sapie era musulmana di cultura, come noi siamo siamo culturalmente cristiani.
    Poi ognuno di noi pensa che essere di una qualche religione diversa dalla nostra significhi seguirne i precetti fino all’ultima riga, quindi ci stupiamo di musulmane mezze nude che bevono birra.
    Ma quanti di quelli che si definiscono cattolici hanno idea di come un vero cattolico deve pensare e di come deve comportarsi?
    Basta esserre in chiesa durante una qualsiansi messa ed ascoltare il “Credo” per chiedersi: ma questi credono veramente in quello che stanno ripetendo a memoria? Secondo me solo una esigua minoranza dei cattolici sa veramente a cosa crede.
    Io comunque sono ateo. :-)

    • Non probabilmente, sicuramente! Inoltre non tutti i musulmani aderiscono allo stereotipo mentale che abbiamo noi Italiani.
      Il punto è che ho parlato per ore con una ragazza senza rendermi conto che non fosse di origini inglesi, sono rimasta scioccata. Insomma… sono cose che uno non può non notare, no? Secondo me non me ne sono accorta anche perché non ho capito bene tutto quello che diceva, il mio inglese è veramente pessimo.

      • Perchè dici che non era inglese? Era inglesissima, pure londinese, ma di origini di chissà dove e cresciuta in un ambiente culturale musulmano.
        Io conosco dei ragazzi nati in Italia, che parlano toscano, ma che hanno genitori stranieri e che sono culturalmente musulmani, almeno nel senso che non mangiano carne di maiale. Ma a parte la carnagione ed il passaporto (sono minorenni quindi ancora stranieri) per me sono italianissimi.

      • Ma certo che era inglese, per quanto riguarda la cultura, però era anche araba e io ho notato una sola delle due culture e mi domando come possa essere stata così ingenua.
        Anche io conosco ragazzi nati in Italia, che parlano dialetto comasco, ma con genitori stranieri e culturalmente musulmani, che sono italianissimi. Però riesco a percepire l’eco della loro cultura musulmana… dire che sono solo italiani significherebbe “asportare” una parte della loro identità. Io ho asportato una parte dell’identità di Sapie e mi dispiace. E mi diapice anche parlare di queste cose, perché le persone dovrebbero essere solo persone, sbattendocene della loro nazionalità.

  2. Io sono ateo ma ammiro chi crede, perche’ e’ capace di credere all’invisibile!!! byeeee!!!!:)

    • Certo che sei in moderazione: sono legalmente responsabile di quello che pubblicate sul mio blog, perciò tengo sotto controllo tutto quello che scrivete. Non mi permetterei mai tuttavia di impedire a qualcuno di esprimere la propria opinione… ci mancherebbe altro. :)))

  3. Penso che incontri come quello che hai descritto siano emozionanti, che rappresentino davvero la possibilità di sfruttare la propria cultura, la propria istruzione (sì, anche l’inglese copiato dal compagno di banco!) e, soprattutto, la propria sensibilità per comunicare con qualcuno che può avere poco o nulla in comune con noi! Poco importa se non ci si capisce subito, completamente: l’incontro arricchisce e il ricordo accresce la ricchezza dell’incontro. Le mie uniche esperienze del genere riguardano gli incontri con i turisti inglesi o giapponesi che vagano per Verona alla ricerca della casa di Giulietta: il mio primo pensiero mi porterebbe a dire: “Ma sapete quante altre cose vere esistono in questa bellissima città, mentre voi inseguite un’elegante ma spudorata azione di falsificazione e marketng?”; poi mi rassereno e sfoggio un “I’m going to pass near the house, please, follow me” e faccio una piccola deviazione dai miei percorsi scorciati per evitare di dare indicazioni disastrose; una volta ho intrattenuto un dialogo essenziale con una ragazza inglese, ma per tutto il tempo, dentro di me, mi chiedevo se l’uomo cui si accompagnava fosse suo padre o un fidanzato attempato. Tutto questo per dire che, nonostante visioni e interessi diversi, nonostante certe osservazioni che non possiamo proprio risparmiarci in cuor nostro, l’incontro è un’esperienza eccezionale! Sicuramente è molto più gratificante usare l’Inglese in questi casi, piuttosto che durante le lezioni scolastiche!
    Scusa se mi sono dilungata!
    ps. io credo di essere passata definitivamente all’ateismo, ma ho una teoria tutta mia che non sto qui a spiegare perchè in 20 righe di commento ho sproloquiato abbastanza! :)

