‘Un fantasma, le tenebre’ poesia di Baudelaire

Les ténèbres

Dans les caveaux d’insondable tristesse
Où le Destin m’a déjà relégué ;
Où jamais n’entre un rayon rose et gai ;
Où, seul avec la Nuit, maussade hôtesse,

Je suis comme un peintre qu’un Dieu moqueur
Condamne à peindre, hélas ! sur les ténèbres ;
Où, cuisinier aux appétits funèbres,
Je fais bouillir et je mange mon coeur,

Par instants brille, et s’allonge, et s’étale
Un spectre fait de grâce et de splendeur.
A sa rêveuse allure orientale,

Quand il atteint sa totale grandeur,
Je reconnais ma belle visiteuse :
C’est Elle ! noire et pourtant lumineuse.

(ATTENZIONE: traduzione maccheronica di una che non studia francese da anni. Se doveste scoprire degli errori vi prego di avvertirmi)

Nelle cripte di abissale tristezza
Dove il Destino mi ha già sepolto (letteralmente: relegato);
Dove mai è entrato un raggio rosa (?) e allegro;
Dove, solo con la notte, scontrosa megera  (letteralmente: padrona);

Sono come un pittore che un Dio beffardo
condanna a dipingere, ahimè! sulle tenebre;
Dove, cuoco dai funebri appetiti,
Faccio bollire e mangio il mio cuore,

A tratti luccica, e si accresce (letteralmente: allunga), e si espande
Uno spettro fatto di grazia e di splendore.
Dal suo sognante fascino orientale,

Quando raggiunge la sua totale grandezza,
Io riconosco la mia bella visitatrice:
E’ lei! Nera eppure luminosa

Philippe Daverio è anche su Youtube

Girovagando in quella miniera di informazioni che è Youtube mi sono imbattuta in una straordinaria quantità di filmati relativi al celebre critico d’arte Fhilippe Daverio. In alcuni casi si tratta di registrazioni del suo programma televisivo Passepartout, ma si trovano anche registrazioni di circonferenze, lezioni universitarie e materiale di altro genere.

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Philippe Daverio, chi è costui

Secondo Wikipedia (sono certa che il pubblico mi perdonerà se mi avvalgo di fonti così poco autorevoli come l’enciclopedia gestita dagli internauti), Philippe Daverio è un critico d’arte, giornalista, conduttore televisivo e docente francese naturalizzato italiano. Nasce in Alsazia a Mulhouse il 17 ottobre 1949 da madre alsaziana e padre italiano, frequenta la Scuola Europea di Varese; studia economia e commercio alla Bocconi secondo la consuetudine del periodo (1968), vale a dire senza laurearsi.

Attualmente collabora con il quotidiano Avvenire, conduce la serie televisiva Passepartout su Rai 5 , è direttore del periodico Art e Dossier, collabora ad una rubrica sull’arte nel mensile Style Magazine del Corriere della Sera ed è professore ordinario universitario. E’ stato inoltre fondatore del  movimento d’opinione Save Italy.

Philippe Daverio non è soltanto un critico d’arte erudito dalla straordinaria sensibilità, ma è anche un oratore carismatico, capace di conquistarsi il favore del pubblico durante le lezioni universitarie così come in televisione. Il tocco finale è dato da una certa stravaganza nell’abbigliamento: non di rado predilige infatti camicie colorate, papillon e occhialetti bizzarri.

In questo periodo sta uscendo in edicola con Corriere della Sera la raccolta di monografie “I capolavori dell’arte”, come ci racconta Cristina in un post pubblicato sul suo blog Athenae Noctua.

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I migliori filmati su Youtube

Il primo filmato che vi propongo è una conferenza sul Barocco tenutasi presso l’auditorium di Roma. Philippe Daverio racconta l’etimologia del termine Barocco, inquadra l’inizio e la fine del periodo storico ed enuncia i principali artisti dell’epoca. La conclusione del filmato è un po’ pasticciata, probabilmente per problemi di copyright, tuttavia nel complesso la conferenza è comunque apprezzabile.

In questa simpatica puntata di Passepartout vengono riprese le caratteristiche principali di Picasso. Philippe Daverio verrà inoltre affiancato dal Gabibbo.

Il video che segue è un’interessante conferenza sulla bellezza.

Questa puntata di Emporio Daverio mi è stata di grande aiuto nell’affrontare una gita a Mantova. Si tratta di una breve spiegazione sulla storia della città e i luoghi più importanti da visitare.

