L’amica geniale

valivi:

Una mia amica ha appena aperto un blog e ho deciso di ribloggare il suo primo post perché è semplicemente fantastico. Prevedo per lei una brillante carriera da blogger, spero di leggere presto dei nuovi articoli sul suo blog.

Originally posted on tempo rubato al dovere:

l'amica geniale

Ho deciso di scegliere per il mio primo articolo il romanzo L’amica geniale di Elena Ferrante. Molti di voi l’avranno letto anni fa, fresco di stampa, sull’onda del successo crescente dell’autrice. Io no. Come spesso mi accade, scopro una moda quando è giunta ormai agli ultimi strascichi o, nel caso della Ferrante, si è ormai consolidata col riconoscimento della sua qualità letteraria.

Anche solo il fatto che non sappiamo chi si nasconda dietro questo pseudonimo, crea un’aura di mistero e di fascino attorno alla scrittrice, la quale parteciperà anche al prossimo Premio Strega. Al toto nomi sembra vincere la coppia di coniugi Domenico Starnone e Anita Raja, ma a noi poco importa. Quello che bisogna dire, invece, è che la Ferrante ha una capacità narrativa, un’abilità nel tessere le fila del racconto davvero singolari. Ama spiazzare il lettore non con colpi di scena, ma con la profondità e l’esattezza delle introspezioni…

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Un sogno che si avvera: sono diventata collaboratrice di un giornale

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E’ con grande gioia che vi annuncio che sono stata accettata come collaboratrice presso il quotidiano online L’Indro. Dopo due anni trascorsi “giocando” a fare la blogger su WordPress, finalmente si è presentata l’occasione che aspettavo per entrare a far parte del mondo del giornalismo.

Tutto è cominciato quando il coordinatore della sezione blogger di L’Indro mi ha chiesto di aprire un blog presso il loro sito ed io ho accettato con entusiasmo. La redazione del giornale ha apprezzato i miei pezzi e, venerdì pomeriggio, mi è stata offerta l’opportunità di entrare a far parte del loro team. Quando la direttrice del giornale ha avanzato tale proposta avevo gli occhi lucidi per l’emozione (e io non sono una ragazza che piange facilmente) perché non mi sarei mai aspettata un’opportunità simile.

Siccome tutto ciò è accaduto solamente un paio di giorni fa, non ho ancora pubblicato nulla sul quotidiano, ma presto condividerò con voi i link dei miei articoli su queste pagine. Continuate dunque a seguire il mio blog, sarete costantemente aggiornati sui miei progressi nel campo del giornalismo. Il primo articolo dovrebbe uscire venerdì sul sito http://www.lindro.it/, nell’attesa potete rileggere i post che ho scritto nella sezione blog del sito (http://www.lindro.it/author/valeria-vite?u_id=929).

Sebbene scrivere per un giornale sia un’attività molto impegnativa, non ho intenzione di abbandonare il mio blog Acqua e limone e Eclettica, la rivista realizzata da blogger in cui mi occupo di una rubrica dedicata al teatro. Sono determinata a conservare dei piccoli spazi in cui pubblicare in rete le idee che non hanno i requisiti necessari per essere accettate dalla redazione, anche se probabilmente si tratterà di pubblicazioni saltuarie perché il basket, il lavoro e l’università non mi lasciano molto tempo a disposizione.

Ringrazio i parenti e gli amici che mi hanno sempre sostenuto nella mia passione e i lettori che mi hanno seguito in questi due anni, senza di loro non avrei mai raggiunto un simile traguardo. Questa grande opportunità che mi è capitata è la dimostrazione che, anche se nella vita capitano un sacco di cose brutte che ci fanno perdere la speranza (non lo scrivo per mera retorica, è stato un anno molto difficile per me), dobbiamo sempre continuare a combattere per realizzare i nostri sogni e camminare tra le stelle. Per aspera ad astra.

Recensione di ‘Seta’ di Alessandro Baricco

“Una sera Hélène gli chiese
– Cosa sono?
- È una voliera.
– Una voliera?
- Sì.
– E a cosa serve?
Hervé Joncour teneva fissi gli occhi su quei disegni
- Tu la riempi di uccelli, più che puoi, poi un giorno che ti succede qualcosa di felice la spalanchi, e li guardi volar via.”

Seta è un romanzo di Alessandro Baricco pubblicato nel 1996 da Rizzoli, che ho letto avidamente in un paio di nottate.

