Mike Kelley in mostra all’Hangar Bicocca


Dal 24 maggio all’8 settembre l’Hangar Bicocca ospita dieci magnifiche installazioni di Mike Kelley, uno dei principali artisti americani del periodo di transizione tra la fine del Novecento ed il Nuovo Millennio.

Kelly era uno straordinario genio poliedrico, infatti ha saputo egregiamente destreggiarsi tra i più svariati linguaggi dell’arte: nelle sue opere troviamo infatti la pittura, la musica, la scultura, la fotografia, i video, la scrittura, il disegno, la performance e l’installazione.

Il suo messaggio è una forte critica ad una cultura statunitense prepotente e iconoclasta, all’immaginario ed agli stereotipi americani, inoltre Kelley propone una continua riflessione sulla propria storia personale e la sua vita privata. I temi presenti nelle sue installazioni sono tra i più svariati e spaziano fra la storia dell’arte, i principali miti americani, la cultura popolare e la controcultura giovanile, l’identità di genere e i linguaggi della comunicazione contemporanea.

La mostra è stata allestita a Milano un anno dopo la scomparsa dell’artista, che si è suicidato il 1 febbraio 2012 a 57 anni in seguito ad un lungo periodo di depressione provocato da una delusione amorosa.

POCHE NOTE BIOGRAFICHE

Mike-Kelley

Immagine tratta da Artribune.com

Come ben sapete, la fonte primaria delle mie ricerche è il mare magnum del Web perciò difficilmente riesco a realizzare delle ricerche puntuali ed approfondite, inoltre non di rado mi capita di riferire dati erronei o imprecisi. Per quanto riguarda la biografia di Kelley mi sono ritrovata di fronte ad un enorme buco nero, infatti gli svariati articoli ritrovati online non dicono una sola parola sulla vita privata dell’artista.

I più approfonditi, dopo aver menzionato la professione dei genitori e le scuole frequentate da Kelley in gioventù, iniziano a recitare un pappardellone noiosissimo sulle attività artistiche e gli ambienti culturali in cui l’artista ha vissuto, senza dire nulla su chi sia veramente questo straordinario personaggio.

Si tratta di articoli molto noiosi, probabilmente il metodo più saggio per affrontare l’arte di Kelley è la lettura di uno dei tanti libri sul personaggio. Se le informazioni offerte dal web stuzzicano ugualmente la vostra curiosità, il solo consiglio che posso darvi è di consultare le biografie in inglese, che sono più esaurienti dei siti nostrani, e di sfogliare uno dei depliant distribuiti gratuitamente all’Hangar Bicocca.

Sorge a questo punto una domanda spontanea: ma cosa mai avrà fatto Kelley nella sua vita per aver reso necessario l’omissione di ogni dettaglio approfondito su ciò che ha combinato in vita? Chissà… in ogni caso non mi piace spettegolare su uno stimato artista di fama internazionale (anzi, non mi piace fare la zabetta e basta) perciò mi conformo al silenzio della stampa, sebbene le opere non lascino dubbi: il ragazzo si sapeva divertire.

LA MOSTRA ALL’HANGAR BICOCCA

[Visita il sito della Domus per gustare delle splendide immagini dell’evento ed una recensione scritta da veri professionisti]

La mostra consiste in dieci installazioni esposte nella penombra del vecchio hangar. I Sette palazzi celesti di Anselm Kiefer , un’imponente opera situata stabilmente tra le imponenti lamiere del vecchio box per aereoplani, sono stati oscurati per l’occasione da enormi teli neri per focalizzare l’attenzione dello spettatore sul percorso che si inoltra nell’arte di Mike Kelley.

Ogni installazione è accompagnata da una pila di block notes, da cui è possibile strappare una copia della spiegazione di ognuna delle dieci opere. La piccola guida cartacea è disponibile anche online, sul sito dell’Hangar Bicocca: http://www.hangarbicocca.org/assets/Uploads/mostre/allegati/A4Mike-KelleyITA.pdf

Unica pecca è l’assenza delle opere appartenenti alla mostra Half a Man del 1987, in cui erano esposte le famosissime installazioni realizzate con bambole e animali di pezza comprati al mercatino delle pulci. Mi rendo conto che sarebbe impossibile strappare simili capolavori ai musei in cui sono esposti permanentemente, ma mi sarebbe veramente piaciuto esaminarli.