Questi sono solo alcuni dei video disponibili su Youtube, digitando “Philippe Daverio lezione” troverete inoltre altre conferenze e lezioni universitarie.

Villa Carlotta sul Lago di Como

Villa Carlotta è una magnifica dimora signorile situata a Tremezzo, una cittadina che sorge sul ramo del lago di Como che NON volge a mezzogiorno, e si specchia nelle acque del lago rivolgendosi verso Bellagio. Le magnifiche sale da museo e il paro botanico possono essere un piacevole intrattenimento per coloro che desiderano visitare il mio lago.

La villa venne costruita alla fine del 1600 per volere di Giorgio Clerici che desiderava un edificio imponente ma sobrio, circondato da un giardino all’italiana con statie, scale e fontane.

Per accedere alla villa è necessario percorrere un’incantevole scalinata decorata da fontane e geranei rossi, all’interno dell’edificio sono state allestite delle magnifiche sale da museo. Quando nel XIX secolo la villa venne acquistata dal suo secondo proprietario, Gian Battista Sommariva, le sale dell’edificio si arricchirono infatti dei meravigliosi capolavori. Vila Carlotta ospita infatti opere di Canova, della sua scuola e Thorvaldsen, come Parmenide, Amore e Psiche, Tersicore, la Maddalena e il monumentale fregio con i trionfi di Alessandro Magno. L’opera più ambita dai visitatori è il manifesto dell’arte romantica italiana, L’ultimo bacio di Romeo e Giulietta di Hayez.
Le opere esposte si trovano prevalentemente al piano inferiore, mentre all’ultimo piano si possono ammirare straordinari esempi di arredamento d’epoca, come la sala da pranzo e la camera da letto di Carlotta.

Ma chi fu Carlotta? Nel 1850 l’edificio venne acquistato dalla principessa Marianna di Nassau, che lo donò alla figlia Carlotta come dono di nozze. Il marito della fanciulla, Giorgio II duca di Saxe-Meiningen, era un appassionato di botanica che si prodigò per trasformare il giardino della villain un ricco parco botanico, che oggi comprende 150 varietà di rododendri, azalee, antiche camelie, cedri e sequoie secolari, platani ed essenze esotiche. Il segreto del successo del parco di villa Carlotta è la fertilità del terreno dovuta al deposito da parte di antichi ghiacciai di un sedimento particolarmente acido.

Eccoci qui, dieci racconti di Dorothy Parker

Eccoci qui è una raccolta dei racconti dell’autrice americana Dorothy Parker, selezionati tra i più graffianti dei suoi scritti, che rivelano spietatamente le contraddizioni della borghesia americana degli anni ’20 e ’30.

Il primo racconto è Composizione in bianco e nero e riguarda l’incontro di una donna con un artista afroamericano. Pur non ritenendosi razzista, la protagonista dimostrerà di avere molto pregiudizi e di essere vittima di luoghi comuni.
Il secondo, Consigli alla piccola Peyton, racconta l’approccio alla vita sentimentale di una donna che non lesina critiche e consigli ad un’adolescente.
Il terzo, intitolato Il meraviglioso vecchio signore, illustra invece la conversazione che avviene tra i parenti di un moribondo in un salotto borghese mentre si attende che, nella sua camera al piano superiore, l’anziano signore esali l’ultimo respiro.
Mr Durant è il racconto di un aborto clandestino di una coppia di amanti costituita da un padre di famiglia e uomo in carriera e una segretaria ventenne.
Una bella bionda è considerato il capolavoro della Parker ed è il riassunto della vita di una bella signora bionda che, terminati gli anni delle sfilate di moda ed abbandonata dal marito alcolizzato, si ritrova a vivere facendosi mantenere da ricchi signori e bevendo nei locali clandestini per il proibizionismo. La protagonista, disperata, tenterà il suicidio proprio come l’autrice.
Che bel quadretto è la storia di una famiglia borghese composta da madre, padre e bambina. Il quadretto famigliare è apparentemente perfetto se non fosse che il padre ha altre idee per la testa.
Il piccolo Curtis racconta i disagi di una ricca famiglia snob che, non riuscendo ad avere degli eredi, ha adottato un bambino che non riesce ad adeguarsi al loro stile di vita.
Che peccato è la storia di un divorzio di una coppia che ha deciso di separarsi perché non ha niente da dirsi.
Cavallina racconta la permanenza di un infermiera mal sopportata dai suoi datori di lavoro a causa della sua faccia da cavalla.
Eccoci qui racconta invece il bisticcio tra due sposini in luna di miele, dovuto al caratteraccio della sposa.

