Atena, prima in battaglia


Eccomi di nuovo qui, cari lettori, dopo una settimana di assenza. Purtroppo ho dovuto accantonare il blog per motivi di studio, ma staera sono finalmente tornata con un’altra ricerca.

Atena dallo sguardo scintillante, Atena industriosa, Atena la vergine, Atena prima in battaglia …

Sappiamo tutti chi è Atena: l’alta, mora, bellissima e invincibile dea della sapienza, della saggezza, della tessitura, dell’artigianato e degli aspetti più nobili della guerra (ammesso che esistano); spesso Minerva è affiancata da Nike, l’alata dea della vittoria o della vendetta. Il semplice peplo con cui Atena viene raffigurata non è provcante come lo “scollacciato” chitone di Venere e le sue armi possono fronteggiare la furia di un esercito.

Atena

Ma quali sono le armi dea? Provate a ripensare alle antiche monetine d’argento da 100 lire che utilizzavamo dieci anni fa (io ne sto stringendo in mano una proprio in questo momento), sulla testa del nichelino la dea è riconoscibile, oltre che per il fatto che sta afferrando un ulivo, la pianta a lei consacrata, grazie all’elmo, la corazza di pelle di capra e la lancia. La Banca d’Italia si è dimenticata tuttavia di raffigurare l’elemento più importante: l’Elgide, il potentissimo scudo ricevuto in dono dal padre Zeus su cui la dea ha raffigurato la testa di Medusa, ricevuta in dono da Perseo.

Un’arma poco nota della gran donna è … Excalibur! Esatto, proprio lei, la lama in grado di tagliare ogni materiale che, qualche secolo più tardi, ricomparirà in una certa leggenda sassone. Un altro simbolo di Minerva è la civetta, guarda caso un rapace che, come il cugino gufo, è ancora oggi simbolo di saggezza.

Circolano molte storie sulla nascita di Atena, una più incredibile dell’altra. Secondo alcuni Minerva è semplicemente la figlia di prediletta di Zeus, nata già adulta ed armata dalla testa o dal polpaccio del padre degli dei. Un’antichissima leggenda tratta dai frammenti dell’autore mitologico Sanchunimathon affermano invece che la dea sia figlia di Crono, re dei titani e padre infanticida e cannibale di Zeus, Poseidone e Ade, che fu poi ucciso per mano dei figli e gettato nel Tartaro, la parte più oscura e impenetrabile degli Inferi.

La legeda più celebre sulla nascita della bella Minerva è a mio parere un po’ inquietante. Si racconta infatti che Zeus giacque con Metide, la dea della prudenza e della saggezza, ma quando la donna restò incinta temette che si avverasse una profezia piuttosto scomoda per il padre degli dei: fu predetto infatti che i figli di Metide sarebbero stati più potenti del padre. Zeus decise di attuare una drastica contromisura per evitare di essere spodestato, così trasformò la donna in una goccia d’acqua (in una mosca o in una cicala a seconda delle versioni del mito) e la inghiottì.

Fu tutto inutile, infatti la dea riuscì a sopravvivere all’interno del corpo dell’amante e iniziò a realizzare un elmo e una veste per la figlia che portava in grembo, sferrando dei tremendi colpi di martello che facevano soffrire a Zeus le pene dell’Inferno.  Il dio fu salvato da Efesto o da Prometeo, uno di loro infatti spaccò in due il cranio di Zeus con un’ascia bipenne, provocando un solco da cui fuoriuscì un’Atena già adulta vestita dei doni della madre.

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ATENA NERA, di Martin Bernal

Atena nera è il titolo del libro di Martin Bernal che ha sconvolto i dipartimenti di antichità di ogni università. Mi dovete scusare se mi sono appoggiata prevalentemente alla rozza Wikipedia (it.wikipedia.org/wiki/Atena_nera) per scrivere ciò che segue, quindi siate clementi se ho riportato qualche sciocchezza. Dopotutto scribacchio solo per divertimento, strappando tra l’altro delle ore preziose ai miei studi di economia, perciò non sempre posso permettermi di svolgere delle ricerche accurate.