  • More Love Hours Than Can Ever Be Repaid and The Wages of Sin, 1987, Whitney Museum di New York

kelley pupazzi

Immagine tratta da http://www.whitney.org

  • Deodorized Central Mass with Satellites, 1991-1999, MoMA di New York.

kelley pupazzi 2

Immagine tratta da http://blogs.miaminewtimes.com

Con queste due opere meravigliose Kelley vuole criticare la società dei consumi e contrapporsi, con le pellicce sgargianti dei suoi pelusche e la varietà degli animaletti utilizzati, all’arte minimalista dominante nella cultura statunitense attuale.

Il pubblico ha tuttavia colto nelle opere un riferimento a presunti abusi subiti dall’artista nel corso della sua infanzia, Mike Kelley invece non soltanto si oppone a questa indesiderata interpretazione, ma la trasforma in un punto di partenza per una riflessione sul concetto di trauma e repressione applicato ad un contesto collettivo, relativo alla società ed alla cultura americana anziché alla propria vita privata.

DIECI OPERE, DIECI EMOZIONI.

Ecco una breve descrizione di alcune delle opere in esposizione e le relative fotografie, che potrete visualizzare cliccando sull’apposito link.

Personalmente ho apprezzato moltissimo l’arte di Kelley, ma ho preferito non affrontare direttamente la recensione di alcune delle sue opere riguardanti alcuni aspetti dell’omosessualità perché appartengono ad una realtà che non conosco, perciò vorrei evitare di scrivere qualche cialtroneria scorretta o inopportuna.

Non si tratta di censura: le tre installazioni che non ho descritto mi sono piaciute moltissimo, mi hanno permesso di comprendere Kelley da vicino e di instaurare un dialogo tra i nostri diversi modi di essere, nonostante ciò non sono la persona adatta per scrivere una recensione perchè si tratta di tematiche di cui non ho mai sentito parlare prima.

1)      Extracurricular Activity Projective Reconstruction #1 (A Domestic Scene), 2000

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2)      Bridge Visitor (Legend-Trip), 2004

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Un ponte di legno incendiato da una bomba di carta e gocce di fiamme che colano sul pavimento, il riflesso di una maschera satanica nello sciacquone di un water e oscure maledizioni in inglese pronunciate urinando nel gabinetto, il liquido maledetto che viaggia nello scarico e l’artista che corre nudo sul ponte infuocato.

Con un video di poco meno di 18 minuti, l’artista affronta con ironia la seduzione esercitata sui teenagers dai riti satanici, ispirandosi ad alcune esperienze autobiografiche di gioventù e al Legend-Trip, un viaggio iniziatico in luoghi oscuri e solitari alla ricerca di indizi di eventi spaventosi, spesso inventati o presunti.

Il satanismo è uno dei temi principali della poetica di Kelley, che lo considera un mito culturale dominante della società americana, amato soprattutto dagli adolescenti quando l’artista era ancora un ragazzo.

3)      Runaway for Interactive DJ Event, 2000

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L’opera consiste in una passerella di legno, che termina con un ripiano su cui l’artista ha disposto diversi indumenti per bambolotti; lateralmente sono stati posizionati due manichini femminili che indossano delle seducenti maschere da strega.

Nel corso di una mostra personale di Kelley tenutasi nel 1999 in Germania, la pedana e i manichini erano stati disposti nel seminterrato del museo e, all’insaputa degli ospiti, Kelley e l’artista tedesca Kalin Lindena giravano in biancheria intima il video (Presso l’Hangar Bicocca è possibile assistere alla sua proiezione grazie ad un piccolo televisore, posto ai piedi della passerella) di una sfilata di moda satanica di alcune loro personali riflessioni sul mondo della moda. Nel frattempo un Dj nel seminterrato comunicava con il collega che gestiva il sottofondo musicale della sfilata al piano superiore, il quale sceglieva la colonna sonora della serata riservata agli ospiti in base a ciò che gli veniva riferito.

Kelley si è sottratto ad un evento mondano convenzionale come l’inaugurazione di una propria mostra personale per trattare il rapporto esistente tra gli aspetti più convenzionali dell’arte, come la realizzazione di mostre nei musei, e quelli più arcani, ribelli e inconvenzionali che caratterizzano la sua arte. L’artista critica inoltre la tendenza degli ambienti artistici di trasformare le esposizioni delle proprie opere d’arte in eventi mondani ispirati alla cultura dance e al mondo della moda.

