Macbeth di De Rosa, sangue e follia al Piccolo Teatro di Milano


Una corte di ubriaconi festaioli è lo scenario in cui Andrea De Rosa ambienta il suo Macbeth. Ieri sera ero in prima fila al teatro Strehler per seguire la raccappricciante catena di omicidi di uno dei più sanguinari personaggi Shakespeariani, reinterpretata in chiave moderna e psicoanalitica.

Niente streghe o malefici nella rilettura del regista, le bramosie di potere di Macbeth e consorte sono desideri umani dapprima inconfessabili, poi vengono dichiarati tra l’ebbrezza dell’alcool e le risa sguainate di una brigata in festa e infine si concretizzano in un lago di sangue, che porterà la coppia alla distruzione.

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da vivimilano.corriere.it/

UN’ALLEGRA COPPIA DI SPOSI ASSASSINI

Una delle tematiche principali della tragedia sono le dinamiche sociopolitiche degli omicidi che hanno sconvolto la corte di Scozia, ma Andrea De Rosa ha preferito soffermarsi sulla psicologia dei coniugi assini, indagando le ragioni inconsce del loro agire.

Scordate innanzi tutto le streghe, poiché le celebri profezie sono pronunciate dalle voci infantili (registrate) di tre bambolotti dal volto devastato da una malattia cutanea, che rappresentano i figli che Macbeth e la moglie non avranno mai e sono il frutto abominevole e perverso della malefica volontà della coppia.

Dal male commesso e premeditato dalla famiglia Macbeth verrà poi generata una numerosa prole di feti morti e insanguinati, che lady Macbeth partorirà nella scena della seconda serie diprofezie. Una simbolica rappresentazione da film horror, con la quale il regista vuole avvertirci che, se ci abbandoniamo ciecamente alle nostre pulsioni più meschine,  genereremo delle mostruosità.

De Rosa si è ispirato a Rosa e Olindo, i noti assassini di Erba per creare i “suoi” coniugi Macbeth, infatti i protagonisti della tragedia sono profondamente innamorati e si spalleggiano l’un l’altro nella folle realizzazione dei loro progetti, proprio come la famiglia artefice del massacro che ha scioccato tutta Italia nel 2007.

Macbeth è interpretato da Giuseppe Battiston, al cui viso bonario e grassoccio vengono solitamente attribuiti ruoli comici, più indicati alla commedia che ad una strage sanguinaria. Ma neanche i vicini di casa di Erba corrispondevano all’identikit dei serial killer, perciò per quale motivo Macbeth non potrebbe avere l’aspetto di un allegro compagno di bevute?

L’avvinazzato Macbeth di De Rosa, considerava inizialmente l’omicidio solo un atto un po’ sgradevole da compiere per ottenere potere, agiatezza e felicità. Purtroppo il signore di Glamis non aveva calcolato che il delitto sarebbe diventato una necessità imprescindibile che lo avrebbe privato di ogni serentià: il rimorso, trasformatosi in ossessione, lo priverà della pace e della spensieratezza necessarie per vivere una vita dignitosa e serena.

Nonostante tutto Macbeth ride e sghignazza per alienarsi, per scacciare l’angoscia, per dimenticare o semplicemente perchè non ha fatto altro per tutta la vita e non riesce ad assumere un atteggiamento meno insensato; la sua isterica e grottesca risata lo accompagnerà sino alla tragica conclusione dell’opera. Anche Rosa e Olindo sorridevano e scherzavano dietro le sbarre, perciò forse De Rosa non ha torto nel rappresentare un Macbeth così orribilmente allegro: non esiste nulla di più malvagio e perverso di una risata.

Lady Macbeth, interpretata da Frédérique Loliée, è una nevrotica prima donna in tacco dodici, coda di cavallo, accento francese e comodo pigiamone da casa. La sanguinaria regina è molto più presente sulla scena di quanto Shakespeare aveva immaginato: non si limita a spronare il marito al delitto, ma complotta e regna al suo fianco per tutto il corso della rappresentazione. Macbeth e signora agiscono in copia, così la Lady non è meno protagonista del marito. Una piccola rivincità per il personaggio Shakespeariano, che avrebbe voluto essere uomo per non dover dipendere dal marito nella realizzazione dei propri desideri: nella moderna tragedia di De Rosa le donne sono protagoniste e colpevoli tanto quanto i mariti.

UN SALOTTINO INSANGUINATO

La follia famigliare dei coniugi Macbeth è ambientata in un ordinato salottino borghese, nel quale la coppia è solita organizzare allegre festicciole a base di alcool e charleston; un angolo del palcoscenico è stato destinato alla culla dei malefici bambolotti partoriti da Lady Macbeth. La scena è dunque dominata da un ambiente domestico, così come la tragedia si svolge in un contesto familiare anzichè in una corte scozzese.

Esiste inoltre un secondo spazio del palcoscenico, seminascosto allo spettatore da una parete trasparente, in cui viene rappresentato tutto ciò che accade nel mondo esterno o che viene attraversato dagli attori per raggingere uno spazio esterno all’intimità domestica, in cui accadono gli eventi che non vengono rappresentati. La festa della scena iniziale, l’assassinio del re, il massacro di Banquo e la scena del bosco i Biranam si svolgono (o vengono solamente evocati dagli attori) dietro questa sorta di abside, di cui possiamo avere solo una visione parziale.

