Una sorpresa alla stazione di Monza


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Stazione di Monza, binario 1. Uno di quei tanti luoghi che si attraversano velocemente, perché non c’è nulla di interessante da vedere: il paesaggio di marmo grigiastro è annerito dallo smog, i ciottoli sui cui giacciono i binari nascondono cumuli di mozziconi e una spontanea fioritura di sterpaglie varie.

Mi stavo dirigendo verso l’uscita quando intravidi con la oda dell’occhio un bagliore color ottone, quella strana tinta che assume l’oro nella penombra. Mi fermai di scatto e mi voltai verso la bizzarra fonte di luce e non credetti ai miei occhi: stucchi dorati! Nella stazione di Monza!

Ebbene sì, un anonimo portone di fianco ai cessi si apriva su uno sfarzoso salone d’altri tempi, la sala d’aspetto e di ricevimento in cui i Savoia attendevano la carrozza per recarsi alla Villa Reale.

La sala d’aspetto era piccola, appartata e priva di finestre, un ambientino perfetto per un re desideroso ritirarsi lontano dagli sguardi curiosi del popolaccio. Le pareti erano decorate in stile neorinascimentale, con boiseries color crema e oro e stucchi decorativi in oro che incorniciano pannelli dipinti con trionfi floreali e putti. Niente male, no?

Se ricordo bene, nella saletta si trovavano un camino di marmo, un tavolo in legno dorato e una specchiera sormontata da un grosso, vistoso, inconfondibile stemma sabaudo.

Temendo che lo stemma sulla specchiera passasse inosservato, l’arredatore ne aggiunse altri più piccoli sugli stucchi, creando un motivo decorativo che si ripeteva in tutta la stanza. Sentii un formicolio alla nuca, una sensazione di istantanea ribellione: La locomotiva di Francesco Guccini inizia a fischiarmi nelle orecchie.

Come in ogni elegante sala ottocentesca che si rispetti, non poteva mancare l’affresco sul soffitto. Il genio dei Savoia in tempera su base di gesso è l’unico affresco di Mosé Bianchi, realizzato nel 1884. L’opera di pregievole raffinatezza raffigura l’immancabile stemma sabaudo coronato, i vessilli tricolore e sabaudo e le insegne della regalità (ma non erano sufficienti la specchiera e gli stucchi?? Che sboroni questi reali!) sorretti da un angelo e da una schiera di putti.

Considerata l’insistenza con cui lo stemmone è stato riprodotto nella saletta, approfittiamone per dare qualche piccola informazione al riguardo. Innanzitutto, lo stemma sabaudo è questo qui; un tempo sventolava al centro del tricolore sulla bandiera italiana. Nel corso degli anni ha subito delle modifiche: sulla croce bianca fu infatti inserita l’insegna di Monza con la Corona ferrea.

Ma oggi siamo in democrazia e di re, a parte Berlusconi, non ce ne sono più, così della gloria dei Savoia resta solo lo stemma e qualche paparazzata su Novella 2000; la sala d’aspetto di Monza si è trasformata in uno spazio dedicato alle mostre di giovani artisti.

E’ stata una bella sorpresa ritrovarsi circondata da stucchi ed affreschi in una giornata come tante. Se passate dalla stazione di Monza vi consiglio di dare un’occhiata anche voi alla regale sala d’aspetto, può essere un modo piacevole per aspettare il treno facendo qualcosa di diverso!

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