Il romanzo racconta la storia di Hervé Joncour, che di professione rifornisce di bachi da seta le filande del paese francese in cui vive e, quando in Europa e in Africa scoppia un’epidemia che rende inutilizzabili i bozzoli, è costretto ad intraprendere lunghi viaggi in Giappone, una terra “alla fine del mondo” da non molto tempo aperta agli stranieri. Qui viene accolto dal ricco Hara Kei, un enigmatico personaggio proprietario di una meravigliosa voliera di uccelli esotici e costantemente accompagnato da una giovane ragazza dagli occhi dal taglio occidentale e il volto da ragazzina. Hervé e la misteriosa fanciulla s’innamorano, ma il viaggiatore ama anche la moglie Hèléne, che lo attende in Francia. La ragazza sconosciuta si dichiara con uno scritto in ideogrammi giapponesi, che Hervé fa tradurre a Madame Blanche, una ricca prostituta giapponese residente in Francia.

Per non rovinarvi la lettura non dirò altro sulla trama del romanzo, meglio soffermarsi sull’analisi dell’opera. Il titolo, che rimanda alla seta, il tessuto più leggero che esista e che in Giappone ha persino la consistenza del nulla, non si riferisce soltanto all’argomento principale del racconto, ma anche alla leggerezza delle sue pagine. Seta è un romanzo breve costituito da altrettanto brevi capitoli (uno di essi è lungo addirittura tre righe) e colmo di silenzi, allusioni e ripetizioni. La narrazione è semplice e oggettiva, basata sulla mera enunciazione dei fatti e avara di descrizioni, eppure l’opera evoca un’atmosfera sospesa e misteriosa, come se l’autore non volesse raccontare tutto; forse il racconto vuole trasmettere le stesse sensazioni che Hervé ha provato in Giappone, una terra inaccessibile e incomprensibile, affascinante e suggestiva.

Seta sembra una fiaba per la sua atmosfera senza tempo, sebbene le coordinate spazio-tempo siano ben definite dall’elenco di eventi storici contemporanei alla vicenda descritti all’inizio del racconto e dalla citazione di vari luoghi geografici nel corso della narrazione. La ripetizione dell’elenco dei luoghi attraversati dal protagonista durante i suoi viaggi trasmette, oltre alla ripetitività annuale con cui il protagonista compie il viaggio, l’epica maestosità dell’impresa compiuta.

Il romanzo ha conquistato su Goodreads una media di tre stelline ma non è piaciuto a due ragazze che conosco: una blogger molto popolare in rete gli ha assegnato una sola stellina e una mia amica mi ha sconsigliato di leggerlo. Nonostante ciò ho concluso la lettura di Seta molto rapidamente e devo constatare che il libro mi è piaciuto. Lo consiglio a coloro che amano il Giappone o cercano una lettura veloce e leggera ma singolare e profonda.

Recensione di ‘C’è un re pazzo in Danimarca’ di Dario Fo

E’ stato recentemente pubblicato da Narrazioni Chiarelettere C’è un re pazzo in Danimarca, l’ultimo romanzo storico di Dario Fo.

Il Premio Nobel racconta: “La vicenda di C’è un re pazzo in Danimarca è invasa da personaggi a dir poco eccezionali. Le carte ritrovate ci hanno permesso di ricostruire gli eventi tragici e grotteschi che hanno segnato in Scandinavia il periodo che va dal Settecento alla metà dell’Ottocento e che è rimasto per secoli quasi interamente sconosciuto a tutti noi.

Una nota precede la narrazione: “L’idea di questo testo è nata in seguito ad un’inchiesta condotta da mio figlio Jacopo sui re di Danimarca del XVIII secolo. […]

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L’opera racconta la vita di re Cristiano VII di Danimarca, un monarca affetto da problemi psichici ma intenzionato a rinnovare il proprio paese introducendo riforme di stampo illuminista ben prima che la Rivoluzione Francese mutasse per sempre la mentalità degli statisti europei. Re Cristiano VII avviò un primo tentativo di modernizzare lo stato, fallito a causa di un colpo di stato organizzato dalla regina madre; alla caduta del governo seguì l’esecuzione del ministro e amico Dottor Struensee e la reclusione della regina Carolina Matilde di Hannover. Qualche anno più tardi il figlio del re Federico VI di Danimarca porterà avanti il progetto creando uno stato moderno in cui sono abolite la tortura e la pena di morte, vige la libertà di stampa, sono abbattuti i privilegi di casta ed è promossa la cultura e l’istruzione. Sullo sfondo della trama politica si susseguono coinvolgenti storie d’amore: la corrispondenza amorosa tra il re e la sua futura moglie Carolina Matilde e il tradimento della regina con il Dottor Struensee, da cui nascerà la principessa Luisa Augusta di Danimarca.