Il titolo provocatorio sbaraglia il lettore proponendo l’immagine di un’Atena inedita, completamente diversa da quella che da secoli siamo abituati ad apprezzare nei capolavori di storia dell’arte. Atena aveva la pelle nera, perché non era dalle nostre parti, ma dall’Egitto e dalla Mesopotamia.

Il titolo dell’opera di Martin Bernal attribuisce origini “extracomunitarie” non solo ad Atena, ma a tutto il pantheon greco, anzi, all’intera cultura ellenica. L’opera non parla infatti di divinità esotiche, ma vuole avvertirci che la nostra cultura non europea, ma ha origine lontane, negre per l’esattezza. Alla facciazza di Hitler e dei puristi della razza!

getmedia

Da secoli i secchioni del classico si domandano le origini della civiltà greca per capire chi siamo, come abbiamo fatto ad arrivare fin qui e per insaporire l’esistenza con lo quello speziato sapore di esotico e antico che rende tutto più affascinante. Nel corso della storia sono state formulate diverse teorie al riguardo:

  1. MODELLO ANTICO: dall’antica grecia al XVIII secolo abbiamo ritenuto di avere ereditato il sapere degli antichi egizi e della Mezzaluna Fertile, in quanto le principali città dell’età arcaica e classica (Micene, Cnosso, Tebe e Atene, per citarne qualcuna) sarebbero nate come colonie egizie e fenicie. A sostegno di questa tesi, Secondo Bernal, ci sarebbero varti miti e leggende, come queli di Danao o Cadmo.
  1. MODELLO ARIANO: con la nascita del romanticismo nel tardo XVIII gli occidentali sono diventati un po’ presuntuosetti. La cultura occidentale che sta dominando il mondo è made in Europe al 110%, perché noi (e i popoli indoeuropei da cui discendiamo e che hanno invaso la grecia alla fine nei secoli bui dell’età ellenica. ) saremmo superiori ad un Oriente asiatico e africano considerato immobile e decadente. Tale modello viene suddiviso da Bernal in due arianti: il modello ariano ampio, il quale ammette l’apporto delle civiltà afroasiatiche nel patrimonio culturale ellenico con il solo scopo di sminuirlo, e il modello ariano estremo, che nega ogni isorta di influenza subita dai popoli greci.

Purtroppo, il modello ariano ha surclassato il modello antico negli ultimi duecento anni per l’impulso esercitato dalle fenomeni culturali dell’epoca, in particolar modo il romanticismo, l’ascesa del razzismo europeo in relazione al colonialismo e l’antisemitismo. Tale teoria, che nel corso degli anni non è stata necessariamente collegata all’estrema destra (anzi, uno storico di sinistra potrebbe sostenerla senza rischiare di cadere in contraddizione), ha raggiunto l’apice del successo con il nazismo.

Il metodo ariano mi ricorda la deleteria lezione di storia tenuta da un professore nazista ai suoi ragazzi ne L’amico ritrovato di Fred Uhlman: “-Signori,- esordì all’inizio della lezione –c’è storia e storia. C’è la storia contenuta nei vostri libri e quella che lo sarà tra poco. Sapete tutto della prima, ma nulla della seconda perché alcune potenze oscure, di cui mi auguro di potervi parlare presto, hanno tutto l’interesse a tenervela nascosta. […] Verso il 1800 a.C. un gruppo di tribù ariane, i Dori, fece la sua comparsa in Grecia. Fino a quell’epoca la Grecia, paese povero e montuoso, abitato da popolazioni di razza inferiore, era rimasta immersa nel sonno dell’impotenza. Patria di barbari, senza passato e senza futuro. Ma poco dopo l’arrivo degli ariani il quadro mutò completamente finché, come tutti sappiamo, la Grecia fiorì, fino a trasformarsi nella civiltà più fulgida della storia dell’umanità.”

Bernal non propone una restaurazione del più plausibile modello antico rispetto al modello ariano, ma propone il modello antico riveduto, una sua rielaborazione personale secondo cui la civiltà greca sarebbe nata inizialmente dalle colonie fondate da egizi e fenici nella penisola Balcanica e, in seguito, avrebbe ricevuto un apporto secondario da parte degli invasori indoeuropei.