TENBRE E SANGUE

Il sangue, uno dei temi chiave della tragedia, è un elemento ricorrente sulla scena e viene rappresentato in modo estremamente realistico attraverso una sostanza putrida e melmosa dal gusto “pulp”. Le mani di Macbeth dopo l’omicidio di re Duncan, gli ingredienti della pozione nella seconda scena delle streghe, i feti deformi partoriti da Lady Macbeth e il corpo del re dopo il duello con Macduff erano infatti insozzati da tale sostanza, che colava sul palco in modo vivido e raccappricciante.

Non tutti hanno apprezzato le crude scenografie di Bovey e nel silenzio della sala sono risuonati i commenti di disappunto soprattto delle scolaresche. Non mi aspetto che tutti possano apprezzare i feti sangunolenti e sospesi che hanno rappresentato il bosco di Birmingam o un assassino ubriaco e insanguinato, ma non dobbiamo dimenticarci che l’intento del regista era probabilmente quello di scandalizzarci e inorridirci, proprio come se stessimo assistendo ad un film dell’orrore. Non comprendo dunque il disappunto degli scolari: stiamo parlando di una tragedia di spietati assassini, perciò è comprensible che appaiano sulla scena degli elementi macabri e spaventosi!

Altro elemento fondamentale è il binomio luce-ombra, presente anche nel testo originario. Nel celebre monologo del pugnale insanguinato Macbeth spegne e accende ripetutamente la luce del palcoscenico sino a intraprendere il buio come scelta di vita, con un teatrale ed enfatico gesto da prestigiatore.

Lo spegnimento delle luci o l’apparizione dalle tenebre di elementi inaspettati creano dei colpi di scena che sbalordiscono e spaventano lo spettatore, inoltre inoltre la luce al neon e dei sinistri bagliori consentono di ricreare la giusta atmosfera dark e di rappresentare il confitto tra bene e male, verià e inganno, vita e morte.

UN AMLETICO EREDE AL TRONO E GLI ALTRI PERSONAGGI

Il male non dovrebbe esistere, ma è insito in ciascuno di noi e spesso lo manifestiamo con innocente spontaneità. Ne è consapevole Malcolm, il figlio di re Duncan, interpretato da Stefano Scandaletti come un amletico inetto che si domanda ossessivamente che cosa sia un uomo e rigetta continuamente sul palco (si tratta di un vomito molto realistico e “schifoso”, coerente con il gusto pulp dell’opera): poco dopo l’omicidio del padre, il principe sembra infatti fuggire in Inghilterra più per vigliaccheria che per un razionale timore nei confronti dell’assassino e, non accettando le proprie naturali pulsioni umane di avidità e insaziabile desiderio sessuale, accetta contro voglia il titolo di re.

Il timore del giovane principe non sono del tutto ingiustificate: perché accettare il titolo di re dopo il raccapricciante esempio di Macbeth? Come potrebbe una persona come lui, non meno umana del signore di Glamis, evitare di commettere gli stessi errori? La risposta, secondo me, si trova in una celebre frase che pronunciata dal protaonista: “io oso tutto ciò che può essere adatto ad un uomo; chi osa di più,non è un uomo”.

L’attore ha commesso un simpatico erroruccio: è inciampato proprio mentre stava per chiedere al pubblico se sarebbe stato un buon re. Fortunatamente l’errore si è rivelato una fortuna per la riuscita dello spettacolo, poichè ha espresso involontariamente la debolezza del personaggio e ha indotto il pubblico ad interagire con gli attori.

Un voto negativo per il personaggio Bancquo, un bel figaccione (complimenti a Paolo Mazzarelli per la prestanza fisica) dal carattere poco delineato, un applauso invece per il nobile Mcduff dalla calda voce di diaframma, all’elegante Lady Mcduff interpretata da Valentina Diana e al Ross di Marco Vergani.

Un ovazione invece a Gennaro di Colandrea per Seyton, il fedele servo di Macbeth appassionato di Hardcore che, cappuccio sul capo e smartfone alla mano, non esita a trasformasi in un lupesco sicario per soddisfare il proprio padrone.

GIUDIZIO FINALE

L’opera ha saputo appassionarmi e ho seguito lo spettacolo con il fiato sospeso, quindi il mio giudizio non può che essere positivo. Il regista ha chiaramente preferito sacrificare la fedeltà al testo per esprimere la propria interpretazione personale, che non ho alcuna intenzione di contestare poiché ritengo che non esistano riletture “giuste”o “sbagliate” di un’opera e che tutte le opinioni siano valide. Sconsiglio però questo spettacolo ai puristi di Shakespeare, perché potrebbero non apprezzare le singolari scelte del regista.

Cari lettori, vi aspetto tra qualche mese per la recensione di “Un amore di Swann”.

[ATTENZIONE: la recensione abbonda di pareri personali che non necssariamente combaciano con il reale messaggio degli autori.]

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One thought on “Macbeth di De Rosa, sangue e follia al Piccolo Teatro di Milano

  1. So che siete abituati ai miei errori, ma questo post era scritto veramente male! Credo di aver corretto quasi tutti gli abomini commessi.
    Arriverà il giorno in cui smetterò di commettere orrori stupidi…

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