Lettera alla danza, da una che non ci capisce un tubo (seconda versione)


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Cara danza,

mi hanno detto che la passione per la tua arte si manifesta sin dall’infanzia, infatti sono molte le ballerine che, da bambine, hanno sognato ad occhi aperti ammirando patinati tutù variopinti, delicate scarpette di raso, acconciature più intricate di quelle della principessa Leila e via discorrendo.

Io non ero così. Le principesse dei pirati come la piccola Valivi amavano i bei vestiti come ogni altra bambina, ci mancherebbe, ma preferivano i sontuosi broccati da damigella, da sostituire con una comoda e temibile divisa da ammiraglio nel corso degli arrembaggi, oppure sognavano di scorrazzare per le foreste selvagge come Pocaontas, combattere gli Unni al fianco di Mulan e partire avventurosamente per Parigi come Anastasia. Se la fanciulla in questione desidera poi diventare un’archeologa, le scarpette con la punta di gesso sono fuori discussione: sarebbe impossibile dirigere uno scavo sulle rive del Nilo con simili calzature.

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Leggere le favole de Lo schiaccianoci e Il lago dei cigni mi aveva divertito molto e la musica classica era inebriante, ma i complicatissimi passi compiuti con tanta passione dalle ballerine non mi piacevano, anzi, mi spaventavano a morte per la tensione con cui straziavano le loro povere caviglie, piegandole nelle pose più assurde.

Inoltre ho sempre considerato “asfissianti” le arti solitamente associate all’esaltazione della femminiltà. Una ballerina ai miei occhi non poteva permettersi nemmeno per un istante di essere rozza o sgraziata, era costretta dalla sua stessa natura ad interpretare il ruolo di una principessina leggiadra e fighetta senza possibilità di scelta.

Alle superiori ho conosciuto non una, ma ben due ballerine e, se è vero che tutte le persone che incontriamo ci lasciano un pezzetto di sé, le “mie” danzatrici mi hanno permesso di guardare la danza con occhi diversi. Ho imparato che danza è una forma di comunicazione e, anche se non ho nessuna intenzione di carpirne i segreti e di destreggiarmi in calzamaglia davanti ad uno specchio, posso apprezzarne comunque i sapori nel ruolo di spettatrice.

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Innanzi tutto ho dovuto abbattere il pregiudizio sulle principessine fighette: nella danza non esistono soltanto eleganti fanciulle agghindate, attraverso il linguaggio del corpo è infatti possibile portare in scena qualsiasi personaggio come il Gobbo di Notre Dame, i russi dello Schiaccianoci (con il cosacco che ti fa cinque spaccate in aria di fila!), la marcia di un soldato o le sorellastre di Cenerentola. La danza è un linguaggio che viene utilizzato per comunicare e, in quanto tale, può rappresentare qualunque personaggio e qualsiasi emozione, anche quelli più vicini alla mia natura.

Essendo una persona piuttosto sedentaria, provo inoltre estrema ammirazione per coloro che hanno il pieno controllo del proprio corpo e, soprattutto, che sanno utilizzarlo per raccontare delle storie. I ballerini sono delle persone eccezionali, sono degli spiriti liberi incapaci di restare soggiogati alle normali leggi gravitazionali. Per loro ogni movimento è un passo di danza e sono capaci di seguire chissà quali ritmi immaginari anche quando leggono, parlano, riordinano le proprie cose o compiono qualunque altro gesto quotidiano. Un ballerino è una creatura di aria e di terra, di sangue e di sudore, di muscoli e di polmoni; questo, per una donna di concetto come me, sarà sempre un mistero estremamente affascinante.

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Io sono particolarmente affezionata allo scheletro che rappresenta l’Oscurantismo nell’Excelsior. Non condivido la filosofia positivista e l’occidentalismo imperante dell’opera, ma sono rimasta affascinata dall’energica malvagità del personaggio: certe volte i personaggi più simpatici sono proprio gli antagonisti. Qui sotto troverete il link dello spettacolo realizzato dal Corpo di Ballo della Scala. Io ho assistito personalmente all’Anteprima riservata agli Under30 l’anno scorso, su Internet ho persino trovato lo stesso spettacolo realizzato presso il Teatro degli Arcimboldi, che ho deciso di condividere con voi:

http://www.teatroallascala.org/it/stagione/opera-balletto/2011-2012/excelsior.html

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14 thoughts on “Lettera alla danza, da una che non ci capisce un tubo (seconda versione)

  1. Bello. Io e la danza non abbiamo mai avuto nessun contatto. Maschio, in scuola quasi esclusivamente maschile, mai conusciuto una ballerina ed ora ho 2 figli maschi. Però è affascinante.

    • Mi piacerebbe conoscere dei ballerini maschi, più che altro per sentire l’altra faccia della medaglia. Massì, si sta bene anche senza la danza però, come hai scritto tu, è affascinante…

  2. Bel post!
    Nemmeno io ho mai danzato…però mi piace moltissimo ballare. Ritengo sia una forma di scrittura silenziosa e loquace.
    Mi piace meno la danza che ha delle regole, che le impone: sono per il libero movimento del corpo. Ognuno sente la musica in modo diverso e così la esprime.
    Penso…eh….

    Buona giornata
    .marta

    • Verissimo, è uno dei motivi per cui non potrei mai fare danza: non sopporterei di costringere il mio corpo in posizioni “imposte” da altri e per di più così complicate, mi sentirei un manichino.

      Siccome io mi dedico alla danza saltuariamente e soltanto come spettatrice, lascio le ballerine libere di mortificarsi come preferiscono e mi godo lo spettacolo! XD

  3. Ciao Valivi! Mi accorgo che abbiamo sempre più cose in comune: anch’io adoravo Pocahontas e, soprattutto, Mulan! E il mio sogno originario era diventare archeologa! Da ultimo, anch’io non ho mai avuto alcuna attitudine alla danza (manco terribilmente di coordinazione), ma hai ragione quando osservi che nei gesti dei ballerini è sempre presente un atto di danza. Bella raccolta di pensieri! :)

    • Io e te ci siamo proprio trovate!!!! Peccato che abiti a Verona…

      Guarda, io e la coordinazione, l’equilibrio e tutte quelle gran belle doti che hanno le ballerine siamo come il giorno e la notte, danzare non è il mio mestiere. Sarà per questo che noi bambine scoordinate ci dedichiamo alle materie umanistiche? Naaaaa, una passione è una passione, indipendentemente da quanto una ragazza possa essere aggraziata.

      Grazie mille, Cristina, per i tuoi dolci commenti, torna presto XD

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