L’autore vuole in particolare contestare l’opinione secondo cui la società greca è stata la prima e la sola a realizzare una visione del mondo e che tale filosofia sia superiore a quelle formulate dalle culture asiatiche e africane, incapaci di una riflessione autonoma e oppresse dalla religione e dal dispotismo. Il pensiero greco sarebbe dunque solo una variante delle filosofie mediorientali, delle culture autonome e di valore certamente non inferiore.

Basandosi su riferimenti archeologici e filologici, Bernal propone una rivoluzione: metà del vocabolario greco, privi di una propria etimologia, derivano da radici semitiche, in particolare i nomi propri di toponimi ei divinità, che sarebbero di origine egizia. E non è tutto! I parallelismi tra età greche e egizie effettuati durante l’ellenismo non furono altro che il ripescaggio di relazioni che erano già note da secoli.

MA SARA’ VERO? LE NUMEROSE CONTESTAZIONI …

Le tesi scioccanti di Atena nera hanno scatenato un bel polverone. I metodi filologici adottati da Bernal sono stati giudicati deboli, disinvolti, privi di sufficiente rigore e alcune delle tesi dello studioso sono state confutate dagli specialisti.

Un altro errore commesso dallo scrittore riguarda la scelta delle opere consultate nel corso della ricerca: “molti dei testi ricondotti da Bernal alla cultura egizia, ad esempio il Corpus Hermeticum, sono compilazioni greche di età cristiana, ed in qualche caso (la simbologia egizia dei rituali massonici o nel Flauto Magico di Mozart) derivano addirittura da opere moderne inventate di sana pianta (il romanzo Sethos dell’abate Jean Terrason, scritto nel 1731).” (Citazione tratta dalla cara vecchia Wiki)

Errori e mancanze a parte, l’opera ha ricevuto numerosi apprezzamenti dagli studiosi africani e dagli Stati Uniti, con il solo risultato di ricondurre l’opera ad una dimensione ideologica anziché scientifica.

Innanzi tutto, Bernal è stato accusato di eurocentrismo perché, con il suo tentativo esasperatissimo di esaltare le culture africane come precursori di quelle europee, sembra non considerarle degne di interesse per se stesse.

Bernal è inoltre stato accusato di una particolare forma di razzismo, che prevede la discriminazione dei popoli che non conoscono la scrittura a vantaggio delle civiltà alfabetizzate.

Alcuni critici hanno inoltre etichettato l’autore come comunista, sostenendo che egli sia stato influenzato dalle opinioni del padre marxista. Bernal tuttavia nega fermamente: l’influenza subita dal padre non riguarda necessariamente le sue opinioni marxiste, inoltre moltissimi comunisti hanno abbracciato il modello ariano, che non è necessariamente collegato ad opinioni di destra.

Il fenomeno Atena Nera, che ha segnato in modo indelebile la vita di Bernal, non lascia indifferente nessuno di noi perché capovolge radicalmente tutte le teorie che sono state formulate sulle nostre origini. Secondo l’articolo di Maurizio Bettini Incubo Atena nera, pubblicato su La Repubblica il 1 Agosto 1995, Atena nera sarebbe l’espressione di un occidente liberale che desidera distaccarsi dai rimasugli del proprio passato eurocentrico e riscrivere la propria identità.  E’ molto significativa la conclusione dell’articolo: “Non siamo sicuri del fatto che studiosi come Bernal stiano davvero rifacendo la storia della civiltà greca e occidentale: ma di certo stanno redigendo il palinsesto dei nostri incubi passati, così come dei nostri sogni a venire.”

MA ALLORA QUALI SONO LE ORIGINI DI ATENA?

Purtroppo mi tocca ammettere di aver organizzato male i contenuti: ho esordito presentando l’affascinante figura della dea Atena e, paragrafo dopo paragrafo, mi sono ritrovata a parlare delle origini della cultura occidentale. A questo punto del discorso, dopo essermi ripromessa di tagliuzzare qua e la le sezioni dedicate ad Atena nera per armonizzare l’argomento del post, ho deciso di indagare sulle origini di Atena, indipendentemente dalle teorie di Bernal.

