Va’ dove ti porta il cuore, una recensione dedicata alla mia mamma


copertina susanna tamaro

Ecco la copia del libro che ho letto, immortalato tra le foglie dei miei lamponi.

Ci sono libri eruditi, che richiedono lunghi approfondimenti per essere compresi a fondo, ma esistono anche libri semplici e gentili come le carezze di una nonna, umili e sinceri come l’abbraccio di una figlia.

Ho letto Va’ dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro secondo il metodo antico: ho accantonato il mio Kindle e la lettura digitalizzata per sfogliare un libellum di 165 pagine stampato nel lontano 2003, dalla copertina strappata dal tempo e gli angoli smussati da svariati colpi e cadute.

Non è stata una scelta dettata dal romanticismo poiché mia madre conserva da tempo il volumetto tra i suoi libri preferiti ed io non avevo nessuna intenzione di spendere soldi per comprare l’ebook; tuttavia sono stata veramente soddisfatta della possibilità di leggere il romanzo sulla carta, calandomi così nell’atmosfera di quel lontano 1994 in cui la vicenda è ambientata.

Solitamente preferisco libri meno riflessivi, che prediliscono suspense, adrenalina e alta tensione, ma certe volte è anche giusto che una persona stia “ferma, in silenzio, e ascolti il suo cuore”.

TRAMA

L’opera è un indimenticabile e meraviglioso incrocio tra un romanzo epistolare e un diario, in cui Olga, una nonna prossima alla morte, confessa alla nipotina, partita dopo mesi di aspre litigate per un lungo viaggio in America, i segreti che l’hanno accompagnata nel corso della propria esistenza e le dure lezioni apprese nel corso degli anni. Il titolo deriva dalle parole con cui la nonna conclude la lettera-diario-testamento ed è la chiave di lettura del libro: l’autrice vuole infatti consigliarci di seguire il nostro cuore senza lasciarci traviare dall’educazione ricevuta e dalle convenzioni sociali.

La vicenda viene narrata con un intreccio intricato da numerosi flash-back e anticipazioni; se desiderate leggere una breve sintesi del romanzo cliccate QUI.

Cliccate invece QUA se siete invece interessati all’omonimo film tratto dal romanzo.

diary

Immagine tratta da http://www.i400calci.com

Una Madame Bovary a lieto fine

Olga, la nonnina narrante, mi ricorda molto Emma, la protagonista di Madame Bovary. Come la più malinconica tra le signorine di Normandia, per Olga sarà infatti impossibile dedicarsi ad una vita professionale soddisfacente, rinunciando all’archeologia ed alle lingue antiche così come Emma abbandonò il pianoforte. La protagonista del romanzo di Susanna Tamaro vivrà inoltre un matrimonio senza amore e riscatterà nell’adulterio la propria vita affettiva come il personaggio di Flaubert.

Susanna Tamaro però fa qualcosa di più rispetto a Flaubert: rinuncia ad un’ignava autocommiserazione ed ai romantici ma vigliacchi suicidi a base di assenzio per celebrare la dignitosa fatica di imparare a sopravvivere ai propri errori cercando di migliorarsi che caratterizza l’esistenza del suo personaggio. Nonostante le proprie debolezze, Olga riuscirà a crescere spiritualmente e a congedarsi dalla nipote e dalla vita con un barlume di speranza.

Come in Madame Bovary, gli errori dei genitori ricadono sui figli: Olga è una donna fragile perciò non sempre riesce a fare la scelta giusta, così rovina irreparabilmente il rapporto con la figlia Ilaria e giunge ad un punto critico con la nipote, ma a differenza di Emma non getta la spugna e continua umanamente a lottare per l’unità famigliare.

Non ho tuttavia potuto ignorare una certa analogia tra la desolazione di Emma e lo stato d’animo che Olga ha vissuto in alcuni momenti della sua vita per colpa di un matrimonio sbagliato: “Ero morta e ciò che restava di me non era molto diverso dalla carcassa secca che resta a terra quando muoiono gli insetti. Sentivo il mio corpo di donna sfiorire senza avere vissuto e questo mi dava una grande tristezza. E poi mi sentivo sola, molto sola. Da quando ero nata non avevo mai avuto nessuno con cui parlare, con cui parlare davvero, intendo.”

“Non ti sarà difficile immaginare con quali sentimenti mi svegliavo ogni mattina. Dopo tre anni di matrimonio avevo un solo pensiero in mente ed era quello della morte. […] Piangevo in modo sommesso, senza singhiozzo, come chi sa già che il suo destino è segnato. In un angolo della casa c’era un inginocchiatoio di legno massiccio che era appartenuto alla madre di Augusto, una donna molto devota. Quando non sapevo cosa fare mi chiudevo in quella stanza e stavo per ore lì, con le mani giunte. Pregavo? Non lo so.”