    • Cara Cristina, quelli che tu chiami sproloqui sono i commenti più graditi, perché significa che c’è veramente qualcuno che legge il mio blog!

      Ho visitato anch’io la casa di Giulietta e, come gli altri, ho celebrato tutti i riti richiesti dal caso: ho appiccicato la mia cicca sulle pareti dell’ingresso, palpato l’aurea tetta della fanciulla, mi sono messa in coda assieme a tutti gli altri per fare la foto dal balconcino, ecc… Hai proprio ragione, si tratta solo di un’insulsa sceneggiata per turisti. Stavo giusto pensando di scrivere il prossimo articolo sulla tua città, perché si tratta di uno dei miei ultimi viaggi, che risale solo all’anno scorso.

      Capisco benissimo l’emozione di guidare i turisti per la propria città, perché lo facevo spesso anche io quando studiavo a Como. Nel mio caso provavo anche un po’ di rabbia, perché i visitatori, soprattutto se provenienti dall’Europa del Nord, se ne andavano tranquillamente in giro in bermuda, copricostume e infradito mentre io ero costretta a sopportare il peso della cartella e i jeans lunghi. Quanto avrei voluto spogliarmi anch’io e andare al lago a prendere il sole!
      Con Sapie però è stato diverso, perché noi ci siamo conosciute e abbiamo fatto una chiacchierata meravigliosa che -non l’ho scritto nel post- è proseguita nelle settimane successive, grazie ad Internet. Vedrai, presto capiterà anche a te, magari proprio nella tua città.

      Per quanto riguarda l’inglese e le lingue in generale, vive o morte che siano, ho un pessimo rapporto con la grammatica. Alle superiori poi ero la peggiore della classe… Adesso, anche grazie a Internet, ai libri, alla musica Rock e a tutto il resto, parlo un inglese piuttosto scorrevole e forbito, anche se la grammatica continuerà sempre ad essere la mia peggiore nemica.

      • Attendo con ansia il post su Verona! Ne voglio fare uno anch’io, ma prima ho altri 2-3 posti da visitare (c’è sempre qualche escursione che si rimanda, con la scusa di poterla fare in qualsiasi momento), quindi leggerò e commenterò con piacere il tuo, sperando in un tuo ritorno nella mia città! :)

      • Sì, sicuramente scriverò un post su Verona, Pavia, Torino, Lecco e… perché no? Anche sulla mia Como!
        Per quanto riguarda Verona, pensavo di scrivere qualcosa sull’anfiteatro romano o la caserma austriaca. Dai, prenoto la caserma, visto che è uno dei luoghi meno conosciuti. Io mi ci sono imbattuta per caso, quando… ma cosa lo scrivo a fare! Saprai tutto quando leggerai il mio post!
        Ci ritornerò sicuramente, uno spettacolo nell’Arena prima di morire me lo voglio proprio vedere!

      • Riguardo l’area nordico / germanica, sto aspettando con impazienza irrefrenabile i libri di A. Rosenberg che mi permetteranno finalmente di mettere a fuoco l’argomento. Prometto che appena possibile scriverò qualcosa di comprensibile :D

      • Caspita, allora sei veramente un appassionato! Terrò d’occhio il tuo blog alla ricerca di informazioni. Anzi, linkami pure dei post sull’argomento, se ne hai già scritti… :)

  4. Mi appunto una frase, “certe volte bisogna gettare le guide turistiche nel cestino e dimenticare tutto ciò che si conosce, solo così si possono apprezzare i particolari”. Corrisponde a un certo mio modo di fare il turista che forse troppo spesso associavo vagamente al concetto di ignoranza (mia, ovviamente).