Dario Fo cita nel corso della narrazione le fonti da cui ha tratto la vicenda: i diari privati di alcuni dei protagonisti e altri documenti. Tali scritti mi hanno incuriosito perciò mi sarebbe piaciuto apprendere maggiori informazioni al riguardo, ma l’autore sotto questo punto di vista non ha scritto nulla; spero che tale silenzio sia dettato dalla necessità di non rallentare il ritmo della narrazione.

Il romanzo è stato realizzato sullo stesso stampo de La figlia del papa, con il quale ha molti aspetti in comune oltre alla struttura della copertina e l’impaginazione. Entrambe le opere sono innanzi tutto il frutto di una meticolosa documentazione storica e diversi passi sono la rielaborazione in chiave romanzesca dei documenti ritrovati. I testi sono suddivisi in capitoli non numerati, preceduti da una breve introduzione in corsivo in cui si riassume (sovente in prima persona) ciò che si è in procinto di narrare, si menzionano le fonti o si fornisce un breve commento alla vicenda. Per entrambi i romanzi Dario Fo ha scelto uno ritmo della narrazione lineare, spesso interrotto da riflessioni, citazioni delle fonti o puntualizzazioni di carattere storico. Mentre La figlia del papa è caratterizzato da una conclusione un po’ pesante che mi ha indotto ad interrompere la lettura, C’è un re pazzo in Danimarca è un romanzo coinvolgente che mi ha entusiasmato sino al termine del racconto.

Dario Fo è solito introdurre nei suoi romanzi alcune illustrazioni a colori di sua realizzazione (l’artista, che ha studiato presso l’Accademia di Brera di Milano, è anche un celebre pittore). Nel suo ultimo romanzo l’autore ha realizzato alcune reinterpretazioni di alcuni ritratti realmente esistenti dei protagonisti della vicenda ma, in alcuni casi, ha semplicemente ravvivato con pennellate più elettriche e vivaci le immagini pensate dai ritrattisti settecenteschi. E’ il caso per esempio del ritratto di Federico VI e quello di sua sorella Luisa Augusta, che sono identici a opere facilmente rintracciabili su Google. Nel complesso tuttavia i variopinti ritratti di Fo rallegrano e impreziosiscono il libro.

Consiglio a tutti gli appassionati di storia questo romanzo vivace e intelligente, l’ennesimo successo del Premio Nobel.

Paolo Minoli, una piccola mostra canturina

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Dal 24 gennaio al 1 marzo Villa Calvi di Cantù (CO) ospita una mostra dedicata alle serigrafie di Paolo Minoli, uno dei principali artisti comaschi del Novecento e probabilmente l’unico canturino ad avere avuto successo nel mondo dell’arte.

Se vi state chiedendo chi sia Paolo Minoli resterete delusi, perché in Internet non ho trovato alcuna informazione al riguardo e suoi manuali d’arte generici non compare il nome dell’artista canturino. Per saziare la vostra sete di conoscenza dovrei consultare manuali d’arte universitari, ma una povera studentessa di lettere come me non ha né i mezzi né il tempo necessari per compiere tale impresa.

Cosa sia la serigrafia è invece una materia alla mia portata. Il processo serigrafico moderno è una tecnica di stampa inventata da Samuel Simon nei primi del Novecento in Inghilterra e adottata da John Pilsworth a San Francisco (California) nel 1914 per comporre le prime stampe multicolore. Durante la Prima Guerra Mondiale divenne molto popolare e venne impiegata per stampare bandiere e stemmi. E’molto utilizzata in campo artistico soprattutto nella pop art, uno dei suoi principali esponenti fu proprio Andy Warhol. La serigrafia è una tecnica di stampa artistica di immagini e grafiche, utilizzabile su qualsiasi supporto o superficie mediante l’impiego di un tessuto chiamato “tessuto di stampa”. Dopo aver deposto tale tessuto sul supporto da stampare si deposita l’inchiostro, che attraversa le aree libere del tessuto solo nelle zone desiderate. Viene utilizzato un tessuto differente per ogni colore che compone l’immagine da stampare. Il termine deriva dal latino seri (seta) e dal greco grafein (scrivere o disegnare), in quanto i primi tessuti impiegati come stencil erano di seta.  Su Youtube sono disponibili svariati video che consentono di apprendere in modo immediato come funziona una serigrafia.