4)      Light (Time) – Space Modulator, 2003

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Una piccola stanzetta dalle pareti bianche accoglie gli spettatori mostrando cinque urne di creta, oltre le quali una scala a chiocciola prelevata dall’abitazione dell’artista è stata appesa orizzontalmente e rotea su se stessa, proiettando sulle pareti della stanzetta tre sequenze di fotografie. Il primo gruppo contiene le immagini di una famiglia che aveva abitato la casa dell’artista negli anni ’70 e rinvenute da Kelley poco dopo essersi trasferito nella dimora; il secondo è composto dalle fotografie dell’abitazione scattate da Kelley dopo aver arredato l’abitazione secondo il proprio gusto personale; il terzo invece raffigura alcune fotografie di Kelley travestito come la figlia minore della famigliola.

L’opera rappresenta una “macchina del tempo disfunzionale” e ci racconta come negli ambienti abitati dall’uomo è impossibile cancellare le tracce del passato. “I Luoghi in cui viviamo ogni giorno divengono estranei nel momento in cui rappresentano ciò che è invisibile: il tempo passato, e le persone che non ci sono più”.

5)      John Glenn Memorial Detroit River Reclamation Project (Including the Local Culture Pictorial Guide, 1968-1972, Wayne/Westland Eagle), 2001

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Per celebrare I festeggiamenti dei trecento anni dalla fondazione di Detroit, la sua città d’origine, Kelley realizza un meraviglioso mosaico tridimensionale. L’opera rappresenta delle pedane e un’imponente statua di John Glenn, l’astronauta protagonista della prima missione spaziale statunitense originario di Ditroit, cui era dedicato il liceo frequentato da Kelley, interamente decorati con dei cocci di ceramica risalente agli anni ’20 che l’artista ha casualmente ritrovato sui fondali del fiume Detroit.

Ai lati della scultura si trovano dei pannelli su cui sono esposti una gigantografia della statua di John Glenn esposta nel liceo frequentato da Kelley, il poster di una scultura di Big Foot, e delle pagine di giornale che testimoniano cerimonie, eventi mondani, feste e celebrazioni cittadine che hanno segnato la cultura collettiva di Detroit negli anni in cui Kelley era giovane, ma anche eventi di controcultura giovanile come atti vandalici o episodi di violenza.

Kelley descrive Detroit come un luogo mitologico e racconta: “Non sono più coinvolto nella città in quanto luogo reale, per cui […] posso trattarlo solo come un tema mitico, perché ormai è passato”.

6)      Extracurricular Activity Projective Reconstructions #6,7 ((Woods Group), 2004-2005

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Una recinzione di metallo si trasforma in una soglia che conduce ad una siepe sintetica, nella quale è situate una sorta di idolo pagano format da un ceppo di legno che indossa una parrucca bionda e delle stoffe verde smeraldo. Tutt’intorno sono situati degli schermi che proiettano dei video girati in un ambiente naturale boschivo e dei cortometraggi riguardanti quattro strani personaggi mascherati che recitano dei testi scritti dall’artista: un vampiro, una sorta di strega, un travestito che indossa la stessa parrucca e i drappi dell’idolo pagano, un mostro sensibile alla bellezza degli ambienti naturali.

L’opera dovrebbe essere interpretata dallo spettatore con ironia: l’artista mostra alcuni degli aspetti più “pagani” e oscuri della cultura popolare addomesticati e manipolati per intrattenere piacevolmente il pubblico. Le quattro maschere vagano spaesate per i boschi e cercano di sottrarsi ad un motivational speech, risultando piuttosto comici e goffi.

7)      A Continuous Screening of Bob Clark’s Film ‘Porky’s’ (1981), the Soundtrack of which has been Replaced with Morton Subotnik’s Electronic Composition ‘The Wild Bull’ (1968) and Presented in the Secret Sub-Basement of the Gymnasium Locker Room (Office Cubicles), 2002

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Dei pannelli di legno sono stati assemblati ricreando l’atmosfera dei cunicoli di un ufficio e lungo le loro pareti sono state appese le piante di tutti gli edifici scolastici frequentati dall’artista nel corso della sua vita. Tali disegni sono stati realizzati da Kelley basandosi su ciò che ricorda di tali importanti luoghi del suo passato; sono naturalmente presenti delle lacune, corrispondenti ai punti degli edifici di cui Kelley non ricorda nulla.