Perle di filosofia casalinga

“Rassegnati: ognuno trae ispirazione dal mondo che conosce meglio.”

Nei primi anni del Novecento l’intelligenza non era un bene sufficiente per garantire ad una ragazza il permesso di iscriversi all’università, così la giovane Olga non ha potuto coltivare il proprio talento e realizzarsi professionalmente. Nonostante ciò, la narratrice del romanzo è una persona di grande profondità d’animo e con una sensibilità fuori dal comune, due doti che le consentiranno di affrontare la vita con curiosità e di carpire dal mondo che le circonda delle preziose verità che non è possibile apprendere sui libri di scuola.

Come può assimilare una simile saggezza una casalinga della borghesia triestina? Dall’umanità che la circonda, la cura della sua casa, l’amore per la natura e dalle piccole banalità della vita quotidiana. Attraverso le riflessioni di Olga, Susanna Tamaro fonda per noi una filosofia umile, fondata sulla semplicità della vita domestica e degli affetti femminili.

Susanna Tamaro, seguendo forse inconsapevolmente le orme del proprio concittadino Saba, esprime la propria visione dell’esistenza attraverso metafore estremamente semplici e quotidiane, avvalendosi della propria esperienza in fatto di strofinacci, cucina, giardinaggio e cura degli uccellini.

Ti ricordi quando ti insegnavo a cucinare le crêpes? Quando le fai saltare in aria, ti dicevo, devi pensare a tutto tranne al fatto che devono ricadere dritte nella padella. Se ti concentri sul volo puoi stare certa che cadranno accartocciate, oppure si spiaccicheranno direttamente sul fornello. E’ buffo, ma è proprio la distrazione che fa giungere al centro delle cose, al loro cuore.”

Il rapporto tra una nonna e il divino

Olga manifesta sin dall’infanzia una profonda spiritualità che la porterà a porsi non poche domande sulla religione. La propria ricerca, che durerà tutta una vita, verrà condotta lontano dall’ambiente cattolico: Olga considera infatti le scenografie della Messa cattolica emotivamente coinvolgenti ma false e superficiali, così privilegerà la lettura del Vangelo priva dell’intermediazione dei sacerdoti, la contemplazione delle bellezze paesaggistiche e il dialogo con alcune delle persone cui vorrà bene nel corso della propria vita, come il proprio amante Ernesto, un medico comunista, e un gesuita tedesco suo amico.

Olga cederà più volte nel corso della sua vita al fascino degli oroscopi, delle credenze sulla metempsicosi, delle superstizioni popolari, delle assurdità blaterate dai medium e delle strambe affermazioni di un’amica che ritiene di essere stata contattata dallo spirito del defunto marito.

Devo ammettere che la filosofia della nonnina ha molto poco in comune con la mia: io sono agnostica con forti tendenze atee (ebbene sì, miei cari, sono sempre più propensa a credere che dietro il velo di Maya non ci sia nulla!), però mi è piaciuto confrontarmi con la ricerca personale del personaggio e, probabilmente, anche della stessa Susanna Tamaro. Avrei sicuramente preferito una protagonista più risoluta, ribelle, combattiva e tenace, poiché ho sempre apprezzato i personaggi che non si lasciano schiacciare dagli eventi.

Tanto amore per la natura ed il giardinaggio

“Se mai arriverai a ottant’anni, capirai che a quest’età ci si sente come foglie alla fine di settembre. La luce del giorno dura meno e l’albero piano piano comincia a richiamare a sé le sostanze nutritive. Azoto, clorofilla e proteine vengono risucchiate dal tronco e con loro se ne va anche il verde, l’elasticità. […]”

“Nell’albero invece è diverso. Da quando spunta a quando muore, sta fermo sempre nello stesso posto. Con le radici è vicino al cuore della terra più di qualunque altra cosa, con la sua chioma è il più vicino al cielo. La linfa scorre al suo interno dall’alto al basso, dal basso all’alto. Si espande e si ritrae secondo la luce del giorno. Aspetta la pioggia, aspetta il sole, aspetta una stagione e poi l’altra, aspetta la morte. Nessuna delle cose che gli consentono di vivere dipende dalla sua volontà. Esiste e basta. Capisci adesso perché è bello accarezzarli? Per la saldezza, per il loro respiro cos’ lungo, pacato, così profondo.”

Cara Susanna, sin dalle prime pagine del libro ho sentito che noi due siamo uguali: entrambe amiamo affondare le mani nella terra e sporcarci le mani, camminare nei boschi, annusare il vento e respirare tra le fronde degli alberi. Siamo giardiniere, amiamo prenderci cura della natura che ci circonda e lasciarci cullare dalla sua eterna dolcezza.