Esordirò con una brutta delusione per voi lettori: Minerva può anche essere egiziana, ma sicuramente non era nera. Oggi gli Egiziani hanno la pelle più scura della nostra, è vero, ma qualche millennio addietro le popolazioni del Maghreb erano considerate simili a quelle europee poiché avevano avuto pochi contatti con i popoli “Neri”, definiti genericamente Etiopi.

Niente Atena nera, quindi, cancellate dalle vostre menti la bella giovane color cioccolato dell’immagine che vedete sopra in favore di una dea dalla pelle bianca e caucasica. E’ certo tuttavia che Platone ed Erodoto ci rivelino che nella città egiziana di Sais veniva celebrato il culto della divinità egiziana Neith, che ricollegavano ad Atena.

Atena si ricollega chiaramente alle divinità femminili che erano adorate in Europa nel corso della Preistoria, ed è proprio in questa epoca che compaiono i primi riferimenti ad Atena, che nell’antichità era essa stessa rappresentata come una civetta, una Dea-uccello simile a Lilith o una dea alata. L’armatura che indossa nell’iconografia più recente potrebbe derivare proprio dalle ali di cui era dotata, che invece compaiono sulle decorazioni dei vasi più antichi.

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10 thoughts on “Atena, prima in battaglia

  1. Ciao! Bell’articolo, come tutti i tuoi… :)
    ma io sono quello dei link… :roll:
    non funzionano:
    – Nike
    – 100 lire
    – Crono
    – Atena nera (wiki)
    – L’amico ritrovato
    Buon lavoro :) … ma soprattutto buono studio! ;)

    • Ciao, come stai? Grazie mille per il complimento, ma soprattutto per la segnalazione; adesso sono troppo stanca per combattere contro dei link ribelli, ma domani troverò una soluzione.

      A presto!

      PS: che bello il cagnone della foto profilo!!!!! ;)

  2. Atena tra le dee è la mia preferita: sappilo.
    Mi piace tutta la legenda…ed è stato il mio nick su twitter…vabè…non c’entra ma per dirti quanto possa piacermi questa figura mitologica…

  3. Ciao Valivi! Di nuovo complimenti per il blog! Certamente non potevo passare senza dire due parole sul contenuto del post, dedicato ad una figura che anch’io amo molto, non solo per il ruolo che riveste nel Pantheon antico, ma anche per le eccezionali potenzialità narrative della figura di Atena (penso, per esempio, alla descrizione del suo intervento per fermare l’ira di Achille contro Agamennone nel primo dell’Iliade, vv. 188-222).
    Non ho letto “Atena nera”, ma, a quanto sembra dalla descrizione, deve trattarsi di uno dei numerosi testi che approfondiscono le caratteristiche orientali o africane delle divinità: a me, per esempio, è capitato di indagare per la tesi gli aspetti egiziani e asiatici che stanno dietro le figure delle dee solari Circe e Medea.
    Effettivamente questa nuova prospettiva può essere sorta, come sottolinea Bettini, dall’esigenza di emanciparsi da certe letture eurocentriche che hanno avuto la tendenza a razionalizzare l’arte e la cultura antiche in forme pure, chiare e armoniche, mentre il mondo greco arcaico e classico è costituito da aspetti fortemente tribali, chiassosi e variopinti, più afro-asiatici che centro-europei. Insomma, non avendo letto il libro e non essendo certo un’esperta, non posso dire quanto, nella lettura di Bernal, ci sia di solido o meno, ma le premesse mi sembrano esatte e ben motivate.
    Grazie di averci presentato questa interessante riflessione. Cristina

    • Ciao Cristina,
      grazie mille per essere tornata.

      Sono un’umile economista! Non ho letto abbastanza per affrontare una discussione simile, quindi dovrò crederti sulla parola. Stai pur certa che farò una piccola ricerca su Bettini e Bernal perchè questo argomento mi appassiona moltissimo.
      Sono sempre un po’ insicura quando affronto argomenti così impegnativi, perciò la tua approvazione è molto rassicurante per me.

      Torna presto a trovarmi,

      Valivi

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