La mostra, che occupa il primo piano di Villa Calvi, è veramente piccola e si visita in poco tempo. Nonostante l’esposizione sia stata dedicata all’artista canturino, le opere di Minoli si contano sulle dita di una mano e sono più numerose le opere di alcuni artisti che hanno collaborato con lui, tra cui ricordiamo Carla Badiali, Aldo Galli, Max Huber, Mario Radice, Piero Dorazio, Bruno Munari, Mario Nigro e Luigi Veronesi. Nonostante queste piccole pecche non è il caso di giudicare negativamente la mostra perché bisogna valorizzare le iniziative dei piccoli paesi in ambito artistico, inoltre al visitatore non viene chiesto di pagare per avere accesso alla sala. E’ invece deplorevole il fatto che l’evento sia stato poco pubblicizzato ed è forse per questo motivo che i visitatori sono assai rari: uno dei custodi afferma infatti di aver accolto otto visitatori in un giorno e che spesso trascorrono intere giornate senza che si presenti nessuno.

Ritengo che questa piccola iniziativa canturina meriti di essere valorizzata e invito tutti i cittadini a spendere un’ora del loro tempo per visitare la piccola mostra di Villa Calvi.

Il berretto a sonagli, Luigi De FIlippo al Carcano di Milano

Mercoledì 4 febbraio ho assistito al teatro Carcano di Milano a Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello nella versione napoletana di Eduardo De Filippo, del regista Luigi De Filippo.

L’opera di Pirandello è stata composta nel 1916 ed è ambientata nella Sicilia dell’interno, mentre la riscrittura in dialetto napoletano di Eduardo De Filippo risale al 1936 ed è ambientata in una cittadina della provincia campana.

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LA TRAMA

Beatrice sospetta che il marito (il Cavalier Forica) abbia una relazione con Nina, la moglie di un dipendente della famiglia chiamato Ciampa. Nonostante la serva Fana le abbia consigliato di evitare lo scandalo, Beatrice, dopo aver interpellato La Saracena, “una donna insieme alla quale in questa città è meglio non farsi vedere”, denuncia il marito al commissariato. Il delegato Spanò, amico di famiglia, cerca di evitare di accettare la denuncia e di assumersi l’ingrato compito di incastrare il Cavaliere, ma invano. Ciampa, sospettando le intenzioni della donna, cerca di farla ragionare, ma senza successo.

Nel secondo atto Beatrice viene rimproverata dalla madre Assunta e dal fratello Fifì per aver dato la famiglia in pasto alle malelingue, infatti la perquisizione dell’ufficio del Cavaliere ha portato all’arresto di quest’ultimo e di Nina. Il verbale tuttavia non sostiene che la coppia sia stata trovata in delitto flagrante, così il delegato è pronto a rilasciare i due. Per Ciampa tutto ciò non basta: il verbale a suo favore non è sufficiente per evitare che sia considerato dall’intero paese un cornuto, perciò o uccide Nina e il Cavaliere o Beatrice finge di essere pazza, per assumersi la colpa dell’arresto della coppia. La pazzia della donna infatti risolverebbe ogni problema poiché, come dice Ciampa, “è facile simulare la pazzia, basta gridare in faccia a tutti la verità”. I parenti di Beatrice approvano l’idea di Ciampa e Beatrice, dopo qualche resistenza, si fa passare per pazza.

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SIGNIFICATI E TEMI DELL’OPERA

Il berretto a sonagli del titolo si riferisce al singolare cappello portato dal buffone, il copricapo della vergogna ostentato davanti a tutti che deve metaforicamente indossare colui che macchia la propria reputazione. Il berretto a sonagli viene nominato da Ciampa nel corso di un monologo

Una caratteristica tipicamente pirandelliana è che diversi personaggi si trovano ad affrontare situazioni paradossali e senza via d’uscita: Beatrice in primis non può soddisfare i propri progetti nei confronti del presunto tradimento del marito senza rovinare la reputazione della famiglia, Fana è combattuta tra la fedeltà per la padrona e il bene della famiglia (non può infatti informare il resto dei famigliari del progetto di Beatrice di denunciare il marito senza venir meno al suo dovere), il delegato Spanò non può adempiere ai propri doveri nei confronti della giustizia accettando la denuncia senza danneggiare il Cavaliere, che è praticamente il suo padrone, e Ciampa è diviso tra l’amore per la moglie e la necessità di difendere la propria reputazione. Il tema principale dell’opera è dunque la necessità di tutelare la reputazione pubblica anche a costo degli interessi personali più intimi e cari.