Ho effettuato una rapida perlustrazione del tuo sito web e ho avuto la conferma del tuo amore per le piante sin dalla prima visualizzazione della tua home page, ragion per cui ti sei guadagnata la mia più profonda stima.

Mi fa piacere averti incontrato, sorella giardiniera!

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Un racconto lungo un secolo, il Novecento

La vita di Olga è una donna del Novecento e nel corso della sua vita, che dura quasi un secolo, assorbe distrattamente l’anima della sua epoca e le racconta nel romanzo epistolare. La sua esistenza inizia nei primi anni del Novecento, che ci racconta attraverso le vane promesse positiviste che leggeva nei libri di fiabe dell’epoca, prosegue attraverso le convenzioni fasciste accettate per pigrizia nel corso della giovinezza e viene stravolta dalla Seconda Guerra Mondiale, che distrugge la sua casa e ogni traccia della sua infanzia.

Olga trascorre inoltre gli anni del Boom Economico tra una notte d’amore alle terme e una rilassante vacanza al mare con marito, figlia e amante e osserva la rivoluzione degli anni Settanta attraverso la nevrotica e sregolata vita universitaria della figlia. Poco ci viene narrato degli anni Ottanta, presumibilmente dedicati alla crescita della nipotina, e un ampio spazio viene infine dedicato alla fine del secolo. La donna si spegne presumibilmente nel 1994, anno in cui si svolge la vicenda, così osserva i mutamenti di fine millennio con la stanchezza e il distacco di chi ha ormai poco tempo da vivere.

Trieste e dintorni

Susanna Tamaro è una donna triestina, perciò non può che ambientare le sue storie nel freddo e estremo Nord . Va’ dove ti porta il cuore è dunque attraversato da distratte citazione di ambientazioni come Trieste, Venezia, Padova, il Carso, i Balcani … Unica eccezione alla regola è la città de L’Aquila, in cui Olga fugge per sottrarsi alla devastazione della guerra e dove trascorrerà i primi infelici anni di convivenza con il marito.

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Immagine tratta da doveviaggi.corriere.it

Un successo planetario

Va’ dove ti porta il cuore è diventato un vero e proprio best seller: è stato infatti tradotto in 34 lingue e ha venduto nel mondo oltre 15 milioni di copie, conquistandosi un posto fra i 150 “Grandi Libri” che hanno segnato la storia d’Italia in occasione delle celebrazioni del 2011 per l’unità nazionale al Salone del Libro di Torino.

La rete abbonda dei commenti entusiasti dei lettori. Valentinamusella92 scrive su aNobii: “L’ho letto un anno e mezzo fa; sarà che allora non avevo ancora letto molte cose, ma mi è piaciuto tantissimo, da ritenerlo il mio romanzo preferito. Tuttavia, col tempo, ho imparato a “ridimensionarlo”, ma, a mio parere, resta comunque una delle storie più belle”.

Hermione78 aggiunge: “Lo lessi al liceo, ormai diciotto anni fa, in due velocissime ore. E da allora lo riprendo in mano spesso, qualche volta, da sola a casa, l’ho letto ad alta voce, come se recitassi un monologo, finendo per impararlo a memoria. Non ho mai gridato al capolavoro letterario, ma è un libro che comunica tanto, da subito e per tutte le pagine.”

Non sono tuttavia poche le critiche dei lettori insoddisfatti, come quelle che ho letto su ibs.it. Antonella racconta: “l’ho letto appena uscito taaanti anni fa, intorno ai 14 anni..forse non avevo l’età giusta..avevo da fare un lungo viaggio in treno e me lo ero portato dietro…per tutto il viaggio mi sono chiesta: perchè non mi sono scelta un libro più bello?!?!? ho un cattivo rapporto con la letteratura italiana, non riesco a comprare niente!!è stato l’unico libro di cui il film è stato mooolto meglio del libro!!sarò crudele ma finora è stato il libro più brutto che abbia letto..”; Sele è invece un po’ meno spietato/a: “Bello, profondo e toccante in alcuni punti..ma devo dire che mi aspettavo di più visto la popolarità di questo libro”.

Non ho spulciato a fondo tutte le pagine web dedicate ai commenti, ma ho notato che il disappunto proviene soprattutto dai lettori di sesso maschile. Luis Castellví Laukamp è un giudice estremamente severo: “Un romanzo il cui titolo contiene la parola “cuore” ha sempre un’aria sospetta. Pochi scrittori (Conrad, Marías) hanno scritto buoni romanzi intitolati con questa parola. Di solito la parola “cuore” è sinonimo di libro sdolcinato. Il fatto è che Va’ dove ti porta il cuore è uno di questi libri. […] I sentimenti umani sono necessari ma non sufficienti per fare buona letteratura. L’occorrente per scrivere è anche il distanziamento e l’elaborazione artistica di questi sentimenti. Oltre a ciò, l’uso rigoroso e creativo del linguaggio è pure indispensabile. Signora Tamaro, legga Thomas Mann e impari!”; OskarSchell invece critica soltanto il successo riscosso dal romanzo, che a suo parere è eccessivo: “Altamente sopravvalutato, voto 4/5 perchè comunque della Tamaro c’è di peggio in giro!”.