Il narratore dei racconti è onnisciente e si astiene da ogni sorta di giudizio sugli eventi narrati ma il punto di vista dell’autrice, critico nei confronti dell’alta borghesia di cui ella stessa fa parte, trapela dalla scelta degli avvenimenti di cui parlano i racconti. Dorothy Parker è chiaramente contraria all’ipocrita perbenismo della sua società, alla condizione della donna confinata entro le mura domestiche e ai matrimoni tra persone che non si amano più. Alla penna di Dorothy Parker non sfugge nulla e colpisce a fondo con dei racconti che non si dimenticano.

Ho scoperto Dorothy Parker grazie ad un articolo di un giornale femminista che mi ha indotto a correre in biblioteca a prenotare uno dei suoi libri. Come rivela la giornalista all’inizio dell’articolo è molto difficile scrivere una biografia di Dorothy Parker, perciò mi affiderò a chi è riuscito in tale impresa ed eviterò di affrontare l’argomento. Oltre all’articolo di cui vi ho parlato, potete trovare informazioni sul libro e sulla vita di Dorothy Parker qui.

Il prossimo libro che leggerò dell’autrice americana è Uomini che non ho sposato, perciò tenetevi pronti ad una nuova recensione.

 

 

La commedia dell’arte

Anziché recensire uno spettacolo teatrale, in questo numero parleremo della Commedia dell’Arte, il teatro delle maschere. Il periodo d’oro degli Zanni furono i decenni compresi tra il 1580 e il 1620, ma la Commedia dell’Arte fu una delle principali forme di spettacolo teatrale sino alle innovazioni apportate da Goldoni nel Settecento.

In un’epoca in cui la cultura dominante prevedeva che il teatro si svolgesse all’interno delle corti e fosse riservato ai signori, alcuni attori professionisti itineranti diedero vita ad uno spettacolo basato sull’improvvisazione e che prevedeva come personaggi le maschere che tutti noi conosciamo: gli Zanni, ossia il servo sciocco Arlecchino e il servo furbo Brighella, il vecchio, avaro e scorbutico Pantalone, il dottor Balanzone, Colombina la bella servetta e il Capitano …

La prima traccia accertata di una compagnia della Commedia dell’arte ( detta anche commedia “degli Zanni”, “a soggetto” o “all’improvviso”) è un contratto del 1545, con cui gli artisti della compagnia di ser Maffio Zanini si impegnavano a lavorare insieme per un “anno comico”, vale a dire da fine quaresima al Carnevale dell’anno successivo. La compagnia teatrale era strutturata come una sorta di cooperativa, infatti il profitto veniva ripartito equamente tra i suoi membri.

Gli attori non avevano un Copione, infatti seguivano un Canovaccio, vale a dire una traccia su cui erano abbozzati i tratti generali della storia, e improvvisavano tutto il resto dello spettacolo. Gli artisti recitavano con una maschera di cuoio che lasciava scoperta solamente la mascella e il mento, perciò la recitazione era impostata sulla postura e la mimica anziché sull’espressione del volto. Ogni membro della compagnia si specializzava in una maschera per tutta la vita, imparando e perfezionando nel tempo le battute tipiche, le acrobazie e le gags del personaggio che il pubblico imparava a riconoscere quando un attore diventava famoso.

L’interpretazione a vita di un solo personaggio era possibile per un attore perché le maschere avevano caratteristiche fisse e stereotipate e le trame variavano sempre intorno a pochi temi come la storia d’amore ad intrigo multiplo, l’equivoco, il travestimento e lo scioglimento miracolistico. Nel corso dello spettacolo venivano improvvisati comiche, sberleffi sfacciati e talvolta volgari, gags, mimiche e giochi di parole secondo il repertorio delle maschere in scena.

Essendo eredi di giullari e ciarlatani, i comici erano attori itineranti che si esibivano nelle piazze e nelle fiere su palchi improvvisati. Molti di loro erano letterati e cortigiani transfughi dalla propria corte di origine, pertanto non di rado apparivano in scena artisti acculturati. Siccome vendevano l’arte ad un pubblico anche di bassa estrazione sociale, venivano soprannominati con disprezzo dai dotti teatranti di corte “Commedia degli istrioni mercenari” oppure “Commedia della gazzetta”, che sarebbe il costo del biglietto dello spettacolo.