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LE TRACCE DI EDUARDO DE FILIPPO

Il napoletano scelto da Eduardo De Filippo per la riscrittura mantiene quelle caratteristiche che lo rendono l’opera comprensibile in tutta Italia. Di fatto gli attori parlano in napoletano solamente nel corso delle esclamazioni, soprattutto per quanto riguarda Fana e La Saracena, due personaggi caratterizzati da un registro popolaresco, e Beatrice che, essendo adirata per gran parte dell’opera, è colei che più si abbandona ad esclamazioni e commenti animati; si può affermare che si tratta di un’opera scritta prevalentemente in italiano.

Luigi De Filippo, regista ed interprete di Ciampa, è un celebre attore nipote di Eduardo de Filippo, il quale ha anch’egli  indossato i panni dello sfortunato personaggio. Il Ciampa di Eduardo De Filippo era un personaggio sottomesso, ricco di pause, sottointesi, sguardi e gesti mentre quello di Peppino, altro famoso interprete dell’opera, era passionale, incalzante e irruente. Luigi De Filippo sintetizza le letture dei due grandi maestri creando un personaggio caratterizzato dalla profonda ambiguità e drammaticità.

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SCENOGRAFIE E COSTUMI

La scenografia di Aldo Buti è un elegante salotto d’epoca in cui domina il colore verde e in cui è ambientata l’intera vicenda. Le altre ambientazioni, come lo studio del Cavaliere, vengono evocate dalle parole dei personaggi. I costumi sono stati realizzati con realismo e passione.

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IL PARERE DI ACQUA E LIMONE

Il successo dell’opera è fondato sulla vitalità dei personaggi e gli attori sono stati eccellenti nel dare vita ai rispettivi personaggi; ho apprezzato in particolare Ciampa, la star dello spettacolo, e il delegato Spanò. Si tratta di un’opera di breve durata, divertente e di facile comprensione, eppure caratterizzata da un profondo messaggio di denuncia dell’eccessiva importanza che la borghesia dell’epoca attribuiva alla reputazione pubblica, un significato attuale anche ai giorni nostri.

Recensione di ‘Cinquanta sfumature di grigio’

Siccome nelle ultime settimane ho dovuto sostenere degli esami universitari, mi sono dedicata a una lettura leggera, anzi, leggerissima: Cinquanta sfumature di grigio di E. L. James. Mi rendo conto che si tratta di un libro di qualità infima, ma la curiosità ha avuto la meglio su di me, così ho deciso di leggerlo.

WIkipedia racconta che la triologia fu inizialmente realizzata come una serie di fan fiction di Twilight intitolata Master of the Universe, sotto lo pseudo mino Snoequeen’s Icedragon. In seguito a commenti riguardanti la natura sessuale dell’opera, James trasferì il racconto sul suo sito fiftyshades.com; qualche tempo dopo riscrisse l’opera rinominando i protagonisti con i nomi che ben conosciamo, Christian Grey ed Anastasia Steele. L’autrice rimosse i romanzi dal sito prima di darli alle stampe.

 

La trama di una storia di passione

Anastasia è una studentessa di letteratura di 21 anni, che vive a Portland con la coinquilina Kate e lavora in un negozio di bricolage. Molti ragazzi la bramano, ma lei non riesce ad interessarsi a nessuno, sino a quando incontra l’affascinante miliardario Christian Grey nel corso di un’intervista per conto di Kate. Anastasia e Christian sono legati da un’attrazione reciproca incontenibile e ben presto finiscono a letto insieme: Anastasia perderà la verginità proprio in questa occasione. Christian Grey tuttavia è un uomo problematico, infatti è prepotente, assume nei confronti di Anastasia atteggiamenti da stalker, ha avuto un’infanzia difficile (la sua madre naturale si drogava e lo maltrattava sino a quando è stato adottato), non sopporta di essere toccato ed è un dominatore che pratica BDSM e propone alla protagonista un contratto di sottomissione.