Personalmente preferisco schierarmi con i fans della Tamaro poiché ho apprezzato molto i contenuti del libro, tuttavia devo ammettere che il ritmo della narrazione non è particolarmente coinvolgente.

Un ritmo della narrazione molto lento

La voce narrante appartiene ad una nonnina che confessa i segreti di una vita alla nipote, cercando di fornirle dei preziosi consigli di vita. Il risultato è dunque una narrazione estremamente lenta e riflessiva, scandita dall’ordine in cui i pensieri balenano nella mente del narratore anziché dalla cronologia con cui gli eventi si sono manifestati. Sono inoltre assenti i dialoghi lunghi e avvincenti, le scene d’azione così come le sequenze descrittive: l’intero romanzo è consacrato all’interiorità della protagonista e ai suoi ricordi.

Un libro che aiuta a fare la pace

In una video-intervista l’autrice afferma che Va’ dove ti porta il cuore è un libro che aiuta i lettori a fare la pace in famiglia in quanto molte persone l’hanno ringraziata perché sono riusciti a riappacificarsi con un famigliare proprio grazie alla lettura del libro.

Al momento non ho la necessità di fare la pace, ma vorrei dedicare questo post alla mia mamma:

“Ciao mamma,

siccome la mia imminente partenza per il Portogallo ti farà piangere tutte le lacrime dell’Inferno,

mi sono degnata di leggere il tuo libro preferito, dopo averlo sdegnato per molti anni.

Sai una cosa? Mi è piaciuto.

Ti voglio bene”

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16 thoughts on “Va’ dove ti porta il cuore, una recensione dedicata alla mia mamma

  1. be’, c’è chi fa le guerre preventive, tu hai fatto pace preventivamente con la mamma!

    p. s.: “Ecco la copia del libro che ho letto tra le foglie dei miei lamponi.”
    tutti i libri li leggi tra le foglie dei lamponi o solo questo? e poi, invece che tra le foglie dei lamponi, non sei più comoda a leggere, per esempio, in poltrona?
    ciao!

  2. Ho letto il libro un paio di volte e nonostante non mi sia dispiaciuto posso dire che ho letto di meglio.
    Ma la tua recensione invece è qualcosa di dolcissimo. Perdonami, ma non ho termini migliori. è sicuramente competente, completa, accurata, piena di riferimenti precisi, curiosità e aneddoti.
    Eppure l’ho trovata dolcissima. Un segno d’amore che solo i figli possono dare per i propri genitori. Non ci crederai, ma mi sono commossa a leggerti. Buon viaggio.

  3. Sei bravissima! Complimenti davvero!
    Un post esaustivo su un libro che ho letto tempo fa ma “riletto” qui è veramente ripassare la storia e il suo significato il modo eccellente!
    brava!
    …e con queste parole dedicate alla tua mamma mi hai commosso! :)

    buona giornata
    .marta

    • Ma che carine che siete, tutte commosse dal mio articolo!
      Insomma, non so se ci ho azzeccato per quanto riguarda il significato: ho fatto molti paragoni con dei testi che conoscevo, tutto qui…

      Grazie mille, torna presto a trovarmi

  4. Io ho nel piccolo quadrato di giardino le fragole,non pensavo che in giro ci fossero anche i lamponi.Se li trovo li pianto!!!!

    • Anche io ho le fregole, se guardi bene si intravedono anche nella foto.
      Si trovano molto facilmente, li vendono al centro commerciale. Ti consiglio di piantarli al sole e di pappartenete più che puoi. I lamponi maturano molto velocemente e sono veramente gustosi. Unica pecca: le spine!

  5. Mai comprato e quindi mai letto, solo sfogliato. Noni piace il titolo che è una frase intera che inizia con un imperativo. E poi da parvenza di manuale per coloro che si fossero persi o tentennassero nelle scelte. Credo che i 13 milioni di lettori non abbiano rinnovato la fedeltà alla scrittrice nei tanti romanzi successivi perché delusi, fa pensare che tanta gente necessitasse di un imperativo e di lineeguida per inseguire il proprio cuore, potrebbero anche essersi comprati un navigatore

    • Credo che non si debba giudicare un libro dalla copertina, ma nemmeno dal titolo. Certo, un titolo ha l’arduo compito di attirare i lettori, ma ciò non significa che il libro non sia bello se non è attraente anche il libro. Non è nemmeno il caso secondo me di ipotizzare il significato del libro sulla base del titolo.

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