La Commedia degli Zanni divenne così un teatro irriverente nei confronti della cultura ufficiale e della Chiesa, sebbene si ispirasse sotto molti aspetti alla commedia greca. Un altro fattore di successo fu la presenza delle donne sul palcoscenico, che nonostante gli apprezzamenti del pubblico accrebbe il disappunto della cultura ufficiale e della Chiesa controriformista.

Le maschere sono diventate un’icona culturale del nostro paese e vengono proposti in Italia molti spettacoli al riguardo. Il più famoso di questi è sicuramente “Arlecchino servitore di due padroni”, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano e apprezzato in tutto il mondo soprattutto grazie alla magistrale interpretazione di Arlecchino di Ferruccio Soleri.

 

Articolo tratto dal V numero della rivista Eclettica, la voce dei blogger, nella rubrica Avventure da palcoscenico

Porta Torre di Como

 

Porta torrePorta torre è un’imponente fortezza medioevale che sovrasta Piazza Vittoria a Como, le cui mura cingono la città vecchia. Alta 40 metri, la torre è stata edificata nel 1192 su iniziativa del podestà Uberto de’Olevano per proteggere l’ingresso più importante della città di como.

Anticamente la città era cinta da mura romane, che furono abbattute dai milanesi nella guerra dei dieci anni (1118-1127). Nel 1154 Federico Barbarossa giunse in Italia per combatere contro i milanesi e i comaschi, divenuti suoi alleati, ricostruiscono le mura della città. Più tardi verranno costruite anche la torre di Porta Nuova a ovest e la torre di San Vitale ad est. Verso la fine del ‘700 la città non ebbe più bisogno della protezione delle mura, che vennero parzialmente demolite o fagocitate da giardini signorili.

Porta Torre è uno straordinario esempio di architettura militare di tradizione romanica. Il lato rivolto verso piazza Vittoria ha un aspetto massiccio e impenetrabile, quello rivolto verso la città vecchia invece presenta quattro ordini di arcate che corrispondono ai piani interni, le cui pavimentazioni sono andate distrutte. Sulla sommità delle arcate si trova una piccola finestrella a forma di arco a tutto sesto, oltre la quale si trovava la campana che veniva suonata in caso di pericolo per allertare i cittadini.

Canone inverso, un romanzo di musica

Canone inverso è il secondo romanzo di Paolo Maurensig ed è stato pubblicato nel 1996 da Arnoldo Mondatori Editore. Io ho letto un’edizione economica della Oscar mondatori, sulla cui copertina è riportata una bellissima foto di Paolo Gallo, raffigurante un violino appoggiato ad una parete.

Un musicofilo che ha appena vinto ad un’asta un antico violino Stainer del ‘600 riceve la visita di un individuo disposto a sborsare qualsiasi cifra per lo strumento. Essendogli richieste spiegazioni, il visitatore , un romanziere e musicista, racconta di aver incontrato casualmente un violinista di strada dallo straordinario talento musicale, un artista che avrebbe meritato di essere un concertista di alto livello anziché suonare per pochi spiccioli. Il violinista accetta di raccontare la sua storia e… non dico altro per non spoilerarvi il romanzo e rovinarvi la lettura!

Regina del romanzo è chiaramente la musica e, nel corso della lettura, è possibile scoprire delle citazioni di brani indimenticabili, come per esempio:

  • i Concerti branderburghesi di Bach;
  • la Suite in si minore di Bach;
  • il Concerto per violino e orchestra in mi maggiore di Bach;
  • la Ciaccona di Bach;
  • Scherzo di Paganini;
  • Capriccio di Paganini.

Il titolo del romanzo deriva da un passo del romanzo: “Senza che me ne avvedessi, ciò che aveva trovato il suo supremo compimento nella folgorazione niziale, aveva già cominciato da tempo la sua corsa retrograda, il suo conto alla rovescia, o, se vogliamo usare un termine musicale: il suo canone inverso.”
La struttura dell’opera è molto complessa, infatti sono presenti tre narratori: il musicofilo che acquista il violino racconta di aver incontrato il romanziere e dilettante musicista, il quale a sua volta narra il dialogo con il violinista di strada, durante il quale quest’ultimo racconta la propria storia.

I temi del romanzo sono molteplici, tra i quali citiamo la necessità di conoscere le proprie origini, il nazismo, l’universo degli strumenti a corda, l’amore per una donna, l’adolescenza e la giovinezza.

Il finale a sorpresa sbalordisce il lettore con un esito inaspettato. Maurensig a disseminato nel romanzo numerosi indizi al riguardo, che il lettore può divertirsi a ricercare nel corso di un’eventuale rilettura.