A ciò si aggiungono gli schemi, gli schizzi e gli appunti utilizzati per la realizzazione di Educational Complex, oltre a immagini ritagliate da depliant e altro materiale prodotto dagli istituti scolastici e materiale proveniente dalla cultura popolare mediatica privilegiata da bambini e adolescenti.

8)      Rose Hobart II, 2006

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Rose Hobart II sembra una semplice scultura di legno nero da cui scaturiscono dei suoni molto inquietanti, composta dalle severe linee geometriche della scultura minimalista americana. Attraverso due differenti tunnel è invece possibile entrare all’interno della scultura e procedere sino ad uno spioncino, attraverso il quale è possibile assistere alla visione di alcune scene del popolarissimo film Porky’s del 1981.

La fruizione dell’opera mi ha particolarmente impressionato: l’Hangar Bicocca era volutamente mantenuto in penombra, così non riuscivo a vedere nulla mentre proseguivo a carponi all’interno della struttura. Avevo una paura tremenda, sembrava di ritrovarsi all’interno di un film dell’orrore. Ho assistito solamente ad alcuni secondi della proiezione del video, poiché la singolare posizione in cui mi trovavo e la deformazione delle sequenze filmiche effettuata da Kelley erano particolarmente angoscianti.

Osservare attraverso uno spioncino dei ragazzi che spiano le loro compagne mentre si fanno la doccia in uno spogliatoio ha suscitato in me un irrazionale sensazione di straniamento e di inquietudine, che mi ha indotto a sgattaiolare all’esterno della scultura il più velocemente possibile. Non posso tuttavia affermare che l’installazione non mi sia piaciuta, perchè l’ho trovata veramente elettrizzante!

9)      The Banana Man, 1983

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10)   Profondeurs Vertes, 2006

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7 thoughts on “Mike Kelley in mostra all’Hangar Bicocca

  1. Molto interessante come artista! Curioso. E’ un peccato la mancanza di informazioni sulla vita privata ché potrebbero dare una connotazione ancor più profonda alle sue opere. Anche se c’è da dire che molte sue installazioni parlano già da sole! Grazie per la dritta! :)

    • Pensa che l’Hangar Bicocca non è nemmeno lontano dagli ambienti che frequento io, posso arrivarci a piedi! Non male avere una galleria d’arte a due passi…

  2. Anche di Gesù Cristo nulla si sa dall’età dell’adolescenza fino ai trent’anni. Questi artisti!
    In quanto alla “sensazione di straniamento” non credo sia “irrazionale”… è normale infatti ed ovviamente straniante… spiare dei guardoni mentre spiano! :-)

      • Ciao!! XD

        In effetti il mistero assoluto sulla biografia di un artista lo rende più affascinante… ma magari è solo un bluff per rendere più sensazionale un’esistenza assolutamente banale! O semplicemente sono io che non so fare le ricerche su internet.

        E’ straniante, angosciante e ti senti anche un po’ in colpa (perchè dopotutto il punto di vista dello spettatore è quello di un guardone), però è un’opera veramente particolare, ti consiglio di provarla se mai ti trovassi in quel di Milano Bicocca.

        Grazie per i complimenti. Ehi, hai notato che ultimamente non mi servono più i tuoi servigi di correttore di bozze?!

      • vero, è un po’ che non ti correggo (sciocchezzuole, dai!)
        ipotizzo che “lavori” con più calma, o con più attenzione, o altro.
        il perché lavori con più calma, o… lo puoi sapere tu.

        p. s.: a quando il lancio del nuovo blog?

      • Il blog è stato ultimato ed è pronto per la pubblicazione ma… non sono convinta. Sto pensando di conservare quello spazio per il momento in cui avrò terminato la memoria disponibile di questo blog e di suddividere in due scomparti questo blog creando dei link sulla home page.
        Il progetto è in fase di elaborazione, inoltre non ho le idee molto chiare su cosa fare e come realizzare i miei progetti. Vi farò sapere..

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