    • Beh, le guide sono importanti, ma fino ad un certo punto: dopotutto, il bello di fare il turista è proprio respirare la stessa aria che si respira in un luogo, no?

      Il mio consiglio è leggere la guida prima di recarsi sul posto e, eventualmente, consultarla di tanto in tanto quando si desidera ricevere qualche chiarimento, ma attaccarsi troppo alle didascalie dimenticandosi dei cinque sensi è un grosso errore.

  5. concordo pienamente sulla tua ultima frase: Chissenefrega da dove viene, e dove è nata!
    le persone non si giudicano, si assaporano. E a quanto pare il suo sapore esotico e ribelle ti è piaciuto un sacco!
    Mi piace come scrivi :-)

    • Mah, lei mi sarebbe stata simpatica anche se fosse stata di origini inglesi.
      Poi non aveva affatto un sapore esotico, almeno a prima vista. Ribelle? Non era ribelle, però sapeva il fatto suo.
      Grazie mille, il tuo commento mi ha fatto molto piacere :)

  6. E’ veramente bello che un’esperienza simile ci porti a guardare le cose con occhio diverso dal solito; a farci domande, a porci dei dubbi, talvolta, su consuetudini ormai consolidate, alle quali siamo talmente avvezzi da non rendercene conto; certi particolari – a volte “assurdi” – non li notiamo affatto! Riguardo il “Credo” recitato a messa dai Cattolici, spesse volte ho avuto anch’io occasione di chiedermi: “ma riflettono su quello che si recita? o è un semplice scandire versi, ormai triti e ritriti, aria fritta? Ha per loro un senso?”; forse è “fideismo”: in teoria, sarebbe un’eresia per la teologia cattolica “main-stream” (quella del C.V. II per intenderci), ma, nella pratica, i più lo seguono.

    • Effettivamente sono moltissimi i cattolici, ma anche i credenti di altre religioni, che si approcciano alla preghiera come se fosse una pappardella impara a memoria e la ripetizione meccanica di gesti di cui si ignora il significato. E’ anche vero che la chiesa a mio parere fa ben poco per invogliare il suo “gregge” a mutare questo atteggiamento: la fede e la sottomissione a dio e alle istituzioni ecclesiastiche assumono un ruolo primario all’importanza di porsi delle domande e cercare delle risposte, inoltre le l’insegnamento delle preghiere e dell’esatto comportamento da assumere in un contesto religioso prevale sulla necessità del loro significato.

      Non c’è dubbio tuttavia che la manipolazione, spesso autoritaria e repressiva, della cultura occidentale da parte della chiesa ha rivestito un ruolo troppo importante per essere ignorato: per secoli la fantasia popolare è stata fortemente connessa alle magnifiche avventure di santi e santoni, alle pittoresche immagini di angeli e di demoni, ad una fantasiosa fusione di sacro e profano. Mi piace la storia, la storia dell’arte, la letteratura e tutto ciò che consente di conoscere il passato, la vita, le emozioni di popoli lontani nello spazio e… nel tempo. :)))

  7. A volte questi incontri un po’ casuali sono quelli più belli e che più restano nel nostro immaginario e nel nostro ricordo. Giù a Palermo, mentre passeggiavo un po’ perso lungomare ho incontrato un simpatico signore che mi ha tenuto compagnia per due orette e con la sua conversazione mi ha rallegrato la serata. E guarda questa Sapie quanti incipit ha saputo trasmettere! E a distanza ritorna in mente. Hai proprio ragione, bisogna imparare a uscire dalla tana e per conoscere il mondo immergersi in esso e confrontarsi. Splendido racconto il tuo, grazie per averlo condiviso :)

    • Mah… più che altro in questo periodo sono a corto di idee, perciò ho deciso di scrivere qualcosa sul passato. Le prossime città sono Verona, Pavia e (forse) Torino.

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