Irresistibilmente attratta da Grey, Anastasia accetterà di venire fottuta (termine tratto dal libro) legata e di farsi sculacciare e frustare nonostante non sia amante del sadomaso, mentre lentamente l’attrazione si trasforma in amore. Anche Christian Grey si innamora e accetta, per la prima volta in vita sua, di dormire al fianco di una donna, praticare sesso alla vaniglia (vale a dire senza sadomaso) e comportarsi come un normale fidanzato. Tuttavia Christian non può reprimere il proprio istinto sadico per Anastasia, che a sua volta non è in grado di sottomettersi a Christian e vorrebbe una relazione normale, così i due protagonisti interrompono la loro relazione.

La storia d’amore tra Anastasia e Cristian continua in Cinquanta sfumature di Nero e Cinquanta sfumature di Rosso, che non ho intenzione di leggere perché il primo romanzo non mi ha entusiasmato.

Le pecche del romanzo

Il romanzo non mi è piaciuto particolarmente in primis per l’assenza di trama: il romanzo narra infatti essenzialmente le scopate di Anastasia e Christian. A parte ciò, la vita di Anastasia prosegue tranquillamente tra una laurea, un trasloco, l’abbandono del vecchio lavoro e colloqui per una nuova attività professionale e una breve permanenza a casa della mamma, senza avvenimenti avvincenti. Non ci sono antagonisti, né difficoltà da affrontare  lo sviluppo di una trama, fatta eccezione forse per il progredire della storia d’amore tra i personaggi, ma anche in questo caso l’analisi psicologica dei personaggi principali è estremamente superficiale, per lasciare spazio ad un inarrestabile susseguirsi di scopate.

Un’altra pecca è dovuta alla presenza di personaggi secondari sbiaditi, che non subiscono alcuna evoluzione nel corso dell’opera. I personaggi che compaiono più frequentemente nel romanzo sono Kate, Josè e Taylor. La prima ha lo scopo di ricreare l’ambiente in cui Anastasia vive prima di incontrare Christian e dei tre personaggi secondari è forse quella maggiormente delineata, il secondo è uno spasimante-amico della protagonista che fa ingelosire Christian Grey, il terzo è il braccio destro del miliardario. Si tratta essenzialmente di comparse aventi lo scopo di rendere più affascinanti i due personaggi principali.

Sono invece degne di lode le citazioni di brani di musica classica di cui Christian Grey è appassionato e l’accenno ad alcuni romanzi di letteratura inglese che piacciono molto ad Anastasia.

Imperdonabili errori nella trama

Il romanzo presenta alcuni imperdonabili errori a livello contenutistico.

Anastasia conosce Grey nel corso di un’intervista che ha tenuto al posto di Kate, giornalista universitaria fuori gioco a causa di un’influenza. Ma quando mai un giornalista rinuncia ad un’intervista ad un amministratore delegato del calibro di Grey per un po’ di febbre? E’ altamente improbabile che una persona tenace come Kate si faccia scappare un’occasione del genere.

Christian Grey inoltre ha atteggiamenti prepotenti nei confronti di Anastasia, al punto da comportarsi da Stalker. Io non sono affatto esperta di BDSM, ma non riuscirei a fidarmi e a sottomettermi nei confronti di qualcuno che si comporta in un modo simile con me, anzi, scapperei a gambe levate. Ci sono dei limiti a tutto, anche al sadomaso (ma, come ho già detto, io non sono esperta di questo genere di cose, perciò se ho scritto qualche stupidaggine correggetemi pure).

Un romanzo di sesso

I difetti menzionati sopra sono dovuti essenzialmente al fatto che Cinquanta sfumature di grigio è un libro di sesso e solo di sesso vuole trattare. Insomma, per farla breve si tratta di pornografia letteraria, che qualcuno potrebbe anche trovare eccitante. Non ho nulla da criticare per quanto riguarda le scene di sesso, che sono raccontate con discreta bravura, quanto basta per scatenare una tempesta ormonale. La scelta del tempo presente per la narrazione rende molto vivido il racconto, banale è invece l’espediente della “dea interiore” per descrivere le sensazioni di Anastasia.

Consiglio caldamente questo libro a chi desidera una bella tempesta ormonale, a tutti gli altri suggerisco di dedicarsi a letture più impegnate.